Topolino 3122

28 SET 2015
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Ci si appresta alla lettura settimanale di Topolino sperando di trascorrere una mezz’ora in buona compagnia, lasciando fuori tutti i pensieri e i problemi del quotidiano; capita a volte, però, di non trovare quella magia che porta lontano e lo scorrere delle pagine si fa lento e pesante: purtroppo questo numero rappresenta una di quelle volte.
La bellissima copertina di Cavazzano che ritrae un sorridente Gastone sembrerebbe ben augurante, ma così non è: infatti se si esclude la prima storia Tutti i milioni di Paperone – Il mio tredicesimo milione di Vitaliano ed Held (su cui tornerò tra poco), rimane ben poco da segnalare.
Topolino e le avventure della luce appare molto confusa e a una prima lettura anche priva di un’idea di fondo, ma se ci si sofferma un attimo e si guarda la struttura nel suo insieme, credo che Venerus volesse rappresentare un fascio di luce che, come in un gioco di specchi, si riflette da una storia all’altra dando così l’idea della velocità; ma, ahimè, il risultato non è stato quello sperato; infatti il tutto si è risolto in una storia oltremodo lunga e farraginosa, in cui personaggi e inventori si sono trovati ad essere inseriti in modo forzato. Spesso accade che le storie su commissione si traducano in un compito da svolgere, così è accaduto anche questa volta.
Commento pressapoco simile anche per Paperino, Paperoga e il dilemma della palla ovale, in cui D’Antona racconta un’avventura nel mondo del rugby, ma senza riuscire a trasmettere lo spirito del gioco: la vicenda sarebbe potuta essere ambientata in qualunque altro sport.
Newton e la stoffa del campione risulta più godibile; Pesce cerca di creare un ambiente adolescenziale e con pochi tratti riesce a delineare personalità distinte, i ruoli tipici di un gruppo; così facendo tesse una trama piuttosto semplice, ma che può, sforzandosi un po’, essere letta come un messaggio contro il doping, anche se forse si poteva osare di più.
La storia migliore dell’albo resta comunque quella ad opera di Vitaliano, non perché sia originale o perfetta da un punto di vista della sceneggiatura o del soggetto, ma perché pur essendo commissionata dalla redazione (e qui è importante fare il paragone con la storia di Venerus) riesce a rendere evidenti i piani di lettura differenti, quello narrativo, come sempre meno importante, ma anche quello sociologico (come si può non fare paralleli con vicendi della cronaca attuale?) oppure quello lessicale, sempre attento e ricercato. Insomma, si sente che la storia non viene dal cuore di Vitaliano, ma come sempre riesce a mettercene un pezzettino che fa la differenza.
In conclusione un numero che non farà la storia…

Autore dell'articolo: Nebulina