The Don Rosa Library – Zio Paperone e Paperino 7

10 MAG 2018
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Una veste grafica particolarmente elegante, con un Paperone immerso nei ricordi di gioventù su uno sfondo nero, avvolge il settimo numero della Don Rosa Library (versione italiana), perché l’occasione è di quelle che contano! Con questo numero, infatti, viene riproposta quella che probabilmente è l’opera più famosa e celebrata dell’artista del Kentucky, e che ne ha diffuso il nome a livello planetario, vale a dire “The Life and Times of Scrooge McDuck”, da noi amichevolmente detta “La $aga di Paperon de’ Paperoni”. Si tratta, com’è noto, di un progetto quasi monumentale, di amplissimo respiro, che ha tenuto impegnato il suo autore per oltre tre anni, durante i quali egli ha ricostruito minuziosamente gli eventi della vita del “papero più ricco del mondo” partendo da un’analisi quasi maniacale di ogni e qualsivoglia riferimento al passato che Barks aveva inserito nelle sue storie: tali fatti pregressi, catalogati ed ordinati, hanno costituito l’ossatura principale attorno alla quale Don Rosa ha potuto erigere la sua biografia, con una pazienza ed una dedizione fuori dal comune. Peraltro, lo stesso autore ci svela che la cronologia degli eventi fu inviata allo stesso Carl Barks, il quale la approvò; ma questa è solo una delle varie curiosità che vengono svelate nei ricchi articoli introduttivi, la cui lettura caldamente sollecitiamo.
Passando alle storie, si nota come il criterio cronologico di realizzazione da parte dell’autore sia stato rispettato con scrupolo, atteso che quella che apre il volume è “Zio Paperone in Decini e Destini”, storia incentrata sul preciso momento in cui Paperone guadagnò la sua celebre “Numero Uno” sulla quale Don Rosa stava lavorando, quando gli venne proposta l’idea della $aga: pertanto, ed atteso che non avrebbe potuto fare le veci del primo capitolo, la sua pubblicazione venne posticipata a seguito della conclusione dell’opera, ma qui la troviamo nel corretto ordine di realizzazione.
Si entra quindi nel vivo, immergendosi nella (lontana) giovinezza di Paperone con “L’ultimo del Clan de’ Paperoni”, preceduta da un inedito storyboard che mostra le prime tavole della versione originale elaborata da Rosa, cassate dall’editore danese perché ritenute troppo poco attinenti con la figura del protagonista principale. Le tavole definitive, qui ricolorate e con la toponomastica in originale (dunque niente più “Colle Fosco” ma “Dismal Downs”) trasmettono tenerezza verso un paperotto giovane ed inesperto, seppur determinato a riportare in alto il nome del casato, e fungono da presentazione generale dei personaggi e dei luoghi natali del protagonista.
Si prosegue con “Il signore del Mississippi”, anch’essa di fondamentale importanza poiché narra non solo il primo approccio di Paperone in terra americana (la vicenda è ambientata proprio a Louisville, città natale di Don Rosa), ma anche il suo incontro col secondo zio (Angus “Manibuche” de’ Paperoni) nonché con gli avi degli odierni Bassotti e di Archimede Pitagorico.
L’albo si conclude col terzo capitolo della $aga, “Il cowboy delle Terre Maledette”, che segna il percorso del protagonista in quelli che erano ormai gli ultimi anni della vecchia frontiera americana, un tempo eroico fatto di mandrie e ranch, fuorilegge e cavalli che, tuttavia, volge al tramonto; qui Paperone si trova (suo malgrado) a visitare le “Badlands” del Dakota e ad incontrare personaggi reali quali Murdo Mackenzie, il “barone” del bestiame del Montana, e Theodore Roosevelt, futuro 26esimo presidente USA.
Una nota a margine, questo numero risulta sprovvisto del consueto portfolio di copertine che chiudeva i precedenti, ma è davvero un aspetto marginale che certo non inficia il valore di un albo assolutamente consigliato.

Autore dell'articolo: Gancio