Alle radici di un personaggio: l’Amelia di Carl Barks

25 APR 2021
Definendo un modello per Amelia

Tra le tante creazioni di Carl Barks un posto d’onore spetta ad Amelia, la fattucchiera che mira alla Numero Uno di Zio Paperone. In questo articolo analizziamo le caratteristiche che l’Uomo dei Paperi le ha dato nella manciata di storie in cui l’ha usata, per ritrovare l’essenza del personaggio prima della sua sovraesposizione.

Su Uncle Scrooge 36 del dicembre 1961 debutta un nuovo antagonista nel cast dei paperi, ancora una volta per mano di Carl Barks, vero e proprio demiurgo di vicende e personaggi che animano il contesto narrativo paperopolese. Come in altre occasioni, tale ingresso è legato a doppio filo a Paperon de’ Paperoni: la felice intuizione del fumettista dell’Oregon è infatti da tempo quella di far girare attorno al ricco magnate la maggior parte delle avventure, dato che rappresentava già allora la sua creazione più importante e con la giusta potenza per trascinare l’intera commedia papera.

In quel momento, peraltro, Paperone aveva già incontrato diversi avversari sul suo cammino. Innanzitutto la Banda Bassotti, gruppo/famiglia di delinquenti dediti a minacciare l’intera fortuna del miliardario tramite piani sempre diversi e sempre più elaborati, in grado di portare lo Zione all’esaurimento nervoso.

Non meno infido si rivela essere Cuordipietra Famedoro, il secondo papero più ricco del mondo: un gretto sudafricano copia-carbone di Paperone ma con molti meno scrupoli nei modi utilizzati per accumulare denaro. I due hanno ingaggiato diverse sfide per determinare a chi spettasse il primato di ricchezza, con risvolti di trama iperbolici.

Amelia spicca col suo fascino tra le creazioni barksiane, ulteriore e infida nemesi di Paperone

Si sono poi succeduti diversi altri villain minori, comparsi nel tempo di una sola storia, che solitamente incarnavano l’aspetto prettamente delinquenziale (in particolare tramite truffe legalizzate) oppure quello della concorrenza: Truffo de’ Arpagoni ne La cassa di rafano, i vari loschi figuri dall’aspetto suino con muso grifagno e il Maragià del Verdestan, per citarne alcuni. Senza scordare Rockerduck, che debuttò quasi contemporaneamente ad Amelia ma che Barks utilizzò in un’unica occasione, a dispetto del successo che avrebbe ottenuto nei decenni successivi in particolare nella produzione italiana.

Le vessazioni quotidiane dategli dal suo denaro – una delle chiavi di volta interpretative della satira barksiana – erano all’ordine del giorno già da diversi anni per Zio Paperone, ma la fantasia dell’Uomo dei Paperi lo portò a inventare un nuovo nemico, questa volta con caratteristiche e mire molto diverse dai casi precedenti.

Magia nel XX secolo

«Sono convinta che, fondendo insieme queste monete nel fuoco solforoso del Vesuvio, anche il loro potere si fonderà in un super-amuleto! E con quell’amuleto anch’io potrò diventare ricca, ricca, RICCA!»

Un sarcasmo che costerà caro a Paperone…

Questo è il piano originario di Amelia (Magica de Spell), esposto con mirabile sintesi da lei stessa nella seconda tavola della sua storia d’esordio, Zio Paperone e la fattucchiera. Spiegazione accolta da una sonora risata di scherno da parte di Paperone, che assume nei confronti della magia lo stesso disincanto sarcastico che Barks riservava spesso a fenomeni sovrannaturali e simili, dissacrandoli puntualmente.

In effetti l’Amelia di questa prima storia e delle due successive non “insiste” più di tanto su presunte abilità magiche: i suoi sono più trucchi, cortine fumogene, abili giochi d’illusione. Approcci vicini più a formule chimiche che a formule magiche; a ben vedere, le stesse bombette “foof” flirtano con quel mondo, tant’è vero che in alcune traduzioni vengono chiamate anche bombe al fosforo. Se poi pensiamo alla sua casa sulle pendici del Vesuvio, essa ci appare più come un laboratorio che come un antro stregonesco. Senza contare inoltre che, nel finale di Zio Paperone e la cassaforte di cristallo vediamo sul braccio di Amelia un dispositivo meccanico capace di “veicolare” le saette che la papera scaglia contro i malcapitati.

Questo approccio laterale alla materia magica risulta forse ancora più intrigante del mostrare arcani prodigi mistici. Ancorando a terra le abilità della fattucchiera, in grado sì di trascendere le umane capacità ma partendo da qualcosa di concreto, la sfida a Paperone risulta più genuina, godibile e stuzzicante per il lettore, che può percepire l’impegno messo in campo da entrambi i contendenti.

La magia in senso stretto ha comunque modo di emergere nelle avventure successive, a partire da Zio Paperone novello Ulisse, quando Amelia attira i paperi nella grotta di Circe, la mitologica maga comparsa nell’Odissea, scoprendo in un anfratto la sua bacchetta magica e altri intrugli incantati.

Nella stessa storia ha già modo di farne uso – trasformando Paperino e i nipotini in animali, seguendo fedelmente le orme dell’omerico personaggio – ma questo ritrovamento ha modo di essere richiamato esplicitamente anche in un paio di avventure successive, per spiegare gli artifici di cui ora Amelia dispone: nello specifico in Zio Paperone e l’inespugnabile deposito e ancor di più in Amelia maga del cangiante, nella quale sfrutta le formule incise sulle tavolette di Circe per completare la pozione in grado di mutare i volti delle persone.

La strega del secolo

In ogni caso, anche in queste situazioni la magia espressa da Amelia segue sempre delle regole ben precise e nasce “in provetta”, per così dire: è frutto di un lavoro di equilibrio tra elementi e forze della natura, di ricerche in antichi testi e di studi approfonditi, e questo Barks lo fa risaltare chiaramente ogni volta.

Il carattere di Amelia

Inizialmente Amelia ci appare semplicemente come una donna con un sogno.

Certo, un sogno un po’ fuori dagli schemi, potenzialmente assurdo, ma nulla di pericoloso per gli altri. Tutto cambia quando nella sua mente si insinua il pensiero secondo cui la prima moneta del papero più ricco del mondo dovrebbe essere molto più potente delle altre, ai fini del suo esperimento. Pensiero che, per colmo dei colmi, le instilla lo stesso Paperone per un banale equivoco e un’eccessiva leggerezza. Ancora una volta, la formidabile satira di Carl Barks non fa sconti.

Da quel momento il proposito di Amelia si trasforma in una vera e propria ossessione, nella quale la Numero Uno diventa un obiettivo quasi più importante dell’amuleto a cui puntava all’inizio. Non è più solo il mezzo per raggiungere uno scopo, diventa quasi una questione di principio dai contorni infantili, una sfida con sé stessa e con un vecchio coriaceo.

Determinata fino all’ultimo e poi… delusione!

Oltre all’ossessione, la determinazione è un altro elemento che l’Uomo dei Paperi attribuisce fin da subito alla fattucchiera: già nella storia di debutto sfrutta infatti ogni trucco e astuzia per farla in barba a Paperone, e così accade anche nelle avventure immediatamente successive.

Amelia si impegna con tutte le sue forze per ottenere l’agognata moneta, non è una sprovveduta né una cialtrona ma una persona ricca di capacità e di assi nella manica. È forse l’elemento su cui maggiormente si sono concentrati anche tutti gli autori che si sono occupati successivamente del personaggio, perché è anche quello più immediato ed elementare.

Non si vive di sole monete

C’è da dire che però Barks, pur nel ristretto numero di storie con Amelia, ha orchestrato alcune trame nelle quali la Numero Uno non è il motore della vicenda: Zio Paperone e il tappeto volante, per esempio, in cui le mire dell’antagonista sono verso un antico tesoro, o Le Giovani Marmotte e la battaglia in bottiglia, nella quale il cuore della vicenda la vede confrontarsi con Qui, Quo e Qua nel loro ruolo di GM a favore dell’ambiente. Un modo per renderla più tridimensionale e per sganciarla da una sola linea narrativa, che alla lunga avrebbe potuto diventare ripetitiva.

La condotta della Amelia barksiana si esemplifica anche nel furore con cui si impegna verso il proprio obiettivo: se durante i preparativi del nuovo piano o nelle fasi iniziali della sua strategia appare calma e misurata, nel momento in cui le circostanze iniziano ad esserle sfavorevoli ecco che si scatena, si butta a testa bassa, insiste fino allo stremo. In Zio Paperone e l’inespugnabile deposito ci sono tavole nelle quali questa furia è evidente: la fattucchiera scaglia saette e ripetizione sul quartier generale paperoniano, ogni volta con foga maggiore, ogni volta spingendosi un po’ più in là… ovviamente senza risultato, ma investendo un mucchio di energia magica e di spirito.

Altro fattore caratterizzante è l’isteria che coglie puntualmente Amelia quando i suoi piani falliscono: un atteggiamento degno di nota non tanto per la situazione in sé, che – oltre ad essere ovvia visto lo scorno a cui la papera è andata immancabilmente incontro – potrebbe anche risultare monotona nel giro di poche storie, quanto per il modo in cui questo sfogo viene presentato da Barks. Si tratta di una profonda frustrazione rabbiosa che la porta ad emettere versi inarticolati e simili al soffio dei gatti, o ai loro miagolii striduli quando sono furiosi: «Fzt! Spzt! Fzt! Snarl!».

Ben oltre l’orlo della crisi di nervi

A queste grida di stizza si accompagna un’esasperazione del proprio aspetto, riscontrabile in particolare nei lunghi capelli corvini che si arruffano in maniera comica e confusa, con un effetto non dissimile dall’acconciatura abituale di un’altra folle villain femminile, la Crudelia De Mon del lungometraggio d’animazione La carica dei 101.

Infine, è interessante notare come Amelia non disdegni di ricorrere anche alle “arti seduttive” per raggiungere i propri scopi. Barks ha indubbiamente dotato il personaggio di una forte carica femminile che, senza spingersi a definire erotica, possiamo comunque indicare come dotata di una certa sensualità, della quale peraltro Amelia sembra essere consapevole.

Una prima avvisaglia di questo fattore la si può individuare già nella prima avventura (in particolare quando si traveste da attrice famosa, irretendo gli animi di Zio Paperone e Paperino), ma anche nella successiva Zio Paperone e il giorno di San Valentino l’elemento conturbante della papera ha spazio all’interno della trama.

In Zio Paperone novello Ulisse, poi, il parallelo tra la strega e la maga Circe spinge il pedale proprio sul fascino che entrambe le figure erano in grado di esercitare sugli uomini, allo scopo di asservirli e di raggiungere i propri scopi: in questo caso Amelia si aiuta con un profumo incantato, ma anche il look scelto punta ad affascinare Paperone e Paperino per confonderli.

Fascino mediterraneo

Queste ultime considerazioni ci portano ad osservare l’aspetto che la matita di Carl Barks ha donato ad Amelia.

Il suo character design parte da una “base comune”, come Paperon de’ Paperoni deriva esteticamente da Paperino. Ma per quanto il corpo appaia poco difforme da quello degli altri paperi, è la postura l’elemento su cui il disegnatore decide di giocare per caratterizzare fin dal primo colpo d’occhio il personaggio.

Un debutto sensualissimo

Basti pensare alla prima vignetta in cui compare: una gamba è leggermente piegata all’altezza del ginocchio, mentre l’altra rimane tesa e porta il sedere a svettare in maniera elegante, permettendo anche alla schiena di avere una curvatura che mette in risalto e slancia tutto il corpo, mentre il braccio che regge la borsetta ha un portamento che comunica una certa raffinatezza.

Non meno cura viene riservata al viso: le palpebre socchiuse, le lunghe ciglia, il sorriso sicuro di sé e i lunghi capelli neri che cadono sulle spalle con naturalezza e voluttà sono piccoli tocchi che contribuiscono a trasmettere tutto il fascino di un personaggio femminile dalle fattezze anatrine ma dall’aspetto molto più elaborato e interessante di Paperina.

Appare quindi vincente la scelta di non ricorrere all’iconografia della strega brutta e vecchia tipica delle favole e di altri fumetti (lo stesso Barks era già ricorso a questa via con Nocciola, in fondo), rivolgendosi invece alla soluzione più suggestiva che vedeva il male celarsi dietro una bellezza spesso algida o impalpabile, ma sempre conturbante.

Le note e dichiarate ispirazioni alle “nostre” Sofia Loren e Gina Lollobrigida, e la conseguente decisione di dare origini partenopee a Magica de Spell, rappresentano scelte che vanno in quella direzione: il tentativo di donarle un po’ di fascino mediterraneo, inteso come ideale di bellezza provocante e in quanto tale potenzialmente anche pericolosa.

Sappiamo che Barks non disdegnava la rappresentazione della figura femminile – si pensi alle vignette satiriche non disneyane pubblicate sulla rivista Calgary Eye Opener, ma anche alle ragazze perfettamente umane di Paperino e le spie atomiche – e ricorrere a questi aspetti anche nel caso di un nuovo avversario di Paperone era un’idea tanto audace quanto efficace e foriera di prospettive.

Il fascino indiscutibile di Miss La Circe

Amelia oggi

Come accennato, di tutti questi elementi sono pochi quelli mantenuti nella produzione massiva di storie, in particolar modo italiane, dove figura Amelia.

L’attenzione verso l’aspetto fisico del personaggio è sicuramente decaduta in luogo di una raffigurazione molto meno seducente; sono pochi i casi di artisti che hanno cercato di preservare in qualche modo questo importante connotato della fattucchiera napoletana, tra i quali possiamo ricordare alcune tavole particolarmente ispirate ad opera di Giorgio Cavazzano e di Francesco Guerrini.

La determinazione verso la Numero Uno è invece la caratterizzazione principale (se non unica) dell’attuale Magica de Spell, con l’ovvio problema della ripetizione ad libitum di un canovaccio ormai logoro, che solo in poche occasioni ha saputo reinventarsi o trovare escamotage per rendere meno prevedibile la trama. Più spesso, il tentativo ha portato a degli out of character o a interpretazioni poco calzanti del personaggio.

Non è solamente un problema di autori all’opera, ma anche una conseguenza dello “stressare” fino all’estremo un’idea inizialmente fresca ed efficace che sul lungo periodo rischia di non riuscire più a smarcarsi dal loop narrativo di cui è prigioniera. Un contrattempo che a ben vedere non riguarda solo Amelia, ma anche molti altri personaggi e topoi narrativi di Carl Barks, tra i più saccheggiati.

Eppure, il nocciolo dell’idea rimane così forte – come tutto ciò che è collegato alla mitologia di Zio Paperone – da saper comunque allietare il pubblico con nuove storie, anche se depotenziato da decenni di usura: la Numero Uno, un amuleto e una strega pronta a tutto pur di unire le due cose… formula sempre efficace per far sognare ad occhi aperti.

Nel 1996 Amelia è coprotagonista in I Wonder What My Fortune Cookie Says, uno degli ultimi dipinti di Barks

Autore dell'articolo: Andrea Bramini

Andrea Bramini, detto Bramo, nasce a Codogno nel 1988. Dopo avere frequentato un istituto tecnico ed essersi diplomato come perito informatico decide di iscriversi a Scienze Umane e Filosofiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore, dove a inizio 2011 si laurea con una tesi su Watchmen. Ha avuto esperienze professionali nell'ambito delle pubbliche relazioni e come segretario. Appassionato da sempre di fumetti e animazione Disney, ha presto ampliato i propri orizzonti imparando ad apprezzare il fumetto comico in generale, i supereroi americani, le graphic novel autoriali e alcune serie Bonelli e affini. Scrive di queste passioni su alcuni forum tematici e principalmente per il sito di critica fumettistica Lo Spazio Bianco, nel quale ricopre la carica di caporedattore.

1 commento su “Alle radici di un personaggio: l’Amelia di Carl Barks

I commenti sono chiusi