Mickey Mouse Mystery Magazine 1 – Anderville / The Link

02 LUG 2021
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Il successo di PKNA sul finire degli anni Novanta fece nascere un analogo progetto per Topolino. Ma se gestire Paperinik era relativamente semplice, il Topo doveva passare tramite molteplici livelli di approvazione all’interno della Company.

Il difficile compito fu affidato a Tito Faraci che, con l’aiuto di Francesco Artibani e il supporto redazionale di Ezio Sisto, imbastì un solido soggetto che andava a demolire tutte le sicurezze di Topolino, complicandogli dannatamente la vita. Faraci guardava sicuramente al Floyd Gottfredson di Topolino giornalista, in cui mafia e tangenti la facevano da padrone, ma soprattutto alla scuola hard boiled di Dashiel Hammett e di Raymond Chandler e alle avventure ambientate nei distretti di polizia. Le storie sono infatti ricche di didascalie in cui è lo stesso Topolino a mostrarsi al lettore con i suoi dubbi e le sue paure, un tratto tipico dei romanzi degli scrittori citati.

Coprotagonista della serie è Anderville, la città in cui è catapultato Mickey. Un luogo tentacolare, enorme, fatto di quartieri pericolosi e personaggi infidi. A marchiare la serie, con il mitico #0, è un Giorgio Cavazzano in stato di grazia, mai così in forma. Grazie a questa collaudata coppia di autori, Anderville risulta un capolavoro, un perfetto episodio pilota di una serie in dodici storie in cui ogni personaggio nuovo, luogo inedito e situazione particolare si incastra come un collaudato meccanismo, a partire dall’anomala – ma eccezionale – prima tavola muta (descritta con cura nel libro Tito Faraci per scrivere fumetti. Teorie e tecniche. Diabolik, Dylan Dog, Lupo Alberto, Topolino, a cura di Davide Barzi, Coniglio Editore 2004): in un pugno di vignette la città si mostra impietosamente per quello che è al lettore, un luogo in cui il passato non importa per nulla e non ha alcun valore, solo il presente basta, a patto di essere sufficientemente forti e cinici per agguantarlo.

La storia è un lungo flashback che Topolino racconta al duro ispettore Clayton. Vediamo così dispiegarsi davanti a noi un microcosmo perfettamente credibile e istantaneamente coinvolgente: il bar di zoticoni sfaccendati, il tassista indisciplinato, feroci gangster in ville lussuose, femme fatale dai capelli a caschetto blu elettrico, la scuola di ladri con il saggio professore, sicari micidiali, armi letali e tutto il repertorio da film noir. A brillare è il personaggio assente, ovvero Sonny Mitchell, l’investigatore privato scomparso attorno al quale tutto ruota: fantastici i ricordi di Topolino all’università con un personaggio che ha qualche reminiscenza del John Belushi di Animal House. E poi ancora i poliziotti che trattano Topolino senza alcuna riverenza, oppure il chiodo che dovrebbe segare le corde liberando il protagonista: l’accusa a tutti i topoi vecchi e stantii che avevano fatto di Mickey Mouse e delle sue storie gialle un personaggio noioso e al limite del sopportabile.

Non è come a Topolinia

Faraci e Cavazzano creano un capolavoro, in cui nessun dialogo risulta fuori posto, nessuna vignetta appare di troppo. Memorabile la doppia pagina muta in cui Topolino si ambienta nella piccola agenzia investigativa di Sonny, travolto dai ricordi. Oppure la sparatoria in stazione, con il campo lungo tra i binari, in cui la nuvola di un’esplosione domina la scena. In 64 tavole Topolino riacquista tutta la sua statura, e promette un mondo nuovo di affascinanti avventure.

Con The Link abbiamo di nuovo Faraci alla sceneggiatura, con un apporto al soggetto di Ezio Sisto, mentre Alessandro Perina firma i disegni. La storia prosegue sulla falsariga di Anderville, con un’ambientazione noir ben collaudata che ci guida in territori nuovi ed inesplorati: vediamo il carcere di Older arroccato sull’isolotto nella baia, circuiti di bische clandestine, complessi ricatti e altro ancora. La storia mostra anche l’intimità di Jan Clayton, in modo da aumentare l’umanità del freddo ispettore che ha una famiglia composta da moglie e figli, un’iniezione di realtà nel mondo del fumetto Disney. Interessante come Faraci utilizzi la prima tavola come una sorta di prologo metafumettistico, con la frase “Lo spettacolo comincia” che fa riferimento alla storia stessa. Notevole infine la scena ambientata nella palestra, in cui Topolino si dedica al savate, dando pugni e calci sul ring in maniera plastica e dinamica, ma soprattutto realistica.

Bisogna infine spendere due parole sull’ultima tavola, in cui sembra che tutta la vicenda sia solo un film visto da Topolino al cinema. Simili stratagemmi saranno usati anche negli albi successivi, fino al numero 6. Si tratta di una richiesta, ineludibile, fatta dai vertici francesi della Disney: alla fine degli anni Novanta, la sede parigina del Centro Creativo Europeo approvò il coraggioso progetto di MM, a patto di rendere la storia parte di finzione cinematografica. Non una buona soluzione, ma la redazione italiana dovette accettarla pur di evitare eventuali altri cambiamenti più impattanti. In questo articolo su Fumettologica viene ottimamente raccontata la genesi del progetto.

Una soluzione di compromesso

Riguardo questa nuova edizione di MM da parte di Panini Comics, dopo la zoppicante ristampa in Omnibus senza le storie brevi, non abbiamo molto da dire, in verità.

Il formato e la cartonatura sono uguali a quelli di DuckTales, riducendo di poco le dimensioni originali della tavola. Le due paginette con gli studi dei loghi e di una copertina alternativa risultano buone nella loro semplicità, ma sono un totale riciclo dall’edizione Omnibus. Molto buona la scelta di pubblicare le copertine degli albi originali su due pagine, nella loro interezza. Si spera questo approccio possa essere usato in tutti i numeri successivi. Altrettanto buono è l’annuncio della futura pubblicazione, a luglio 2022, di un cofanetto per contenere i sei albi con le dodici storie principali più un settimo per le avventure brevi e un po’ di contenuti speciali. Un ottimo modo per informare il lettore che la ristampa sarà completa e accurata.

Infine, nota di merito per la MMMM card realizzata per chi prenotava in fumetteria prima del 30 aprile. Molto gradevole e di un buon materiale.

Autore dell'articolo: Amedeo Badini

Il fumetto è sempre stato una mia grande passione, sotto forma prima di un rassicurante Topolino a cadenza settimanale, per poi inoltrarsi nel terreno filologico-collezionistico. Questo aspetto critico mi ha permesso di apprezzare altri autori, da Alan Moore a Jeff Smith, e soprattutto di affinare la curiosità verso tutta la nona arte del fumetto. Disney è il mio primo campo, ma non disdegno sortite e passeggiate in territori vicini. Per il Papersera ho scritto più di 100 recensioni, oltre ad aver curato una parte degli articoli sulle testate disney del passato. Inoltre, ho realizzato il Don Rosa Compendium, un'analisi dettagliata di tutte le storie del grande autore del Kentucky. Scrivo di fumetto e di cinema anche per il settimanale Tempi, per Lo Spazio Bianco e per la Tana del Sollazzo.