L’importante (non) è partecipare: lo spirito olimpico secondo Carl Barks

25 LUG 2021

Mens sana in corpore sano. Si perdoni l’ovvia citazione, ma i nostri avi sapevano il fatto loro. Da sempre correre, saltare, nuotare, lanciare sono azioni che fanno parte dell’essenza umana: nient’altro di ciò che poi è diventato appunto “sport“.

L’evento agonistico è invece una diretta conseguenza dell’attività sportiva, perché anche primeggiare rispetto ad un avversario è stato sempre insito nell’istinto primordiale umano. Tutto ciò non poteva restare avulso dai molteplici temi trattati da Carl Barks, ma con una visione fondamentalmente umoristica e, per certi versi, ironizzante sul modo di presentare l’agonismo.

L’approccio di Barks allo sport viene rappresentato nelle sue storie principalmente in due modi: la sfida nell’ambito parentale oppure una competizione contro avversari generici, meglio ancora se davanti ad una vasta platea.

Paperino, Gastone e nipotini: quando lo sport è una questione di famiglia

Per quanto riguarda il primo caso, lo svolgimento delle varie trame non è mai uguale a sé stesso, ma parte sempre da una piccata voglia di rivalsa, generata naturalmente da un background che riflette le diverse caratteristiche dei personaggi. È Paperino il principale protagonista di queste storie, in virtù della poliedricità del personaggio nella sua interpretazione barksiana. E naturalmente, l’apice della rivalità è raccontata nelle sfide con il cugino Gastone, che quindi vengono trasposte anche in ambito sportivo.

Golf

Alla fine vince sempre Gastone…

Prendiamo ad esempio il golf, sport solo apparentemente d’élite, che dal 2016 è ritornato anche ad essere presente ai Giochi Olimpici, popolare da sempre e non solo negli States. Sono due le storie in cui Paperino e Gastone si sfidano sui campi da 18 buche.

La prima è Paperino campione di golf, ispirata al cortometraggio animato del 1938 Donald’s Golf Game co-sceneggiato dallo stesso Barks. I nipotini fanno a credere allo zio di essere un grande campione e, ahilui, Paperino scommetterà di sconfiggere Gastone in una gara. In realtà tutto ciò che accade in questa storia va contro le più normali regole del golf, ma il lettore ne trae completo divertimento pur senza restare nei canoni della sportività.

L’altra è Paperino e il fortunato sfortunato. Qui il divertimento sta nell’assistere nel corso della gara all’inversione tra sfortuna e fortuna nei due personaggi, ma anche stavolta Paperino ne esce ovviamente male.

La rivalità sportiva tra i due cugini si estende anche in altre storie e quindi, conseguentemente, anche in altre discipline. In Paperino e la gara in canoa, i due protagonisti si affrontano in una competizione multipla con prove di abilità.

Canoa

Una sfida eterna tra cugini

Il riferimento più vicino allo sport agonistico è nella prima prova, una sorta di gara di canoa slalom, che prevede la conduzione della propria imbarcazione attorno ad una boa; segue poi una prova di salvamento, anch’esso sport praticato a livello agonistico. Se vogliamo anche la terza fase può avvicinarsi ad una gara di canoa, mista alla corsa campestre da cross. La presenza dei nipotini è come sempre determinante, questa volta grazie ad uno scoiattolo.

Anche gli sport su ghiaccio non mancano di essere rappresentati da Barks. In Paperino pattinatore da brividi abbiamo la classica competizione aperta a tutti, ma con la preclusione di Gastone: ciò apre le possibilità di vittoria per Paperino, ma nulla si può contro il cugino fortunato. Il canovaccio solito della rivalità tra i due viene ribadito in questo caso, dissacrando la sfida agonistica vera e propria, attraverso gag che si susseguono sempre in modo sincrono all’evoluzione della gara.

Un’altra sfida parentale tipica di queste storie a tema è quella tra Paperino e i nipotini, spunto di innumerevoli situazioni che partono dal fatto che la supremazia dello zio non possa essere messa in discussione, tantomeno quando la competizione in ambito sportivo assume i contorni dello scontro generazionale.

Detta supremazia si manifesta anche attraverso esibizioni di abilità, come in Paperino sciatore. L’ispirazione viene dai cortometraggi Disney: in questo caso la disciplina affrontata è il salto con gli sci, che nell’accezione sportiva assoluta può essere definito come lo sport invernale più spettacolare, almeno per quanto riguarda il Novecento. Le nuove specialità con evoluzioni sciistiche senza bisogno del trampolino sarebbero arrivate successivamente, ma questo Carl Barks non poteva di certo prevederlo.

Un salto da record… e un finale adeguato!

In Paperino e la gara di nuoto, Paperino e il terribile 3P e Paperino e il bicisommergibile non vi sono competizioni vere e proprie, ma semplici sfide in acqua o sul ghiaccio tra Paperino e i nipotini. Semplici per modo di dire, perché sono caratterizzate da continui e divertenti colpi di scena.

Come abbiamo già anticipato ci sono anche storie in cui le gare si estendono ad altri contendenti, e non solo ai parenti. In una di esse, ad esempio, Carl Barks tratta l’argomento delle corse ippiche.

Cavallo

Vincere… e perdere all’unisono

In Paperino in “Il cattivo perdente” si svolge una corsa ippica al contrario, in quanto vince chi arriva ultimo, ma all’insaputa dei partecipanti. Una precisa volontà di sovvertire le regole sembra il divertimento preferito di Barks, e si accentua ancor di più quando c’è la presenza del pubblico ad assistere ad una qualsiasi gara.

È il caso di Paperino campione di acquaplano nel quale le peripezie del papero vengono rappresentate in una competizione di sci nautico. Il finale comico è sempre a suo danno, con la costante della presenza incombente dei giudici di gara e del caos generato. È evidente l’obiettivo di decostruire l’importanza dell’evento sportivo in sé, che l’America del dopoguerra avviava a dirigere verso la sua spettacolarizzazione.

Inoltre, anche quando nella storia è previsto il lieto fine, come in Paperino e la gara di sci acquatico, c’è sempre un colpo di scena per il quale non si può esultare appieno per il traguardo ottenuto.

E la noble art? Poteva mai mancare tra le discipline trattate da Barks? A livello cinematografico la boxe è sicuramente lo sport più rappresentato, proprio perché si presta più degli altri a raccontare delle storie significative, ma in Paperino boxeur da titolo mondiale lo sviluppo della trama non è certamente drammatico come nei canonici film a tema pugilistico.

Anche qui la solennità dell’incontro viene contaminata dallo stile di vita non certo atletico di Paperino, a differenza del suo antagonista, Baldo Muscolo. La chiave di volta di questa storia per Barks sarà uno scambio di bevande, una sorta di doping al contrario. Argomento, quello dell’assunzione di sostanze illecite, che iniziava ad affacciarsi in quell’epoca, quasi come se l’Uomo dei Paperi volesse profetizzare questa minaccia nello sport ad alto livello.

L’effetto di una bevanda gassata su un atleta salutista

Anche le gare automobilistiche vengono prese a sberleffi dal nostro autore. In Paperino campione del volante il papero supera davvero sé stesso nel provocare danni in una gara di auto in miniatura (quasi dei go-kart) anche se i piloti che vi partecipano hanno postura di grande importanza. Ricorre spesso in Barks il rumoreggiare del pubblico e il lamentarsi degli organizzatori: è evidente che per l’autore il fallimento della manifestazione in sé è un modo per denunciare al lettore la troppa seriosità di questi eventi.

Kart

Poteva andare diversamente?

Una gara automobilistica fa da cornice in Paperino e la gara del vischio. Troviamo nuovamente l’antagonismo con Gastone, che arriva a contendere Paperina al cugino. Le vetture rispecchiano i modelli delle auto da corsa di quel tempo (siamo negli anni Sessanta) e da una decina d’anni in Europa è nata la Formula 1, che però all’epoca non aveva grande popolarità negli Stati Uniti – dove invece altre competizioni, come la 500 miglia di Indianapolis, avevano più seguito di pubblico.

Una menzione a parte merita, inoltre, la disciplina della pesca sportiva, che in America ha avuto grande diffusione a partire dalla prima metà del Novecento. In Paperino e l’esca diabolica e Archimede Pitagorico e la formidabile esca la chiave di volta è sempre – come da titolo italiano – l’esca, e ovviamente questo porta allo stravolgimento della gara o al buon esito della stessa.

Dalla pesca nei torrenti si passa alla pesca d’altura: in Paperino lupo di mare c’è persino una parvenza di gara a bordo di pescherecci con una premiazione vera e propria. In effetti queste storie rispecchiano proprio quanto avveniva nelle competizioni di quel periodo.

Lo sport a Paperopoli tra un tycoon e un inventore

Anche il personaggio più importante creato da Carl Barks, Uncle Scrooge, non poteva non essere protagonista di storie a tema sportivo, anche se ovviamente la sua partecipazione è connaturata a quanto può consentire la sua apparente età anagrafica. E quindi, se in Zio Paperone sciatore è Paperon de’ Paperoni in persona ad esibirsi davanti ai nipoti, con risultati anche qui esilaranti, in altre storie agisce al di fuori dell’azione sportiva in sé.

Cavallo

Mai distrarsi, nemmeno durante gli allenamenti

È il caso di Zio Paperone e lo zoccolo di fuoco, in cui le corse ippiche attirano nuovamente l’attenzione di Barks. Qui il suo bersaglio satirico si dirige verso la grande attenzione nella quale vengono considerati i cavalli, divertendosi a rappresentarli attraverso dei robot meccanici. Il grande evento sportivo non manca mai: si tratta in questo caso del Grande Derby della sfera di cristallo.

Anche stavolta abbiamo un colpo di scena imprevisto che annulla la manifestazione, ma serve anche per evitare un’esplosione che sarebbe stata dirompente: in questa storia sono presenti anche i Bassotti, ovviamente con cattive intenzioni. Si può notare quindi la costante dell’evento sportivo che non arriva mai allo svolgimento effettivo, esigenza sicuramente dettata dal plot narrativo.

Un approfondimento particolare merita Zio Paperone e il gioco vecchio stile, in cui lo Zione si cimenta addirittura giocando a football americano. L’aggettivo “americano” che nella vecchia Europa siamo soliti utilizzare è per differenziarlo dal football vero e proprio (parliamo naturalmente del calcio, lo sport più popolare in buona parte del pianeta). Quello “americano” nasce come variante del rugby, sport inventato in Inghilterra che prevede 15 giocatori per squadra.

Ricordi agli albori del football

Negli Stati Uniti, verso i primi anni Settanta dell’Ottocento, venne tuttavia modificato il regolamento, portando a 11 i componenti delle compagini. Ad inizio storia Paperone cita, non a sproposito, gli anni Ottanta: scrimmage, citato nel titolo originale, significa mischia ed è proprio nel 1880 che venne introdotto nel regolamento, identificandolo con lo schieramento delle squadre ad inizio di ogni azione di gioco. Pochi anni dopo, inoltre, sorsero le prime squadre professionistiche, anche se Paperone nel ricordarle fa piuttosto riferimento alla sua scuola di appartenenza.

Tuttavia, il salto di popolarità di questo sport negli USA avverrà verso la fine degli anni Cinquanta con il definitivo decollo del campionato professionistico (NFL – National Football League). La storia risale proprio a quel periodo e forse è stata scritta anche per via del traino della diffusione a livello mediatico di questo sport, con la trasmissione della finale di campionato in diretta televisiva.

Touchdown

Questo potrebbe chiamarsi touchdown…

Naturalmente lo spirito satirico si evidenzia in poche pagine, prendendo in giro il regolamento del football che ad un profano può sembrare inizialmente astruso. In una semplice partita tra ragazzi, Paperone entra in campo come quarterback (il ruolo più importante e decisivo) e ovviamente risolve il gioco con una mossa che è tutto fuorché sportiva: il finale punitivo è la naturale conseguenza.

E lo spirito affarista che prevale di norma nelle storie di Paperone? Niente paura, anche gli eventi sportivi offrono occasioni di guadagno al vecchio papero: ne abbiamo la prova in Zio Paperone e la goletta “Epaminonda”.

La vela non poteva mancare nelle rappresentazioni dei vari sport, per di più the sailing è parte integrante della tradizione sportiva americana: basti pensare alla competizione velistica più importante nel mondo, che prende il nome di America’s Cup. La regata da Paperopoli a Bahamalulu è un’ottima occasione per ricavare qualcosa, in questo caso dai vari partecipanti, i “colleghi” miliardari, vero bersaglio di Barks che si diverte a dar loro dei nomi pittoreschi.

Persino le one page si prestano a rappresentare gare sportive in poche vignette. In Zio Paperone e la scalata anche l’alpinismo viene preso a pretesto dal vecchio papero per ottenere profitti: durante una scalata, approfitta per recuperare smeraldi, aiutato da scimmie (il “monkey business” del titolo originale). All’interno della storia si descrive una gara a squadre che consiste nello scalare una montagna naturale.

Scimmie

Una scalata non proprio regolamentare

Barks non poteva sapere che lo sport climbing, in Italia conosciuto come arrampicata sportiva (in pratica alpinismo su parete), sarebbe assurto a sport di valenza agonistica, raggiungendo la dignità olimpica circa sessant’anni dopo la pubblicazione della storia.

È evidente, poi, che anche in questo caso Barks si diverte a prendere in giro la seriosità delle competizioni, trovando sempre uno spunto per spostare l’attenzione dall’evento agonistico alla gag finale.

Anche Archimede Pitagorico, con le sue stravaganti invenzioni, arriva a contaminare l’ipotetica purezza del mondo dello sport.

Pensiamo, ad esempio, ad Archimede campione di baseball: il baseball è un altro tra gli sport più popolari negli Stati Uniti e non poteva mancare in una storia di Barks. Qui il protagonista, per cercare di aiutare la squadra Sud di Paperopoli, si ritrova coinvolto in quella del Nord della città. Inutile dire che la sua invenzione procurerà guai a non finire. Di nuovo Barks sembra volersi far beffe delle regole particolari degli sport e di tutto quello che c’è attorno, quasi come volere essere insofferente a ogni qualsivoglia codice di comportamento sportivo e a sovvertirlo.

Un cenno merita anche Archimede Pitagorico – Qualcosa di extra in più in cui il protagonista si cimenta nella motonautica utilizzando un motore superlativo, ma alla fine sarà solo la corrente del mare a farlo vincere.

L’ennesima invenzione “problematica” di Archimede

Si sarà notato, dopo aver passato in rassegna tutte queste storie, che non vengono trattati quasi mai gli sport di squadra, salvo qualche eccezione. Barks si sofferma principalmente sugli sport individuali, per inquadrare meglio sia il protagonista, quasi sempre trattato in modo non positivo, sia i comprimari, che spesso sono gli antagonisti.

Altra caratteristica che balza subito all’attenzione è che le storie non sono quasi mai lunghe. Non è necessario uno sviluppo particolarmente esteso: le classiche ten pager sono più che sufficienti per dipanare lo scorrimento della trama attraverso tutte le sue gag.

Paperi olimpionici

Quando Barks tratta invece l’apice di tutti gli avvenimenti sportivi, le Olimpiadi, non illustra l’evento in sé, ma ciò che avviene attorno.

Prima però di entrare nel merito, non possiamo non menzionare una rivista popolarissima negli Stati Uniti: Sports Illustrated. Sappiamo che Barks era un lettore accanito del National Geographic, ma ci piace pensare che abbia almeno sfogliato qualche volta la nota rivista sportiva, soprattutto prima di scrivere le sue due storie a tema olimpico.

Sports Illustrated

Il numero 1 di Sports Illustrated, uscito il 16 agosto 1954

Questo periodico, nato nel 1954, è un po’ il padre dei magazine sportivi e, più che trattare l’evento agonistico, cerca di descrivere il lato umano del campione, al di là del simbolo atletico che rappresenta.

Oggi Sports Illustrated è ancora un punto di riferimento per la stampa sportiva del Globo: in prossimità dei Giochi Olimpici, la rivista è famosa in particolare per i pronostici integrali sui piazzamenti da podio per tutte le gare in programma.

Non è un dato da poco: da sempre per gli americani l’importanza delle Olimpiadi ha un significato infinitamente superiore a qualsiasi altro evento sportivo.

Volendo attribuire dei valori comparativi, in una scala da 1 a 10, per gli Americani i campionati nazionali hanno valore 1, i campionati continentali valgono 3, i campionati mondiali valgono 5, le Olimpiadi valgono 10. L’orgoglio patriottico si rivela soprattutto in quest’occasione, e Barks si diverte a sfatare anche questa mitologia nazionale.

Nella storia Paperino e le prove olimpiche viene affrontato l’argomento della selezione degli atleti attraverso una competizione tipicamente statunitense: i Trials.

È finalmente la regina degli sport, ossia l’atletica leggera, la protagonista di questa storia pubblicata pochi mesi prima delle Olimpiadi di Melbourne del 1956. Negli Stati Uniti, anche per il cospicuo materiale umano a disposizione, per selezionare gli atleti che rappresenteranno la nazione ai Giochi Olimpici, i Trials rappresentano il clou del cammino verso la qualificazione.

Nelle altre nazioni, in genere, a decidere la partecipazione degli atleti è lo staff tecnico (anche se negli ultimi anni qualche altro Paese ha adottato a sua volta il modello statunitense), fermo restando che per partecipare alle Olimpiadi, per quanto riguarda in particolare per nuoto e atletica, occorre raggiungere un tempo limite in una gara ufficiale durante un periodo predefinito. Poiché questo tempo limite viene raggiunto certamente durante i Trials, ecco che questo evento raccoglie il maggiore interesse possibile da parte di tutti gli appassionati, non solo sportivi e non solo americani.

Paperino è sempre l’uomo giusto al posto giusto

In questa storia ci sono ovviamente delle forzature per il fatto che la selezione non riguarda tutta la nazione, ma semplicemente Paperopoli – del resto nell’antica Grecia la rappresentanza degli atleti riguardava in effetti le singole città. Ma è sufficiente questo spunto per far sì che Barks scateni tutte le gag che si susseguono in poche pagine.

Ovviamente anche in questo caso il protagonista negativo è Paperino che, nell’ordine, affronta le specialità dei 100 metri piani, corsa ad ostacoli (non è specificato se 110 o 400 metri), getto del peso, lancio del giavellotto, lancio del disco ed infine i 1500 metri.

Caricatura di Barks

Il giavellottista Fulldrip Pulpbugle, alias Carl Barks

In ogni gara all’avversario di turno capita sempre un qualche impedimento che non gli consente di andare avanti; ciononostante, neanche Paperino riesce a completare la sfida. Barks si sbizzarrisce ad ironizzare sull’enfasi dell’evento sportivo ed anche qui, come una costante, caratterizza il pubblico come insoddisfatto e contestatore.

Un’altra particolarità, tipica delle storie di Barks, è quella di dare nomi comici alle comparse: tra gli altri, è lo stesso Uomo dei Paperi a comparire in questa storia, autorappresentandosi nella figura di un lanciatore del giavellotto con qualche allergia di troppo di nome Fulldrip Pulpbugle (“Colatutto Tromba-di-Polpa”).

L’altra storia a tema olimpico è Paperino tedoforo, in cui non viene narrata una competizione sportiva, ma il momento che avvicina all’inaugurazione dei Giochi: il cammino della fiaccola.

Siamo nel 1964, alla vigilia delle Olimpiadi di Tokyo, e il nostro autore immagina che Paperino sia il tedoforo designato per il percorso da Goosetown a Paperopoli. Anche qui avviene una selezione per definire il prescelto: inutile dire che il papero si imporrà solo per mancanza di avversari, ma questo è solamente l’antipasto dei tanti momenti esilaranti che si susseguono nel corso della storia.

Alimentazione salutista

Granturco abbrustolito, un pasto da veri atleti

Da notare anche una satira sull’alimentazione sportiva: nella selezione viene dato ad ogni partecipante del granturco abbrustolito (parched corn) come pasto, rispecchiando le abitudini alimentari degli atleti antichi.

È evidente l’anacronismo, visto che il mais era notoriamente sconosciuto prima della scoperta dell’America, ma l’autore vuole essenzialmente ironizzare sulla dieta particolare che osservano gli sportivi in modo simile a ciò che accade in Paperino boxeur da titolo mondiale.

Nel corso della storia Barks opera alcune forzature: ad esempio il cammino di un tedoforo è solo di alcune centinaia di metri (si presume che il percorso da Goosetown a Paperopoli sia invece di svariati chilometri), oppure ci sono bodyguard a salvaguardare atleta e fiaccola nel percorso. Ma per noi lettori sono solo dettagli, perché la storia è un crescendo di situazioni comiche e paradossali, in cui non mancano momenti di presa in giro verso l’arte moderna o la politica.

Anche gli slogan elettorali subiscono l’effetto della fiaccola

La presenza di Paperina sta a simboleggiare un certo scetticismo, o forse anche una dose di snobismo femminile. Si potrebbe anche dare un’interpretazione maschilista, visto che i Giochi antichi non prevedevano per le donne né la partecipazione alle gare, né la possibilità di assistere.

Persino alle Olimpiadi moderne la presenza femminile non era prevista nelle prime edizioni, facendo capolino negli sport più importanti, come atletica e ginnastica, soltanto a partire dal 1928: prima di allora c’erano stati solo dei precedenti nelle gare di tennis, golf e scherma, ma più per censo che per questioni di genere. Da allora sono stati compiuti notevoli passi avanti, dal momento che nelle Olimpiadi odierne si è arrivati alla parità numerica come partecipazione.

L'agnosticismo di Paperina

Amara conclusione

Nel caso della storia di cui stiamo trattando, Paperina è completamente agnostica nei confronti dei Giochi (non è in effetti una cosa da poco per un personaggio femminile Disney) e dei tedofori, scambiandoli per piromani, ma Barks non se ne fa un problema. Memorabile è la frase finale pronunciata da Daisy: «And what are these Olympian Games, anyway? Some sort of Canasta?».

Quella di Barks è sicuramente una conclusione molto pessimistica verso l’universo olimpico e la considerazione generale che si ha su di esso. E l’espressione di Paperino, sia pure attraverso la silhouette, è fin troppo esplicita. Ma non sempre queste storie a tema sportivo hanno un finale amaro: alcune lasciano intravedere un segnale di speranza nella misura in cui il protagonista ha dato il meglio di sé, senza alcun rimpianto.

Ed è questo il messaggio finale che Barks vuole lanciare: non importa se non riesci a raggiungere l’obiettivo, l’importante è provarci sempre. In pratica l’autore fa sua la massima che comunemente viene attribuita al barone Pierre de Coubertin, l’inventore delle Olimpiadi moderne, e che ancora oggi possiamo considerare attuale.

Autore dell'articolo: Alfonso Torino

All’età di quattro anni ho iniziato a leggere fumetti Disney e dopo cinquant’anni non ho ancora smesso. Contemporaneamente ho seguito ed amato il mondo dell’animazione, soprattutto frequentando i cinema sin da bambino. Grazie al Papersera ho scoperto il piacere di divulgare alle giovani generazioni la passione per la lettura ed in particolare per l’universo fumettistico a noi più caro.