Topolino 3430

22 AGO 2021
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Topolino 3430

Per un grande personaggio ci vuole una grande copertina

Nelle prime interviste e chiacchierate informali in fiera, l’allora neodirettore Alex Bertani teneva spesso a sottolineare come quello che usciva in edicola non fosse ancora il “suo” Topolino, avendo chiaramente ereditato dalla precedente direzione un giornale con un’impostazione (e un corredo di storie) “di presenza”.

“Aspettate e vedrete!”, diceva, non mancando mai di far presente gli aspetti su cui gli premeva puntare, e che stiamo ritrovando ormai sempre più frequentemente sulle storie dell’ultimo anno e mezzo.

Di certo, in ogni caso non ci saremmo mai aspettati di trovarlo addirittura accreditato come coautore di una storia – e che storia!

Il personaggio di Reginella era già riemerso dalle sabbie del tempo nel 2017 con un’intensa storia di Bruno Enna, dopo un letargo di ben ventitré anni dall’ultima apparizione ad opera del suo papà Rodolfo Cimino, e successivamente a raccoglierne il testimone era stato Vito Stabile, con un trittico di avventure in verità piuttosto anomalo, considerata la natura della protagonista.

Ecco quindi la regina di Pacificus tornare di prepotenza sulle pagine del settimanale, introdotta peraltro da una copertina che si candida subito tra le più belle dell’anno, con una storia che promette di far scintille a partire dal titolo.

L’ultima avventura di Reginella (Bertani, Stabile/Zanchi) riporta alle atmosfere che chi ha seguito la serie ciminiana fin dagli esordi ben conosce. I due autori conoscono e amano il fumetto Disney e il personaggio, e si vede; le atmosfere sono palpabili e non si può non empatizzare con Paperino (anche se, durante la lettura, non si può non pensare alla saggia scelta di Cimino di lasciar fuori Paperina dal ciclo di storie con Reginella… bisognerà vedere a cosa voglia portare la sua – per ora struggente – comparsata).

Topolino 3430 - Reginella

Rewind

Non si può comunque non plaudere alla scelta di riportare la narrazione sui binari giusti, restituendo alla sovrana lo spessore narrativo delle origini, che è la motivazione del suo successo e al tempo stesso il suo punto cardine: senza la sua precisa ragion d’essere, il personaggio è solo uno dei tanti che si susseguono sulle pagine del settimanale. Ci auguriamo quindi che il titolo di questa storia sia quanto mai veritiero.

Anche la parte grafica è superlativa, i disegni di Zanchi sono ispiratissimi e la colorazione è molto azzeccata – a lasciare qualche dubbio sono giusto i riflessi sulle pupille dei paperi, che in diverse vignette appaiono molto, troppo innaturali.

Il “però” deriva invece dal ritmo complessivo della storia. È una puntata introduttiva, e al netto delle grandissime atmosfere, manca un po’ di sostanza. Chiaramente occorre attendere la seconda e conclusiva parte, sperando che non si debba poi correre troppo sbilanciando eccessivamente il ritmo tra i due episodi.

Anche la seconda e ultima puntata di Io sono Macchia Nera (Nucci/Casty) offre un’interessante lettura. Dopo la prima parte in cui abbiamo rivisto un Macchia Nera inquietante come mancava da un po’, i nodi vengono al pettine e giungiamo all’epilogo dell’avventura. O meglio, ad un nuovo status quo.

La storia infatti ci consegna un finale che più aperto non potrebbe essere, lasciando piuttosto interdetto chi si aspettava un colpo di Macchia Nera all’insegna del passato e di quei grandi piani criminali che lo avevano portato a diventare il criminale più pericoloso di Topolinia.

Il tutto ha perfettamente senso se si rileggono le prime, introspettive – come ormai capita sempre più di frequente – tavole della storia: l’aura di terrore del personaggio era ormai svanita da tempo, “ombra di un’ombra”, e l’intento di questa operazione è chiaramente quello di ridargli un po’ di smalto e di riportarlo come si deve al suo ruolo originario. Tutto molto bello e sicuramente interessante, anche se forse la scelta di dedicare a questo lungo prologo ben due puntate può essere un po’ un’arma a doppio taglio.

Potere e potenz… ah, no!

I disegni sono molto convincenti e le ambientazioni notturne hanno un fascino a cui è difficile restare indifferenti. La cosa che fa storcere il naso e che smonta un po’ l’atmosfera ansiogena della storia è il sorriso sul mantello, che se nella prima vignetta dà la giusta dose di inquietudine, nelle seguenti oltrepassa il confine ottenendo invece l’effetto opposto.

In questa storia, come nella precedente di Reginella e come in molte altre apparse negli ultimi mesi, è sempre più spinto il pedale dell’introspezione, delle atmosfere cariche di sentimento e di atmosfera, nonché della continuity verticale e trasversale tra le varie storie, il che fa senza dubbio parte di quelle volontà che il direttore anticipava pochi anni fa. Questo complesso intreccio è chiaramente rivolto in primis ai lettori più giovani, offrendo loro un universo articolato in cui provare a riconoscersi.

A parere di chi scrive, tuttavia, il settimanale non può basarsi solo su questo genere di approccio, mentre sono sempre più diradate le avventure “a cuor leggero”, che hanno fatto la storia del fumetto Disney italiano e che, auspicabilmente, possono continuare ad andare di pari passo con le narrazioni più articolate.

Giunge al termine anche Paperinik e la minaccia alla fattoria (Gervasio/Facciotto), che chiude bene i fili già intrecciati nella prima parte. I disegni sono anche loro molto convincenti e ben realizzati, e nel complesso la storia scorre molto bene, per quanto la presenza di Paperinik non sia poi così decisiva e determinante per lo svolgimento della vicenda: più che lui, il protagonista si direbbe Red Duckan.

Ritorno alle origini future

A voler essere pignoli, c’è qualcosa che stride a livello giuridico tra quanto dichiarato dalla Nonna la scorsa settimana e gli sviluppi effettivi, così come forse poteva essere reso in maniera decisamente più incisiva lo shock derivante dalla situazione con cui avevamo lasciato in sospeso la narrazione alla fine della prima parte, ma si tratta di minutaglie, perché la lettura è comunque molto valida.

Paperi al supermercato (Vacca/La Torre) è un breve intermezzo muto da segnalare principalmente per i bei disegni.

In chiusura d’albo troviamo infine Young Donald Duck: Vacanza da grandi (Ferrari/Mazzarello), ultimo (finora) episodio delle avventure sull’adolescenza 2.0 di Paperino e Topolino. In esatto contrasto con le prime storie della serie, le ultime avventure si stanno rivelando in buona parte molto ben scritte e interessanti, e anche questa non fa eccezione.

Come extra, segnaliamo invece il prosieguo del reportage africano sulle tracce delle zebre e un’intervista a Marco Gervasio che introduce all’imminente ritorno di Paperbridge la settimana prossima.



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Autore dell'articolo: Valentina Corsi

Ho imparato a leggere a 4 anni con Topolino e non l'ho più abbandonato. È stata anzi la molla che mi ha portato a scoprire l'amore per la lettura, in tutte le sue declinazioni. Dalle strip dei Peanuts ai Bonelli (sono una texiana incallita), ad Asterix, ai romanzi e a molte altre declinazioni, la lettura è sempre stata una mia compagna fissa. Sono sul Papersera dal 2006, oltre che alla moderazione del forum collaboro alla gestione della pagina Facebook, mi occupo delle recensioni settimanali di Topolino e, tempo permettendo, contribuisco a supportare le varie iniziative dell'Associazione, sia attraverso lo schermo, sia dal vivo in occasione di fiere e raduni.