Topolino 3446

12 DIC 2021
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Topolino 3446

Topolino 3446 presenta una struttura anomala.

Il leitmotiv del numero è la neve, presente in tutte le storie: dalla prima, Il bianco e il nero di Marco Nucci e Andrea Castellan – secondo episodio della serie dedicata al recupero del personaggio di Macchia Nera – all’ultima, Zio Paperone, Battista e il giorno sbagliato di Marco Bosco e Giampaolo Soldati. Ma, oltre alla neve, a cadere copiosi sono anche gli inter-riferimenti transtorici.

Così, nella seconda storia dell’albo, Newton Pitagorico in… Sono solo pensieri di Nucci e dell’esordiente Simona Capovilla, captiamo i pensieri degli abitanti di Topolinia alle prese con l’ultima malefica macchinazione di Macchia Nera, e godiamo di una comparsata del gatto Malachia, protagonista della successiva Fiaba d’inverno di Enrico Faccini.

Questo sincretismo, oltre che inedito, non può che destare l’attenzione del lettore, coinvolgendolo maggiormente nelle avventure narrate; non esiste più nulla di superfluo, sembrano dirci gli autori di Topolino, ma tutto partecipa alla macro-narrazione generale. Purtroppo, come spesso accade quando ci si concentra sulla struttura, a venire meno è la sostanza. Considerandolo dal punto di vista della riuscita, infatti, il numero attualmente in edicola appare migliore del precedente, ma comunque non esaltante.

Su Il bianco e il nero, storia di apertura ricca di mistero e citazioni letterarie (l’ovvio riferimento a Stendhal nel titolo, più un “Leopold Bloom” piazzato un po’ in sordina) c’è da dire poco per il momento, trattandosi di un primo tempo. Un Macchia Nera ormai fissato con la meteorologia dichiara in pubblico di aver ideato un oggetto, l’”attrattore nembico”, in grado di scatenare tempeste di neve a piacere. Topolinia verrà cancellata dalle mappe se lui non otterrà il denaro richiesto; Topolino tenterà di fermarlo, grazie a un alleato inaspettato.

Lui è tornato

In sé un plot abbastanza classico, il geniale Macchia Nera ci ha dimostrato molto volte di essere in grado di realizzare l’impossibile e il ricatto è una delle sue modalità criminose predilette. Ottimi e “atmosferici” i disegni di Casty, inquietanti il giusto; buono anche il ritmo. Purtroppo, questo primo episodio non è esente da un difetto, a mio parere grave, riguardante il protagonista – Topolino, detective scaltro quant’altri mai.

Macchia Nera dichiara di aver ideato uno strumento che i più grandi meteorologi del mondo considerano impossibile, rivelando di esser lui dietro un fenomeno atmosferico considerato perfettamente naturale, e Topolino non si pone domande. Non si interroga neanche circa le reali intenzioni di Gambadilegno il quale, in un momento “Topolinia è la città che amo, qui ho le mie radici”, gli regala l’indizio fondamentale per risolvere il caso. Ora, magari l’apparecchio di Macchia esiste, e magari Pietro è in buona fede: ma stupisce vedere un Topolino così in balia degli eventi, incapace di mantenere il controllo su ciò che accade e che, come nella avventura precedente, si ritrova a subire passivamente.

La storia successiva, Sono solo pensieri, scorre bene anche grazie al tratto, infantile ma non “puccioso”, della Capovilla; anche il controfinale “antibuonista” risulta gradevole. La storia comunque ricorda, non solo nell’idea ma anche nello svolgimento, una vecchia sceneggiatura di Francesco Artibani, Zio Paperone e l’apparecchio postelefonico – ma forse è solo un’altra citazione.

La migliore del numero è, per me, indiscutibilmente la breve di Faccini, nella quale l’artista ligure realizza un commovente adattamento della struggente fiaba L’uomo di neve di Andersen. Faccini si muove qui al di fuori della propria comfort zone, confezionando una storia memorabile priva di umorismo ma con molto cuore. Anche le due tavole autoconclusive, di Silvia Ziche in apertura e di Angelo Palmas e Giulia Lomurno in chiusura d’albo, si fanno notare per piacevolezza, e strappano una sincera risata.

Un fiabesco Faccini

Purtroppo per me gli elementi positivi del numero si interrompono qui. I giustissimi panettoni sbagliatissimi, l’episodio della serie PippoSpot realizzato da Roberto Gagnor e Alessio Coppola, non brilla particolarmente. Lo stesso dicasi per le poco accattivanti Paperino e la settimana stanca di Marco Bosco e Blasco Pisapia (la stanchezza purtroppo si sente e non poco, in un soggetto direi banalotto) e la già citata Zio Paperone, Battista e il giorno sbagliato. Quest’ultima è l’ennesimo racconto di sindrome di Stoccolma ai danni del povero maggiordomo, la cui fedeltà al principale risulta sempre meno credibile man mano che il personaggio viene approfondito. Entrambe difficilmente resteranno impresse nella memoria dei lettori.

Dal punto di vista dei risultati, meno che da quello ideativo, Topolino 3446 ci appare come una torta cotta a metà. La struttura di questo numero sembra quasi rispondere alle critiche dei lettori, che da mesi lamentavano una certa perdita di unicità degli albi di Topolino in favore di uno sviluppo puramente orizzontale: l’albo settimanale è il trionfo della verticalità, ma il complesso è convincente solo in parte.



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Autore dell'articolo: Manuel Crispo

Medico con la passione per la scrittura, pker di vecchia data, come tanti ho iniziato a leggere con Topolino. Col tempo ho divorato voracemente manga, manhwa, historietas, BD e tutto ciò che è targato Sergio Bonelli, ma l'incredibile mondo Disney resta il mio primo amore.