Topolino e il cappotto da 1 dollaro

14 DIC 2021
Da dove sarà sbucato...?

Da dove sarà sbucato…?

L’idea di una fonte di ricchezza inesauribile è presente in molte culture: dalla cornucopia greca al pozzo di San Patrizio, dalla letteratura russa, con il racconto Il rublo fatato di Nikolaj Leskov, al Novecento italiano con La giacca stregata di Dino Buzzati. A queste si aggiunge la godibilissima storia di Casty Topolino e il cappotto da 1 dollaro, “pezzo forte” delle storie natalizie Disney del 2011.

L’autore sviluppa la trama su un canale originale. Nella prima parte ci mostra, con la consueta ironia, le abitudini natalizie di Topolino e Minni, con quest’ultima a caccia di regali: abitudini sin troppo simili a quelle imposte dalla nostra società dei consumi e del benessere e decisamente lontane da quelle del vero spirito natalizio.

La deviazione improvvisa – grazie all’introduzione di un elemento magico – porta il tono della narrazione su un registro più simile a quello di una fiaba: il cappotto di cui Topolino è entrato casualmente in possesso non smette di fornire banconote a chiunque frughi nelle sue tasche, promettendo facili ricchezze. Ma non è così: l’importo di quanto viene estratto dipende dalle intenzioni di chi ne dispone.

Il commiato dalla storia

Il commiato dalla storia in una sequenza molto suggestiva

I toni della storia passano dal comico, con le gag di Minni gelosa e il solito comportamento rozzo ed ottuso di Gambadilegno (memorabile la battuta sulla nouvelle cuisine), all’avventuroso con i tentativi brutali di impossessarsi del cappotto da parte di Pietro.

Ma il vero colpo d’ala alla storia viene dato dal personaggio di Jazmine: una figura a metà tra la romantica piccola fiammiferaia e quella più attuale della ragazza extracomunitaria, come il nome sembra suggerire, che deve barcamenarsi per sbarcare il lunario. Una tipologia di personaggio abbondantemente utilizzato nella letteratura di genere, ma quasi inedito nella produzione di fumetto Disney: una ragazza povera con una famiglia a cui badare.

Ufficialmente si tratta dei suoi fratellini, ma è alla portata del lettore più smaliziato la sua reale situazione di ragazza madre, visto anche il notevole divario di età, che rende più drammatica la sua figura e quindi decisamente più meritevole dei benefici derivanti dal magico cappotto… o da quel che ne resta!

Molto particolare la tecnica usata da Casty in apertura e in chiusura delle storia, con didascalie che non narrano gli eventi, ma riportano un commento quasi fosse una voce fuori campo che accompagna lo spettatore – pardon, il lettore – alla vicenda e se ne congeda con una sequenza in zoom-out tipica delle narrazioni cinematografiche.

Una storia che scalda il cuore, che ci spinge alla solidarietà più che all’ottimismo, mostrandoci senza falsi buonismi anche la presenza – inevitabile – di persone aride e probabilmente senza possibilità di redenzione, che vanno combattute mettendoci in gioco in prima persona, continuando a credere e a professare quei valori che il Natale ci “mette sotto il naso”, nella speranza che qualcosa di buono, di “topoliniano” possa restare in noi.

Jazmine alle prese con i suoi "fratellini"

Jazmine alle prese con i suoi “fratellini”…

Autore dell'articolo: Paolo Castagno

Sono appassionato lettore e collezionista di fumetti Disney sin da quando ho imparato a... guardare le figure. Il Papersera - sia il sito sia l'associazione - sono per me motivo d'orgoglio!