Topolino 3453

28 GEN 2022
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Topolino 3453

L’ultimo albo del mese di gennaio rientra tra i casi, ormai rari, di albi di Topolino senza storie a puntate. Nonostante ciò, la qualità non cala e, tra autori giovani e veri veterani della rivista, il numero 3453 si dimostra perfettamente equilibrato tra azione, umorismo e sentimenti.

L’onore di apertura spetta nientepopodimeno che ad un nuovo episodio delle Tops Stories, dissolvendo ufficialmente il timore che l’esperimento dell’anno scorso fosse solo un unicum. Il X Klum ripropone l’ormai non più inedita coppia Giorgio Pezzin e Davide Cesarello all’opera su un’avventura peruviana alla ricerca della verità dietro le linee di Nazca. Un mistero spesso trattato anche in altre storie di Topolino e che qui incontra la propria soluzione in perfetto stile de Tops, con una conclusione a metà tra il vero e l’illusione.

Non originalissimo l’utilizzo dell’espediente alieno ma, come spesso queste storie ci hanno mostrato, l’importante è l’avventura. A bordo di un dirigibile, l’antenato di Topolino e Sergej Piposky si scontrano con un’organizzazione criminale ad alto budget, che a tratti ricorda gli antagonisti del coevo (almeno nella narrativa) I predatori dell’arca perduta. Il tratto di Cesarello ben si presta alle concitate sequenze aeree e i lettori sono ben lieti di vedere dove andrà a parare la situazione.

Meno adatta la colorazione che, per quanto si pregi di qualche tocco d’ombra qui e lì, va poi a mancarne dove effettivamente servirebbero; oppure, addirittura, sbaglia evidentemente, come l’occhio del professor Sapùtin nella penultima vignetta di pagina 11.

A dispetto dei soliti finali delle Tops Stories, però, i nemici di turno non vengono costretti alla resa o sconfitti da forze maggiori, come in Topolino e lo spirito di Piguazul, in Topolino e la grotta di re Artù o in Topolino e le pergamene di Alessandria. Stavolta, l’anonima organizzazione si ritira volutamente dalle scene una volta aver visto vanificati i propri sforzi. Chissà se non abbiamo appena assistito all’esordio di una nemesi ricorrente del protagonista.

Top de Tops, sempre in gioco tra pericolo e mistero

A margine, questa storia serve anche ad introdurre una nuova collana. Si tratta di Le serie imperdibili che, dall’11 febbraio e per quattro numeri bimestrali consecutivi, riproporrà proprio il primo ciclo delle Tops Stories. Sarà la seconda raccolta sistematica in assoluto di questa serie, dopo i due introvabili volumetti del 2004 e la saltuaria riproposizione che è stata ospite ne I Grandi Classici Disney.

Subito dopo la storia più lunga del numero seguono ben tre brevi umoristiche. Torna l’ineffabile coppia Stabile/Rota con una nuova puntata di Pianeta Paperone. Come ai vecchi tempi distoglie la propria attenzione dagli oggetti fisici della vita dello Zione per concentrarsi sugli affetti. Tutta colpa di un magnate che, per concludere l’affare con Paperone, pretende di conoscere il suo miglior amico. Un’impresa assai ardua, trovarne uno, che porta il protagonista prima a confrontarsi con i suoi passati pochi scrupoli nel trattare le persone vicine, e poi a scontrarsi con il meritato contrappasso.

Ricordi

Un rarissimo Paperone ingenuo

Stavolta tocca a lui essere sfruttato e a ricevere una lezione… che però lo porterà a riconoscere l’unica vera amicizia della sua vita. I feels sono sinceri, complice un Rota molto espressivo che ci regala anche una vignetta che ai più ricorderà le sue quarte di copertina della storica collana Zio Paperone.

Miao cronache feline è una serie che ormai vanta ben sedici episodi, su cui si sono alternati ben quattro sceneggiatori, tra cui l’unico disegnatore Enrico Faccini. Questione di gusti è il terzo episodio scritto da Pietro Zemelo, evidentemente molto a suo agio nel trattare i due protagonisti (ma di Paperino ormai sapevamo già da tempo). Le vicende raccontate sono ancora una volta molto divertenti, a metà tra una vera e propria cronaca di atteggiamenti miagolanti e un corto animato vecchio stile.

Filo, Brigitta e la superveloce Ducklink vede il felice ritorno di Francesco Guerrini dopo le due sole prove dell’anno scorso. Su sceneggiatura di Pier Giuseppe Giunta, la storia rientra nelle classiche trame che vedono la Premiata Ditta all’opera con affari promettenti destinati alla totale disfatta. In realtà, a questo giro, è in scena un nutrito cast di personaggi che rendono la trama più interessante, soprattutto per la sequenza finale a bordo del dirigibile dei Bassotti (ce ne sono più in questo albo, Orazio, di quanti ne sognino i nostri sistemi filosofici…) e nel vivaio dello stesso Paperone, dove il finanziere mette in scena uno “scontro” interessante e ritmato.

Ritmo che in generale pervade l’intera storia, con un buon risultato per il giovane sceneggiatore. Ancora una volta, Guerrini spicca per la sua abilità nel mettere in scena personaggi secondari molto particolari, non limitandosi ai soliti cani e paperi: cavalli, pappagalli e scimmie si affrettano sulle scene, animandole e rendendole degne di memoria anche nei passaggi più banali.

Chiude l’albo una classica commedia degli equivoci, realizzata da Francesco Vacca e Graziano Barbaro: Gambadilegno e la rapina ippica. La trama segue le vicende di Pietro e Sgrinfia, impegnati ad incartarsi vicendevolmente (e involontariamente) assieme al duo Sassi/Manetta. I quattro non fanno altro che inseguirsi e incastrarsi, tra auto e cavalli.

Anche qui la colorazione pecca di un grossolano errore, nella pipetta del balloon dell’ultima vignetta di pagina 129. Per il resto, però, la storia funziona molto bene e forse trova una sua unicità nelle brevissime scene immaginarie ad ambientazione western. Da segnalare nella prima vignetta un fuggente cameo omaggio a Gigi Proietti direttamente da Febbre da cavallo.

Lo sentite anche voi questo motivetto fischiettante?

Un albo che sicuramente vede nella nuova avventura di Top de Tops la sua punta di diamante, ma che, in definitiva, spicca nel suo insieme come un numero in cui tutte le storie funzionano in maniera egregia e portano a casa il risultato, alzando di netto la media del nuovo anno.



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Autore dell'articolo: Andrea Pasti

Andrea Pasti cresce leggendo Topolino per tutta la vita. All'età di diciotto anni appende i fumetti al chiodo, per poi riprendere nel 2019 dopo aver conseguito la laurea in Scienze Geologiche. Come Leo Ortolani non ha ancora trovato una concreta applicazione del suo indirizzo.