Topolino 3636
Una nuova pregevole copertina dal sapore estivo e balneare, ad opera di Andrea Freccero, ci introduce a questo Topolino 3636, con storie e rubriche dedicate in massima parte alle risate e al tema dell’amicizia.

Apre le danze quindi Tito Faraci, che conduce il ballo nel suo più classico stile: gag verbali al vetriolo che negano, senza un perché, quanto sta evidentemente succedendo nella vignetta, personaggi sopra le righe, situazioni assurde e folli in successione come se non ci fosse un domani; il tutto senza però sfociare nel demenziale estremo, quindi con quella punta di acido sarcasmo e di disincanto che per tanto tempo ha rappresentato lo stilema distintivo dell’autore. Insomma, come ci fa notare anche Alex Bertani nel suo editoriale, questa Topolino in: un giorno di festa riporta alla mente quei capolavori che Faraci aveva sfornato, sulle ali del suddetto cinico sarcasmo, negli anni Novanta, e siamo ben lieti di respirare nuovamente quelle atmosfere su questo numero. Anche i disegni di Giorgio Cavazzano ci fanno respirare quelle atmosfere, ed ancora siamo felicissimi di confermare che il Re non è ancora pronto ad abdicare nei confronti di nessuno.
A questo inizio da applausi assoluti segue la terza parte della terza stagione di Siamo Serie, intitolata per l’occasione Il pianeta forbito. La storia procede sui binari collaudati del citazionismo e del demenziale stavolta spinto, per fornirci una serie di gag concatenate dal solito esile canovaccio/pretesto della serie TV a budget ultra-contenuto da realizzare qualunque cosa accada. E solo come tale questa vicenda può essere presa per essere davvero goduta: come un fuoco di fila inarrestabile e insensato di situazioni buffe e assurde, al solo fine di strappare la risata grassa ed incontenibile del lettore, senza alcun’altra pretesa.
Se vista in questa ottica, la trama è assolutamente perfetta, e chi scrive confessa di ridere fino alle lacrime in questo oceano di follia senza freni, proprio perché l’unico modo per godersi la storia è quello di lasciarsi andare senza pensieri e di viversi le battute una dietro l’altra. Chi non dovesse riuscire a compiere questa semplice operazione liberatoria da pensieri, problemi, mondo esterno, logica e coerenza difficilmente potrà apprezzare la trama di Sergio Badino. Ciò è comprensibile, ma riteniamo che un piccolo sforzo vada fatto per godersi al meglio questa autentica perla dell’assurdo e dell’insensato.

Un piccolo esempio del sarcasmo e del cinismo della storia!
Silvia Ziche ai disegni si conferma la disegnatrice perfetta per dare corpo a questa follia senza limiti, con i suoi personaggi deformati, chinati, piegati, distorti, ghignanti asimmetricamente e quant’altro.
Inizia poi in questo numero un nuovo ciclo dai fini non troppo velatamente didascalici, intitolato In science we trust, con storie che affrontano problemi scientifici di livello non propriamente basso, sul pretesto di una classica trama disneyana. L’altalena dimensionale, per i testi di Giovanni Barbieri e per i disegni di Cristian Canfailla, prosegue quindi sul filone della risata come le due precedenti storie, pur senza spingersi né sul lato sarcastico, né su quello demenziale, e presenta quindi una trama divertente con un grosso guaio scientifico da risolvere, infarcendola di gag e battute ben riuscite.

Ottima considerazione, Atomino. Cosa ne pensano gli scienziati?
Ora, la storia è meritevole, sia chiaro. Riesce nell’intento tanto di divertire quanto di passare un messaggio scientifico tutt’altro che banale. Presa singolarmente è una delle migliori brevi dell’anno, sia per la solida trama, sia per i semplicemente fantastici disegni (che tanto sembrano dovere a Massimo De Vita, in senso più che positivo), privi di qualsivoglia pecca tanto nell’azione, quanto nell’espressività. Tuttavia, rimaniamo perplessi per la scelta di rappresentare questa storia come il primo incontro ufficiale di due certi professori topolinesi con un loro collega che vive letteralmente in un’altra dimensione, dimenticandosi completamente di Topolino e il mistero dei Tecnechi e di Topolino e l’attrattore fatale, ove i suddetti dotti, a due a due, già interagivano. Un curioso passaggio a vuoto per una guida editoriale che del rispetto della continuity ha fatto un suo baluardo.
Alberto Savini ed Emilio Urbano sono invece rispettivamente lo sceneggiatore ed il disegnatore della successiva Paperino e la vacanza da miliardario, a codice DPW, quindi storia straniera (come sottolineato dal contorno giallo delle pagine del fumetto) nonostante il team creativo tutto italiano. La vicenda in fondo scorre tra una comica smargiassata e l’altra a seguire: non entrerà nel mito, ma è una quasi breve che svolge il suo lavoro di divertire il lettore riuscendoci egregiamente, se non fosse per quella premessa che impone di fare un’enorme concessione alla sospensione dell’incredulità, perché è davvero difficile pensare che Paperino abbia risparmiato abbastanza rispetto a quanto indicato nella storia.

Una bella splash-page di Guerrini
A chiudere il volume troviamo Zio Paperone e il diamantone premia-zione, dei rodatissimi Fabio Michelini e Francesco Guerrini. Sinceramente, chi scrive ha avuto problemi ad apprezzare le ultime avventure dello sceneggiatore, che però finalmente si riscatta, regalandoci una storia con una sua logica, seppur spiazzante in vari punti, scorrevole e divertente, nonché piacevole da seguire fino in fondo. Come per la precedente, non sarà una perla da antologia, ma è sicuramente una più che ottima conclusione di questo numero. Guerrini ai disegni decide di non saturare le vignette di troppi dettagli, dato che le stesse sono già piene di personaggi e di oggetti in movimento, e la scelta è felice, dato che la storia ne acquisisce in leggibilità.
A complemento delle storie, troviamo un poetico e bellissimo Che aria tira… a Topolinia e un non banale giallo della serie Il Commissario indaga.
Tra le rubriche, oltre alle istruzioni per disegnare (e stavolta è davvero una bella sfida) Clarabella in azione a cura di Alessio Coppola, svettano un articolo di Alessandro Sisti dedicato all’amicizia, trattata in modo semplice ma non banale e con possibilità di notevoli riflessioni in tema, e un’intervista a Casty, in previsione della pubblicazione, a partire dal prossimo numero, della nuova storia dedicata al suo ciclo all’inseguimento di Atlantide.
Questo numero merita dunque voti molto alti, perché nessuna storia delude e perché gli editoriali hanno un fantastico livello di profondità, a qualsiasi età si voglia leggere questa uscita del settimanale.

