Marco Rota racconta: storia di una burl…ariant

15 AGO 2025

NdR: abbiamo ricevuto dal collezionista di disegni originali Emanuele Custo questo interessantissimo articolo, scritto dopo una chiacchierata faccia a faccia con Marco Rota, a proposito della burla del Topolino apparso sui social nel 2024 in occasione della Festa del papà. Condividiamo con grande piacere questo pezzo, che ci consente di aprire una finestra sulla Redazione di Topolino negli anni Ottanta! Ma lasciamo ora la scena ai protagonisti di questa storia.

Ho avuto l’opportunità e la fortuna di poter incontrare di persona il maestro Marco Rota in varie occasioni; in una di queste, sono stato “catturato” dalla storia di un suo disegno “alternativo”, mai visto prima, realizzato per fare uno scherzo all’allora Direttore di Topolino.

Il testo che state per leggere, condiviso con il disegnatore della copertina a cui cedo ora la parola, rivela la storia nascosta dietro a questa variant “(in)esistente” e, mi auguro, possa fugare eventuali dubbi sorti da quando, poco più di un anno fa, trapelò su Facebook la foto di un Topolino “particolare” (mi raccomando, leggete anche la nota tecnica in calce al racconto).


Topolino libretto 1529: la prima idea di variant (che non ti aspetti)

Anno 1985. Col Topolino libretto in uscita intorno a metà marzo, si era deciso di omaggiare la Festa del Papà con una copertina particolare, che prevedeva la realizzazione di una illustrazione da inserire in una vetrofania circolare adesiva, che si potesse staccare e applicare altrove. 

Stavo immaginando la scena da rappresentare; per l’occasione avevo deciso di utilizzare una delle pochissime figure paterne del mondo Disney, Ezechiele Lupo, assieme a suo figlio Lupetto. Mentre stavo realizzando le prime bozze di questa illustrazione, a un certo punto, mi venne in mente qualcosa di diverso, pur sempre legato alla festa in questione. «In fondo», pensai, «Ezechiele è pur sempre un maschio» e credo sia normale che un papà “tradizionale” (stiamo pur sempre parlando di quarant’anni fa) possa avere un debole anche per le attrici del cinema o per le modelle delle riviste patinate. Allo stesso tempo, mi dissi: «sarebbe davvero simpatico vedere Ezechiele con una bella ragazza in braccio, mentre scappa via!». Misi quindi un momento da parte il disegno che stavo realizzando e cominciai a buttar giù su di un piccolo foglio la prima bozza di quest’idea.

Una volta finito, però, mi resi conto che mancava ancora qualcosa che per me è legata indissolubilmente al famoso lupo: i tre porcellini. Tuttavia, dal momento che il foglio che avevo utilizzato era troppo piccolo e non avrebbe potuto contenere altri personaggi, lo ritagliai e lo incollai su un supporto più grande. Aggiunsi anche quei tre monelli, delusi per non essere più “considerati”, accompagnando il tutto con un breve testo simpatico:

La prima bozza dell’“idea”

La prima bozza dell’“idea”; la ragazza ha le fattezze di Justine, la protagonista di un fumetto che Rota realizzò negli anni ’60 per la rivista settimanale “ABC”, pubblicata dalla S.E.A.. L’immagine (questa, come quasi tutte le successive) è censurata per non incorrere nel rischio di urtare la sensibilità di qualche lettore.

Una volta terminato, misi da parte questo disegno per riprendere in mano l’illustrazione per la copertina standard, anche se, a quell’idea – che già di per sé mi era piaciuta molto – se ne aggiunse poco dopo un’altra: «Ma quanto sarebbe bello vedere un albo di Topolino “vero” con una vetrofania modificata con quella scena lì? Pensa che faccia farebbe il Direttore, nel vederlo!». Già, ma come fare? Si trattava di un progetto praticamente irrealizzabile. Impensabile anche solo osare immaginare di abbinare un disegno simile al mondo Disney, in particolare al Topolino libretto. E poi, con chi mai ne avrei potuto parlare?

Mi venne in mente il Responsabile del controllo di gestione. Anche se ero praticamente certo che mi avrebbe guardato male o, peggio, preso per pazzo, tuttavia, pensai: «Male che vada, mi dirà di no; ma se non ci provassi nemmeno, la cosa finirebbe comunque qui». Siccome credo che nella vita non si debba avere rimpianti, presi coraggio e glielo chiesi, mostrandogli quella prima bozza che avevo realizzato. 

Con mio grande stupore, mi rispose di sì: si poteva fare! Per me si aprì uno scenario incredibile. Le istruzioni, tra l’altro, erano molto semplici: «Mi dia il disegno originale che, poi, penso io a farlo stampare a Verona», dov’erano le officine grafiche della Mondadori. In pratica si trattava di seguire lo stesso iter produttivo previsto per la realizzazione delle copertine “normali”.

Conclusa la realizzazione dell’illustrazione per la copertina “standard”, iniziai quindi ad abbozzare quella “modificata”, adattandone le dimensioni alla precedente, affinché potesse essere inserita in una vetrofania di pari circonferenza:

Prima bozza per la copertina modificata

Prima bozza per la copertina modificata

Definitivo per la copertina standard, con lucido sovrapposto per indicazioni supplementari

Definitivo per la copertina standard, con lucido sovrapposto per indicazioni supplementari

Seconda bozza per la copertina modificata

Seconda bozza per la copertina modificata

Definitivo per la copertina modificata, con lucido sovrapposto per prova colore (per le sole parti che differivano rispetto alla copertina standard)

Definitivo per la copertina modificata, con lucido sovrapposto per prova colore (per le sole parti che differivano rispetto alla copertina standard)

Terminato il disegno, lo diedi a questa persona. Sinceramente non so con esattezza come si sia regolata, ma sta di fatto che quello che ricevetti tempo dopo mi lasciò veramente sbalordito.

Topolino libretto 1529 standard

Topolino libretto 1529 standard

Topolino libretto 1529 modificato

Topolino libretto 1529 modificato

Chiesi alla Segretaria di Redazione di farmi sapere quando avrebbe portato la staffettissima in visione al Direttore: non volevo perdermi quella scena per nulla al mondo! A quei tempi, in Mondadori, i nostri uffici erano organizzati in open space; la scrivania del Direttore aveva un corollario di mobiletti attorno, ma non troppo alti. Inoltre, c’era pure un’apertura tra di essi, per cui, nel punto giusto, lo si riusciva a vedere bene comunque. 

Al momento convenuto, mi appostai in quel punto preciso e vidi la Segretaria (nessun altro in Redazione, a parte io e lei, ne sapeva nulla) che consegnava, prima, l’albo modificato, dicendo: «Direttore, è arrivata la staffettissima del prossimo Topolino». 

Il Direttore, che in quel momento stava parlando con il Responsabile dell’Area ragazzi e tempo libero, disse: «Bene, bene; vediamo un po’…». Prese quindi l’albo tra le mani e lo aprì per sfogliarlo. Da principio vidi che non aveva fatto troppo caso all’immagine di copertina. Tuttavia, avvertii che doveva aver captato qualcosa di “strano”, dal momento che, una volta sfogliatolo frettolosamente, richiuse quasi subito l’albo. 

Inutile dire che non riuscì a trattenere un’esclamazione di stupore assoluto. L’altro, che in quel momento era con lui, gli chiese cos’avesse visto da lasciarlo così esterrefatto. Al che lui gli porse l’albo, dicendogli: «Guarda qua!». Anche quest’altra persona, con aria comunque divertita, rimase di stucco ed entrambi si domandavano cosa fosse esattamente l’oggetto che avevano tra le mani.

Confesso che è stata una scena eccezionale, che mi sono goduto alla grande (pensando anche e soprattutto alla “strada” percorsa per riuscire a realizzarla): si risolse con la successiva consegna dell’albo standard e, di alcune – pochissime – copie modificate (regalate come ricordo alle due “vittime” in questione e a pochi altri dirigenti) e tante risate.

Sono passati veramente tanti anni, ma quando ripenso a quella scena, non posso proprio fare a meno di sorridere ancora!

Marco Rota
San Zenone al Po, maggio 2025


Prima di congedarmi, una doverosa precisazione tecnica: per quanto riguarda il Topolino “modificato” (copia fisica) di cui stiamo parlando, grazie al collezionista Paolo Angius, ho avuto modo di verificare che esso non è stato interamente stampato, bensì, per “crearlo”, è stata stampata solamente la vetrofania sexy, e la stessa è stata poi applicata su un Topolino “standard” (cosa che, effettivamente, a ben pensare, è molto meno costosa e più giustificabile per la finalità cui era stata destinata).

Autore dell'articolo: Emanuele Custo

Genovese, classe ’72. Da che ho memoria, appassionato di pittura, disegno e illustrazione; considero il fumetto un’arte e i cartoonists gli ultimi, resilienti, figurativi del nostro tempo. Ho conosciuto il magico mondo delle nuvolette con Topolino & soci ed i meravigliosi maestri dell’epoca d’oro, per poi “allargarmi” anche verso altri autori e paesi (in particolare – e “inesorabilmente”, vista la generazione di cui faccio parte – il Giappone). Anche se ne ho tanti, non posso dire di essere un vero e proprio collezionista di fumetti (la cronica mancanza di spazio con cui convivo non me lo permette) e, aggiungo, “per fortuna”, visto il mio “vero” debole: le tavole originali. Con tempo e pazienza riconosco di essere riuscito a togliermi qualche soddisfazione e a conoscere ottimi, sodali, amici. In ambito Disney ho, personalmente, due capisaldi: Gottfredson per i topi e Barks per i paperi; tutto il (bel) resto, viene da lì.