Topolino 3653

Topolino 3653 ci offre un menu particolarmente vario, fra prosecuzioni di serie oramai consolidate, celebrazioni letterarie, ambientazioni inquietanti e il ritorno delle coproduzioni Marvel/Disney in appendice all’albo, rovesciando lo stesso.
In apertura troviamo Topolino e la promessa ripromessa, scritta e disegnata da Giuseppe Zironi, facente parte del ciclo di Topolino Giramondo, dopo uno iato di oltre un anno dal precedente appuntamento. Topolino si trova in Scandinavia e ha come obiettivo raggiungere Capo Nord per immortalare le aurore boreali. Imprevisti metereologici, però, lo faranno imbattere in un mistero che si tingerà anche di romanticismo, attorno ad un vecchio scooter ritrovato molti decenni prima.
Zironi tratteggia un racconto semplice, che riesce però a infondere di malinconica poesia, grazie anche alla sintesi grafica e al tratto guizzante con cui rappresenta i paesaggi; questi ultimi sono d’altra parte il punto di forza di una serie che coinvolge il lettore proprio per le atmosfere che riesce a richiamare. Si trova anche il modo di riallacciare la lore della serie, recuperando le vulcanologhe Norma ed Ester, viste in Topolino e la sabbia di luna.
Questa settimana il libretto celebra il 125° anniversario della morte di Oscar Wilde e, oltre ad allegare un Topolibro dedicato alle parodie delle opere dello scrittore, presenta anche un’ulteriore reinterpretazione del seminale romanzo Il ritratto di Dorian Gray, ovvero Il ritratto di Paperino G.R.A.I., ad opera di Tito Faraci e Marco Mazzarello.

Le sliding doors di Paperino
La scelta alla base della storia è quella di trasportare il meccanismo del classico di Wilde nella quotidianità della vita di Paperino e nel suo rapporto con le tradizionali angherie a cui è sottoposto del suo microcosmo. Non si tratta di un semplice ribaltamento delle relazioni con Paperone, Paperina o i creditori, ma qualcosa di più sottile: non è improvvisa fortuna, come la storia fa attenzione a sottolineare, bensì la capacità di schivare le iatture.
Il gioco costruito dal narratore riesce, inoltre, a parlare di Paperino stesso, il quale riconferma fieramente un’identità che dipende dalle proprie esperienze e scalogne, senza mai abiurare se stesso. Il racconto viene portato avanti intelligentemente anche tramite stratagemmi grafici, che si inseriscono nella narrazione fin da prima che il lettore abbia modo di venire a capo della questione, suggerendo le biforcazioni fra ciò che accade e quello che potrebbe accadere, in un mondo diverso da quello di cui leggiamo, ma più simile a quello che ci saremmo aspettati.

Il mito nella filosofia di Platone
A seguire, ci troviamo a leggere un nuovo episodio di Newton e Pico in viaggio nella filosofia, questa volta su Platone. A causa della natura di questa serie di brevi, la decisione presa è quella di concentrarsi su un unico aspetto del grande corpus del filosofo. Si affronta in questa sede il concetto di giustizia e di moralità, richiamando per questo la storia dell’anello di Gige, che Newton tenta di testare mischiando la metafora mitologica con i suoi ritrovati tecnologici. Una storia che fa il suo, offrendo spunti, corroborati dagli approfondimenti negli apparati redazionali che la seguono. Se ai testi troviamo sempre Giorgio Fontana, ai disegni subentra Simona Capovilla, come era anche successo nella precedente serie che vedeva protagonisti Pico e Newton, dando una prova convincente, per coadiuvare una narrazione particolarmente dinamica.

Minni rabbrividisce al ricordo di Boscozucca
A poco più di due anni da Topolino & Minni in: Qualcosa nella nebbia, Pietro Zemelo fa tornare Minni a Boscozucca, per una storia al fulmicotone, in Minni… qualcosa nella pioggia. Troviamo Minni unica protagonista fin dall’inizio, con il suo fidanzato impegnato per lavoro (idealmente nell’avventura letta in apertura), in un thriller dalle tinte soprannaturali, pronto a destabilizzare: di quelli che oramai abbiamo imparato ad attenderci dallo sceneggiatore. In questa prima parte, che troverà la sua conclusione nel prossimo numero, un ruolo decisivo lo svolgono i disegni di Giada Perissinotto, la quale sfrutta una gabbia alquanto libera per sfondare i confini delle vignette e regalare doppie e quadruple in grado di trascinare il lettore in un’ambientazione a tratti soffocante, con una gestione della tavola che usa sovente inquadrature oblique, per comunicare l’inquietudine che traspare dal racconto. Alla fine della lettura abbiamo ancora ben pochi strumenti per capire a cosa ci troviamo di fronte, ma certamente l’interesse per leggere il seguito è stato acceso.
E, infine, arriva il momento di girare l’albo, per poter leggere la nuova storia frutto della collaborazione fra Disney e Marvel. Si tratta del primo di una miniserie composta da quattro episodi, dal titolo Zio Paperone, il papero più potente della terra – L’inizio della fine. Ai testi troviamo lo stesso scrittore della precedente Zio Paperone e il decino dell’infinito, Jason Aaron, il quale cala Paperone ed il cast di Paperopoli in una storia dal tono post-apocalittico, in cui una civiltà aliena di collezionisti, gli Intenditori, ha preso il controllo del pianeta e ora intende mettere le mani sulla fortuna di zio Paperone. Naturalmente il buon Scrooge non lascerà che ciò avvenga tanto facilmente. Si potrebbe individuare nell’espediente scelto per dare il via alla narrazione una satira sociale, verso il mondo dei collezionisti, in particolare quelli di fumetti, con intenzioni che potrebbero ricordare quelle di Don Rosa ne Il pozzo dei soldi, ma questo spunto, per ora, viene toccato solo di striscio.
Il Paperone di Aaron è un personaggio che vede le sue caratteristiche da superuomo considerevolmente accentuate, anche al di là dei picchi che avevamo avuto modo di osservare, ad esempio, nella Saga di Don Rosa, che rimane, così come nel Decino dell’Infinito, una testata d’angolo di questa storia, con continui rimandi e citazioni.

Il citazionismo che pervade la storia
Ci troviamo di fronte, quindi, da una parte ad una vicenda dalle tinte ipertrofiche, dall’altra ad una ricercatezza di un intimismo citazionista che, se tirato per le lunghe, potrebbe scadere nella stucchevolezza. È ancora presto per capire bene la strada che questa miniserie potrà prendere e quindi se potrà essere in grado di funzionare o meno.
Quello su cui ci si può sbilanciare di più riguarda la componente artistica. Se nelle esperienze passate ci si è voluti affidare a matite esperte del panorama italiano, lasciando ai nomi noti Marvel solo delle variant cover, qui si protende per una commistione di stili diversi. In questo primo episodio abbiamo nella sezione centrale e conclusiva dell’episodio un solido Ciro Cangialosi, in grado di rendere al meglio sia le ambientazioni fantascientifiche che i personaggi classici e non, mentre per il prologo e un’inserto prima del finale troviamo degli autori di punta Marvel, i quali realizzano una prova ben diversa fra loro. Mahmud Asrar, data l’inesperienza con le anatomie e la recitazione dei funny animal Disney, paperi in particolare, vira su di un tratto caricaturale, quasi underground, deformando Paperone, in modo a tratti irriconoscibile; il duo Giuseppe Camuncoli e Giuseppe Orlandini tenta un approccio di maggiore mimesi rispetto le fonti barksiane e donrosiane, fornendo una prova altalenante, con un design di Paperone che varia da tavola a tavola, a volte quasi una copia del Barks anni Quaranta o del Don Rosa della Saga, a volte più personale.
Il libretto si chiude con il sommario del prossimo numero, lasciando intendere come la miniserie non sarà proposta con cadenza settimanale sulle pagine della rivista; quindi ci toccherà attendere ancora un po’ per leggere come andrà a finire questo intreccio che, finora, ha messo un bel po’ di carne al fuoco.

