Almanacco Topolino 24

02 DIC 2025
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La riscoperta di autori spesso poco considerati dalla critica ufficiale è uno degli aspetti in cui Almanacco Topolino ha sempre fatto centro. In quest’ottica, fa particolarmente piacere trovare in questo numero autunnale un focus incentrato su Guido Scala, talentuoso artista di cui, a inizio 2026, ricorreranno sia i novant’anni dalla nascita, sia i venticinque dalla prematura scomparsa.

L’eclettico disegnatore piemontese è ricordato con affetto dai lettori per aver codificato uno stile molto particolare e riconoscibile. Negli anni della maturità artistica, è diventato l’emblema di un originale “barocco” disneyano. Per chi volesse approfondirne la vita e l’evoluzione, rimandiamo a un interessante articolo scritto dal compianto Francesco Gerbaldo, grande intenditore della sua produzione.

Dopo il piacevole editoriale iniziale, in questa sede è Marco Travaglini a introdurne l’epopea. Seppur con una sola pagina a disposizione, il curatore riesce a centrare efficacemente il punto, rendendo chiaro anche ai neofiti quanto importante sia stato l’apporto di Scala al fumetto Disney.

Per quanto riguarda le storie a fumetti, vengono selezionate due avventure, significative per motivi differenti. La prima, Zio Paperone e i cannoni dello “Smuggler, è la prima opera di Scala come autore completo. Oltre ad inaugurare il breve ciclo ambientato sull’isola di Tuba (finora mai ristampato in un volume unico), ha il merito di introdurre il gabbiano Acciuga, forse il più iconico e riconoscibile tra i personaggi ideati dal maestro. L’altra metà del cielo disneyano è invece rappresentata in un’avventura sceneggiata da Gian Giacomo Dalmasso, Topolino e la città assediata, che gode sicuramente di molta rilevanza dal punto di vista filologico: oltre ad essere assente dalle edicole da ben ventitré anni, è anche la storia che inaugura il primo Almanacco con numerazione progressiva (il 157 del gennaio 1970).

Si registra una certa differenza qualitativa fra le due storie. Nel primo caso, è evidente che l’ambientazione marina stimola particolarmente la fantasia dell’autore. Fin da questo esordio, infatti, dimostra di avere tutte le carte in regola per cimentarsi anche come sceneggiatore, abbozzando una trama molto scorrevole che, pur senza fuochi d’artificio, riesce a lasciare una certa soddisfazione nel lettore. Piacevole l’uso dell’umorismo, mai stucchevole o forzato. Per quanto riguarda la storia di Topolino, invece, a livello di intrattenimento l’interesse si esaurisce ben prima: la trama cucita da Dalmasso risulta piuttosto sfilacciata e non desta particolare interesse. Fa storcere il naso anche l’abusato espediente del sogno volto a giustificare l’avventura in costume.

Il dettagliato relitto dello Smuggler nell’interpretazione di Guido Scala

Il vero punto di forza di queste avventure, senza ombra di dubbio, si registra nei disegni. Nello “Smuggler” Scala, particolarmente ispirato dallo scenario marino, realizza delle vere e proprie meraviglie grafiche. Particolarmente evocative sono soprattutto le vignette che raffigurano il mare in tempesta (reperibili nell’articolo citato sopra): sono tavole di rara intensità emotiva. Merita una menzione anche il relitto della nave, tratteggiato nei minimi dettagli. In definitiva, si tratta di un’ottima prova, che personalmente considero una scelta azzeccata per omaggiare Guido Scala.

La storia di Dalmasso costituisce perlomeno un’occasione per ammirare il grande lavoro svolto da Scala sui personaggi in stile verista (ottimo il suo Zorro), ma, per quanto riguarda Topolino e Pippo, ammetto di averlo trovato leggermente meno a fuoco rispetto all’universo di Paperopoli. Insomma, se dal punto di vista storico pare essere stata una scelta “obbligata”, per valorizzare la produzione dell’autore torinese ci sarebbero state opzioni decisamente più interessanti.

Allargando un poco il discorso, credo che ci sia un grande bisogno, in questa fase della critica disneyana, di aprire anche ad autori meno noti al grande pubblico. Alla luce di ciò, mi sento abbastanza appagato da questo excursus su Guido Scala, a patto di considerarlo come un “punto di partenza”. La scelta più adeguata potrebbe essere la realizzazione di una monografia incentrata su di lui, che goda anche di un cospicuo apparato redazionale. Forse, un numero di Grandi Autori a lui dedicato potrebbe favorire il mio personale sogno di una sua valorizzazione completa.

La sezione dedicata alle storie di produzione straniera si apre con un piacevole redazionale che, in due pagine, riesce efficacemente a fare il punto su quanto presentato. Il trittico di avventure inedite in Italia risulta piuttosto variegato, selezionando tre proposte che potranno soddisfare i lettori dai gusti più disparati.

Partiamo da una delle chicche dell’Almanacco Topolino: l’avvincente serie I diari di Paperone, interamente realizzata dal finalndese Kari Korhonen. Questo nuovo episodio, Il Grande Elettore, risulta decisamente riuscito. L’artista riesce a portare a casa un ottimo risultato partendo da un tema già ampiamente trattato in ambito disneyano, ovvero quello dell’impressionante somiglianza tra due persone di estrazione sociale radicalmente differente.

Nuove avventure per il giovane Paperone

Il lettore attento avrà sicuramente colto il riferimento a Topolino sosia di Re Sorcio, ma anche al mediometraggio Il principe e il povero, di cui ricordiamo anche un adattamento a fumetti. Al netto di queste reminiscenze, però, il lavoro del fumettista finlandese non risulta per nulla manierista. Lo spunto viene gestito in modo interessante. Ottimi i riferimenti storici, precisi ma mai pedanti. Menzione anche per il sapiente uso dell’ironia, che riesce a farne una storia Disney a tutti gli effetti. Un grande esempio di come, ai giorni nostri, sia possibile realizzare del fumetto a regola d’arte in appena dieci tavole. I disegni sono come sempre dinamici e riconoscibili, ma forse non si tratta della migliore prova di Kari Korhonen (anche se l’ambientazione mitteleuropea è molto suggestiva).

Torna poi sulle pagine dell’Almanacco un altro nome di rilievo, lo statunitense Noel Van Horn, autore completo dell’onirica Topolino e le ombre nel monitor, risalente al 2002. L’atmosfera che riesce a creare in questa breve avventura è molto particolare e probabilmente intende strizzare l’occhio all’Internet che, all’epoca, muoveva i suoi primi passi. Un esperimento originale che dimostra come questa storia avesse qualcosa da dire e che, personalmente, mi ha convinto molto. Considero un grande punto di forza anche il Topolino disegnato in stile anni Trenta. Vederlo in azione in questo contesto così avveniristico è un vero piacere e la matita di Noel Van Horn riesce a rappresentare con dinamicità stati d’animo differenti.

L’ultima inedita, Paperino e il calice di Paperide il Grande, è protagonista di una storia editoriale molto particolare. Nonostante risalga al 1979, per più di quarant’anni è rimasta inedita in Italia perché, casualmente, è sempre rimasta fuori dalle selezioni di testate che si occupavano di pubblicare la produzione nordeuropea. Disegnata da Daniel Branca, rappresenta anche un’occasione per omaggiare il fumettista argentino, a vent’anni dalla sua scomparsa. Anche in questo caso, il risultato finale si conferma all’altezza delle aspettative. La breve commedia è incentrata su una situazione umoristica piuttosto ordinaria, ma gestita in modo interessante. Spiccano naturalmente i plastici disegni di Branca, in quest’occasione molto in forma (ottima, in particolare, la vignetta iniziale che raffigura la Grecia).

Cosa succede, Topolino?

Sono sempre disegnate dall’artista sudamericano due brevi storie in ristampa dal Mega Almanacco. Zio Paperone e il club degli snob è facilmente dimenticabile, anche a causa di un tratto più spigoloso e meno dinamico rispetto alla prova precedente. Zio Paperone e la febbre filatelica, invece, beneficia di un segno più morbido e aggraziato e si fa ricordare soprattutto per la curiosa presenza di Cuordipietra Famedoro. Lo spunto iniziale non è affatto malvagio, ma alcuni passaggi appaiono abbastanza affrettati; anche la soluzione finale sembra un po’ “appesa”. Non aiuta neanche la colorazione, piuttosto piatta. Comunque, al netto dei difetti di queste ultime due storie, l’omaggio a Daniel Branca risulta decisamente riuscito.

Chiude l’albo un’interessante sezione relativa all’animazione disneyana, altro aspetto che l’Almanacco ha sempre trattato con precisione filologica e competenza. Vengono sfruttati i 70 anni dalla prima proiezione di Lilli e il Vagabondo e i 55 anni da quella de Gli Aristogatti per pubblicare un’insolita coppia di avventure firmate da Al Hubbard, specialista del genere.

Romeo e la débàcle dell’accalappiagatti rappresenta una situazione non presente nel film, capace però di richiamarne degnamente lo spirito. Una prova abbastanza godibile, aggraziata anche dalle matite di Al Hubbard, bravissimo nel far recitare gli indimenticati Aristogatti. Lascia un po’ di amaro in bocca, invece, Lillo e lo stratagemma controproducente, in cui Al Hubbard appare meno a suo agio rispetto alla prova precedente.

L’attenzione all’animazione disneyana è uno dei grandi punti di forza dell’Almanacco

Deliziosa, invece, la striscia di Walsh e Gottfredson che chiude l’albo.

Un discorso a parte, infine, meritano i redazionali. Quelli di questo numero sono tutti piacevoli e va riconosciuta a Marco Travaglini la grande capacità di riuscire ad esprimere concetti molto articolati con poco spazio a disposizione, oltre che di saper architettare con armonia il dialogo tra approfondimenti e storie. Tuttavia, per un periodico che fa della filologia (o quanto meno della retrospettiva informata) il suo punto di forza, due o tre pagine in più per approfondire determinati aspetti sarebbero auspicabili e il risultato finale potrebbe davvero toccare punte di eccellenza.

Assolutamente da elogiare, invece, le copertine di Emmanuele Baccinelli, sempre meravigliose. Quella di questo numero, poi, potrebbe essere una delle più piacevoli dell’intera serie.

In definitiva, Almanacco Topolino 24 è un numero che conferma i punti di forza della testata, ancora oggi giustamente considerata come uno dei fari dell’edicola disneyana. Tuttavia, rispetto alle altre uscite pubblicate nel corso del 2025, si registra qualche sbavatura in più e il passo indietro è tangibile.

Autore dell'articolo: Tommaso Praloran

Appassionato lettore di fumetti Disney fin dall'infanzia, fra i miei autori preferiti annovero Carl Barks, Romano Scarpa, Luciano Bottaro e Casty. Frequento il Papersera dal 2015 e ciò mi ha portato a consolidare la mia passione!