Topolino 3657

28 DIC 2025
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La componente natalizia domina Topolino 3567, senza mai essere però invasiva o eccessivamente melensa, e ciò, a parere di chi scrive, è cosa buona e giusta. Il ritorno a numeri festivi senza “sconvolgimenti”, dopo di quelli dei precedenti due anni (che di storie di Natale atipiche erano pieni), in fondo è stato molto ben gestito, senza cadere in trame stereotipate o riciclate; una circostanza che si lascia apprezzare e che dimostra come la Redazione si sia sforzata di fornire ai lettori qualcosa di relativamente nuovo, pur ritornando ad un ambito sicuramente tradizionale.

A inaugurare il numero è il dinamico e collaudatissimo duo Tito Faraci/Enrico Faccini, che in Gli allegri mestieri di Paperino: Christmas Edition – Quell’ultimo pacco non cade nella trappola del buonismo a tutti i costi; anzi, ci regala una storia infarcita di umorismo cinico, in puro stile faraciano, condito da espressioni estreme e straniate tipiche del faccinianesimo più spinto. Il risultato è un fuoco di fila di gag esilaranti, tanto per i dialoghi quanto per i disegni, che capovolge le aspettative del lettore (basti solo pensare che si tratta di una storia natalizia che si svolge il… 26 dicembre, e questo giusto come incipit) e ne suscita l’irrefrenabile ilarità. Siamo pronti a scommettere che questa vicenda diventerà immediatamente un piccolo classico del Natale in salsa Disney, anche se in un certo qual senso le sue premesse, per quanto legate alla festività, ne siano la sua antitesi piena. Si ride di gusto, ma senza dimenticare il senso vero ed autentico della ricorrenza.

Un esempio di cinismo disneyano in pieno clima natalizio

Dopo un inizio assolutamente col botto, saltiamo per un attimo alla terza storia del libretto, giacché anch’essa vede Tito Faraci ai testi, per le matite di Nico Picone. Stiamo parlando della – a suo modo rocambolesca – Paperoga notte in bianco, che permette al re della battuta salace, in situazioni del tutto fuori luogo, di confrontarsi con il più lucidamente strampalato dei cugini di Paperino. Questo incontro innalza l’asticella del livello di assurdità delle gag proposte, in un contesto oltre ogni schema di azione del personaggio al fianco di Paperoga, ancora restituendoci tanta genuina voglia di ridere e di riflettere sulla non scontata morale finale.

A coronamento di una trama azzeccatissima per tempi comici e per messaggio presentato, stanno i disegni di un Picone che, dopo aver tratto palesi benefici dalle indicazioni del direttore artistico Andrea Freccero, se ne esce con tavole di altissimo livello, assolutamente perfette nella caratterizzazione grafica non solo del tradizionale Paperoga, ma altresì del comprimario, la cui espressività, forzatamente limitata dalla sua struttura corporea, non ne esce per questo sminuita: un applauso e un cappello levato sono quindi di rigore e di dovere per il disegnatore (e anche per lo sceneggiatore, sia chiaro).

Tornando alla storia che avevamo momentaneamente accantonato, possiamo subito dire che Topolinia Christmas Carol non abbassa la media sin qui altissima del settimanale. Marco Bosco alla sceneggiatura e Ottavio Panaro ai disegni si lasciano andare ad una divertente commedia degli equivoci, dove il Natale funge solo da pretesto per mettere insieme una sequenza di piacevoli sotterfugi, inganni, fraintendimenti e confusioni varie, che solo Topolino riuscirà a dipanare definitivamente, con una piccola prova di sagacia. Bravo è dunque Bosco a non perdere la bussola e a darci un Mickey abile senza cadere nella moderna trappola della decostruzione a tutti i costi del personaggio (tanto in voga in tempi recenti), e ciò anche in un’avventura meno gialla di tante sue opere. Ottimo è anche Panaro ai disegni, particolarmente calzanti nelle espressioni del povero Sgrinfia, più di tutti vittima degli eventi e delle idee, non sempre geniali, del suo compagno di malefatte Pietro Gambadilegno.

Irk ha ancora molto da imparare sulla vita a Topolinia…

Non sfigura sul numero neppure la nordica (come da tradizione in bordo giallo) Paperino e gli spiriti del Natale, che si rivela anzi di pregevole fattura, per quelli che sono gli standard Egmont. La storia ideata da Knut Nærum ha una sua piena ragion d’essere, dato che non manca di sequenze divertenti e di una buona scorrevolezza, ed è totalmente priva di quei salti logici che troppo spesso penalizzano le produzioni nordeuropee. La si promuove quindi non solo per una trama godibile che le permette di svolgere al meglio il suo ruolo di (non troppo) breve intermedia, ma anche per i consueti bei disegni di Arild Midthun, che tratteggia scene piene di un dinamismo da cartone animato con uno stile simil-barksiano più che apprezzabile. Un’ottima scelta di complemento, dunque.

Chiude il numero una nuova avventura fantasy, del tutto scollegata dal Natale, ad opera di Alessandro Sisti (testi) e di Roberto Vian (disegni): Cronache degli antichi Regni: Paperhon il navigatore. Corre premettere obbligatoriamente che questo recensore non ama il fantasy in dimensione totalmente parallela e con versioni alternative dei personaggi classici (mentre ad esempio adora il ciclo originale della Spada di Ghiaccio anche perché i personaggi principali sono i “nostri” Topolino e Pippo); nonostante tale circostanza, alla storia va riconosciuta una sua certa scorrevolezza che la lascia godere. Indispensabile è però il riassunto nell’editoriale ad inizio storia, giacché la pubblicazione di un nuovo capitolo, a ben più di un anno di distanza dal precedente, certamente non permette alla memoria del lettore un’immediata ricostruzione di questo mondo alternativo.

Un’ombra perfetta, che non appesantisce il disegno

Se la trama sembra quindi comunque reggere, un parere sulla vicenda potrà essere dato solo dopo la pubblicazione della seconda parte della stessa. Certo è invece che ottimi sono i disegni di un Vian capace di liberarsi dagli eccessi di puntinismo che avevano caratterizzato alcune sue recenti opere: se ben sfruttata e senza esagerare, questa sua capacità di servirsi della puntinatura per realizzare particolari ombreggiature è sicuramente un valore aggiunto, purché l’autore non se ne serva in continuazione. In questa storia, tale effetto è usato con sapiente e ponderata parsimonia, aggraziando le vignette senza appesantirle. La parte grafica è quindi di altissimo livello (e pieni complimenti vanno perciò fatti al disegnatore), augurandoci che tale resti, al pari della sceneggiatura, anche nella prosecuzione della storia.

A complemento della parte narrativa del settimanale, troviamo il tradizionale ed azzeccatissimo Che aria tira a… Paperopoli di Silvia Ziche, nonché una ben più che divertente one page finale dedicata alle feste, Natale a Topolinia – Il panettone, ad opera dell’accoppiata Carlo Panaro/Marco Mazzarello. Di buon livello sono anche i redazionali successivi al classico editoriale (stavolta più intimista del solito) del direttore Alex Bertani: a un primo articolo dedicato ai mestieri unicamente natalizi, fa da contraltare un secondo scritto sulle carole del periodo, seguito infine da un reportage sull’arte delle sculture di ghiaccio.

Splendida è, infine, la copertina di Andrea Freccero e di Andrea Cagol: non servono parole per commentarla, è sufficiente ammirarla per restarne affascinati.

A lettura ultimata, è dunque alto il voto che merita questo numero, assolutamente privo di sbavature, penalizzato solo dal contenere la prima parte di una storia a puntate, non valutabile appieno in quanto tale nella sua interezza: chi lo dovesse comprare, comunque, non ne resterà certo deluso, apprezzando tante storie ambientate in un’atmosfera natalizia che funge solo da pretesto per trame sempre divertenti e godibili.



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Autore dell'articolo: Alberto E. Lunghi

Leguleio da tribunale, si è avvicinato al mondo Disney alla tarda età di dieci anni nel 1985, e da allora non ha più mollato “Topolino”, acquistando a spaglio qua e là le altre pubblicazioni dove e quando era più interessato. Appassionato di fantascienza robotica anni ’70 e ’80, con qualche capatina verso serie più recenti, si interessa del modellismo da esse derivato, e pratica molto più sport di quanto la gente sia portata a pensare. Rossonero praticamente da sempre grazie alla nonna che lo ha ben educato sotto tale profilo, voci attendibili vogliono che sia uno dei dodici Onniscienti Supremi Pikappici sparsi nell’universo, e che la sua missione sia, sotto sotto, quella di diffondere ovunque la totale conoscenza del supereroe più beccuto del mondo, unitamente a quella di Goldrake e del Grande Mazinger.