I Grandi Classici Disney 120

03 GEN 2026
Voti del fascicolo: Recensore: Medio: (3 voti) Esegui il login per votare!

I Grandi Classici Disney 120, in uscita a dicembre, vengono introdotti da una copertina a tema natalizio, firmata come sempre da Giorgio Cavazzano. A tal proposito, vale la pena notare che ultimamente il tratto del Maestro sembra meno ispirato rispetto alle copertine anche solo di un anno fa; ciò è evidente soprattutto nelle pose ed espressioni di alcuni personaggi. Un calo certamente comprensibile, ma Cavazzano potrebbe forse essere affiancato da qualche altro valido disegnatore come copertinista.

Apre il numero Topolino e i regali a valanga, l’unica storia natalizia del sommario (e la sottoscritta considera ciò un bene, dato che per gli amanti del Natale vi sono già diversi speciali a tema). Guido Martina imbastisce una sceneggiatura frizzante, non priva di sequenze drammatiche e di veri pericoli per la vita di Topolino, il quale si imbatte in una banda di contrabbandieri durante una gita sugli sci con Pippo. Quest’ultimo, sempre in bilico tra pensiero laterale e vera e propria stupidità nelle storie del Professore, stavolta si ritaglia dei siparietti simpatici e sa rendersi utile all’azione, fungendo da spalla comica ma funzionale per Topolino, che a sua volta dimostra le proprie qualità di detective senza sconfinare nella pedanteria.

Un grande pericolo addolcito da didascalie quasi musicali

Tirando le somme, grazie anche alle ottime caratterizzazioni, la storia è davvero piacevole ed è impreziosita da graziose didascalie in rima che dettano un tempo più dolce per distendere le atmosfere thriller. disegni di Giovan Battista Carpi, qui quasi esordiente con i Topi, sono influenzati anche dalle chine di Giulio Chierchini, in particolare in personaggi secondari come Merlock Solmes (da non confondere con lo sgamato Shamrock Bondes, apparso in qualche coeva storia americana). La storia, ora appena alla sua terza apparizione dopo la prima pubblicazione nel 1954 e la ristampa del 2004, presenta tavole in alternanza tra colore e bianco/nero, così com’era già apparsa su Topolino nn. 104, 105 e 106.

Segue Paperino e l’estratto di pulce, scritta da Carlo Chendi e disegnata da Massimo De Vita. La sceneggiatura, imperniata su una scappatoia che potrebbe consentire al protagonista di velocizzare il proprio lavoro, sfrutta l’orgoglio di Paperino con un meccanismo non infrequente nel mondo Disney. La storia dunque fatica a distinguersi, e i disegni di De Vita sono evidentemente ancora da affinare.

Battute che continuano a ripetersi

Abbiamo poi un bell’articolo che ripercorre le vicende editoriali de I Classici di Walt Disney (prima e seconda serie) e de I Grandi Classici Disney. Il testo è una buona lettura per chi sia curioso di conoscere qualche retroscena su queste storiche testate, e non è un caso che veda la luce nel decimo anniversario di questo secondo corso de I Grandi Classici (ricordiamo comunque gli approfondimenti presenti sul nostro sito, raggiungibili cliccando sui link inseriti, ndr).

A seguire, Paperino e l’affarone d’occasione, scritta da Abramo e Giampaolo Barosso per le matite di Romano Scarpa e le chine di Giorgio Cavazzano, si inserisce anch’essa in un filone che sfrutta i difetti caratteriali di Paperino, in particolare l’avventatezza e la sfortuna gratuita. Il risultato non si può dire eccelso, sebbene strappi qualche risata, e la storia è da ricordare principalmente per i disegni.

Gli stessi autori, i Barosso ai testi e Scarpa e Cavazzano ai disegni, firmano anche la successiva Pippo memorabile smemorato. La storia non è esente dai difetti della precedente e in questo caso la lettura è appesantita dalla ripetizione estenuante delle medesime gag su Pippo.

Masse mobilitate nell’arco di una mattinata?

La sezione Superstar si proietta nel futuro con quattri vicende di chiaroveggenza e “pasticci” temporali.

Topolino e il marchingegno tibetano presenta un singolare apparecchio sfruttato da Gambadilegno per modificare il tempo per i suoi loschi fini. L’idea è potenzialmente interessante, ma la sceneggiatura di Bruno Mandelli e i disegni di Sergio Asteriti non brillano per chiarezza: si fatica a comprendere il meccanismo del “marchingegno” e la lettura non è agevolata da battute sconclusionate e psicosi collettive repentine ed esagerate.

Paperino stregone di Paperopoli, scritta da Rodolfo Cimino e disegnata da Giulio Chierchini, è più interessante e coerente. A causa di un incidente, Paperino acquisisce il dono della chiaroveggenza, ma non sarà tutto rose e fiori. Nonostante lo spunto peculiare, la sceneggiatura non si perde e anzi risulta assai piacevole.

Un nuovo futuro per il papero dalle mille risorse?

Zio Paperone e gli scherzi spazio-temporali, con Bruno Concina ai testi e Sandro Zemolin ai disegni, è invece un’altra storia che difetta di linearità, anche a causa di probabili cambi di date nei balloon: la storia è del 1981, ma fu ristampata nel 2001 e le date furono forse cambiate, altrimenti i conti non tornerebbero considerando che è ambientata nel 1981. Anche le espressioni dei Paperi nei disegni sono poco ispirate.

Chiude il numero Topolino e le notizie del futuro, scritta da Osvaldo Pavese e disegnata da Sergio Asteriti. La vicenda sarebbe piacevole, ma la comparsa del “solito” Gambadilegno (onnipresente nelle faccende losche di Topolinia) e la rivelazione finale sulla vera identità del vecchietto inficiano un po’ una storia che per il resto risulta non priva di spunti d’interesse.

Mi permetto di osservare che il filone “del futuro” presenta molti esempi disneyani più meritevoli di figurare tra i “grandi classici”, tra cui le due storie di Walsh pure citate nell’articolo Superstar. Inoltre, eccetto la martiniana d’apertura e la ciminiana Superstar, le storie in sommario non sono particolarmente memorabili, risultando in un fascicolo che tradisce un poco lo spirito dei Grandi Classici. Perciò il mio voto non può essere superiore a due stelle e mezzo, e lo dico un po’ a malincuore, considerando la qualità delle due storie sopra citate e degli articoli a corredo.

Autore dell'articolo: Claudia C.

Ho imparato a leggere con "Topolino" e non l'ho mai abbandonato, cercando di esplorare sempre territori nuovi, dai Maestri stranieri alla scuola italiana classica, dagli esperimenti più recenti agli universi più particolari come PKNA. Classicista nelle varie accezioni del termine, le altre mie passioni sono i fumetti anche extra-Disney (ma i Disney rimangono i miei prediletti), il cinema, la musica, l'enigmistica, la cucina e la letteratura. Mi piace guardare, leggere o ascoltare le opere anche nelle loro lingue originali, nella speranza di imparare quante più lingue straniere possibili, ma nella consapevolezza del mio immenso amore per la lingua italiana, un amore che ha basi assolutamente riconducibili a "Topolino".