Topolino 3661

26 GEN 2026
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«Davanti a quella foce che viene chiamata, come dite, Colonne d’Eracle, c’era un’isola. […] In tempi successivi, però essendosi verificati terribili terremoti e diluvi, nel corso di un giorno e di una notte, tutto il complesso dei vostri guerrieri di colpo sprofondò sotto terra, e l’Isola di Atlantide, allo stesso modo sommersa dal mare, scomparve».

Platone, Timeo, 24-25
Copertina di Topolino 3661

Il mito di Atlantide esercita da oltre 2000 anni un fascino speciale che ha spinto scrittori di ogni epoca ad ambientare storie prevalentemente rivolte alla ricerca di quest’isola perduta: sarebbe un’impresa velleitaria ripercorrere in questa sede anche solo le principali narrazioni nelle quali viene citata. Lo stesso mondo Disney non si è sottratto nell’affrontare questo mistero: sempre a mero titolo esemplificativo, citiamo il lungometraggio Atlantis – L’impero perduto, del 2001. Il fumetto non è stato poi da meno: dalla barksiana Zio Paperone pesca lo skirillione, alla pezziniana Topolino e l’Atlantide continente perduto, per arrivare alla contemporaneità con il ciclo ideato da Casty – tuttora in corso di realizzazione – che vede Eurasia Tost inseguire questa leggendaria civiltà scomparsa.

Oggi, il testimone passa nelle mani di Fabio Celoni che, nelle vesti di autore completo, propone sul libretto una lunga avventura, Paperone in Atlantide, introdotta da un’evocativa copertina, con uno Scrooge al timone di una nave con il mare in tempesta, in una interpretazione ancora più arcigna di quella realizzata da Paolo Mottura all’epoca della pubblicazione di Moby Dick: una storia che ci accompagnerà per un mese a partire da Topolino 3661. Il primo episodio ci consegna quello che in fondo è solamente un avviarsi degli eventi: non ci resta che attendere l’evolversi degli stessi, per poter valutare a dovere questa sua ambiziosa fatica una volta giunti alla parola “fine”.

Scavi per la metropolitana, a Topolinia come a Roma

Cartoline da Roma Topolinia

Citazione doverosa poi anche per l’interessante editoriale a corredo, che aiuta a inquadrare nella prospettiva il mito di Atlantide: la sua nascita, la sua evoluzione, la sua interpretazione. Un ottimo articolo a cura di Francesco Vacca, sceneggiatore tra l’altro della storia seguente.

Topolino e il mistero del fondatore prova a regalare alla città di Topolinia un equivalente del celeberrimo Cornelius Coot paperopolese, ma si rivela in conclusione una vicenda priva di guizzi particolarmente memorabili; l’aspetto più curioso è probabilmente il ripescaggio dello scarpiano Nataniele Ragnatele, peraltro utilizzato come personaggio di contorno. I disegni di Marco Mazzarello non spiccano, offrendo più volte vignette nelle quali i protagonisti, tanta è la foga di spostarsi, sembrano capaci di levitare a un metro buono da terra.

La parte centrale del numero vede due brevi storie dal taglio umoristico, seppure molto diverse fra loro. In Filo, Paperoga & il gomito del tennista, Marco Bosco parte da uno spunto estremamente classico che neanche le tipiche vignette guizzanti e ricche di dettagli di Francesco Guerrini riescono realmente a ravvivare. Gambadilegno, Sgrinfia e il giardino d’inverno offre invece una nuova sperimentazione tentata da Tito Faraci, accompagnata dai disegni di Davide Percoco: ne esce una trama spiazzante, cui forse avrebbe giovato una punta di umorismo in meno in favore di una maggiore inquietudine.

Paperino ha le idee chiare già da piccolo

Come avere le idee chiare fin da piccoli

L’ultima avventura del libretto ci porta infine a Quack Town, per Paperino Paperotto e la stella d’argento. Bruno Enna muove ormai a occhi chiusi i vivaci scolari, confezionando una storia forse meno poetica di altre sue prove, ma comunque solida, divertente e impreziosita da una morale finale inserita in modo discreto ma puntuale. Federico Butticè, all’esordio con i paperotti, non sfigura per nulla dimostrando di padroneggiare la raffigurazione di questo microcosmo, sia per quanto riguarda i personaggi, sia per quanto riguarda l’ambientazione rurale.

Per concludere, a lettura terminata, Topolino 3661 mi lascia senza evidenti motivi di soddisfazione, pur senza presentare pecche evidenti. Il giudizio finale tende pertanto verso il basso, con la tranquilla fiducia in una risalita nelle prossime settimane.



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Autore dell'articolo: Federico Pavan

Sabaudo di nascita, romano d'adozione e veneto per amore, leggo fumetti da quando ero bambino e non ho ancora smesso! I miei preferiti: Tex, Asterix, Lucky Luke, Corto Maltese, Mafalda… ma Topolino resta il compagno di viaggio più fedele, una passione che mi ha portato a conoscere il Papersera (e a incontrare tanti amici e una splendida sposa) lungo tutto lo stivale italiano. Il mio idolo disneyano di sempre è Romano Scarpa, ma non posso dimenticare l'emozione del mio primo raduno, nel quale ho avuto la fortuna di incontrare due miti come Don Rosa e Carlo Chendi.