Topolino 3662

La simpatica copertina “frontale” di Francesco D’Ippolito trasporta idealmente i lettori di Topolino 3662 nella prima storia del numero, Che mito! – L’eroico Toperseo e la Medusa reclusa. Continua dunque, a un po’ di tempo dalla sua prima apparizione, questo ciclo che rivisita in chiave ironico-demenziale gli episodi più celebri della mitologia greco-romana. E appunto i toni demenziali della trama sono la chiave per capire come valutare questa storia, che con ogni probabilità risulterà molto divisiva.
Chi scrive apprezza il tono scanzonato tipico di questa comicità stralunata e ha piacere di ritrovare un Roberto Gagnor in gran forma sotto questo profilo. Tuttavia, è comprensibile che il fuoco di fila delle gag possa risultare ostico a chi non gradisce questo tipo di approccio; resta comunque l’abilità dell’autore di avere costruito una trama piacevolmente folle, capace di strappare più di una risata ai soggetti più affini al demenziale spinto. Molto gradevoli sono anche i disegni di un Carlo Limido in ottimo smalto, in palese fase di rielaborazione del proprio tratto: noto una maggiore morbidezza dei personaggi e rimango in attesa di nuove prove con le quali il disegnatore saprà stupirci ancora di più.

Una tipica reazione femminile
La seconda parte di Paperone in Atlantide, ad opera di Fabio Celoni, conferma le aspettative generate dalla prima, e a sua volta ne crea di nuove per la terza. Non è possibile ovviamente dare un voto alla trama, cosa che ci costringe ad una disamina brevissima, ma sia consentito di rimarcare l’assoluta bellezza delle tavole, tanto nella costruzione e nell’espressività dei personaggi, quanto nel dettaglio dei fondali (letteralmente), che risultano estremamente particolareggiati, senza mai essere opprimenti. I colori, a cura di Alessandra Amorotti con supervisione di Celoni stesso e di Luca Merli, altro non sono se non un perfetto complemento per le meravigliose vignette.
Archimede e il blocco dell’inventore torna su un tema visto più volte, ma svolge comunque il suo ruolo di breve di metà giornale e possiamo dire che Giovanni Eccher riesce a far divertire il lettore. Sono una sorpresa invece i disegni di Davide Riboni, se non all’esordio sul settimanale comunque nuovissima leva, che già in poche pagine dimostra di avere buone doti di regia e di costruzione plastica dei personaggi: per lui gli applausi siano non solo di incoraggiamento, ma ben più che meritati.

Lo spettacolo fatto Disney…
A chiusura della parte “canonica” del numero, troviamo Gambadilegno e il doppio colpo ignifugo, che vede ancora Giovanni Eccher ai testi. Lo sceneggiatore è molto abile nel creare una simpatica commedia degli equivoci, senza esagerare con i lati sdolcinati di Pietro, usandolo piuttosto bene e rispettando la psicologia di un personaggio di recente spesso travisato in massimo grado da troppi autori. Ciò posto, anche stavolta la vicenda scorre liscia e regala più di un sorriso. Ai disegni, Lorenzo Pastrovicchio aggiunge molto del suo, conferendo dinamicità alle figure ove necessaria, ma anche giusta possanza laddove i Vigili del Fuoco entrano in azione. In poche parole, la storia è promossa su tutti i fronti.
Capovolgendo l’albo, dopo una buona retrocopertina di Gabriele Dell’Otto, si arriva infine alla terza puntata di Zio Paperone, il papero più potente della Terra, intitolata per l’occasione A un passo dalla fine, per i testi di Jason Aaron e per i disegni di Adam Kubert, Claudio Sciarrone (sì, proprio lui) e David Lafuente, anche a tavole alternate. Diciamolo subito: le tavole di Sciarrone sono il meglio che questa vicenda abbia finora offerto, posto che sono le uniche comprensibili in ogni singola vignetta, dove i personaggi sono disegnati in modo ben superiore ai loro standard ordinari.
Ma, se il lavoro del disegnatore italiano è del tutto inappuntabile ed anzi meritevole di lode, stupisce come tutto il resto del comparto grafico crolli più che miseramente, posto che i personaggi da noi tanto amati sono raffigurati in modo quasi bambinesco senza un vero perché. Non ci si sta riferendo solo ad un tratto grezzo o inesperto, anche se l’inesperienza dei disegnatori non disneyani traspare da ogni vignetta: si sta invece parlando di personaggi rappresentati in modo del tutto mancante di qualsiasi espressività o mimica, cosa che pesa gravemente sulla fruibilità di una vicenda che già è farraginosa e insensata di suo.

… e il peggio del peggio, poche pagine dopo
Non è dato infatti intendere dove Aaron voglia arrivare con la trama o cosa dovrebbe significarci quel che sta capitando a Paperone, eretto suo malgrado a supereroe a tutto tondo. Ora, se già Don Rosa aveva fatto di Paperone qualcosa di affine a un eroe da fumetto supereroistico in alcune vicende, comunque era riuscito a non travalicare mai quel limite se non per fini ironici o grotteschi, comunque percepibili dal lettore. Ma stavolta Paperone ne esce stravolto nella figura, in un capovolgimento di ciò che il papero più ricco del mondo davvero rappresenta nel mondo disneyano: è il più duro dei duri, è il più furbo dei furbi, se vogliamo, ma non di certo il papero più potente della Terra chiamato a combattere a mo’ di supereroe contro degli alieni oltretutto stereotipati.
Non ci è quindi dato comprendere il senso di tutta questa operazione arzigogolata oltremisura e totalmente fuori luogo, confusionaria nella trama e nelle vignette, né intendiamo quale sia il pubblico di riferimento di questa storia, perché davvero non vediamo chi la possa gradire né per quale ragione potrebbe farlo. Ci auguriamo solo che la quarta puntata chiuda in modo non del tutto indecoroso una vicenda che, con tutto il rispetto per gli autori, sinora è stata più che deludente, con la sola eccezione sopra detta. Ad oggi, la collaborazione Disney/Marvel nulla di buono ha partorito, ed è più che lecito domandarsi se valga la pena insistervi.
Volgendo lo sguardo alle rubriche, il comparto appare questa volta piuttosto scarno. Oltre al classico editoriale del direttore Alex Bertani, meritano la menzione solo un articolo di Francesco Vacca dedicato al mito di Perseo, Medusa e Andromeda (che fa eco alla vicenda d’apertura), un’intervista a Francesca Valla (a corredo della storia con protagonista Archimede, anche se la connessione con quest’ultima è estremamente labile), nonché la guida (in probabile numero singolo) che ci insegna come disegnare Sgrinfia, ad opera di Luca Usai. Divertente è infine il canonico Che aria tira a… Topolinia di Silvia Ziche, che butta in battuta un classico cliché topolinesco.
Una menzione doverosa va, infine, alla pagina che Topolino dedica in apertura del libretto a Monica Gazzoli, segretaria di redazione prematuramente scomparsa nelle scorse settimane. Un ricordo che riproponiamo di seguito, al quale affianchiamo il pensiero lasciato sui social network da Fausto Vitaliano.


In conclusione, Topolino 3662 appare un numero di transizione, sicuramente penalizzato dalla terza puntata di Zio Paperone, il papero più potente della Terra. Il voto finale è quindi dato da una media ponderata, un po’ aumentata dalla bellezza del comparto grafico nostrano, anche quando applicato all’estero: il che dimostra quanto disegnare bene i personaggi che tanto amiamo sia tutto fuorché cosa facile, e quindi più meritevole di lode di quanto molti credano.

