Topolino 3669

23 MAR 2026
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Topolino 3669

Una copertina dal taglio giornalistico, realizzata con il giusto umorismo da Corrado Mastantuono, introduce il lettore alla prima storia di Topolino 3669, ovvero Paperino e il pirata mediatico: un poco a sorpresa, però, non troviamo nei credits il nome dell’eclettico autore romano, e forse proprio la sua assenza fa sì che la vicenda non venga dichiaratamente inclusa nel ciclo Papersera News.

Per questo motivo, diamo alla redazione il beneficio del dubbio e non conteggiamo un errore di attribuzione; resta comunque un peccato, considerando che gli elementi caratteristici della serie sono assolutamente presenti nell’avventura sceneggiata da Marco Bosco e disegnata da Stefano Intini. Centrale, come già altre volte osservato nelle inchieste giornalistiche portate avanti dai reporter Paperino e Paperoga, il tema dell’onestà e della veridicità dei fatti; il tutto proposto in una trama più semplice e dalla rapida risoluzione, rispetto ad altre più recenti occasioni.

Il piatto forte del numero è, in ogni caso, il secondo e conclusivo episodio de L’esperimento abominio, la storia realizzata in occasione del trentennale di PK, che vivaci dibattiti ha innescato anche sul nostro forum. Chi scrive ammette di avere apprezzato innanzitutto la volontà di presentare un’avventura con elementi nuovi e non avente solamente intenti celebrativi e nostalgici. Detto questo, il risultato finale non fa sicuramente gridare al capolavoro.

Che i nomi influenzino le azioni lo ripete spesso il mio capo

In questa circostanza, Francesco Artibani mette mano per la terza volta, in pratica, dopo Ducklair e Il marchio di Moldrock, al passato del miliardario alieno, portando il lettore ad una ulteriore esplorazione in profondità non solo dell’omonima Torre, ma anche della sua interiorità. Everett Ducklair è sempre stato un personaggio intrigante, ma buona parte del suo carisma era data anche da una assenza in scena che impediva di definire i contorni della sua personalità: vederlo così spesso in azione, purtroppo, ha finito per appiattirne il fascino.

Restano comunque dei buoni dialoghi fra PK ed Everett a conclusione della vicenda, dopo una prima metà dell’episodio particolarmente movimentata e ricca – forse anche troppo – di azione, raffigurata da un Lorenzo Pastrovicchio assolutamente a suo agio con una narrazione dove si alternano tavole che presentano la tradizionale gabbia, a splash page d’effetto o composizioni più articolate, ma sempre facilmente leggibili.

L’epilogo della storia lascia ora molti interrogativi su quale potrà essere la continuazione della saga di PK. Certamente non sarà un’operazione portata avanti sullo spillato, nonostante PKEDA #-1 pare stia riscontrando un ottimo successo di vendite; l’augurio è quindi che una nuova leva (o magari una vecchia volpe, perché no) abbia la capacità di rilanciare questo progetto, con spunti originali che riescano però a cogliere e ripresentare quello spirito innovativo che 30 anni fa ci consegnò una delle più felici avventure editoriali disneyane di sempre.

Non posso infine non approfittare di questa occasione per ricordare che proprio al Progetto PK è dedicato il Premio Papersera 2026, la cui consegna verrà effettuata durante la manifestazione di Lucca Collezionando, che si terrà i prossimi 28 e 29 marzo. Non perdetevi il nostro speciale librone e non mancate!

Suggestivo soprattutto grazie alle ombre di Vian

Tornando a Topolino 3669, poco incisive sono le storie che lo completano. Pippo e il pacco sospirato (Bosco/Held) ci fa fare un giro fra gli arzigogolati ragionamenti del protagonista, senza lasciare particolare traccia. In Zio Paperone e il castello non-infestato troviamo invece l’esordiente Matteo Casali alle prese con una sceneggiatura che prova a mescolare elementi orrorifici e umoristici. I disegni del veterano nonché habitué del genere Roberto Vian provano a conferire un minimo senso di inquietudine nel lettore, ma alcuni passaggi di trama e la risoluzione all’acqua di rose finiscono per svalutare anche una buona idea di partenza.

Troviamo infine Gambadilegno e la fama famigerata, per i testi di Giuseppe Zironi e le matite di Graziano Barbaro. La storia suggerisce una riflessione sugli effetti collaterali della notorietà e sulla sua estrema volatilità, ma lo fa in maniera apparentemente timida e frettolosa, scivolando rapidamente verso una inevitabile conclusione.

Strepitosa, invece, la one page finale Galanterie assortite – Strategia ideata da Enrico Faccini: la migliore maniera per chiudere un libretto, cui manca probabilmente quel quid in più, con un sorriso sulle labbra e un piacevole senso di soddisfazione.



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Autore dell'articolo: Federico Pavan

Sabaudo di nascita, romano d'adozione e veneto per amore, leggo fumetti da quando ero bambino e non ho ancora smesso! I miei preferiti: Tex, Asterix, Lucky Luke, Corto Maltese, Mafalda… ma Topolino resta il compagno di viaggio più fedele, una passione che mi ha portato a conoscere il Papersera (e a incontrare tanti amici e una splendida sposa) lungo tutto lo stivale italiano. Il mio idolo disneyano di sempre è Romano Scarpa, ma non posso dimenticare l'emozione del mio primo raduno, nel quale ho avuto la fortuna di incontrare due miti come Don Rosa e Carlo Chendi.