Topolino 3674

Topolino 3674 celebra, con una azzeccata copertina di Andrea Freccero, i 100 anni dalla prima rappresentazione teatrale della Turandot (che vi consiglio di ascoltare), meravigliosa opera lirica di Giacomo Puccini, ambientata in un’esotica e favolistica Cina, tra enigmi e sfide micidiali.
L’onore e l’onere di realizzare una vicenda ad hoc spettano all’esperto Alessandro Sisti, accompagnato dal sempre presente – per storie di ambientazione italiana – Alessandro Perina. Zio Paperone e gli enigmi di Turandot presenta un giovane Paperone impegnato in Cina insieme al compositore lucchese, alle prese con una esigente principessa. Si tratta di un approccio vicino al concetto dei Diari di Paperone di Korhonen. La storia risulta leggera e fa quello che deve, ovvero raccontare con garbo la nascita dell’opera, a partire dalla Turanda, e proponendo un finale beffardo per Scrooge. Per chi volesse altre suggestioni pucciniane, approfitto per ricordare anche Paperonbot, Paperina Butterfly e la Fanciulla del West.
Pippo, Minni e il baule galattico del bis-bis – Allarme su Rebootz ripropone lo stesso canovaccio del primo episodio, ma declinato sulla moda e sull’apparenza. Roberto Gagnor racconta un concetto giusto: non dare troppo peso al giudizio degli altri, ma pensare con la propria testa. Lo fa con il suo tipico approccio, tra satira tecnologica e citazione di tormentoni. Marco Palazzi raffigura sfondi curati e personaggi dinamici.

“Tu pure, o Principessa, nella tua fredda stanza guardi le stelle che tremano d’amore e di speranza…”
Paperino e l’impresa nordica è una nuova produzione internazionale (con il codice DPWSC) ambientata nella bellissima e fascinosa Scandinavia, tra Copenaghen e Tromsø passando per Malmö. Alessandro Ferrari imbastisce una trama divertente, che ci mostra le eccellenze dell’architettura nordica (come questo teatro dell’opera o il castello di Kronborg), la civiltà del ciclismo cittadino e le delizie gastronomiche locali. Si tratta di una storia parte di un ciclo dedicato alla scoperta delle bellezze europee e, almeno in questo caso, abbiamo un approccio non banale al meglio che un territorio possa offrire, senza cadere negli stereotipi.
Il meraviglioso Mago di Oz prosegue alla grande con il secondo episodio. Francesco Artibani ci mostra le peripezie di Minni e dei suoi amici, tra scimmie volanti e la strega dell’Ovest. I disegni di Paolo Mottura non hanno sbavature, guidandoci tra eleganti barocchismi e raffinati dettagli che non fanno calare l’attenzione. Siamo molto curiosi per il finale della vicenda. Spiace constatare, in compenso, la fastidiosa censura del leone, che da Topolino è diventato un anonimo felino, peraltro incapace di parlare.

L’affascinante architettura scandinava
Arriviamo quindi alle dolenti note, ad una storia di 20 tavole che pesano come un macigno: PK Very Cool, sceneggiata da Tito Faraci e disegnata da Francesco D’Ippolito. Per celebrare i 30 anni di PKNA, la redazione ha annunciato festeggiamenti lunghi un anno, tra albi nostalgici, gadget vari e storie a fumetti. In questo ambito, rientrano anche un ciclo di sei storie destinato al mensile Paperinik (a proposito del quale ricordiamo la recente intervista agli autori pubblicata sul nostro sito, ndr) e tre storie destinate al settimanale. Ora abbiamo avuto la possibilità di leggere la prima ma, purtroppo, non si può affermare che sia stata un’esperienza davvero piacevole…
Secondo l’intervista presente nello scorso numero, l’idea è di proporre delle trame che possano funzionare per nuovi lettori, dunque meno legate alla continuity e calate in un contesto contemporaneo. E la storia (presentata con il bordo della tavola viola per differenziarla dal resto dell’albo), in effetti, fa proprio quello. La vicenda, decisamente minima, ruota attorno ad un cantante che gli Evroniani vogliono utilizzare per catturare le emozioni dei paperopolesi pronti per partecipare al suo concerto. Un po’ di lotta, una risoluzione buffonesca e la storia finisce, senza danni. A parte il fatto di aver banalizzato tutto quello che ha reso credibile ed amata la serie di PKNA.

Manca solo Topolino…
Lo scopo della testata nel 1996 era di proiettare Paperinik in storie più complesse, ricche di problematiche, dubbi, personaggi sfaccettati e pericoli veri. Questa storia invece è proprio l’opposto, ovvero la semplificazione di PKNA o, meglio ancora, la ‘topolinizzazione’ di Paperinik: rendere scialbo e manieristico un prodotto che lottava contro l’ordinario e lo scontato. Ci troviamo davanti a un Pikappino, non a PK.
La storia non ha davvero nulla da raccontare, e sembra quasi più interessata a parlare di QR code, di un Paperino boomer, della scarsa AI del 2026, di Uno che si mostra in giro senza troppi problemi, di musica trap, di battute stantie e di Evroniani scemi. Spiace che, in teoria, venga presentata come appartenente a PK (con anche il logo di PKNE), dato che non ci sono i presupposti.
Le storie brevi presenti all’epoca in coda allo spillato, dopo la vicenda principale avevano, a volte, lo scopo di proporre trame leggere, ma senza mai coinvolgere il protagonista principale. In questo caso, purtroppo, ad uscire con le ossa rotte è proprio Paperinik.

Usare PK per parlare di QR code e di boomer…
E anche Paperino non se la passa meglio, presentato come un vecchio brontolone che detesta le novità e che preferisce ritirarsi nella nostalgia del passato, di quelle ‘prime cose’ che una volta erano meglio. Potremmo leggerla come una critica metafumettistica ai lettori, che sono incapaci di andare avanti. Ma, se Very Cool è il nuovo, qualche domanda bisogna porsela.
Si potrebbe aprire anche una parentesi sulla ‘necessità’ di ambientare le storie nel nostro presente. Ma è davvero necessario? In questa storia le novità tecnologiche non hanno alcun peso e, se pensiamo che Don Rosa ha realizzato solo storie ambientate negli anni Cinquanta senza che nessuno trovasse una falla logica nell’economia narrativa, forse bisognerebbe riflettere di più sulla costruzione della trama che non a inutili strizzate d’occhio per apparire moderni.
D’Ippolito in compenso salva la situazione dal lato grafico, con tavole fluide e piacevolmente movimentate, ma non cambia un risultato finale decisamente scadente.
A livello di articoli, risultano molto interessanti sia quello dedicato alle opere – letterarie, architettoniche, cinematografiche – non completate, come appunto Turandot o la Sagrada Familia (anche se quest’ultima è finalmente vicina alla meta), sia quello sulle esplorazioni spaziali citando la recente Artemis II. A completare il tutto, un bel reportage dalla Norvegia con le foto del direttore Alex Bertani.

