Topolino 3676

10 MAG 2026
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Topolino 3676

Un libretto a tutto golf. Dalla simpatica copertina di Davide Cesarello al Che aria tira… di Silvia Ziche, fino all’articolo di Antonella Murolo, che illustra dieci curiosità relative alla disciplina. Tutto ciò fa da cornice alla storia d’avvio di Topolino 3676, Giallo sul green, per la serie Topolino in giallo.

Si tratta di un classico poliziesco estivo, giusto un po’ in anticipo sui tempi, diviso in due parti (per la verità molto brevi per gli standard usuali: diciotto pagine ciascuna), in cui il lettore è chiamato a cercare di risolvere il caso assieme ai personaggi.

Nell’occasione Topolino è affiancato da Minni, che svolge un ruolo attivo nelle indagini. L’ambientazione è sfarzosa: un resort di lusso, all’interno del quale è in programma un torneo professionistico di golf. Il vincitore dovrebbe essere premiato con una coppa d’oro tempestata di diamanti da due milioni di dollari, ma, come immaginabile, il trofeo scompare dalla cassaforte che lo custodiva, dando il la all’azione.

Un’azione che, va detto, latita un po’, dato che i protagonisti, coadiuvati da Basettoni e Manetta, non faticano granché a sbrogliare una matassa non proprio inestricabile, saltando rapidamente alle conclusioni e verificandone l’esattezza senza difficoltà.

Il giallo, dunque, non appare all’altezza delle prove migliori di Marco Bosco, con ogni probabilità penalizzato dallo scarso spazio a disposizione per dipanare la trama. Notevoli, comunque, le matite di Carlo Limido, che raffigura, fra l’altro, alcuni magnifici scorci del campo da golf e del sentiero per fare jogging che lo costeggia. A tratti, specie nei primi piani di Topolino con il ciuffetto, lo stile del valente artista lombardo richiama alla mente quello (pluripremiato, anche recentemente) di Casty.

Sentiero con vista

Segue Zio Paperone e il meteo su misura, che affronta in chiave Disney le problematiche del riscaldamento globale. Gli eventi narrati da Giovanni Eccher seguono inizialmente uno schema rodato, con Paperone che chiede aiuto ad Archimede, questi che gli affida un congegno da lui inventato e Rockerduck che cerca di mettere i bastoni fra le ruote al rivale di sempre. Anche l’epilogo, tutto sommato, è il consueto, ma vi si arriva in maniera originale, spostando con abilità il centro dell’attenzione dalla classica sfida affaristica tra i multimiliardari all’eterna rivalità tra Paperino e Anacleto Mitraglia, decisiva per le sorti della tenzone. La storia si rivela così gradevole e ben strutturata, con un Marco Mazzarello in forma che ne rende bene le sfumature.

Convince meno Nonna Papera al verde nel verde, in cui Tito Faraci racconta uno dei tentativi dell’amata decana di mettere su un agriturismo nella fattoria. Le gag con Ciccio sono piuttosto ripetitive e l’insistenza con i riferimenti al web e ai social network (come accade anche in altre avventure del numero) dopo un po’ stanca. Davide Percoco fa il suo, provando in qualche modo a dare verve alla sceneggiatura, e l’impegno risulta senz’altro apprezzabile.

I capricci del meteo

L’ultima parte del libretto vede la famiglia dei Pippidi in grande spolvero, con due storie a essi dedicate. Si comincia con Antiquus-Topolinia solo andata, quarto e ultimo episodio di Pippo, Minni e il baule galattico dei bis-bis. Roberto Gagnor completa la propria saga fantascientifica, elargendo a piene mani perle del suo caratteristico umorismo, destinato a suscitare pareri discordanti.

Stavolta l’accrocchio spaziale ideato dall’antenato Pippus Wanderer ci trasporta in uno strano pianeta abitato da dinosauri evoluti. Dopo quelli di Sgrinfia, Trudy e Macchia Nera, il villain non può che essere un alter ego di Pietro Gambadilegno. Il finale ci riporta al punto di partenza, lasciando però aperta la possibilità di un seguito (onestamente poco auspicabile). Efficaci i disegni di Marco Palazzi, anche se in un paio di circostanze la gabbia più libera crea leggera confusione sull’ordine delle vignette.

Abbiamo poi Topolino e la bistrattante sfesta dei Pippidi, in cui Francesco Pelosi ci fa conoscere un nuovo bis-bis, il burbero Arpagone de Pippis, ideatore secoli or sono di una singolare “ricorrenza estemporanea”, ancora in uso ai giorni nostri. Topolino si ritrova così nelle vesti di spaesato ospite d’onore, unico invitato non appartenente alla famiglia, al bizzarro party organizzato nella villa di una cugina di Pippo, Pepita Von Pippis.

Pensiero laterale e strampalata logica pippide all’ennesima potenza, dunque, per un’avventura gustosa, che scorre via in un lampo intrattenendo assai piacevolmente, nella quale Ottavio Panaro si dimostra pienamente all’altezza del compito assegnatogli.

Al ritrovo pippide

Oltre all’abituale e già citata apertura zichiana, troviamo ben tre one page. Le prime due, Tocco finale e Corpo di ballo, per la serie Duck-Hit Dance!, di Roberto Gagnor e Giampaolo Soldati, corredano l’intervista alla cantante Senhit, prossima partecipante all’Eurovision Song Contest, ribattezzata, appunto, Duck-Hit. L’altra, ovvero quella posta come da tradizione in chiusura, realizzata dai Davide Catenacci e Gabriele Giovannacci, è un nuovo capitolo di Zio e nipoti, intitolato La dimostrazione.

Nel complesso, è un numero interlocutorio, schiacciato tra la fresca conclusione di una parodia-kolossal e il prossimo inizio di un’altra (entrambe scritte dal prolifico Francesco Artibani). Qui manca una vera storia di punta, di quelle che si candidino a restare nella memoria: salvo la prima (anch’essa, peraltro, sviluppata in modo lievemente sbrigativo), sembrano tutte riempitive, e forse sarebbe stato meglio distribuirle su un paio di uscite, accompagnandole a proposte di maggiore impatto. Di conseguenza, nonostante prese singolarmente in diverse non sfigurino affatto, la valutazione generale di questa settimana non può essere troppo generosa.



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Autore dell'articolo: Fabrizio Fidecaro

A cinque anni cominciai a leggere Topolino, a sette fui travolto dal vento del sud. Da allora il fumetto Disney ha sempre fatto parte della mia vita. Amo lo sport (da spettatore), i libri di John Fante e Simenon, i film di Hitchcock e Wes Anderson. Il Papersera mi ha dato l'opportunità di incontrare grandi autori e nuovi amici.