Luciano Bottaro e il mito di Orlando

27 MAG 2026

Premio Papersera Story

Luciano Bottaro - Un gioviale omaggio

Il 27 maggio 2006, con una cerimonia tenutasi in quel di Reggio Emilia, sede all’epoca della Mostra Mercato ANAFI, veniva celebrato ufficialmente il Premio Papersera. Forse in pochi fra i presenti quel giorno avrebbero immaginato che tale spontanea iniziativa si sarebbe trasformata in un appuntamento tradizionale, centrale per tutti gli utenti che in questi anni sono transitati soprattutto dal Forum: un luogo dove hanno potuto radunarsi appassionati disneyani di tutta Italia, fino alla costituzione nel 2014 di una Associazione di Volontariato.
Due decenni sono passati dal momento in cui Luciano Bottaro ricevette Un “gioviale” omaggio: la prima pubblicazione del Papersera, con cui i lettori ringraziavano un Maestro Disney per le tante ore liete trascorse con le sue storie. Possiamo dire oggi che quel libro ha fatto da apripista a progetti molto più ambiziosi e strutturati, nei quali abbiamo però cercato di infondere sempre il genuino entusiasmo di quei giorni.
Anche per la sua natura “sperimentale”, il volume venne tirato in pochissime copie in una copisteria universitaria abituata a rilegare tesi, e molti frequentatori anche abituali di queste pagine non hanno mai avuto occasione di poterne vedere i contenuti. Per l’anniversario, presentiamo quindi di seguito un articolo estratto dal libro edito ormai venti anni fa, sia nella speranza di fare cosa gradita ai nostri lettori sia per omaggiare il nostro carissimo Luciano Bottaro, genuinamente sorpreso al momento della premiazione.


Quando la Chanson de Roland fece la sua apparizione portando alla ribalta il più famoso dei paladini di Francia, difficilmente qualcuno avrebbe potuto prevedere le successive e puntuali rentrée di questo personaggio. E’ a metà dell’XI secolo che si possono iniziare a leggere le imprese di questi cavalieri che combattono per la patria e per il loro sovrano, che fanno sfoggio di lealtà, senso dell’onore, eroismo in battaglia. Dopo circa 400 anni a cavallo tra XV e XVI secolo, ecco i nostri eroi ritornare per mano prima del Boiardo con l’Orlando innamorato e poi dell’Ariosto con l’Orlando furioso e dare nuova linfa al loro mito.

Luciano Bottaro e il mito di Orlando - Il prode paladino

E per un curioso intreccio del destino, dopo essersi perpetuata in infinite narrazioni minori e popolari (come i pupi di Sicilia), devono passare ancora e di nuovo 4 secoli prima che la figura di Orlando torni a riaffacciarsi al grande pubblico, stavolta dal mezzo popolare per eccellenza, il fumetto. A cantare le avventure degli indomiti cavalieri è uno degli eredi moderni del Magnifico e dei menestrelli medievali, Luciano Bottaro da Rapallo, Disney italiano della prima generazione, grande sperimentatore grafico e ottimo autore completo. Quando dà vita ad un vero e proprio ciclo alternativo a quello carolingio (inizialmente affiancato ai testi da Carlo Chendi) Bottaro, che oggi vanta una carriera di quasi mezzo secolo nel fumetto, è al lavoro sui personaggi Disney da pochi anni ma ha già un curriculum fatto di storie importanti anche nella doppia veste sceneggiatore/disegnatore (Paperino conte di Montecristo, Il dottor Paperus…) e la padronanza necessaria per costruire quello che è un piccolo universo personale all’interno del macro-cosmo disneyano.

Agli occhi del lettore la scelta della banda dei paperi per la messa in scena dell’epopea cavalleresca appare perfetta: a corrispondenze praticamente evidenti come l’anziano e potente Carlo Magno interpretato da Zio Paperone, si uniscono felici intuizioni di Bottaro che rispolvera personaggi quasi ignorati (almeno in Italia) come Ciccio e Nocciola per affidargli ruoli di primo piano e da cui sarà ricompensato con grandi interpretazioni! E ad un Paperino ancora molto barksiano nello spirito, intraprendente, irascibile ed indomito, pur se già afflitto dall’italica sfortuna che lo perseguiterà negli anni avvenire, i panni di Orlando sembrano cuciti addosso. Il risultato è una serie di 4 avventure mirabilmente narrate, dalla comicità travolgente e illustrate da un artista che si avvia a diventare un riferimento nel mondo Disney e che fa sfoggio di tutto il suo talento infarcendo le tavole di vignette doppie, vignette quadruple e splash panels da capogiro.

Luciano Bottaro e il mito di Orlando - Il re del madrigale

Tutto inizia nel 1960, in Paperino il Paladino, con due splendide vignette a tutta pagina che ci introducono al mondo e alle vicende del prode eroe e del suo scudiero Ciccio ed è un inizio col botto: in una sequenza di cinque comicissime tavole il nostro piccolo ma inarrestabile cavaliere fa piazza pulita di un intero esercito, tra fendenti furiosi, massi divelti, spade spezzate. Peccato che tanto ardore sia male indirizzato, visto che le milizie messe in fuga altre non erano che quelle di Papero Magno intente alle manovre annuali… E questo episodio fornisce subito il leit-motiv dell’intera saga, con Paperino-Orlando continuamente pronto a pugnare contro abusi di ogni sorta ma alla fine sempre sbeffeggiato dalla cattiva sorte e defraudato della giusta ricompensa. Le vicende e i personaggi si susseguono, così come le trovate umoristiche: dal viaggio per scortare madonna Paperina che porterà inevitabilmente allo scontro con Gastone (il re del madrigale col singhiozzo, che ha in repertorio successi come Volare e Romantica), all’attacco dei mori alla città di “Portus Delfini” respinto a colpi di spada da Paperino, all’inevitabile trionfo dell’imbelle rivale sopra citato che, al solito, raccoglie quanto seminato dallo sfortunato cugino.

Perfetto in questo bailamme di situazioni lo scudiero Ciccio, che assolve benissimo al ruolo di spalla e, come una scheggia impazzita, imperversa nelle vignette sempre trafelato, correndo a destra e a manca dietro al suo padrone, dimostrando la bontà della scelta dell’autore. E nel finale Bottaro ha modo anche di cimentarsi in quelle ambientazioni orrorifiche e a tinte cupe che sono evidentemente di suo gradimento e che già aveva anticipato nel Dottor Paperus: lande selvagge, draghi sputafiamme e la strega Nocciola sono gli ingredienti dell’ultima impresa del paladino che si concluderà con l’ennesimo apparente trionfo e una ingloriosa e immeritata punizione, ovvero pelar patate per il matrimonio tra Paperina e Gastone.

Il mago Basilisco di Pedrocchi, ripreso da Bottaro

Il mago Basilisco di Pedrocchi, ripreso da Bottaro

Nel secondo episodio, intitolato Paperin Furioso, Bottaro fa tutto da solo, testo e disegni ed è probabilmente il più divertente del ciclo per merito di un irresistibile Paperino fuori dalla grazia divina, che imperversa nelle campagne francesi facendo scempio di tutto ciò che incontra. Questa volta ci viene fornita anche una spiegazione sull’inusuale ambientazione: è Nocciola che per punire i due irriducibili scansafatiche, Paperino e Ciccio, li trasporta indietro nel tempo alla corte di Papero Magno. Non cambia il motivo conduttore, con il nostro indomito paladino sempre alla ricerca dell’impresa memorabile (nella fattispecie liberare la principessa Angelica, prigioniera di un mago malvagio) e continuamente vessato dal re e dalla cattiva sorte.

Inoltre il gioco delle citazioni si fa più evidente, con l’autore che omaggia Pedrocchi resuscitando il mago Basilisco (e facendogli fare, a distanza di venticinque anni, ancora la stessa fine, sepolto tra le macerie del suo castello), omaggia il Prince Valiant di Foster in diverse sequenze e cita anche se stesso riprendendo situazioni e personaggi delle sua produzione quasi a voler portare avanti una sorta di personale continuity. La trama è tutta al servizio delle numerosissime sequenze esilaranti: l’attacco al castello del mago con la “spada che canta” che arresta le mostruose milizie intonando Non son degno di te, o Ciccio che viene scambiato per il salvatore della principessa e che quindi si dimette per andare a convolare a nozze con lei.

Architetture riprese da Prince Valiant

Le architetture bottariane riprendono il Prince Valiant di Foster

Ma è nella seconda parte che l’autore si scatena in sequenze impressionanti per forza espressiva (e per umorismo, come è giusto che sia in un fumetto Disney); una seconda parte dominata da un Paperino letteralmente folle per l’ingiustizia subita, “una furia devastatrice” capace di lanciare un sasso mastodontico in aria  e aspettare “di riceverlo sulla testa con somma delizia”, di ridurre a ferro e fuoco l’accampamento dei Mori e giocare a birilli con le loro teste, di abbattere a testate la reggia dell’ingrato re e poi gettarsi all’inseguimento di Gastolfo fiutandone le tracce come un cane da tartufi! Dopo questa sarabanda di eventi Nocciola decide che è sufficiente e a Gastolfo, arrivato sulla luna per ritrovare il senno di Paperino, consegna un filtro magico che riporterà i nostri eroi al loro tempo (ma non senza simpatiche conseguenze).

Luciano Bottaro e il mito di Orlando - I pellegrini (falsamente) lebbrosi

Il terzo episodio della saga, Paperino e il tesoro di Papero Magno, vede la luce nel 1972. Stesso cast, stesse disgraziate disavventure per Paperino, stessa disarmante comicità. Ancora una volta il pericolo viene dai Mori-Bassotti che già nelle prime pagine fanno prigioniero l’imbelle e fanfarone Gastolfo (grande l’autore nel sottolineare l’inettitudine dell’antipatico cugino, quando ad un suo servitore in fuga fa dire che è stato il cavallo di Gastolfo ad opporre resistenza ma è stato prontamente depilato!). Un’altra nota di merito Bottaro la colleziona per una sequenza abbastanza audace per un fumetto Disney ma trattata con la leggerezza e l’ironia del caso: per liberare il cugino, Paperino e Ciccio si camuffano da pellegrini affetti da lebbra di ritorno dalla Terra santa (sequenza forse ispirata ad una analoga che ritroviamo nel film Brancaleone alle crociate del 1970). Com’è ovvio la malattia non viene mai esplicitamente nominata, ma l’abbigliamento, il certificato medico con tanto di bolli (!) e le espressioni atterrite dei Bassotti sono molto eloquenti.

Dopo queste prime schermaglie, la storia entra nel vivo e si gioca tutta su un paradossale tira-e-molla tra Papero Magno rapito dai Mori che ha così la possibilità di sfuggire per un po’ alle fatiche di sovrano e godersi una dorata prigionia (una sola mattonella lo separa dal suo tesoro e dagli amati bagni auriferi) e Paperino che, da leale paladino qual è, si adopera per liberarlo. Il finale si risolve come i precedenti, con Nocciola (personaggio bottariano tra i più prediletti) che dà il suo contributo, Gastolfo che si prende tutto il merito e Paperino che per sfogare la sua rabbia può solo inseguire il suo scudiero.

Prospettive anni Novanta

Il ciclo paperingio può dunque considerarsi concluso, una trilogia che resta nella storia del fumetto Disney italiano, un esempio di come si possano costruire storie avventurose ma con una comicità di fondo mai infantile, storie dai più livelli di lettura, dall’avventura alle gag pure semplici, ad una comicità intelligente, alla satira di costume, il tutto sostenuto da un tratto personale, pulito, rotondo, espressivo che non a caso ha fatto scuola e da una padronanza delle ambientazioni medievali e nella costruzione della tavola che lasciano stupefatti.

Anni dopo, comunque, l’autore decide di regalarci una sorta di bonus-track: dal finire degli anni Sessanta in avanti, la sua collaborazione con la Disney prosegue “a singhiozzo”, con il maestro ligure che si assenta da Paperino & c. per lunghi periodi, ma in occasione del suo ultimo riavvicinamento negli anni Novanta porta a compimento i seguiti di alcune delle sue saghe più belle e insieme a Rebo e al dottor Paperus, è la volta anche di Paperino il paladino. Così nel 1996 esce Paperino e Paperotta, in cui ritornano tutti i protagonisti e l’unica variante è data da Paperina-Paperotta, concupita questa volta oltre che dai due cugini anche dal re Papero Magno in persona. La storia a cui, in veste di sceneggiatore ha contribuito anche Alberto Autelitano, non si discosta di molto dalle precedenti ed è forse meno travolgente dal punto di vista del ritmo, ciononostante il Bottaro disegnatore si esalta ancora una volta. Pur mancando le “deformazioni” spinte al limite dei lavori coevi, comunque la vena sperimentatrice si nota ugualmente soprattutto nell’uso del colore e di vignette “tridimensionali”, oltre che nell’uso della prospettiva.

Insomma, 50 anni e oltre di fumetti alle spalle e ancora voglia di stupire e inventare: basta questo a definire la grandezza dell’artista e chissà che il nostro paladino preferito non ritorni ancora una volta per cogliere finalmente quella giusta ricompensa che sempre gli è stata negata.

Autore dell'articolo: Gianni Santarelli

Abruzzese, ingegnere elettronico riconvertito in quel che serve al momento. Il mio rapporto con i fumetti segue tutta la trafila: comincio a cinque anni con le buste risparmio della Bianconi (sovvenzionato da mia zia), poi Disney, i supereroi Corno, i Bonelli (praticamente tutti, anche se abbandonati man mano). Verso i 18 anni scopro le riviste della Comic Art, leggo "Stray toaster" di Sienkiewicz e inizio un giro del mondo fumettistico che ancora non termina. Fumetto franco-belga, argentino, americano, autori celebri e sconosciuti, tutto finisce nella mia biblioteca, molto aspetta ancora di essere letto, nel frattempo dilapido una fortuna. Su due cose sono profondamente ignorante: i supereroi "classici" (ad eccezione di Batman, per cui ho una venerazione, non leggo una storia dell'uomo ragno & c. dagli anni 80) e il fumetto giapponese. Per il Papersera, con il nick "piccolobush", collaboro all'annuale premio e scrivo qualche articolo quando necessario!