Topolino 3678

Topolino 3678 parte un po’ zoppicando per poi raggiungere un livello più che soddisfacente. La copertina di Mastantuono, che vedete qui a fianco, sembrava fosse ispirata in qualche modo alla storia di apertura Topolino e il profumo buonissimo che vede Giuseppe Zironi nelle vesti di autore completo, ma è invece una semplice gag collegata in maniera molto, molto vaga alla storia. Storia che peraltro non rientra nelle migliori prove dell’autore di Reggio Emilia: 22 pagine di quella che sembra una comica un po’ tirata per le lunghe, un po’ banale nei nomi dei profumi (divertente invece il nome di Nice Nutria) e negli esiti. Zironi ha dimostrato di saper fare tanto di più, quindi da lui mi aspetto tanto di più.
Altro autore dal quale è lecito attendersi di più è Marco Bosco, che invece, nella storia Gastone e il venerdì sfortunato, con i disegni di Ottavio Panaro, ci propone dieci pagine di gag costruita in maniera poco coinvolgente. Un autore capace di intrecci ben più complessi ed interessanti, e mi riferisco ai suoi “gialli” apparsi negli ultimi mesi sul settimanale nella serie Topolino in giallo, è ovviamente libero di realizzare anche storie “leggere” e comiche, ma quello che non deve mancare, secondo me, è il fattore di interesse del lettore verso la trama.
Si continua con i “motori a basso regime” per il nuovo episodio della serie Galaxy Quack, realizzato da Giovanni Barbieri e Giovanni Preziosi, intitolato Lo vuoi un bakobo? Mi è sembrato di leggere una storia ispirata a qualcosa di già visto. Capisco che la letteratura di fantascienza, nella sua pur breve vita abbia avuto un volume di racconti e di spunti altissimo, e che sia quindi difficile trovare qualcosa di completamente originale, ma questa storia mi ha dato sin dall’inizio una sensazione di dejà vu… forse ho in mente personaggi più disincantati e rabbiosi del Paperino visto qui, forse una via di mezzo tra gli Astrostoppisti di Alfredo Castelli, L’invasione dei gattopiatti di Robert A. Heinlein o al più drammatico Ora tocca al wub di Philip K. Dick.
Molto (ma molto!) più interessante la conclusione di Topoi e la città del tempo, sceneggiata da Bruno Enna, dove la bravura dell’autore riesce a mescolare i paradossi della Macchina del tempo con la narrazione didascalica (ma assolutamente non tediosa) della Sardegna antica ed un finale “a sorpresa” che dà lustro a questo numero del settimanale, grazie anche ai disegni ispirati di Luca Usai, sia nelle ambientazioni che nei personaggi: molto bello Plottigatt che, seppur in una manciata di vignette riesce a restare impresso.

La tavola di apertura della seconda puntata.
Continua, infine, la Papereneide di Francesco Artibani e Simona Capovilla, sempre rispettosa dello svolgimento della trama originaria con le consuete distorsioni e deviazioni parodistiche, utili sia a divertire il lettore con gag e giochi di parole, in particolare la scelta dei nomi del protagonisti, sia ad evitare le scene meno aderenti al target immaginato dalla redazione (o dal team di efficientissimi censori disneyani). Certo, mi ha sorpreso un po’ vedere il risicato spazio destinato alle vicende di Cartagine e della sua regina rispetto alla parte di Aceste, molto meno nota agli scolari (senza dubbio i più numerosi lettori dell’opera virgiliana); però mi sono davvero sorpreso a vedere Palinuro/Palinoga finire tra le onde e mi sono chiesto se davvero fosse stato quello il suo destino.
Chiude il numero una piacevole intervista con Maurizio Nichetti, intelligente e poliedrico personaggio del nostro panorama culturale cinematografico, sin troppo spesso lasciato in ombra, e che invece è apparso anche sulla copertina del nostro volume dedicato a Massimo Marconi del quale proprio in questi giorni ricorre il primo anniversario della scomparsa.
Come nota di colore aggiungo il “sussulto” che ho avuto quando – appena preso il fascicolo – l’ho sfogliato rapidamente come d’abitudine e sono incappato in una foto del cantante Fulminacci, che non conoscevo e che per un attimo mi è sembrato Andrea Pazienza!
In un impeto di ottimismo e di voglia di incoraggiare il settimanale dopo un lungo periodo di mediocrità, che spero si sia concluso con il numero scorso, mi piace dare quattro stelle; speriamo servano come carburante per fare sempre meglio.

