Viaggio a New York: una caccia al tesoro nelle fumetterie

26 GIU 2026

Il racconto del ritrovamento da parte di un collezionista italiano di una copertina di Carl Barks in una fumetteria di Brooklyn

È la stessa immagine del mitico numero 100 di Topolino: un cortocircuito tra la Golden Age americana e il mito Mondadori

Vivere a New York per un mese intero ti cambia il ritmo del passo, ma per chi ha la mia ossessione si trasforma in un’inarrestabile caccia al tesoro. Ho setacciato Brooklyn e i suoi quartieri, mappando ogni tempio della Nona Arte. Ho respirato la cultura indie da Desert Island, esplorato le pareti cariche di storie di Brooklyn Comic Shop e cercato rarità tra gli scaffali di Anyone Comics. Un pellegrinaggio metodico tra albi d’oro e fumetti d’avanguardia che mi ha portato a scovare gemme introvabili, fino al cortocircuito perfetto che mi ha catapultato dalle strade di Williamsburg direttamente alle radici della mia passione italiana.

Desert Island

È accaduto nel distretto di Brooklyn, al numero 540 di Metropolitan Avenue, da Desert Island, un tempio del fumetto vintage dove l’odore della carta invecchiata è più inebriante di un profumo di lusso. Qui, tra scaffali ricolmi di fanzine e rarità, le dita si sono fermate su un albo che ha cambiato il peso della mia giornata: la ristampa del 1981 marchiata Whitman del numero 4 di Uncle $crooge. Una copertina firmata da Carl Barks che mi ha provocato un’epifania.

Zio Paperone, con la sua consueta e adorabile spocchia da magnate, osserva Paperino intento a un lavoro di precisione: cucire un dollaro direttamente sulla giubba del vecchio cilindro. Per un collezionista cresciuto a pane e Papersera, tenere in mano l’originale americano è come toccare una reliquia, ma l’emozione vera nasce soprattutto dal cortocircuito con la nostra storia editoriale.

Quella stessa identica immagine, che oggi ritrovo a Williamsburg e che considero l’archetipo dell’arte dell’Uomo dei Paperi, veniva infatti scelta dalla Mondadori per celebrare il primo, storico traguardo a tre cifre: il numero 100 di Topolino libretto, datato 10 ottobre 1954.

Lo stile di Carl Barks è inconfondibile in questa illustrazione, eseguita originariamente per la copertina dell’albo Usa Uncle Scrooge 4 del dicembre 1953. In Italia, quel memorabile traguardo da 80 lire, con cadenza quindicinale e ben 108 pagine (Volume XVII), ospitava la prima delle tre puntate della storia Paperino e i ribelli del Rif, scritta da Guido Martina e disegnata da Giovan Battista Carpi. Una trama memorabile in cui il nostro pennuto eroe, spedito in Africa per girare un film di Zio Paperone, finisce per perdersi nel deserto e arruolarsi nella Legione Straniera.

Da collezionista confesso che devo ancora trovare la copia perfetta del numero 100 nostrano da inserire nella mia biblioteca: è un pezzo immacolato che sto ancora inseguendo, ma aver scovato qui a Brooklyn la versione americana mi ha riempito di una felicità assoluta.


Uncle $crooge 4
27 ottobre 1953


Topolino libretto 100
10 ottobre 1954


Uncle $crooge 190
18 settembre 1981

Ciò che rende affascinante il confronto ravvicinato tra questi tre pilastri editoriali è la totale anarchia cromatica applicata alla medesima illustrazione di Barks, che rivela le diverse anime e scelte delle rispettive redazioni.

Nell’originale del 1953 di Dell Comics, venduto a 10 centesimi, lo sfondo è di un rosso tendente al marrone e i dollari sono del classico verde. Qui Zio Paperone indossa un cappello nero e grigio, una palandrana marrone con colletto verde, cintura arancione, occhiali azzurri, ghette grigie e maglietta violetta. Paperino, al suo fianco, spicca con la giubba azzurra, bottoni e colletto gialli e il tipico fiocchetto rosso.

Uncle Scrooge 190

Quando la Mondadori decide di stampare Topolino 100 nel 1954, stravolge completamente la tavolozza: lo sfondo si tinge di giallo e i dollari assumono tonalità incredibilmente svariate tra il rosa, l’arancione e il giallo. Anche Paperone cambia d’abito, mostrando un cappello nero e blu, palandrana e colletto rossi, cintura gialla, occhiali bianchi e ghette rosse, la maglietta di un colore verdino, mentre Paperino subisce una leggera modifica con il colletto della giubba che diventa azzurro anziché giallo.

La vera bizzarria si compie però nella ristampa Whitman numero 190 del 1981, quella che ho appena recuperato per tre dollari (in copertina il valore era 50 cent, diciamo uno degli investimenti migliori della mia vita da collezionista). In questa versione lo sfondo si fa dorato e i dollari tornano verdi, ma Paperone indossa un cappello nero e rosso, una sgargiante palandrana gialla con colletto rosso, una cintura rossa, ghette bianche, la maglietta ritorna di un viola seppur più scuro intonata, per finire, agli occhiali di un inquietante violetto. Paperino, invece, si salva da questo restyling anni Ottanta e rimane del tutto identico all’originale, pur perdendo i bottoni della giubba che resta azzurra, con colletto giallo e fiocchetto rosso.

Tre modi diversi di guardare lo stesso capolavoro, uniti da un unico filo conduttore che da Brooklyn mi riporta dritto alle radici della mia passione. Questo viaggio a Williamsburg mi ha regalato più di un semplice pezzo di carta vintage. Trovare questa copertina Whitman significa toccare con mano le infinite trasformazioni di un mito barksiano. La mia caccia ad un Topolino 100 perfetto continua, ma oggi la mia anima da collezionista torna a casa felicemente appagata.

Autore dell'articolo: Mauro Pigozzo

Giornalista professionista, ha iniziato ad amare i fumetti della Disney da bambino. Soprattutto Topolino, ma poi si è abbonato anche a I Classici di Walt Disney, Paperino Mese e Zio Paperone. Oggi adora le storie della Disney anni '50 e '60 e ha un sogno: riuscire prima o poi a concludere la sua collezione di Topolino. Ma sa che non finirà mai, c'è sempre un numero da sostituire...