Buena Vista Lab, Buena Vista Comics, Kylion e altri collaterali
Introduzione
I primi anni 2000 per il fumetto Disney italiano sono stati vivaci, ricchi di esperimenti ma anche di delusioni, nella continua ricerca di un nuovo successo dopo PKNA e, soprattutto, W.I.T.C.H. In questo articolo ci concentreremo sulle operazioni che hanno visto la creazione di nuove testate che andavano oltre il recinto rassicurante dei personaggi Disney, per creare mondi nuovi, completamente da zero, con investimenti notevoli in termini di studio, preparazione e realizzazione. Ci muoviamo fondamentalmente nel formato spillato 17×25,5cm, in quello che alcuni hanno definito ‘Disney New Generation‘.
Vi avvisiamo fin da subito, non si tratta di una storia piacevole. Pur avendo personaggi diversi, autori differenti e storie non sempre lineari, tutte le testate, tranne una, sono state cocenti delusioni, tentativi sfortunati di portare il lettore in un mondo soddisfacente. La destinazione finale era invece una conclusione abborracciata, uno svolgimento caotico, una vicissitudine editoriale faticosa e, alla fine, restava solo l’amarezza di un viaggio triste. Raccontare gli insuccessi, comunque, ha spesso il potere di rinvigorire e di trovare una nuova strada vincente.
Con questo spirito, partiamo!
Monster Allergy

Immagine promozionale con un claim stabile per tutta la testata
Monster Allergy esce il 13 ottobre 2003 in tutta Italia. Si tratta del primo spillato edito come Buena Vista Comics, ovvero un’etichetta creata da Disney Italia per promuovere iniziative fumettistiche senza i personaggi classici e con maggiori libertà. Non solo, come ricorda Francesco Artibani in un’intervista a uBC fumetti:
Witch è stato sicuramente il primo dei nuovi progetti, non presentando personaggi classici ma protagoniste del tutto inedite (a differenza di PK, MMMM e X-Mickey), ma i nuovi progetti Buena Vista, a differenza di Witch, nascono grazie ad un tipo di contratto diverso tra editore e creatori, un accordo in cui gli autori, per la prima volta nella lunga storia della Disney italiana, percepiscono i diritti dalle vendite e da qualsiasi altra forma di sfruttamento commerciale. I titoli Buena Vista, a volerli identificare, sono dunque quelli del “nuovo corso”.
Si tratta di un passo significativo per la sezione italiana della compagnia americana, e che punta a creare un ambiente creativo profittevole per entrambe le parti. E, se per Monster Allergy i risultati sono estremamente positivi, non sarà così per Kylion, come vedremo nel paragrafo successivo.
La testata racconta dell’amicizia tra Elena Patata e Zick, un domatore di mostri. Ai due protagonisti principali si aggiunge una serie di comprimari mostruosi dall’efficace effetto comico, a partire da Bombo. Dal punto di vista narrativo, Katja Centomo e Francesco Artibani sono gli ideatori, mentre l’impostazione grafica dei personaggi è affidata a Barbara Canepa e Alessandro Barbucci (le menti creative dietro Witch). In parallelo, i primi due creano Red Whale, una agenzia letteraria per gestire i diritti e la produzione di Monster Allergy, oltre a curare altri progetti.
La testata conta 29 numeri e conclude la sua storia editoriale da edicola nel febbraio 2006 (qui nel nostro forum alcuni commenti). L’albo presenta una sola storia lunga, cui dava il titolo, mentre solo nei primi sei numeri era presente anche una vicenda breve maggiormente umoristica, in maniera simile a quanto succedeva con Pkna. Il successo della testata non si riflette solo negli albi a fumetti, ma nelle varie iniziative collaterali che gli autori riuscirono a realizzare: statuette (trovate qualche esempio nella gallery finale), iniziative con Ferrero, un videogioco, una ristampa dei primi sette numeri e, soprattutto, una serie animata in due stagioni (prodotta da Rainbow, trovate tutti gli episodi sul canale YouTube ufficiale).
La capacità di mantenere vivo il brand anche in altri contesti, come un musical o un’attrazione al parco dei divertimenti, hanno spinto l’editore Tunuè a ristampare l’intera serie in due volumi omnibus nel 2015, aggiungendo un trentesimo episodio inedito conclusivo. Non contenti, gli autori nell’autunno 2016 hanno realizzato anche una nuova serie in cinque volumi cartonati – Monster Allergy Evolution – per raccontare nuove storie di Elena e Zick, ora diciottenni.
Monster Allergy ha saputo utilizzare la lezione disneyana creando personaggi credibili e divertenti, aprendosi ad un pubblico il piu ampio possibile, con storie mature e fresche, senza banalità. Si era rivelato un ottimo risultato per Disney Italia e, su questa scia, si decise di continuare, in parallelo, la sperimentazione, raccontando una storia a tema spaziale. Ma le cose non andranno affatto bene.
Kylion

Immagine promozionale con un claim stabile per tutta la testata e il preambolo che si tratta di ‘Buena Vista Comics’
Nel giugno 2004 arriva nelle edicole italiane Kylion, con un lancio promozionale di 1 € (per poi proseguire a 2,30 €), preceduto da uno spillato pubblicitario di 8 pagine distribuito come omaggio (trovate le foto nella gallery in fondo all’articolo). Il formato spillato, una capillare promozione tra le varie testate disneyane e gli autori coinvolti fanno pensare ad un nuovo evento all’altezza dei suoi pari disneyani. Purtroppo, si tratta invece di un grande insuccesso, con una gestione creativa scissa tra approccio autoriale e richieste commerciali.
La lavorazione del progetto Dominion, com’era chiamato inizialmente, durò circa due anni. Francesco Artibani, una delle penne migliori degli spillati disneyani, e Giulio De Vita, ecclettico disegnatore, erano gli ideatori del progetto, che puntava a mischiare un’avventura fantascientifica con i turbamenti adolescenziali. La storia infatti vedeva sei esploratori spaziali il cui sonno criogenico veniva interrotto a causa di un danno all’astronave, che precipitava sul pianeta del titolo. I protagonisti erano dunque degli adulti nei corpi di ragazzi, con tutto quello che ne consegue. Peccato che, nel corso dei numeri, ogni trama risultava debole, stereotipata e stantia.
I motivi vanno ricercati nella particolare lavorazione della serie. Disney Italia aveva grandi progetti, e pensava di realizzare un successo fumettistico capace di conquistare il mondo. Agli approcci creativi di Artibani e De Vita vennero aggiunte le azioni disturbatrici dei reparti marketing, dei produttori del merchandising, dei focus group.
Dalle parole di Artibani stesso in un’intervista a Comicus del 9 aprile 2006:
La redazione, l’Accademia Disney, le cavie umane dei focus group, i produttori di giocattoli e di zainetti: tutti hanno voluto dare il loro contributo indispensabile con delle modalità che sono andate al di là del normale rapporto tra editore e autore. Autori bravissimi come Vietti, Medda, Bartoli e Olivares non hanno avuto l’opportunità di fare quello che sapevano fare. Io e Giulio De Vita abbiamo seguito le richieste dell’editore fin quando è stato umanamente possibile; abbiamo abbandonato la serie senza rimpianti quando, dopo pochi numeri, ha iniziato ad assomigliare sempre di più al polpettone della mensa.
E ancora:
Su Kylion, per accontentare le richieste dei focus group o dei produttori di giocattoli, ci siamo trovati tutti a fare i conti con elementi che con il fumetto avevano poco a che fare. Attraverso una gestione approssimativa, la redazione interveniva riscrivendo interi episodi senza consultare gli autori della serie o gli autori delle storie. Quello che avete letto sulle pagine di Kylion, anche se portava la firma di ottimi scrittori come Medda, Bartoli, La Neve e Vietti, ha subito una quantità inaccettabile di rimaneggiamenti da rendere irriconoscibile il risultato finale. Non è la riscrittura di una, cinque, dieci pagine che non si accetta: rimettere le mani sul proprio lavoro è l’essenza del lavoro della scrittura. Quello che è inaccettabile è la manipolazione dettata da capricci, ripensamenti o da improvvisazioni; è un metodo questo che, per conto mio, va respinto nella maniera più totale.
Questo distacco tra intenti creativi iniziali e risultato finale si sente durante la lettura, non aiutata da un apparato redazionale ben poco focalizzato sul fumetto ma rivolto al mondo dello sport, del divertimento e dei videogiochi.
Roberto Recchioni, in una sua recensione del numero 1 del 26 maggio 2004, scriveva:
Se qualcuno di voi avesse frequentato, anche marginalmente, l’ambiente degli addetti al lavoro di ambito fumettistico negli ultimi due anni, saprebbe che di Kylion (ex Dominion) se ne sono dette di cotte e di crude negli anni, mesi e settimane che hanno preceduto la sua uscita. La voce comune era che fosse un progetto mal concepito, mal disegnato, mal colorato e mal sostenuto.
Un agnello sacrificale da immolare sull’altare della ricerca del “Witch per ragazzi”, un pozzo nero in cui la Disney (o Buena Vista che dir si voglia) stava buttando soldi ed energie senza la necessaria convinzione.
Gli sforzi profusi (la conferenza stampa con lo stilista Elio Fiorucci e lo psicoterapeuta Gustavo Pietropolli Charmet, la tiratura del primo numero da 200mila copie, le ambizioni internazionali, i tanti autori coinvolti) non furono all’altezza delle ambizioni editoriali, che crollarono nel giro di 13 numeri.
Kylion chiuse in maniera raffazzonata, cercando di dare un senso narrativo alle trame aperte e proponendo un finale, mediocre, ma pur sempre un finale. L’etichetta Buena Vista Comics scherma il logo Disney, ma il marchio del fallimento risulta inevitabile e, in qualche modo, impatterà anche le produzioni future.
Buena Vista Lab
Buena Vista Lab, rispetto a quanto abbiamo visto, era qualcosa di completamente diverso, a partire dal formato: eleganti brossurati 19×25,5cm con alette, una foliazione in media di 80 pagine e un prezzo di 6,90 €. L’editore è sempre Disney Italia, che usa Buena Vista come etichetta sperimentale, come abbiamo già notato in precedenza. Ma non si tratta di Buena Vista Comics, bensì di Buena Vista Lab. Il logo editoriale diventa il nome della testata, e assume un significato programmatico.

Immagine promozionale per il primo numero della testata
Nel risguardo in terza di copertina viene riportato il significato della parola ‘laboratorio’, seguito poi da quello di ‘lab’, ovvero ‘Collana di fumetti autoconclusivi, realizzati da artisti internazionali: vere e proprie graphic novel inedite e moderne’. E, come secondo significato per estensione: ‘Albi su cui sperimentare generi, storie e personaggi in piena libertà creativa, col duplice scopo di rendere visibili talenti artistici e intrattenere piacevolmente i lettori‘.
Il progetto risulta decisamente chiaro fin dal primo numero uscito nel luglio 2005 – L’ultima battaglia – in cui Tito Faraci scrive una storia ambientata durante le guerre galliche attorno al 50 a.C., disegnata da Daniel Brereton, autore americano celebre per Nocturnals e per uno stile fortemente pittorico. Già la coppia italo-americana indica bene il respiro e il coraggio dell’iniziativa: realizzare un’opera capace di parlare non solo al mercato italiano, ma anche di farsi contaminare e di guardare altrove. Oltre al fumetto, viene proposto un apparato editoriale ricco di spunti sull’opera, sulle ispirazioni e sulla produzione, con disegni preparatori e biografie degli autori, rendendolo un prodotto completo e autorevole.
Il secondo numero in parte contraddice lo spirito della testata, dato che abbiamo una sorta di riduzione a fumetti di Alias, celebre serie tv dei primi anni 2000, creata da J. J Abrams e interpretata da Jennifer Garner. La storia a fumetti propone una vicenda inedita di Sydney Bristow, l’agente segreto che affronta misteri tra spionaggio e fantascienza. Pierluigi Cothran e Alberto Ponticelli imbastiscono una trama in linea con la serie, ma non si tratta di un risultato davvero inedito.
In maniera diversa lo stesso si può dire del terzo numero, la versione manga di Nightmare Before Christmas, il capolavoro animato di Tim Burton e Henry Selick. Jun Asuka realizza sia testi che disegni, utilizzando lo stile manga per raccontare la storia di Jack Skellington, il re delle zucche, e di Sally, una dolce ragazza costruita da uno scienziato. Il formato, per l’occasione, si espande fino a 188 pagine, ma anche in questo caso manca l’originalità.
Il numero di svolta della testata e, in fondo, il motivo per cui viene ricordata, è sicuramente il quarto: Jungle Town. Faraci torna ai testi, accompagnato da Giorgio Cavazzano ai disegni: si ricompone la coppia di Anderville, meraviglioso numero 0 di MMMM, oltre che delle storie ambientate al commissariato di Topolinia. E, effettivamente, rispetto ai numeri precedenti, gli sforzi per promuovere la testata sono maggiori.
Il Comicon di Napoli del 2006 presenta in anteprima il volume il 3 marzo, oltre a proporre una mostra dedicata alla storia, tra tavole originali e studi vari. Le 62 tavole presentano una detective story di impianto classico, con una coppia di poliziotti, Adam e Rollo, alle prese con un delitto con motivazioni razziali, mentre sullo sfondo si muove una serie di personaggi secondari, tra figli, mogli, malviventi, parrucchiere e musicisti. Anticipando di dieci anni Zootropolis e mischiando le suggestioni di Blacksad e di Maus, Faraci costruisce un microcosmo molto realistico, fatto di tensioni tra animali che dividono gli stessi spazi: cani, gatti, ippopotami ma, soprattutto, topi.
Non solo, la storia mostra anche violenza, sparatorie, gente che vomita e che fa l’amore, con allusioni sessuali e battute su qualsiasi argomento. Il tutto graziato da un Cavazzano in uno dei suoi periodi migliori: il suo approccio rotondo e pulito si sposa alla perfezione con la cura dell’ambiente e con le varie specie animali che popolano la storia.
Il volume risulta ricchissimo di materiale di approfondimento, con tanti studi di Cavazzano dedicati agli ambienti, ai veicoli e ai vari personaggi secondari. La storia doveva essere il primo episodio per una serie autonoma, ma il progetto non è mai andato oltre questo primo eccellente episodio. Faraci ha confermato come la sceneggiatura fosse nata dopo MMMM e prima dell’11 settembre 2001 (dato che, nel volume, sottolinea l’importanza del tema delle discriminazioni razziali, sviluppato prima dell’attentato terroristico a New York). Purtroppo, l’esperimento finisce qui, e il Lab diventa il posto giusto dove pubblicare un fumetto davvero non in linea con gli standard disneyani.
A questo punto, la testata precipita. Invece di tre mesi, ci vogliono sei mesi per l’uscita di Century West (settembre 2006). Si tratta di un’opera di Howard Chaykin, autore soprattutto per DC Comics, e dedicata al tramonto del west. La tematica si adatta alla perfezione al clima funesto che si addensa sulla testata che, senza alcuna informazione, sparisce dai radar. Dalla Tana del Sollazzo scopriamo come Stefano Ambrosio avesse informalmente confermato come la collana fosse in pausa, mentre svariati disegnatori stavano scrivendo nuove avventure. Questo non si rivelerà corretto, dato che la carica innovativa termina qui.
Il formato e l’etichetta verranno recuperati in due occasioni tra maggio 2009 e dicembre 2010, ma solo per ragioni legal-editoriali nel riciclo di una testata. Pur essendo due storie ottime (la seconda, anche inedita), non rientrano nella visione generale della testata, che ha brillato per coraggio ma non ha trovato un pubblico pronto ad accoglierla.
Vale la pena di citare una collana dal formato simile e che, con il Lab, ha una storia in comune. Disney Libri Graphic Novels ha proposto, tra maggio 2009 e dicembre 2010, alcune riduzioni a fumetti di opere cinematografiche disneyane, realizzate da autori prevalentemente italiani. Manca all’appello il fumetto di Artemis Fowl (2008), disegnato da Giovanni Rigano e pubblicato come volume one-shot con etichetta Buena Vista, mentre altri lavori simili venivano proposti in una collana da edicola.
Speed Loop
Il periodo tra 2004 e 2007 è stato, per il fumetto disneyano italiano, abbastanza tragico, dato che le chiusure erano continue: X-Mickey, Pk – Pikappa, Pk Reloaded, Le Imperdibili, oltre ad una serie di testate di ristampe con qualche cura editoriale ma dallo scarso successo.

Prima immagine di Speed Loop (poco attinente con quanto visto nel fumetto) presente in una rubrica di Witch 67 dell’ottobre 2006 dedicata a Lucca Comics
In questa ecatombe editoriale, spia di un cambio dei gusti e delle abitudini del pubblico, merita un capitolo a parte Speed Loop, realizzato da Fausto Vitaliano per i testi e Claudio Sciarrone per disegni e colori. Si tratta di una storia triste e abbastanza simbolica di quel periodo, fatto di speranze e di crolli improvvisi. E, da un punto di vista dei forum, i lettori seguirono con grande attenzione e interesse la vicenda. Sia sul Papersera che sul Sollazzo le discussioni erano accese, e gli stessi autori (oltre a Valentina De Poli) scrissero la loro opinione, senza intermediari e in maniera diretta e chiara. Questo interesse per i forum si riflette anche in un comunicato stampa Disney condiviso da Comicus, in cui si parla di ‘cifre da capogiro’ tra messaggi e utenti registrati.
Tutto parte da una immagine promozionale pubblicata su Witch n. 67 nell’ottobre 2006, ultima testata spillata ancora in edicola e unico prodotto capace di raggiungere con successo gli anni 2000. Lo stile di Sciarrone nel ritrarre PJ e Reno, due dei tre protagonisti della storia, era fortemente influenzato da autori giapponesi come Yoji Shinkawa, Range Murata, Yoshitoshi Abe, Tsutomu Takahashi e Nihei Tsutomu (si veda anche il disegno inedito postato sul forum e presente nella gallery in fondo all’articolo). Ma, soprattutto, era decisamente lontano dagli stilemi Disney. Sui forum tutti erano curiosi di che cosa avrebbe trattato il fumetto, e come sarebbe stato proposto.
Presto Vitaliano intervenne nella discussione e da quel momento si vede nascere l’interesse per un futuro fumetto, la condivisione di alcune informazioni e il senso di attesa per come sarebbe accaduto. Speed Loop parla dell’amicizia improvvisata tra tre ragazzi – il solitario e ombroso Reno, la scalmanata e vivace PJ e il distaccato e bellissimo Gilliam – all’interno di Deeps Pool House, un college ricco di misteri e di enigmi, tra nuove tecnologie e realtà virtuale.
Il numero 0 viene presentato a Lucca Comics 2006, edizione che si svolse dal 1° al 5 novembre 2006. Nel padiglione Disney un’area intera è dedicata all’albo, con autori presenti e maglietta in omaggio (con ben 5 soggetti diversi) per chi acquista. Dal punto di vista contenutistico, dopo quanto abbiamo visto, non era una novità per Disney Italia proporre un fumetto con personaggi nuovi. Ma, dal punto di vista editoriale, l’approccio era nuovo. Ai lettori veniva proposto un cartonato di grande formato 28,8x18cm, con una storia inedita di 64 tavole, altre 25 pagine di approfondimento sul mondo nuovo, con studi di Sciarrone, e un prezzo di 6,90 €. Si parte con Episodio Zero, omaggio al mitico numero zero di Pkna.
Come Pkna, anche di Speed Loop non era chiaro che cosa sarebbe successo dopo il numero zero. Vitaliano aveva realizzato, anche grazie all’aiuto di Gianfranco Cordara, una storyline di 12 episodi (Episodio Zero, Il fantasma della macchina, Time loop, Una città per Gil, PJ in trappola, La Fondazione, Virus musik, Toi, Horace oltre lo specchio, La memoria di Sarah Li, Py-tech attack e Missing), ma non c’era alcun piano specifico di quello che sarebbe successo dopo l’anteprima di Lucca e l’uscita effettiva in edicola a partire dal 15 novembre 2006 (mentre, a causa di disguidi distributivi, l’arrivo in libreria e fumetteria sarebbe stato il 9 dicembre).
Non abbiamo l’etichetta Buena Vista Comics ma si tratta di una nuova testata chiamata Disney Comics (che poi raccoglierà svariati vattelapesca). La serie aveva un sito, Reno aveva un profilo MySpace (ovviamente, non più funzionante: http://www.myspace.com/reno_albarn) e c’erano tutti i presupposti per dare il via libera alla serie. Questo, però, non avvenne mai.
Il 17 gennaio 2007 Vitaliano annuncia un incontro alla libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano il 6 febbraio 2007. Vitaliano invita gli utenti dei forum a partecipare, dato che si parlerà di Speed Loop e dei nuovi fumetti. L’idea è proprio di far incontrare i lettori con gli editori. Nelle parole dello sceneggiatore: ‘Vorrei che il marketing vi vedesse in faccia, ecco‘. Sul forum del Sollazzo trovate la cronaca completa della serata.
Quello che doveva essere un incontro sul futuro della serie, divenne quasi subito un funerale. Vitaliano il 29 gennaio 2007 scrive come la prosecuzione della serie sia di fatto congelata:
Quello che mi è stato comunicato alla fine della scorsa settimana è che almeno per ora non ci sarà alcuna serie su Speed Loop. Le ragioni dell’editore sono diverse e direi tutte comprensibili, anche se non è il caso di parlarne qui. Il progetto non è accantonato, ma la serie è molto di là a venire. Mi è stata prospettata la possibilità di realizzare in futuro altri volumi come Episodio Zero con il prosieguo dell storia di Reno, PJ e Gilliam, ma non ci sono né certezze né date.
La serata milanese divenne quindi una mesta chiaccherata interlocutoria, in cui si scambiarono le opinioni e nulla più (e si regala un bloc notes con i personaggi di Speed Loop da 21,7×15,5cm). I mesi successivi furono solo una serie di sporadici annunci da parte di Vitaliano, che sperava ci fossero delle possibilità concrete di ripartire, come il 19 febbraio 2007, ma erano, purtroppo, illusioni.
Nel giugno 2007 Vitaliano ventila l’ipotesi di una futura autoproduzione, mentre il 24 maggio 2008 scrive sul Sollazzo di come la sceneggiatura di 80 tavole del secondo numero sia pronta, e condivide anche la prima pagina (la trovate nella gallery in fondo all’articolo), accennando al fatto che Sciarrone sia all’opera sui disegni. I diritti erano tornati teoricamente agli autori, con la Disney totalmente sganciata. Purtroppo, si trattò di un’altra illusione, dato che il 7 ottobre 2008 Vitaliano informa:
Fino a qualche mese fa in effetti l’intenzione (e la concreta possibilità) era proprio quella di presentare a Lucca il secondo episodio di SL, da cui poi sarebbe partita la serie. Diciamo che le cose non sono andate come speravo. A questo punto, per evitare continui annunci e controannunci, voci smentite e speranze perdute, direi di considerare Speed Loop un progetto definitivamente chiuso. È triste, ma è la realtà.
Che cosa non ha funzionato in Speed Loop? Per alcuni, il formato cartonato avrebbe alienato un pubblico abituato agli economici spillati. Vitaliano stesso racconta di come l’idea era di puntare al mercato delle librerie, e conferma come la tiratura del numero a Lucca fosse esaurita, e come fosse andato praticamente esaurito anche in libreria e fumetteria, e con buoni risultati in edicola. Per cui, il problema non stava tanto nel prezzo ‘alto’ o nella cartonatura, ma in un problema di vendite complessive. Forse per Disney non era un prodotto sufficiente in cui investire tempo e risorse.
Vale la pena, in questa piccola ricerca nel passato, rievocare anche critiche aspre tra autori, con la presenza di Giuseppe Zironi, un modo per mostrare come i forum fossero, in quegli anni, uno spazio di confronto, a volte acceso ma in generale educato.
Speed Loop divenne la cronaca di un fallimento annunciato, simbolo di una Disney Italia decisa a tagliare le sperimentazioni e a difendersi nella zona sicura e affidabile di ristampe dai costi inesistenti e dalle alte rendite. Anche se c’era spazio per un ultimo, piccolo esperimento
Mad Sonja
Il 18 giugno 2008 esce in edicola il primo numero di Mad Sonja, un nuovo spillato da 2 €. L’idea sembrerebbe di replicare la formula di Witch (la direttrice era sempre Veronica Di Lisio), con una protagonista femminile alle prese con inquietanti sogni o incubi che la portano in un’altra dimensione, oltre a vivere l’avventura dell’adolescenza tra amici, amori, blog e scuola.

Le copertine dei sei numeri di Mad Sonja
Nei fatti, nulla di nuovo. Lo stile deriva dall’euromanga di Barbucci, con l’aggiunta di una forte dose di colori ben azzeccati. La squadra creativa è tedesca, dato che i creatori della serie sono i Greyhound Studio. La direzione artistica è curata da Sascha Wüstefeld, mentre quella narrativa a Hubertus Rufledt, con la partecipazione di Riccardo Secchi.
La testata non decolla e, dopo sei numeri, si conclude nel novembre 2008. Il problema principale sta nel fatto di non aver praticamente raccontato una storia. Il ritmo lento, un maggior interesse alla parte adolescenziale rispetto a quella fantasy, oltre ad un abuso di stereotipi e di generalizzazioni sul genere, la rendono una lettura ben poco interessante.
Nel forum del Papersera l’interesse non fu molto alto, mentre fu piu vivace quello del Sollazzo. Proprio lì, il 30 maggio 2009, intervenne il disegnatore, Sascha Wüstefeld, per raccontare la genesi dell’opera. Il fumetto prevedeva altre 150 tavole, un approccio più maturo e una trama più robusta. Disney comprò il progetto nel 2005 ma impose talmente tanti cambi e dialoghi diversi, da diventare molto diverso da quanto realizzato in precedenza.
Secondo l’autore, il fatto che Mad Sonja fosse stata trasformata in una rivista troppo simile a Witch, ne aveva decretato la rapida conclusione. Avere una concorrenza interna non aveva molto senso, e da qui si capisce la poco promozione editoriale e una totale assenza nella Lucca Comics di novembre 2008. Inoltre, l’autore racconta di come fin da subito la testata sarebbe stata chiusa con il sesto numero e che la totale assenza di pubblicità lo rendeva un prodotto non sostenibile, insieme ad una tiratura limitata.
In questa testimonianza vediamo praticamente gli stessi eventi visti con Kylion. L’editore vuole fare una sperimentazione fumettistica ma, per paura di fare errori o di andare troppo oltre le regole interne, annacqua tutto, con conseguente delusione dei lettori, non interessati a materiale già visto, e disconoscimento dell’opera da parte degli autori.
Real Life

Immagine promozionale per il primo numero
Mad Sonja è stato l’ultimo progetto del Disney New Generation spillato ad arrivare in edicola sotto l’egida di Disney Italia. Dopo questo fallimento, e la chiusura di Witch nell’ottobre 2012, la filiale italiana della Disney Company non realizzerà alcun nuovo progetto con personaggi extra-disney o con materiale spillato. Questo approccio dura fino al 2014 quando, distribuito da Panini Comics in Italia, nuovo editore dal 2013, esce in edicola Real Life.
Si tratta del solito formato spillato, uscita il 22 del mese al costo di 2.5€, con 54 pagine di fumetto su 64, e il resto dedicato alle rubriche di supporto alla storia, con al massimo un paio di pagine dedicate a test generici.
Disney e Panini presentano il primo numero al Comicon di Napoli dall’1 al 4 maggio 2014, come raccontato nell’articolo di BadTaste:
Lo scorso week-end al Comicon di Napoli Disney/Panini ha presentato Real Life, fumetto rivolto a un pubblico adolescente che strizza l’occhio a Witch e ai telefilm per teenager. Real Life nasce in Italia ma è già prevista da parte di Disney la pubblicazione in molti paesi in tutto il mondo; il progetto non si limita però solo al magazine che sarà in vendita in edicola, ma si svilupperà anche su una piattaforma multimediale, ovvero un sito che spingerà i lettori a una partecipazione attiva, in modo simile a quanto avviene sui principali social network. I lettori potranno così controllare la vita dei personaggi spiando nelle loro vite anche al di fuori delle pagine a fumetti, ma seguendo gli aggiornamenti online quotidiani che li faranno apparire come persone reali che condividono sul web frammenti delle loro giornate.
La storia è ambientata a Londra in un liceo con un proprio social di messaggistica, via di mezzo tra WhatsApp e Facebook, che si chiama, appunto, Real Life. Tre studentesse – Amber, Andrea e Alice – si trovano insieme in punizione (stile The Breakfast Club), e per gioco creano un profilo inventato di un bel ragazzo di nome Thomas Anderson. Grande è lo sconcerto quando, il giorno dopo, Thomas Anderson sembra che esista davvero…
Il mistero attorno al ragazzo collega i 12 numeri della testata, muovendosi in parallelo con avventure quotidiane tra scuola, filarini e classici problemi adolescenziali. Il sesto numero chiude alcune trame, in una sorta di finale di stagione. Dal n. 8 del febbraio 2015 la serie diventa bimestrale, mentre con il n. 10 del giugno 2015 il prezzo aumenta a 3€. Con il dodicesimo numero dell’ottobre 2015 la testata si conclude, senza una parola per il lettore.
Lo sconcerto risulta doppio, dato che la trama non chiude affatto. I misteri che si erano affastellati su Thomas Anderson non vengono risolti, e tutto cade nell’indeterminatezza. Il progetto, gestito dalla sezione internazione Disney dedicata al fumetto, vede Alessandro Ferrari alla sceneggiatura e Alberto Zanon al layout generale delle tavole e all’impostazione dei personaggi. Questo approccio internazionale porta la testata ad essere pubblicata anche in Spagna, Portogallo, Francia, Svezia e USA, ma non sempre in maniera completa.
Le storie erano divise in tre capitoli e, ovviamente, davano grande spazio ai social network, agli hashtag e alle nuove tecnologie dell’epoca. Visti gli studi odierni sull’uso dannoso dei social, e una certa superficialità nel trattare i problemi adolescenziali (a partire da un character design poco realistico), non sorprende come il prodotto si sia rivelato un insuccesso, incapace di fornire una storia completa al lettore e, in fondo, disinteressandosene completamente, come confermano le discussioni sui forum.
Una conclusione amara, non troppo distante da quella delle testate precedenti, con l’aggravante, in questo caso, che forse lo spazio per raccontare una storia c’era davvero, dato che la chiusura non è stata improvvisa.
Titoli di coda
Dopo Real Life, l’operazione spillata disney edita da Panini Comics si conclude, al netto di qualche operazione nostalgia.
In fondo, si tratta di operazioni troppo delicate e complesse, che necessitano di grossi investimenti e di una certa dose di rischio, impensabile nel mercato editoriale del 2026, ancora più avaro e ridotto di quello del 2006.
Vale la pena notare che anche altri editori tentarono delle sperimentazioni, ma nessun prodotto riusci ad affermarsi. Wondercity, edito da Free Comics vedeva la presenza di Stefano Turconi, Emilio Urbano, Teresa Radice e altri autori disneyani, oltre a Giovanni Gualdoni e Emanuele Tenderini, ma non andò oltre i 6 numeri tra il 2005 e il 2007, con una produzione travagliata. In compenso, la storia ebbe una conclusione nel 2019 grazie ai tipi di Tatai Lab, che pubblicarono un cofanetto completo con due numeri aggiuntivi inediti a completare la serie.
Angel’s Friends edito da Play Press, con la partecipazione di Red Whale, i testi di Bruno Enna e i disegni di Giada Perissinotto ebbe 12 numeri, ma anche una serie a cartoni animati, tra il 2007 e il 2008. Infine, citiamo anche gli otto numeri di Lys (il nono, annunciato, non è mai stato stampato, e un decimo e ultimo era teoricamente in lavorazione), scritti da Katja Centomo e disegnati prevalentemente da Antonello Dalena e curati da Red Whale nel 2007 (trovate qualche esempio nella gallery finale). A proposito di Lys, consigliamo questa interessante analisi dello Spazio Bianco riguardo il target femminile.
In questa messe di insuccessi, vale la pena sottolineare il grande successo di Winx Club che, nato totalmente sulla scia di Witch, è stato in grado di durare fino ai giorni nostri tra film, serie tv e una testata a fumetti da oltre 200 numeri, grazie al lavoro di Iginio Straffi e la sua casa di produzione Rainbow e alla partecipazione di Francesco Artibani.
Speriamo che questa carrellata nella produzione fumettistica del passato sia stata interessante. Non vuole essere una rievocazione nostalgica ma una analisi di come si possa sperimentare con il fumetto, a volte azzeccando il risultato e altre volte sbagliando tutto, anche per una certa arroganza nel cercare soluzioni che non esistono e nel ritenere il pubblico non all’altezza.
Le nostre recensioni
| Numero | Voto del recensore | Voto medio | Forum | Inducks |
|---|---|---|---|---|
| La Vera Storia di Novecento | 5 | 3.9 | ||
| Epic Mickey - La Graphic Novel | 5 | 4.1 |
Le nostre recensioni
| Numero | Voto del recensore | Voto medio | Forum | Inducks |
|---|---|---|---|---|
| Alice in Wonderland | 3 | 2.9 | ||
| Prince of Persia - Le Sabbie del Tempo | 4 | 3.3 | ||
| TRON Legacy | 2 | 1.8 |
Le nostre recensioni
| Numero | Voto del recensore | Voto medio | Forum | Inducks |
|---|---|---|---|---|
| Kylion 5 - Il viaggio | 3 | 2.2 | ||
| Kylion 6 - La fiera di Bashka | 3 | 2.3 | ||
| Kylion 7 - Dalle stelle | 2 | 1.7 | ||
| Kylion 8 - Il deserto bianco | 3 | 2.2 | ||
| Kylion 9 - Nindra | 3 | 2.3 | ||
| Kylion 10 - Ad-vance | 3 | 2.3 | ||
| Kylion 11 - La scelta di Raiden | 3 | 2.3 | ||
| Kylion 12 - Missione nello spazio | 3 | 2.5 |
08 AGO 2026

