Topolino 3691

Seppur pubblicate in calce all’albo, nella recensione di Topolino 3691 non si può che partire dal commento alle puntate 3 e 4 di Quattro note in nero, attesissime a seguito della suspense creata nello scorso numero da Marco Nucci e da Casty. Non prima però di aver premesso che questa storia non chiude il ciclo ‘macchianeresco’, come ci viene anticipato anche nell’editoriale di Francesca Pavone che sostituisce il vacanziero direttore Bertani: il finale è dunque rimesso alla prossima avventura, che vedrà la luce sul settimanale dal 16 settembre.
Ma torniamo ora alla conclusione della vicenda avviata sette giorni fa. Nucci intesse una trama pressoché perfetta se presa singolarmente, dove il buon Macchia Nera si rivela davvero il più grande e minaccioso nemico che Topolino abbia mai affrontato: machiavellico, tenebroso, geniale, in una delle sue prove migliori, sempreché l’autore sappia ben gestire nella storia a venire le conseguenze di quanto qui narrato. A suscitare perplessità in parte dei lettori, come in chi scrive, può essere, dunque, solo l’uso di un certo artefatto, già a costoro sgradito ai tempi di Topolino e l’incubo dell’Isola di Corallo, ma non si possono muovere altri appunti alla trama sotto il profilo della gestione narrativa dell’intreccio.
Quanto ai disegni, Casty si dimostra nel pieno assoluto della sua maturità artistica, praticamente impeccabile sia sotto il profilo della mera mimica, sia per quel che concerne sfondi e ambientazioni, soprattutto quando queste ultime si fanno più tetre.

Inquietudine, disagio, paura…
Una storia quindi assolutamente promossa, nella quale registriamo però un piccolo blooper (per riprendere la rubrica dedicata alle parole della scorsa settimana) che riguarda un particolare decisivo per la narrazione: contiamo, però, in una pronta correzione nelle successive edizioni della vicenda, che quasi certamente ci saranno.
Divertente e dalla giusta morale è la storia di apertura Papersera News presenta: Mezzi pubblici e mezze verità, con Corrado Mastantuono autore completo. Come in molte altre vicende del ciclo, lo stile cartoonesco e umoristico del disegno si sposa perfettamente con una trama in giusto bilanciamento tra battute slapstick e un certo realismo di fondo, rimarcandoci una volta di più gli inderogabili principi deontologici del giornalismo d’inchiesta: la promuoviamo dunque a pieni voti sotto tutti i profili.
Il resto dell’albo è un mero riempitivo. Se Paperino park ranger – Uack! (di Giovanni Barbieri e Luca Usai) e Vacanze da strega – La foresta stregata (di Giulia Lomurno) sono due brevi senza pretese che strappano, soprattutto la seconda, qualche risata, lo stesso non si può dire di Paperino e la disfatta delle baguette, di Alessandro Ferrari ai testi e di Valerio Manisi ai disegni. Il canovaccio surreale ideato viene allungato fino a portarlo a noia, mentre il comparto grafico merita comunque una positiva menzione, non solo per gli ottimi sfondi che regalano squarci godibilissimi di Parigi. Purtroppo, la stessa non è storia concepita immediatamente per il mercato italiano, e il suo stile narrativo si discosta un po’ troppo da quello che compiace solitamente il palato nazionale. E, a nostro parere, ciò è solo un peccato, nella certezza che questi due autori possano rendere molto di più.

Un sapiente alleggerimento comico
Completano la parte fumettistica il tradizionale, e sempre divertente, Che aria tira a… Paperopoli (di Silvia Ziche) e la one-page finale Il Commissario indaga – L’appartamento (di Marco Bosco e di Valerio Held), mentre nelle pagine dei giochi troviamo la soluzione all’enigma della scorsa settimana.
Quanto al comparto redazionale, segnaliamo: un articolo sull’imminente uscita del live action di Oceania, con annessa intervista all’attrice protagonista Catherine Laga’aia; uno contenente dieci curiosità sul giornalismo; uno sul pane e sugli annessi modi di dire; infine, uno sulla curiosa foresta ricurva di Gryfino, in Polonia.
Molto estiva e spensierata è la copertina di Emmanuele Baccinelli, mentre ci permettiamo di rammentare che il numero è in vendita con le spille metalliche di PK quale gadget opzionale.
Le storie di apertura e di chiusura spadroneggiano e giganteggiano su Topolino 3691 e da sole valgono il prezzo dell’albo, per cui possiamo rassicurare chi lo dovesse acquistare che non se ne pentirà; anche se la parte centrale un po’ sottotono non ci consente di dare il massimo possibile all’uscita, il voto complessivo resta comunque molto alto.

