Recensione Topolino 3701
Topolino 3701, presentato a
Lucca Comics anche con una
variant di
Paolo Barbieri (non molto riuscita, almeno per quanto riguarda il volto del titolare della testata), propone un menù variegato, con cinque storie molto diverse fra loro che possono dunque soddisfare ogni palato.
Con la storia di apertura, cui è anche dedicata la bella copertina
regular di
Andrea Freccero,
Alex Bertani e
Luca Barbieri ci riportano nel mondo
steampunk di
Terravento, in quello che dovrebbe essere il primo capitolo della seconda stagione della serie.
Purtroppo, chi scrive non può dire di aver apprezzato le prime cinque puntate di questa storia, pubblicate ormai più di un anno fa: la lentezza della trama era estenuante e dopo 134 pagine si aveva la fastidiosissima sensazione di essere rimasti con un pugno di mosche in mano.
Per fortuna, in questo primo episodio le cose sembrano prendere una piega diversa, e fin da subito vengono introdotti spunti e sottotrame che potrebbero portare a sviluppi interessanti. Un nuovo inizio incoraggiante, insomma, sperando che si prosegua su questa linea.
L’unica – piacevolissima – conferma riguarda il comparto grafico: in una storia del genere è fondamentale che sia di alto livello, poiché la narrazione è veicolata quasi più dai disegni che dai testi.
Per fortuna questo è il caso, ed è un piacere vedere le tavole di Mario Ferracina, sempre a suo agio sia nelle ampie rappresentazioni dei paesaggi che nelle raffigurazioni dei personaggi, in primis Topolino; il suo lavoro viene ulteriormente valorizzato dalla curatissima colorazione della sempre ottima Irene Fornari. 
Gli androidi sono così imponenti da superare il confine della vignetta: una soluzione non banale
Niccolò Testi, con
Paperoga silente sapiente,
realizza una piccola perla, in cui colpisce la capacità di cogliere perfettamente l’essenza del carattere di tutti i personaggi del cast paperopolese. Fra questi spicca naturalmente il protagonista, Paperoga, che pur non parlando fino alle ultimissime tavole viene tratteggiato bene come solo
Enrico Faccini, azzeccato disegnatore di questa storia, era riuscito a fare in tempi recenti.
Passando per un breve
spin off della
Papereneide sempre a opera di
Francesco Artibani e
Simona Capovilla,
Paperenea e il nume silvestre, si arriva alla migliore storia del numero:
Paperino e l’allunaggio a colazione. Dopo l’ottima prova di
Paperino e il flagello degli otto mari, il trio formato da
Marco Nucci,
Fabrizio Petrossi e
Irene Fornari si riunisce in una storia meno complessa e dalla foliazione decisamente inferiore, ma riuscitissima allo stesso modo. Marco Nucci ultimamente sembra trovarsi molto bene con la
verve umoristica di Paperino, personaggio fin troppo sottoutilizzato se si considerano le sue inesauribili potenzialità comiche, e
anche in questo caso centra perfettamente l’obbiettivo confezionando una gag story molto divertente, nella quale viene sfruttata ottimamente la sbadataggine di Paperino. 
In un quadro c’è un volto familiare!
A fare la parte del leone sono però le straordinarie tavole di Petrossi, accompagnate tra l’altro da una colorazione adattissima, piena di tonalità vivaci.
Le vignette della storia sono ricche di dettagli sullo sfondo (in una c’è anche una citazione a Paperone e il drago di Glasgow!), piene di personaggi che rendono perfettamente la dinamicità dell’azione; i paperi del disegnatore napoletano possiedono intrinsecamente una fantastica carica umoristica, grazie a questo segno così personale e contemporaneamente così disneyano che è un vero piacere per gli occhi, e che riporta alla mente le sperimentazioni nell’animazione di Francisco Angones o Paul Rudish. Speriamo dunque di poter rivedere presto il talentuosissimo Petrossi fra le pagine del settimanale, magari anche alle prese con storie più lunghe.

Un apprezzabile finale “asterixiano”
La lunga e fortunata serie dei
Wizards of Mickey sembra essere giunta a una conclusione, quantomeno provvisoria, a giudicare dal finale della seconda e ultima puntata de
La signora delle tempeste. Personalmente, non sono mai riuscito ad apprezzare le vicende di questo universo fantasy, non stupirà dunque che la trama ordita da
Francesco Testi non abbia toccato le corde giuste.
Ciononostante, è evidente che l’autore tenga molto a questi personaggi e che abbia messo molta passione nella sceneggiatura, e in alcuni passaggi la vicenda, per quanto risulti a tratti piuttosto confusa e sovraccarica di personaggi, riesce a divertire con le sue continue sequenze d’azione. Aiutano anche i disegni di
Marco Palazzi, veterano dei
Wizards of Mickey e sempre abile nel dare vita alle storie di questo filone.
In definitiva, questo numero di
Topolino può essere considerato abbastanza riuscito, grazie alle due brevi appartenenti all’universo “canonico”
disneyano. Queste, poste a metà fra la prima e l’ultima storia (entrambe in costume) sono le migliori dell’albo:
la circostanza è piuttosto inusuale, ma fa piacere che per una volta storie che troppo spesso sono dimenticabili risultino invece di ottima qualità. Voto del recensore:
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