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Topics - Maximilian

Pagine: [1]  2  3  ...  12 
1
Commenti sulle storie / Strisce di Shaw (02/1943)
« il: Sabato 8 Giu 2024, 18:28:30 »
1
Febbraio si apre con un esempio di lavoro in subappalto. Per me riuscito.

2
Nella media.

3
Avete capito come la penso su questo genere di storie, quindi non mi ripeto.

4
Diverte e non poco, sebbene in modo diverso del solito.

5
Comincia un nuovo filone narrativo: quello della volontà dei nipoti di ottenere vestiti da grandi. Però mi sfugge il senso della battuta sui saldatori.

6
Il nuovo argomento viene subito ripreso, in una storia che non fa ridere troppo ma regala un attimo di buonumore.

2
Commenti sulle storie / Il castello di Topenstein
« il: Sabato 18 Mag 2024, 21:22:49 »
https://inducks.org/story.php?c=I+TL+2410-3

È la prima vicenda di Salvagnini a finire sotto il logo Topohorror, scritto all’interno di un bel simbolo che ricorda quello di Batman.

I due protagonisti finiscono per caso in un villaggio dagli abitanti sono terrorizzati a causa del dottor Topenstein (il cui castello viene presentato mentre un fulmine lo illumina), il quale tenta di costruire per motivi ignoti un essere artificiale (ovvia citazione al Moderno Prometeo di Shelley).
Topolino decide di penetrare nella dimora del dottore per vederci chiaro, seguito da un reticente Pippo.

In sole 8 pagine Salvagnini costruisce una storia molto comica, sfruttando i classici stilemi dell’horror. Fino alla sorpresa conclusiva, tuttavia, l’autore riesce a non lasciar trapelare se il fumetto avrebbe preso una piega più seria. Il colpo di scena sui veri progetti di Topenstein, oltre a divertire, risulta perfettamente logico con i presupposti che hanno dato il via alla vicenda.
Inoltre vengono offerte delle buone caratterizzazioni dei personaggi, dal protagonista ardimentoso ai paesani impauriti (soprattutto il nervoso benzinaio).

3
Commenti sulle storie / Strisce di Shaw (01/1943)
« il: Domenica 21 Apr 2024, 17:23:20 »
1
Tip e Tap vengono tratteggiati in modo realistico, giustificando il loro comportamento appropriandosi del ruolo tradizionalmente attribuito all’adulto.

2
Non sono sicuro di averla compresa: ma forse il senso sta proprio nel sorprendere con una situazione bizzarra e inspiegata.

4
Anche qui, mi sfugge la particolarità della macchina di Clarabella. Però c’è un errore di continuità abbastanza grosso, in quanto si afferma che ella non ha mai avuto fidanzati.

5
La mia reazione è la medesima di Topolino nell’ultima vignetta.

6
Tip e Tap mostrano il loro lato approfittatore: carina.

7
Pippo fa uso del suo ingegno, in una vicenda non originalissima ma che sa strappare un sorriso.

8
Di nuovo, l’idea in sé è molto semplice però il comportamento di Pluto che mangia le scarpe con disinvoltura riesce nel suo intento di divertire.

9
Questa rappresenta un passo avanti rispetto alle precedenti. L’idea di Pippo con i reggicalze fa già ridere da sola; inoltre la sua espressione nell’ultima vignetta, inserita in quella situazione, accentua l’aspetto comino.

4
Commenti sulle storie / Strisce di Shaw (12/1942)
« il: Domenica 21 Gen 2024, 17:27:01 »
Dal momento che in questo caso le opere prodotte dalla coppia sono numerose, sarebbe poco pratica una singola discussione per tutte. Una per ogni mese di strisce mi pare un buon compromesso

7
Pippo tenta nuovamente di arruolarsi nell’esercito (argomento che si ripeterà nei mesi successivi) e viene rifiutato per gli stesi motivi esposti nel Mistero del corvo, a testimonianza di una certa continuità narrativa, malgrado tutto.
In tale occasione il personaggio sfoggia tutta la sua particolare logica, con grandi risultati comici.

8
Carina.

9
Anche questa non memorabile ma simpatica.
Noto che Topolino è vestito come nella striscia del giorno precedenza: allora le due sono collegate?

10
Il fumetto del 10 dicembre ha tanto da insegnare, soprattutto agli autori meno capaci. Infatti, mostra un personaggio fare qualcosa di stupido, senza però rendere idiota il medesimo. A Minni viene affidato un compito che le sembra insensato, ma non si mette a farlo senza porsi dubbi. Si rende conto che qualcosa le sfugge, perciò prima di agire chiede ad altri che si intendono di automobili più di lei per essere sicura di aver capito bene.
Indipendentemente da tutto ciò, comunque, la gag fa ridere. Ma lo fa senza banalizzare il personaggio.

11
Quella successiva invece non è particolarmente divertente. Però si segnala che in entrambe trattano la scarsità di beni dovuti allo sforzo bellico, argomento molto presente nella produzione seguente.

12
La nuova striscia è molto particolare: per tutta la durata non si capisce dove andrà a parare.

5
Commenti sulle storie / Strisce di Karp
« il: Martedì 12 Dic 2023, 21:26:59 »
Da tempo pensavo di discorrete sulle storie non a puntate uscite sui quotidiani. Ma poiché una discussione per ognuna mi pare esagerato, anzitutto le divido per autori: nel caso specifico sono solo 6.
(A dire il vero la mia edizione riporta che i soggetti sono opera di Gottfredson, mentre l’inducks no. Dal momento che mi fido più del secondo, intitolo la discussione al solo Karp.)

30 novembre
La prima striscia autoconclusiva da 12 anni. Essa riporta in scena Tip e Tap, fino ad allora utilizzati pochissimo nella produzione quotidiana, i quali da questo momento e per gli anni a venire compariranno piuttosto spesso, tanto da far supporre che per tal periodo vivano stabilmente da Topolino.
La divertente vicenda in questione li coglie nella loro ingenuità tipicamente infantile, originando un ragionamento degno di Lewis Carroll.

1 dicembre
Continuano i riferimenti alla guerra e torna un personaggio assente da tempo, che da luogo ad una rivelazione surreale e spiazzante.

2 dicembre
Una volta tanto vediamo Clarabella lavorare, ma la circostanza inedita viene sfruttata per una situazione il cui umorismo non convince troppo.

3 dicembre
Anche questa non brilla particolarmente. Curioso poi che uno dei personaggi sia stato nominato come un film di Lang.

4 dicembre
Qui si nota una ripresa, con Tip e Tap (che già stanno aumentando le loro apparizioni) tentano di farsi spiegare un concetto prettamente legato all’investigazione; lo zio sembra la persona indicata per farlo, tuttavia determinare come Pluto si sia ridotto in quello stato non somiglia ai casi in cui è invischiato di solito.

5 dicembre
La struttura della vicenda anticipa certe opere di Walsh, con la ripetizione di un evento nelle prime vignette che scatena un effetto nell’ultima. Nella fattispecie però non funziona del tutto poiché la conseguenza è ovvia.

Si conclude qui la collaborazione tra Gottfredson e Karp, la quale molto probabilmente è nata per essere temporanea, dal momento che solo dopo 12 strisce termina.

6
https://inducks.org/story.php?c=I+TL+1302-AP

Ovvero la mia preferita di Bruno Concina.

Il giallo, per quanto non eccessivamente complicato, risulta ben congegnato, ma a far da padrone sono le caratterizzazioni, del protagonista su tutti. E la cura in ciò si vede ancora prima dell’inizio della trama vera e propria, nella breve sequenza a tema vacanziero. Il duo di amici è attraversato da un diverbio poiché Pippo è talmente buono da non voler sacrificare i vermi per la pesca; questo induce in Topolino la tentazione di strangolarlo!
In seguito dimostra passione per il mistero nonché ironia: come dimenticare l’istrionismo con cui mette in scena uno spettacolo di magia al ritrovamento delle opere?
Senza contare battute come “Per pagare e morire c’è sempre tempo” pronunciate con atteggiamento sardonico e poco condiscendente nei confronti del ricattatore.

Mi ha soddisfatto anche Manetta, non stupido ma supponente.

Non ho invece gradito il commissario, il quale come da peggior tradizione italiana chiede aiuto a Topolino quasi immediatamente, senza indagini approfondite.
Alto problema (legato al precedente) consiste nel fatto che tutto il corpo di polizia sembra comprendere due sole persone.

Comunque, quando si scoprono i chiodi arrugginiti dietro le tele, avevo capito che le opere non si erano mosse dal loro posto; anche se ovviamente mi sfuggiva il come.

De Vita già ai tempi si innalzava su tutti i colleghi, penalizzato però dalla sbiadita colorazione dell’epoca.




La walshanità scorre potente nella vignetta soprastante

7
Commenti sulle storie / Topolino e il berretto della discordia
« il: Martedì 19 Set 2023, 22:52:00 »
https://inducks.org/story.php?c=I+TL+2358-5

Per caso Tip e Tap affermano di credere che gli automobilisti con il cappello sono scarsi alla guida. Per convincerli che si tratta di una superstizione infondata, Topolino cede a Pippo il volante.
Dalla semplice premessa scaturisce una briosa serie di inconvenienti e guai, sviluppatisi con naturalezza.
Mi ha divertito anche l’equivoco finale con il camionista.

Fra le altre cose, si apprezza di non aver dato a Manetta il ruolo del poliziotto tonto.

PS: vedo da inducks che è stata ristampata varie volte, addirittura 4 dal 2016 a oggi. D'accordo che è bella, ma non si è un po' esagerato?

8
Sfide e richieste di aiuto / Evoluzione della gabbia
« il: Venerdì 11 Ago 2023, 15:54:42 »
In tempi meno recenti, la disposizione delle vignette nella pagine era molto più rigida. Potevano comparire qualche doppia o quadrupla ogni tanto, ma sempre rettangolare.
Oggi invece escono vignette con le dimensioni, forme, orientamenti e disposizioni più disparati.
Mi incuriosisce sapere quali fumetti hanno iniziato e diffuso questa trasformazione.

9
Commenti sulle storie / Striscia del 27/09/1945 + Re di pasticci: Strategia
« il: Mercoledì 2 Ago 2023, 23:15:45 »
Vi propongo un parallelismo tra due storie per cui autori diversi in tempi diversi hanno avuto la stessa idea.

https://inducks.org/story.php?c=YM+45-09-27
https://inducks.org/story.php?c=I+TL+2827-02



Penso che sia interessante valutare le differenze di approccio, al di là delle ovvie similitudini dovute dall’argomento.

Personalmente mi sono già fatto alcune idee: anzitutto noto un’inversione narrativa tra causa e conseguenza: mentre nella walshana è presentato prima il problema e dopo la soluzione, nella facciniana all’inizio viene introdotto un oggetto di cui solo in seguito si scopre l’utilità.
Io considero la prima più spiazzante, perché il finale arriva più velocemente. Ciò è dato non solo dalla mancanza di dialoghi, ma anche dal fatto che nella lettura l’occhio compie un unico movimento senza deviazioni, da sinistra a destra.

La mia posizione è avvalorata da un alto elemento: nella storia più vecchia la conclusione non viene anticipata. Sicuramente, lo sceneggiatore ha utilizzato questo schema (prime vignette per introdurre il problema, più ultima l’ultima che mette in campo l’’idea ingegnosa/bizzarra per risolverlo) più volte, quindi ci si poteva aspettare che anche in questa occasione sarebbe andata così, ma non era detto.
Nella vicenda successiva, invece, quando si parla dei ricci di castagne il lettore comincia già a interrogarsi sull’uso a cui saranno destinati (e ha più tempo per farlo, a causa della maggior lentezza della narrazione).
Tuttavia quest’ultimo punto può anche essere visto a favore: sebbene il lettore provi a immaginare il possibile utilizzo, difficilmente quello attuato coinciderà con quello che si era figurato. Dunque da tale prospettiva è spiazzante poiché, malgrado avessimo già degli elementi su cui ragionare, il finale è talmente stravagante che non ci saremmo mai arrivati.

Una somiglianza è invece rappresentata dall’accentuazione della comicità da parte dell’espressione dei personaggi (diverse tra loro come differenti sono essi). Da questo punto di vista vince la vicenda più moderna, non tanto perché lo sguardo di Paperoga si trova al centro della vignetta, ma per il semplice motivo che è completamente visibile, a differenza di quello di Topolino, parzialmente nascosto. In questo caso però ritrarre il personaggio frontalmente avrebbe celato gli speroni e reso la situazione poco comprensibile, perciò non si poteva raffigurarlo da altre angolazioni rispetto a quella scelta.

10
Commenti sulle storie / Alla ricerca del libro perduto
« il: Sabato 27 Mag 2023, 14:33:35 »
https://inducks.org/story.php?c=I+TSTR+29-1

Si tratta di una simpatica marconiana, incentrata sulla ricerca di un libro scritto da un antenato di Pippo, prima nella soffitta di quest’ultimo e poi tra le passate escursioni temporali.

Già l’inizio, in cui un minaccioso fumo uscente dalla casa del pippide, il quale sembra causato da un incendio, invece si scopre essere una nuvola di polvere sollevata durante la pulizia del celebre solaio, rivela lo spirito e il brio della storia.
La sceneggiatura si dimostra divertente in più punti, grazie ai dialoghi che spaziano dagli azzeccati ragionamenti pippeschi ai battibecchi con l’amico.

Sebbene sia stata creata come vicenda di raccordo, essa possiede una propria autonomia: è costituita du un inizio, uno svolgimento ed una conclusione perfettamente indipendenti, al netto di qualche piccola citazione alle avventure realizzate in precedenza. Queste ultime potrebbero essere quasi saltate e il fumetto resterebbe fruibile per se stesso; il secondo costituisce per le prime più un  seguito che una serie di interludi.

11
Commenti sulle storie / Zio Paperone e la posta in arrivo
« il: Domenica 9 Apr 2023, 18:57:36 »
https://inducks.org/story.php?c=I+TL+2380-4

Avverto che, per disquisire sulla vicenda in questione, a un certo punto sarò costretto a rivelare il colpo di scena conclusivo, dal momento che alla luce di questo tutta la narrazione assume un nuovo significato.

Tramite il computer dei nipoti, il vecchio cilindro scopre le comunicazioni digitali e inizia a chattare regolarmente con un altro internauta su un argomento di cui è appassionato: la finanza.
Già da questo presupposto si possono muovere le obiezioni:
-   Paperone non ha un impero economico da gestire, invece di perdere tempo con attività del genere?
-   sarebbe veramente ingenuo se spiattellasse le sue strategie a sconosciuti.
Tuttavia io le giustifico nei seguenti modi:
- ogni tanto anche lui dovrà pur svagarsi
- si suppone che discuta mantenendosi su temi generali, senza scendere nei dettagli riguardanti le sue decisioni imprenditoriali.

Comunque, i due comunicano da remoto fino a quando decidono di incontrarsi fisicamente, poiché si sentono molto in sintonia fra loro e ignorano ciascuno l’identità dell’altro.
Si ipotizza che l’amico virtuale sia in realtà un’amica e la fantasia del riccone galoppa fino a fargli immaginare di aver trovato la donna ideale.

Sin qui potevate leggere tranquillamente; d’ora in avanti è tutto spoiler.
L’internauta misterioso
Spoiler: mostra
è Rockerduck.

Questo mi ha fornito diversi spunti pirandelliani di riflessione, per esempio a quanto poco sappiamo delle persone che crediamo di conoscere bene, le quali invece possiedono lati che nemmeno immaginiamo.
Inoltre, quanto ci condizionano i nostri pregiudizi? Se Paperone e John avessero conosciuto l’uno l’identità dell’altro, non si sarebbero mai relazionati in tal modo, pensando che mai avrebbero potuto passare piacevolmente del tempo insieme (come invece è accaduto). Non sapendo nulla del rispettivo interlocutore, hanno fatto conoscenza ripartendo da zero, senza nessun preconcetto a influenzarli.

Purtroppo, il finale mi ha deluso poiché non rende giustizia alla profondità di quanto raccontato.
C’erano due strade da evitare:
-   tornare esattamente alla situazione precedente avrebbe avuto l’effetto di invalidare l’esperienza appena trascorsa
-   far diventare i due amici sarebbe stato ancora peggio, perché avrebbe cancellato in modo buonista tutta la storia passata del loro rapporto
Sarda ha optato per un compromesso tra questi due estremi, però a mio modo di vedere in maniera non convincente.
Qualcuno legittimamente potrebbe chiedermi quale soluzione avrei preferito io. Bella domanda: non ne ho idea. Se sapessi escogitare una conclusione che reputi adeguata, probabilmente sarei un autore anch’io.

E’ un peccato, perché con un finale più appropriato si sarebbe raggiunto un livello qualitativo molto superiore. Pur nell’imperfezione però resta un fumetto da ricordare e che pone riflessioni profonde.

12
Commenti sulle storie / Topolino e Robinson Crusoe
« il: Sabato 28 Gen 2023, 17:55:15 »

https://inducks.org/story.php?c=YM+037

La storia della svolta.
Mai come prima d’allora viene posto Topolino al centro dell’attenzione. Nelle vicende precedenti rappresentava uno strumento utile per introdurre trame, argomenti e personaggi interessanti, i quali si rivelavano i veri protagonisti, mentre il lavoro di caratterizzazione svolto su di lui era (a volte più, a volte meno) limitato.
In questa occasione invece, fra una trama semplice semplice e dei comprimari buoni ma non eccelsi, egli regge la narrazione tutta sulle sue spalle. E ci riesce bene, dimostrandosi un personaggio avvincente.

Inoltre (in una striscia edita intorno al 25 dicembre: non c’è che dire, un ottimo regalo di Natale) Topolino viene sottoposto a un cambiamento grafico che finalmente rimuove quelle pupille che galleggiavano nel vuoto fornendo un’espressione costantemente tendente all’ebetismo, vanificando quanto c’era di buono a livello di caratterizzazione.
 Addirittura Gottfredson, il miglior disegnatore di sempre, non riusciva con quegli occhi a renderlo completamente credibile. Qui, per la prima, volta, il personaggio mi ha convinto al 100%.

Paradossalmente lo trovo molto più genuino nella presente avventura che nelle passate, sebbene questa non sia accaduta veramente. Infatti viene nuovamente utilizzato lo stratagemma del film, che De Maris aveva da poco adoperato sulle domenicali. Ho provato a immaginare le motivazioni della scelta:
- forse in tal modo gli autori volevano subito entrare nel vivo, saltando le parti introduttive che magari sarebbero risultate ripetitive: causa che spinge Topolino a intraprendere un nuovo viaggio, discussione con Minni la quale è in disaccordo, partenza, eccetera…
- in quel momento il personaggio non poteva permettersi di partire: aveva da poco subito una bancarotta e aveva poi trovato un mestiere che gli ha permesso di tirare avanti ma sicuramente non di accumulare ricchezze. Lavorando come attore ha ottenuto la stabilità economica che sarà presupposto delle imprese successive
- oppure si voleva parodiare il romanzo di Defoe nella sua stessa ambientazione; per trasportare Topolino nel 18 secolo occorreva un espediente del genere. Tuttavia quest’ipotesi non mi convince del tutto perché, escludendo il veliero ed il vestiario dei de personaggi comparsi nella conclusione, l’avventura avrebbe potuto svolgersi in qualsiasi periodo storico.

Comunque sia, l’idea di rendere tutto finto non mi entusiasma, ma l’accetto finchè usata con parsimonia. E la cosa migliore è godersi la storia per quello che è, in quanto la trovata cinematografica costituisce soltanto una cornice e, una volta immersi nell’avventura, ci si entusiasma dimenticando la sua natura di finzione.

Il Robinson di Floyd diverte di continuo, mentre Venerdì mi ha stupito: inizialmente presentato come pigro, scroccone e millantatore, si rivela nel procedere della narrazione pieno di risorse. Ma a risaltare maggiormente è Topolino, con la sua spontaneità, forza di volontà, tenacia, coraggio, entusiasmo e ironia.
E per fortuna l’innovazione non sarebbe terminata qui. La coppia, approfondendolo, esplorandone le potenzialità e le contraddizioni, ne avrebbe reso la personalità uno degli ingredienti principali di tutti i suoi fumetti successivi, i quali sarebbero stati non semplicemente di Topolino, ma su Topolino, trasformandolo in uno dei personaggi più straordinari di sempre (per tacere dell’opera degli autori successivi).

La costruzione del mito era iniziata.

13
Cinema, musica e letteratura / Ricerca di film con Nicholson sogghignante
« il: Domenica 15 Gen 2023, 21:04:02 »
Qualcuno saprebbe dirmi da quale pellicola è tratto il breve filmato che si vede in questo video tra 2:47 e 2:50?
Mi ispira

14
Le altre discussioni / Citazioni, omaggi e... bembeggiamenti
« il: Domenica 8 Gen 2023, 19:21:23 »
Svariate volte i nostri amati fumetti contengono rimandi ad altre opere, siano esse avventure precedenti vissute dagli stessi personaggi, romanzi, film o di diversa natura.
Io credo che tali citazioni nulla aggiungano e nulla tolgano alla storia in sé. Se ci sono né mi infastidiscono né me la fanno apprezzare maggiormente.

Date le premesse, capite subito che non sopporto le vicende che si limitano al mero omaggio: perché si basano totalmente su qualcosa che considero irrilevante.

Ritengo che il miglior autore a fare uso di siffatti riferimenti sia Casty. Le se narrazioni ne contengono molti, ma spesso vengono relegati ai margini della vignetta o nascosti. Io addirittura ho letto buona parte dei suoi fumetti senza cogliere le citazioni (ma scoprendole in seguito), apprezzandoli fin da subito: perché essi funzionavano a prescindere dai richiami, reggendosi sulla propria intrinseca bellezza.
Invece gli autori che bembeggiano – verbo che conio ora (basandomi sull'emulazione petrarchesca per secoli imperante nella nostra letteratura. E poi mi piace come suona) per esprimere la produzione di vuoto citazionismo, dal momento che non conosco altri termini ugualmente specifici – sembrano solo voler ostentare la propria conoscenza dell’opera richiamata, spesso per sopperire alla mancanza di idee.

Io temo (ma spero ardentemente di no) che il successo di storie come L’inferno di Topolino sia dovuto a ciò, ovvero che il lettore faccia il seguente ragionamento:
- la Divina commedia è un capolavoro
- L’inferno di Topolino cita Divina commedia
- L’inferno di Topolino è un capolavoro
Se qualcuno la pensasse insulterebbe in primo luogo il lavoro di Martina, poiché significherebbe che non ha colto le vere motivazioni che lo rendono di qualità.

Una volta una tendenza del genere non esisteva, perlomeno nel Calisota. Immagino che uno dei primi casi in tal senso corrisponda a Topolino presenta la strada, vicenda che, al netto di qualche battuta azzeccata risulta inconcludente. Si è arrivati poi a Topolino e il surreale viaggio nel destino la quale, seppur partendo da uno spunto interessante - perdersi in un quadro di Dalì, non lo sfrutta veramente e alla fine non trasmette nulla, dimostrandosi irrimediabilmente vuota.

Io ritengo che sia giusto conoscere il passato, il quale fra l’altro può fornire numerosi spunti per storie nuove. Ma non bisogna esserne prigionieri: in questo caso meglio sarebbe ignorarlo.
Non fraintendetemi: non credo siamo arrivati a quel punto; però esiste una preoccupante tendenza in quella direzione (soprattutto nel cinema, ma non solo).
E alla fine capisco anche le motivazioni che hanno generato il futurismo, per quanto lo consideri delirante e il peggior movimento espressivo della storia. In una cultura libera riferimenti al passato senza ragion d'essere, una corrente del genere non sarebbe mai nata.

Tempo fa è nata se non sbaglio una testata sui remake: non solo questi ultimi venivano prodotti, ma addirittura pubblicizzati come qualcosa di positivo. Un’opera d’arte dovrebbe essere la spontanea espressione di chi la produce; il remake rappresenta il contrario: l’ammissione da parte dell’autore di non avere nulla da dire.

Concludo affermando che a mio avviso gli omaggi sono rivolti ai vecchi. E non intendo né vecchi anagraficamente né i grandi esperti del passato. Mi riferisco ai vecchi a livello mentale, incapaci di emozionarsi per qualcosa di nuovo e quindi hanno bisogno di elementi che li riportano alle opere che già conoscono.
Una delle massime funzioni della lettura consiste proprio nell'aprire la mente ed ampliare gli orizzonti di chi ne usufruisce, non nel fossilizzarsi su quanto già acquisito.

Viva l’innovazione, abbasso il retrogradismo!

15
Commenti sulle storie / Topolino e il regno di sotto
« il: Giovedì 22 Dic 2022, 22:26:46 »
https://inducks.org/story.php?c=I+TL+2436-1

Dopo aver letto il soggetto originale, cito le differenze con la storia definitiva, condividendo le mie considerazioni:

- La prima diversità consiste nel titolo, che inizialmente doveva essere “Il regno degli inferi”; personalmente condivido la modifica, poiché quello originale fa pensare all’inferno, il quale non c’entra con la storia. La nuova denominazione invece è caratterizzata da una maggiore ambiguità.

- Le scene iniziali con la conferenza e il dialogo tra De Tops e il professore sono totalmente state aggiunte in blocco da De Vita: mi rendo conto che in questo caso svelano gran parte del mistero, vanificando il colpo di scena della presenza dei primitivi nel sottosuolo. Tuttavia sono troppo affezionato alla fugace apparizione del cavernicolo che si scontra con gli altri due: da l’idea suggestiva della presenza dei neandertaliani in mezzo a noi senza che ce ne accorgiamo.
Forse la scelta migliore sarebbe stata spostare la sequenza al centro della trama: una volta scoperta la città dei primitivi, al protagonista sarebbe tornato in mente l’incontro con il professore che trattava proprio quelle teorie. In tal modo avremmo mantenuto questa aggiunta preservando al contempo il colpo di scena.

- Durante la ricerca di una guida, il baronetto avrebbe dovuto imbattersi in un uomo vecchissimo, ormai cieco e venerato da tutti, che ha passato gran parte della vita lavorando nella miniera. Una figura del genere sarebbe risultata senza dubbio affascinante quindi mi dispiace per la sua rimozione. Tuttavia, doveva fornire a De Tops un misterioso sonaglio che lo avrebbe aiutato: ma alla fine quest’oggetto non aveva un gran ruolo e avrebbe sprecato la figura dell’ex-minatore. Quindi, forse la soluzione adottata non è stata la peggiore.

- Oltre al re era prevista anche una principessa, fra l’altro invaghita di Pippud. Però risultava abbastanza inutile ai fini della trama, dunque mi sento di giustificare anche questa scelta.

- Nel soggetto originale, De Tops e la guida cadono da un ponte di corda, tagliato da un redivivo Tetrax in cerca di vendetta. Probabilmente a causa anche dell’imprinting, propendo per la modifica effettuata da De Vita: l’apparizione del dinosauro trasmette meglio la sensazione di una minaccia misteriosa e posta al di fuori del controllo dell’uomo (una sorta di It che emerge dalle viscere della terra al quale neanche i neandertaliani, malgrado vivano in quei luoghi da millenni, hanno trovato difese).
Inoltre la comparsa del mostro è brusca e non viene annunciata da alcun avvenimento precedente: rende quindi il contesto maggiormente onirico, elemento fondamentale, soprattutto considerando che l’avventura ha raggiunto la fine.

- Inizialmente Pezzin ha scritto di mostrare direttamente l’emersione dei due protagonisti dalle caverne, il loro ritrovamento da parte del pastore e il conseguente arrivo all'ospedale. Ma vedere queste scene di seguito all'avventura avrebbe avvalorato la veridicità di essa: lo stacco tra le sequenze interrompe nettamente la vicenda, così come bruscamente terminano i sogni. La nuova versione si mantiene perfettamente equidistante tra le due interpretazioni possibili: sulla natura reale o immaginaria del viaggio appena concluso. (Anche nell'Isola della morte viene adottato uno stacco simile).
Dal mio punto di vista quindi non solo si tratta della modifica più felice operata dal disegnatore, ma da sola rende basterebbe a compensare alterazioni ben più gravi di quelle apportate qui.

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