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Post - Sommo Zotnam

Pagine: [1]  2  3  ...  27 
1
Il sito del Papersera / Re:Rieccoci!
« il: Lunedì 25 Mar 2024, 14:38:09 »
Bentornati! <3

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Topolino / Re:Topolino 3553
« il: Giovedì 4 Gen 2024, 19:25:01 »
potremmo dire che è la versione di Martina ad essere in antitesi con Paperino e in generale con i personaggi di Topolino che ormai conosciamo bene, come un universo parallelo
Il che è una verità sacrosanta, peraltro.

Touché

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Topolino / Re:Topolino 3553
« il: Giovedì 4 Gen 2024, 16:45:21 »
Eh no raga;1 Paperinik divenne parodia di batman per imitare le storie di paperbat di paperoga;il mega almanacco anni 80 che ristampava queste storie in italiano ristampava in realtà storie anni 70 di questo tipo;è in Sud America che vespa vermiglia crea il club supereroi dove paperinik diventa quello che intorno a fine anni 70 pezzin aveva abbozzato in storie ironiche;negli anni 80 ecologiste;2 pkna di pone in antitesi completa al pk martiniano cinico e spietato che chiude le porte col piede e sfascia il vetro della finestra del deposito per fare “scena” e che finge che la 313 non funziona per punire i nipotini facendoli spingere la 313 che avevano insultato;il pkna dove in trauma paperino è solo 1 povero piccolo papero è proprio l antitesi dello “scostumato” politically scorrect Paperinik martiniano originale;2 universi assolutamente paralleli che non si incontrano mai

1) questa giustificazione è diversa dalla motivazione in-universe, ancora mancante. Allo stesso tempo trovo abbastanza risibile che quelle storie andassero bene mentre PK sarebbe "in antitesi" al Paperinik martiniano. Se c'è stata incongruenza, è iniziata col Paperinik supereroe di Pezzin e soci. Anzi, addirittura è iniziata con Martina stesso nelle sue ultime storie paperinikesche. PKNA si è limitato a proseguire nel solco delle storie di Paperinik pubblicate fino a quel momento sul settimanale e sul proprio vecchio mensile.

2) mi sembra una forzatura trovare incongruenze addirittura nel fatto che Paperino da piccolo fosse fragile, bonario e sfortunato. Che doveva essere, un teppista malvagio? Se l'argomentazione è questa, potremmo dire che è la versione di Martina ad essere in antitesi con Paperino e in generale con i personaggi di Topolino che ormai conosciamo bene, come un universo parallelo. Stacce.

4
Topolino / Re:Topolino 3553
« il: Mercoledì 3 Gen 2024, 14:44:54 »

Don Rosa e Marco Gervasio sono stati molto attenti a 'calibrare' i rapporti fra i due (fra generalità non dette e 'sfioramenti' paperopolesi) anche se questa 'tecnica' rende comunque impossibile la continuazione di una rivalità palese, vis à vis, che pure sarebbe stato bello raccontare fin dalla gioventù e non partendo da una classica età anziana che pure tante 'soddisfazioni' ci ha già dato. Un Terrore del Transvaal replicato in anni cronologicamente prossimi, in altri lidi e in altre circostanze, non sarebbe stato male.

Sicuramente Paperone e Cuordipietra avranno modo di scontrarsi anche in futuro, come scritto da Sommo, e potremo leggere comunque belle storie. Ma sarebbe stato bello anche dare un passato storico a questa rivalità, a cominciare da quella giovanile, in Sud Africa come in Klondike o nella Paperopoli degli anni '30 (in quest'ultimo caso di 'mezza età').
E' per questo che non mi scandalizza l'abbattimento (magari unico, fine a se stesso) di un classico 'paletto' barksiano.
Un 'sacrificio' che potrebbe portare ad uno sviluppo clamoroso di storie inerenti questo nuovo plot. Sperando da parte dei possibili autori di non mettere troppe carte in tavola o, nel caso, di saperle giocare bene.

Qui però sconfiniamo nella fanfiction. Paperone ha avuto molte nemesi sin da giovane, che sono tornate a tormentarlo (lo stesso Cuordipietra è canonicamente una di esse), non è necessario però che questa rivalità sia proseguita costantemente nel corso degli anni. Alla fine Cuordipietra è la nemesi di Paperone non tanto per la rivalità personale, ma per essere un suo riflesso distorto, ciò che Paperone sarebbe se non avesse amici e famiglia e se avesse ceduto alle tentazioni di farcela "disonestamente". E non dimentichiamo che Famedoro è colui che diede un contributo fondamentale per rendere Paperone cinico, disilluso, diffidente, paranoico, un po' meno innocente e più propenso a cadere preda del lato oscuro come nell'episodio del villaggio del Gongoro...direi che forse basta già questo, no?

Io non lo vedo come l'abbattimento di un tabù/paletto, né come un sacrificio. Per due motivi:

1) intanto perché io, tutta questa continuity asfittica e crudele che vessa i poveri sceneggiatori, non l'ho vista nel corso degli anni. Cuordipietra per decenni era come se non fosse mai esistito, Zio Paperone è stato per quasi mezzo secolo il fratello di Nonna Papera, Paperino per anni era un orfano il cui uovo era stato trovato dai due sopracitati "fratello e sorella", per non parlare della Storia e Gloria di Martina con Paperone e Rockerduck che si incontrano per la prima volta da neonati sostanzialmente coetanei (!!!) e i loro assurdi genitori.

O i Milioni di Paperone di Vitaliano, tutte le storie ambientate nel passato e nel Klondike che fanno confusione tra loro...o anche recentemente con Faraci che fa danni con la storia sul flashback di Monte Orso. O Amelia che ha almeno tre "origini", dal Patto della Luna di Vito Stabile alle Sette Streghe Vulcaniche di Bruno Enna fino alle ultime origini di Maya Astrup (tre storie che forse potrebbero coesistere ma solo dopo un grandissimo sforzo e molte forzature). O la storia di Jones e Anacleto, i due vicini di Paperino, smentita da un'altra storia sempre su di loro...e scritta dallo stesso autore della precedente! O la Dawson del Torneo delle Cento Porte di Nucci con Soapy Slick nel presente e la diversissima Dawson di Gervasio sempre con Soapy Slick nel presente in storie pubblicate in contemporanea sul Topo. O Paperinik di Gervasio che fa finta che PK e la Ducklair Tower non esistano. E potrei fare mille altri esempi recenti.

Insomma, io anzi spererei ci fossero più paletti, più lacci e lacciuoli, sia perché non inficiano una buona storia (ma anzi, spesso la migliorano...non credo esista una storia così bella da necessitare di cambiare quanto preesistente, anzi) sia perché aiutano a rendere più credibile e concreto il mondo che leggo su carta, con la sospensione dell'incredulità. Il worldbuilding aiuta a incuriosire e  fidelizzare il pubblico, perché se ci credo abbastanza allora ci tengo anche, ai personaggi e alle loro vicissitudini.

Però appunto qui non si abbatte una tirannia, semmai si prosegue sulla falsariga di quanto si è fatto per anni (sbagliando): infischiarsene e fare ognuno come gli pareva. E allora però avrei preferito lo avessero ammesso. Sono paperi e pupazzi su carta, posso avere la flessibilità mentale di leggere roba scollegata e nuove origini. Ma se mi dici che il patto narrativo è quello della Saga e poi non mantieni le promesse, allora c'è mancanza di serietà da parte dell'autore, e mancanza di investimento emotivo da parte del fruitore, che non sente più la connessione con la storia.

Insomma, qua non ci sono paletti da abbattere, semmai paletti da mettere. E non per legare, imprigionare o impedire: più che paletti, sono infatti impalcature e fondamenta, e servono a creare basi solide per evitare che ci cada la casa sulla testa con tutto il tetto.

E per restare nella metafora, se vuoi farmi qualcosa di slegato, tipo un tavolino, va bene, che sia fatto bene o male non fai danni. Ma se mi lavori sulla trave portante, o lo fai bene o rischi di rendere tutto l'edificio fragile, e si aprono crepe. Meglio volare più basso, allora. A ciascuno il suo mestiere.

2) Non è un sacrificio, perché se tutto va bene resterà un caso isolato. Ho già letto su Facebook cosa ne pensa Gervasio in materia (e concordo: se solo ampliasse il suo gervasioverso al nucciverso e bertaniverso e topolinoverso suturando finalmente la ferita della faida con PK...). Questo esperimento di Barbieri verrà presto dimenticato e considerato al di fuori della continuity "ufficiale". Le rivoluzioni si vedono dagli effetti, da quanto effettivamente riescono ad attecchire e ad essere citate.

Spider-Man nei fumetti ha avuto diversi reboot e retcon, da origini interamente cambiate a colpi di scena atrocemente imbarazzanti. E non uno di essi è sopravvissuto. Gli autori successivi, le storie successive, hanno fatto da muro, da cuscinetto: se mi consentite una feroce metafora, evitando a quei "virus" di propagarsi e ripristinando il corretto ordine degli eventi. In un caso, il reboot è stato ignorato e si è tornato a citare l'origine classica, mentre in un altro caso si è prima cercato di evitare di menzionare la retcon brutta, poi la si è affrontata per demolirla e rivelare che non era quella la verità. Forse le si è data fin troppa attenzione e bastava davvero ignorarla, ma vabbè.

Con Topolino è diverso, ovvio, non ha mai avuto così tanta importanza la continuity nel fumetto Disney, a differenza di quello Marvel. Lo stesso Don Rosa è stato per anni un caso isolato, forse anche eccessivo nel suo chiudersi categoricamente nelle sue convinzioni. Ma ha sicuramente posto basi solide per quello che ora è un "donrosismo light", che unisce Barks, Keno e la tradizione italiana martinian-scarpiana-ecc fino alle nuove leve attuali.

Una continuity leggera e sicuramente più flessibile di quanto Don Rosa accetterebbe. Ma è comunque un qualcosa, un traguardo che fino a metà degli anni '90 sembrava un miraggio e che anche fino a pochi anni fa pareva impossibile da raggiungere, tra erroroni, faciloneria e caos (escludendo proprio la felice parentesi di PKNA ecc). Da un po' di tempo si inizia timidamente ad andare verso il passo giusto, e sembra che la regola, l'impostazione di base, sia questa. Prima la continuity era un'eccezione, ora sono gli errori e le licenze poetiche ad essere un'eccezione.

Certo, a volte si fanno danni, altre volte è stucchevole il continuo citare la Saga di Don Rosa, Doretta e il Klondike a spron battuto in ogni singola storia anche leggerissima e spesso in maniera forzatissima (motivo per cui proporrei una moratoria anche al continuo citare il Klondike, mo' basta, ve lo buco 'sto Klondike). Ma è un inizio. Col tempo si troverà un equilibrio. Magari integrando anche tutto quel retaggio dell'era Cavaglione che per qualche motivo sembra - quello sì - tabù, nonostante sia stato il precursore del worldbuilding attuale.

Quindi, per tornare al discorso concreto, dubito che gli autori vedranno in questa storia di Barbieri un "via libera" con sviluppi clamorosi e la nascita di nuovi plot. Questo perché gli autori bravi e solidi continueranno ad essere il più possibile rigorosi senza danneggiare il passato per ego e arroganza. E perché gli altri...beh, gli errori li facevano già da prima e se ne fregavano già da prima, non hanno bisogno di un Barbieri che dia loro il "La". E la tua speranza è vana: se questi autori già non fanno neanche lo sforzo di leggere ciò che intendono citare, figurati se sapranno giocarsi bene le carte e se non ne metteranno troppe in tavola. Quella di Barbieri è la rottura di una diga che auspico non faccia danni e venga ignorata, se non direttamente riparata. E il miglior modo di evitare ulteriori danni e di risolvere i precedenti è semplice: l'oblio.

Io penso (e spero!) che Barbieri sapesse del precedente incontro tra Paperone e Cuordipietra, magari ha dato per scontato che lo Zione non riconoscesse il bovaro perché non ha una fisionomia particolarmente originale. Va da sé che un pensiero del più duro dei duri che esprime un dubbio tipo "Ma a me questo qui è familiare..." sarebbe stato opportuno e avrebbe fugato molti dubbi; inoltre solo un progetto di continuity ben elaborata fa sì che scomodare il sudafricano sia stato effettivamente indispensabile.

Comunque concordo con chi dice che le pagine bianche nel passato di PdP sono troppo gustose per non infilarcisi a capofitto, ma effettivamente stanno diventando troppo affollate di personaggi già noti all'universo disneyano; qualcuno potrebbe (e dovrebbe?) prendersi la briga di creare nuove entità che magari lì nascono e lì rimangono (mi viene da citare Slick, che - vado a memoria - non ho mai visto sulle pagine del "Topo").

Io non credo che Barbieri lo sapesse: o lo ignorava, o ha deciso di infischiarsene. In entrambi i casi, non un'idea felicissima: magari legittima, ma allora non mi fai una storia sulla Saga se neanche ti metti a leggerla davvero. E a questo punto mi viene meno anche la voglia di trovare una spiegazione per "mettere in continuity" l'errore. Anche basta con il cercare sempre di metterci una toppa o una pezza: se non si è sforzato l'autore, perché dovrei farlo io al suo posto? Meglio direttamente ignorare la storia o ritenerla un elseworld. Caso diverso se la qualità fosse così innegabile da meritare un tale impegno mentale. Ma poiché si tratta di una storia forse carina ma non eccezionale, non ne vedo il motivo.

Per il resto, Soapy Slick è apparso anche nel presente, recentemente (come detto anche dal Grande Tiranno). Un esempio clamoroso è proprio in una storia di Nucci-Intini (legata al Torneo delle Cento Porte), "Road to World Cup - Una canzone per Dawson", e in una storia di Gervasio-Zanchi, "Zio Paperone Re del Klondike". Non solo Soapy e Dawson appaiono in due storie diverse e quasi contemporaneamente (entrambi nell'estate 2022), ma ci sono anche piccole incongruenze su Dawson (quella gervasiana riprende quella di Don Rosa, con la statua di Paperone e l'hotel di Doretta al posto della Bolla D'Oro demolita, mentre quella nucciana ha una Nuova Dawson e una Vecchia Dawson che comprende anche il rudere ancora in piedi della Bolla D'Oro). Roba che si poteva evitare, anche se risolvibile. Entrambe ottime storie, comunque: la saga di Nucci è una delle cose migliori degli ultimi anni, anche per chi detesta il calcio, mentre Gervasio addirittura fa la mattata coraggiosa e folle, che personalmente apprezzo e saluto con piacere, di mettere in legame diretto di continuity la Bella Addormentata del Paperinik di Martina con la Doretta Doremì a Dawson di Don Rosa.

PS: Per il resto, concordo quasi su tutto con Ruhan, in particolare sull'osare "per finta", sull'interesse per la continuity del presente e su Casty, su nuovi temi e personaggi promettenti come l'ambiguo e misterioso Dottor Piuma, ecc.

Ho un unico appunto da fare al suo post:

Si vuole ignorare Don Rosa? Ma lo si faccia pure. Non mi pare che qualcuno pianga il fatto che PKNA entri in contraddizione con la continuity martiniana di Paperinik. Anzi. È proprio quello l'incipit.

In realtà PKNA al contrario fu un precursore per quanto riguarda worldbuilding e continuity. Fu tra i primi a citare il termine "Calisota" di Barks e Rosa (roba che ora è menzionata praticamente in ogni singolo Topolino, ma che all'epoca pareva una bestemmia), oltre alle storie classiche di Barks e alla Saga. Ed è lo stesso Paperinik ideato da Martina, non entra in contraddizione con esso: è la naturale evoluzione del Paperinik dei vari De Vita e Pezzin, Sarda e Held, Michelini e Carpi, Scarpa e Chierchini ecc, ma anche del Martina delle sue ultime storie paperinikesche, dove si era gradualmente allontanato dal ruolo di diabolico vendicatore delle primissime storie fino a diventare un supereroe vero e proprio, per quanto scalcinato.

Poi sì, si potrebbe dire che non è mai stato spiegato, né da Pezzin né dal "tardo" Martina come mai Paperino abbia deciso di cambiare ragion d'essere al suo alter ego, cosa sia successo per fagli cambiare idea e farlo evolvere dall'egoista mezzo criminale del "primo" Martina al generoso eroe di quartiere delle storie successive. E sarebbe anche un tema interessante da sviluppare, secondo me (per quanto mi riguarda, sospetto che dietro ci sia qualche motivazione wholesome tipo l'amore per i nipotini e il timore che seguano le sue orme come esempio negativo, da cui la necessità di ripulire l'immagine di Paperinik). Ma fatto sta che quell'evoluzione non è stata messa in discussione ed è un qualcosa di assodato. Per cui no, PKNA non si pone in contrapposizione con Martina, essendo semplicemente la continuazione delle avventure del Paperinik "classico". Le Nuove Avventure, appunto.

(Però sì, magari se in futuro vorranno svelare il mistero del cambiamento del "cuore" di Paperinik, mi incuriosirebbe molto!)

5
Topolino / Re:Topolino 3553
« il: Mercoledì 3 Gen 2024, 12:46:20 »
Concordo in parte con questi giudizi: è vero che le presenze di CF in epoche passate sono piuttosto 'variegate' e sicuramente il suo futuro sarà interessante come quello di Paperone (aspetto sempre un terzo atto della ipotetica 'trilogia di Artibani, fra le altre cose). Però è anche vero che, essendo coetaneo dello ziastro, un passato piuttosto 'denso' lo avrà avuto anche lui. Sta agli autori utilizzarlo nei modi e nei tempi giusti. Ad esempio la sua presenza nel Klondike non è 'strana', dal momento che diversi sudafricani dell'epoca vi parteciparono, 'allenati' dalla precedenza esperienza (anche diamantifera) fatta nel loro paese.

E infatti Barbieri li inserisce fin dal primo capitolo uscito due mesi fa, protagonisti di un regalo fatto allo zione (il diamante Stella del Transvaal) che aveva collaborato con loro e scovato una vena aurifera nella loro concessione fino ad allora poco generosa. Quasi un 'prologo' per l'arrivo di un altro sudafricano con il quale certe collaborazioni sono impossibili. Questa presenza di CF in Klondike, coerente con gli spostamenti del tempo ma inaspettata per la conoscenza diretta e 'certificata' fra i due giovani paperi, ha comunque un senso come potrebbero averlo ancor di più altre situazioni storiche.

È irrilevante che non sia "strano" dal punto di vista storico. È un errore.

Citazione
Ad esempio, visto che si parla di corse all'oro, perché non approfondire quella sudafricana appena accennata da Don Rosa nella sua Saga? Vedere come Cuordipietra si sia arricchito fra giacimenti auriferi e diamantiferi, circondandolo di personaggi nuovi, non potendo più utilizzare Paperone per i motivi ben noti (al di là del donrosiano Terrore del Transvaal) in quel triennio in cui visse in Sud Africa. Lo si sta facendo con Cornelius Coot, raccontando la sua epopea giovanile nel passaggio tra la East e la West Coast; perché non farlo anche con Famedoro, 'storicizzando' il suo periodo pionieristico che lo porterà a costruire un Money Bin nella Valle del Limpopo?

Sicuramente non ne uscirebbe fuori un quadro 'per educande' e se la Saga di Paperone è tutta incentrata su determinati valori, quella di Cuordipietra lo sarebbe su 'altri'. Però potrebbe essere l'occasione per comprendere (non giustificare) diverse sue 'marachelle' (se così vogliamo chiamarle) e comportamenti decisamente scorretti, risalendo magari a forti delusioni avute in gioventù o problemi familiari non del tutto risolti. Il tutto condito da intervalli anche comici oltre che avventurosi, al di là delle cattiverie fatte, tanto per rendere più leggera (e leggibile) una saga che risulterebbe altrimenti troppo pesante per un fumetto che ufficialmente è rivolto ai più giovani.

Questo è diverso e già più apprezzabile. Del passato di Cuordipietra sappiamo poco, quindi le villain origins ci sarebbero bene, un mix tra "Cuordipietra: le origini del male" e "Tutti i milioni di Cuordipietra", una Saga parallela, l'anti-Saga interamente incentrata sul giovane e spregiudicato Cuordipietra e con solo personaggi nuovi (o quasi). Questo sarebbe interessante, originale e soprattutto non farebbe danni.

6
Topolino / Re:Topolino 3553
« il: Martedì 2 Gen 2024, 15:40:29 »
Personalmente sono, se non preoccupato, infastidito nel dover constatare come la saga K di Luca Barbieri si confermi, al suo secondo capitolo, essere un brutto e pericoloso precedente.

Barbieri sbaglia nel metodo e nel merito, secondo me. Mi spiego: è importante chiarire prima il proprio intento e le regole del gioco, in maniera tale che il lettore possa adeguarsi e scegliere se aderire o meno. Vuoi fare una storia scollegata dal peso della continuity? Benissimo, valuterò se mi interessa o meno, se ne vale la pena o meno, la fruirò senza tenere in considerazione quell'elemento. Vuoi inventarti una nuova continuity? Rischioso, potenzialmente dannoso, ma almeno so cosa aspettarmi. Dici di voler fare una storia che rispetta la continuity e che semmai amplia, muovendosi "negli spazi bianchi" tra una storia e l'altra? Allora però lo devi fare bene, perché si tratta di regole che non eri necessariamente tenuto a seguire ma alle quali tu stesso hai deciso di sottostare.

Tutto questo e poi però mi infili Nonno Bassotto, Cuordipietra Famedoro, Soapy Slick, Doretta Doremì, creando ogni volta incongruenze palesi, evidenti e neanche così facilmente risolvibili.

Mi viene il dubbio che Barbieri in realtà abbia letto solo una parte della Saga di Don Rosa nel cui solco sostiene di volersi inserire, probabilmente il capitolo 8 ambientato effettivamente nel Klondike...dimenticandosi però che la Saga era composta da 11 altri capitoli, che puntualmente ignora generando errori.

Ora, io non credo che la continuity sia una zavorra, un peso, un limite, un tabù e tantomeno "lacci e lacciuoli" (espressione che con buona pace di Campanella e Carli, oltre a ricordarmi gli eccessi del liberismo imprenditoriale, mi ricorda di un certo sorridente tycoon diventato per molti anni Presidente del Consiglio, figura perlomeno discutibile, un populista demagogo decisamente non noto per avere a cuore i corpi intermedi della democrazia).

Penso che a volte anzi sia utile ricordarla per evitare di avere scarsa originalità, allenare la mente aggirando il problema e trovando soluzioni nuove e così via. Uno stimolo, uno spunto, fonte di ispirazione, una preziosa alleata. Uno sprone, come diceva Ruhan, al quale mi accodo. Ma ad ogni modo, sono totalmente d'accordo sul fatto che si possano fare ottime storie senza tenere conto della continuity.

E il punto è proprio questo: di citare per forza il passato non gliel'ha ordinato il dottore, a Barbieri (ma anche ad altri, è un discorso che vale anche per casi analoghi del passato recente e presente, se non del futuro). Non capisco anzi perché tutti questi autori che vogliono scrivere qualcosa di nuovo e diverso vadano ad impelagarsi in un passato già scritto e sviscerato. Perché non raccontare qualcosa di ambientato nel presente? Chi ve lo vieta? Oppure raccontate qualcosa di nuovo, ambientato nel passato ma con protagonisti personaggi nuovi (che mi rendo conto che non abbia lo stesso appeal di usare Paperone, but still...). Oppure, se volete per forza immischiarvi nella continuity ed è il vostro intento dichiarato, magari non fate il compitino ma leggetevi tutta la storia dentro la quale volete inserirvi, non solo alcune pagine come fosse un menu, scegliendo alcune cose e ignorando altre. O tutto o niente.

E poi, è proprio necessario A) scrivere una storia ambientata nel passato e B) scriverla facendo errori e contraddicendo altre storie? E se era davvero inevitabile, per cosa è stato fatto? Qual era lo scopo, la grande ambizione dietro? Una storia che, come dice il Grande Tiranno, è un banale divertissement e poco più?

Il problema di queste storie di Barbieri è che ha scelto di entrare a gamba tesa nella Saga: poteva benissimo infilarsi in maniera indolore, senza toccare ciò che era già stato fatto. Invece ha avuto la superficialità di non informarsi e l'arroganza di voler narrare lui, stavolta, le "origini" di importanti elementi del cast disneyano e della lore paperoniana-barksiana-donrosiana. Prima Nonno Bassotto, ora Cuordipietra Famedoro...tutto ciò cozza un po' con il suo intento di non voler contraddire la Saga. Ci vorrebbe un po' più di umiltà da parte di alcuni autori rampanti. Bisognerebbe mettere da parte l'ego e mettersi al servizio della storia. Oppure, se si hanno ambizioni, scegliere se fare qualcosa di nuovo che si ponga ufficialmente in "competizione" col canone ufficiale (legittimo) o studiare ciò di cui si parla per non fare un lavoro sciatto e superficiale che "cita" solo nominalmente un qualcosa di già stabilito. Se pensi di far di meglio di Barks e Rosa, accomodati, mettiti in gioco ma esplicitalo. Se ti fai scudo con loro dichiarando a parole di rispettarli ma non facendolo nel concreto, allora è una furbata che però è facilmente smentibile e sgamabile, non ci si fa una bella figura. Oppure, si può sempre fare altro, narrare altro. Forse bisognerebbe mettere una moratoria sulle storie ambientate nel passato o nel citare la Saga in ogni numero, se i rischi sono questi.

PS: Cuordipietra usiamolo nel presente, invece di aggiungere ingombranti pezzi al suo passato: già il buon Gervasio forse ha ecceduto, tra il renderlo un finto professore di latino e poi addirittura un sindaco di Paperopoli, oltre che nemesi fissa di Fantomius. Il futuro di Famedoro penso sia più interessante del suo passato.

7
Testate Speciali / Re:PK Omnibus - Discussione generale
« il: Giovedì 16 Nov 2023, 12:07:24 »
"Tu l'hai detto." (cit.) ;D

(Oh, la mia è tutta invidia! Mi piacerebbe avere questa facilità di scrittura...)

E comunque, complimenti per la disamina dell'Omnibus! :-)
Io ancora non l'ho letto, ma sembra talmente fatto bene che per un attimo ho pensato di dare via i miei albi originali e tenermi solo questo! (solo per un attimo, eh! ;D )

Grazie, grazie, troppo buono! Ma per quanto riguarda la considerazione finale, ribadisco che non proporrei mai di sostituire un'edizione a un'altra rivendendo gli originali: una cosa non esclude l'altra, se c'è spazio e se il portagli lo consente, possono coesistere entrambi sullo scaffale di casa! 😁

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Testate Speciali / Re:PK Omnibus - Discussione generale
« il: Giovedì 16 Nov 2023, 01:43:44 »
... Un'unica grande chiesa, come diceva in maniera un po' paracula quel cantante lì...
Ma... ma... tu sei quello che ha fatto quella "domanda" (chiamiamola così! ;D ) durante l'incontro a Lucca?

Adesso mi spiego tante cose...  :rotfl:

Dici per la prolissità e la logorrea?  :P


Quale domanda?

Ne ho fatte tre, una a Bertani, una a Sciarrone e una a Paccagnella/Grrodon.

Le trovi qui nel video del Papersera dal minuto 51:44 https://youtu.be/1tSHWCVtRvw?si=LjHCAmxaHQRbhD6S

Oppure qui in versione completa (con l'inizio vero e proprio del mio "intervento", tagliato nel video precedente), dal minuto 49:50 https://youtu.be/7TU8YjhOtPE?si=rris-gRf0-Ol7QDv

Niente di che, ma del resto le altre domande del pubblico erano "Farete la serie animata di PK?" e "Avete letto questa fanfiction?", quindi... ;D

9
Testate Speciali / Re:PK Omnibus - Discussione generale
« il: Mercoledì 15 Nov 2023, 17:25:32 »
Parte 5 di 5: conclusioni

EPILOGO: NON CHI, MA COSA È PIKAPPA? PERCHÉ QUEST’OMNIBUS È IMPORTANTE E NECESSARIA



Capovolgiamo la domanda “Chi è Pikappa?” dello sfortunato videogioco che ha portato improvvidamente al temporaneo reboot (e successiva sospensione nel limbo) della serie. Cosa è davvero PK? Per capirlo è anche necessario sapere cosa non è.

Non è SuperPaperino contro gli alieni, per cominciare. Per fare quello non ci vuole nulla, sono bravi tutti. Ma PK è innanzitutto uno stile, un tono, un registro narrativo, un modo di ragionare, di narrare visivamente e di scrivere vicende e dialoghi. Ed è, se non in primis almeno in secundis, una storia, un racconto seriale le cui trame necessitano di una chiusura e di una conclusione. Una portentosa opera narrativa, diceva il curatore in un commento online. Le tecnologie, gli alieni, vengono molto, molto dopo. Scenari, personaggi con i loro rapporti reciproci e un modo di raccontare, questo è il cuore della serie.

PK non è un nemico di Topolino o del modello Disney classico, italiano o estero. È un precursore, un alleato. È il Disney fatto bene, senz’altro con contaminazioni, ma con i piedi (palmati) saldamente puntati nel calderone della tradizione disneyana e topolinesca, a cui ha sempre fatto riferimento e alla quale è sempre tornato.



PK non è un incidente di percorso. Ma un punto di arrivo e di ripartenza. All’errore dei puristi tradizionalisti legati alle “vecchie avventure di Paperinik” si è affiancato un errore uguale e contrario, quello di alcuni Pkers che per reazione, con un moto di orgoglio, han risposto “Sì, PK non è roba da Topolino, anzi dovrebbe essere un universo a parte, slegato. Ma a cosa porta questo? PK non nasce come un elseworld e quindi non si è mai preso le libertà che una storia nata ufficialmente come parallela (come un Wizards of Mickey) potrebbe prendersi. Questa doppia natura ambigua non farebbe altro che chiuderlo in una riserva indiana, un ghetto culturale e non, dove spegnersi lentamente, venire dimenticato, perdere quel bacino di idee fertili e storie e personaggi intriganti che portava, roba che potrebbe arricchire anche il resto della produzione disneyana, perlomeno quella italiana. Pensare che non sia un qualcosa di separato dal resto della produzione PaniniDisney “canonica”, al contrario, è quel che lo salverà. Il resto del mondo Disney deve capire e accettare PK, il quale a sua volta potrà armonizzarsi col resto del fumetto disneyano senza perdere le caratteristiche che lo rendono speciale. Ne verranno vantaggi per tutti.

La contrapposizione ha portato in passato il Topo e satelliti a differenziarsi rigettando come errori tutte le novità e il bello che portava con sé, distinguendosi ma impoverendosi. A sua volta PK si è gradualmente sempre più posto come separato, un bel Disney ma che non veniva ritenuto tale da fan e lettori e rimaneva noto solo a chi lo seguiva, senza un’osmosi con il resto del buon fumetto Disney. Cosa che era ed è possibile senza infantilizzazioni da un lato né “edgizzazioni” dall’altro. Nessun personaggio è inutilizzabile, anche una Paperina o un Gastone possono essere scritti bene: è la trama a portare la serietà. E vale anche al contrario. C’è da dire che PKNA agli inizi, ma anche PK² agli inizi e il PKNE più approfonditamente ci hanno messo e ci stanno mettendo del loro per amalgamarsi ed uscire dalla riserva. Ma serve uno sforzo maggiore, anche e soprattutto da parte del Topo.

Se tutti i nuovi personaggi delle storie topolinesche degli ultimi anni, da Red Duckan e Sheriduck a Hatequack e Ray o gli altri ragazzi di Area 15, entrano automaticamente a far parte del cast “regular” di Topolino, nella “lore” del settimanale, perché i comprimari ecc di PK non possono fare altrettanto (ovviamente rispettando i loro registri stilistici e senza snaturarli)? Un Angus Fangus è forse un personaggio meno disneyano dei sopracitati? Una Lyla Lay o Uno sono forse meno interessanti? Io non credo.



Poniamo fine una volta per tutte a questa guerra tra campanili, a questi decenni in cui PK è stato visto con sospetto, come una minacciosa eresia. E ricordiamo i tempi in cui, come avevo accennato prima, era Don Rosa ad essere visto con sospetto, una roba altra rispetto alla Grande Tradizione Italiana, alle origini paperonesche di Storia e Gloria della Dinastia dei Paperi. All’epoca PKNA fu tra le prime opere a citare Don Rosa, che ora con la sua Saga di Paperon De’ Paperoni che fa ancora piangere i ventenni è visto come punto di riferimento imprescindibile su Topolino, forse pure troppo, al punto che almeno ogni settimana c’è una citazione al Klondike, a Dawson, a Doretta, al decino dello scavafossi ecc. Una rivoluzione che è stata largamente abbracciata e accettata. Forse è solo questione di tempo prima che accada anche con PK. E forse questo Omnibus potrà accelerare il processo.

Tra l’altro su Topolino spesso esce roba non così diversa dai tanto vituperati PKNA/PK²/PKNE e MM – Mickey Mouse Mystery Magazine. Gran parte della produzione di Casty (che gli piaccia o no) come il Darkenblot o La Marea dei Secoli, ma anche il cupo Macchia Nera di Nucci, le Isole della Cometa di Zemelo e dello stesso Bertani (aldilà della sua natura di Elseworld), le storie intimiste disegnate da Zanchi, gli Evaporati di Enna, il Fast Track Mickey di Sciarrone, il Fattore Gamma di Alessandro “Pastro Jr.” Pastrovicchio…sono tutte storie dove almeno parte dello spirito pikappico rivive, consapevolmente o per caso. L’eredità e la lezione di quei tempi da folli e geniali incoscienti è stata ampiamente tramandata, anche se talvolta inconsciamente. Ma talvolta scientemente. Quella follia, quella voglia di stupire, di osare, che sia con “effetti speciali” visivi e di regia o con trama e dialoghi, pathos e feels…PK vive, piaccia o no. La strada è stata spianata lì e va finalmente riconosciuto, magari grazie al prezioso lavoro di questa Omnibus si andrà nella direzione giusta.



Persino il complesso e accurato worldbuilding nel Fantomius e nel Paperinik di Gervasio, che concilia gli inconciliabili Guido Martina e Don Rosa, è roba che potrebbe legarsi benissimo a PK se ci fosse la volontà, anche perché è un qualcosa che era stato fatto prima, proprio in PKNA. E non ditemi che è più complicato seguire il filo di PK rispetto alle varie storie in più puntate (e più saghe, a volte anche più stagioni a distanza di mesi o anni!) di Topolino. O che non sia più complessa la saga della Bella Addormentata di Gervasio. O che un riferimento a un numero di PKNA del 1996 sia più problematico di un riferimento a Topolino 959 del 1974 (!!!) per capire cosa c’è dietro le Lettere Ipnotiche. O un riferimento a Musone e Setter delle strisce di Gottfredson nella saga di Zeus, anch’essa di Gervasio. O riferimenti a Reginella, la Spada di Ghiaccio, Atomino Bip Bip, Ok Quack…siamo seri e mettiamo tutto in prospettiva, su.

PK e Topolino non sono mondi alternativi. E dovrebbero cominciare (o ri-cominciare) a parlarsi. Entrambi, reciprocamente: non deve esserci un dialogo a senso unico. Ne risulterebbero arricchiti entrambi, penso, anzi ne sono convinto. Fino a poco fa, PK era visto come la pecora nera. Oggi, torna su Topolino, col vecchio costume, si fa chiamare persino Paperinik, che è il suo vero nome completo. E contemporaneamente viene pubblicato un Omnibus realizzato da un Pker che considera PK come parte integrante del mondo Disney. E lo scrive, talvolta implicitamente talvolta più esplicitamente. E gli viene lasciato fare. Sono tutti segnali? È forse l’inizio di una timida accettazione, un’apertura, una ricanonizzazione? Chissà. Un Paperinik gervasiano e uno sistico possono trovare un punto di equilibrio, se davvero vogliono. Ci sono contraddizioni, certo, ma facilmente risolvibili con un minimo sforzo di volontà.



Io lo spero, che sia l’inizio di una nuova fase per PK, più integrata sul Topo. Sognare è gratis, d’altronde. L’Omnibus invece no, quello costa e pure tanto. Ma sta forse contribuendo a questa normalizzazione di ciò che è speciale, a questo sdoganamento di PK, al miglioramento dell’universo Disney Italia. E anche solo per questo, forse quei soldi se li sta meritando.



THE END (per ora!)

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Testate Regolari / Re:Topolino Fuoriserie 13 - Pk, Il nemico del ragno
« il: Mercoledì 15 Nov 2023, 17:10:51 »
Dimenticavo, di chi saranno le voci a pagina 18? Potrebbero essere
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i monaci di Dhasam-Bul.


Penso proprio di sì. E penso che cercassero di mettersi in contatto con
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Everett Ducklair
senza successo, e si siano accontentati di PK, magari dandogli una protezione dalla "riscrittura" del Ragno.

Per quanto riguarda Troglo, invece, sono da notare alcuni dettagli che sembrerebbero confermare una mia teoria:
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se già ne "I Maestri del Silenzio" sapevamo che era stato lui a parlare di Xadhoom a Garundar, e che nonostante ciò non avesse tutta quest'ansia di incontrare personalmente Xadhoom, anzi, e infine che sapeva muoversi nei sotterraneai della DT come se ci si fosse intrufolato, e che cercava qualcosa di non ben precisato lì, in questo volume scopriamo che è immune all'influenza dei danzatori della Soave Signora (a differenza di Garundar). Nello stesso albo scopriamo che la tecnomagia manipolatrice della realtà non funziona su ciò che è alieno, come il PiKaccia evroniano...ed è probabile che sia stato proprio Troglo a rubare il PiKaccia, come se sapesse pilotarlo...tutti indizi che fanno pensare che Troglo sia in realtà il mutaforma evroniano Grrodon sotto mentite spoglie! E che magari un paio di numeri prima stava cercando nella DT o il PiKaccia o la spora di Porphyoloon che già voleva rubare in "Una leggendaria notte qualunque"!

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Testate Speciali / Re:PK Omnibus - Discussione generale
« il: Mercoledì 15 Nov 2023, 16:54:52 »
Parte 4 di 5: alcuni punti importanti da sottolineare

L’APPARATO. MESSAGGI IMPORTANTI: LA “NASCITA” DEL CALISOTA NEL DISNEY ITALIANO



Ma torniamo un attimo all’apparato grrodoniano, che presenta messaggi e segnali particolarmente importanti (e più sotto proverò a spiegare perché). Viene ricordata l’importanza di Paperon De’ Paperoni, personaggio super classico, come motore degli eventi dell’intera serie, viene fatta notare la coerenza degli scambi tra Uno e PK anche nelle recenti storie del Fuoriserie di Sisti, vengono citati Zapotec e Marlin mentre si parla del ciclo del Razziatore, viene anche annunciato quando una sottotrama verrà ripresa in futuro (è il caso di quella di Brad Van Beck e Sean LeDuck, o della maschera Maori di Angus Fangus). Viene valorizzata l’arte di Sciarrone, il modo in cui “anima” e fa recitare i personaggi, le influenze manga unite allo stile WDAS dell’animazione. Viene sottolineato come sia l’umanità del Paperino che tutti conosciamo ad ammansire Xadhoom, viene finalmente ricordato che l’assenza dei tre nipotini era giustificata con un riferimento semi-esplicito nell’albo alla Master Story “Minaccia dall’Infinito” del mensile GM – Giovani Marmotte pubblicato in contemporanea (aaahh, la continuity…). Viene accennato al segreto di Everett Ducklair e a PK2 con l’indizio nascosto tra i bozzetti della Ducklair Tower e vengono spoilerate le sue origini aliene, viene citato il Pippero di Elio e le Storie Tese quando si parla di Stefan Vladuck, viene messo a confronto lo stile di “Terremoto” con quello di “Incubo sul fondo”, la storia bocciata di Pezzin. Viene anche citata la recente megasaga “Minaccia dallo spazio” del pker vero Vacca e del pker inconsapevole/riluttante Casty, come esempio di saga corale e di uso della continuity che ha come antenato illustre proprio quel cross-over tra PKNA 0/3 e GM 16/17.

Infine, viene ricordato come sia proprio in PKNA 4 di Artibani che viene citato per la prima volta il “Calisota”. Già, quello Stato fittizio degli USA dove si trovano Paperopoli e Topolinia, inventato da Carl Barks e stabilizzato nel canone da Don Rosa. Quello che oggi è citato su Topolino una volta sì e l’altra pure, al punto che viene realizzata un’intera megasaga sulla nazionale di calcio del Calisota, che vince persino la coppa del mondo. Ecco, negli anni ’90 nessuno in Italia al di fuori della rivista “Zio Paperone” citava Don Rosa e il Calisota. Su Topolino? Figuriamoci. Don Rosa era malvisto, non si sapeva se era da considerare parte del canone, era visto con sospetto nel migliore dei casi. PKNA fu pioniere in questo, diciamolo con orgoglio. Fece allora, quando nessuno lo faceva, e per primo, ciò che fa il Topolino bertaniano oggi. Il fatto che il curatore citi il ruolo di PK nello “sdoganare” il Calisota è una piccola vittoria, un riconoscimento non da poco. Il fatto che glielo abbiano permesso, pure.

E, non dimentichiamolo, viene sapientemente ricordata la cattedrale di Notre Duck delle storie di Barks apparsa in “Due” e in “Trauma” e ancor più opportunamente viene menzionato Henry Quackett, il fratello di Fantomius. E in quel momento ci credo. Credo che le storie dei paperi di Barks, quelle di Fantomius di Gervasio e quelle di PKNA e seguenti del PK Team…si svolgano nello stesso universo. E questo è fondamentale, come ora approfondirò.

PK INTO THE BERTANIVERSE: CREDERE ALLA BUGIA BIANCA



Io credo. Credo che un giovane Paperone abbia incontrato Doretta Doremì a Dawson, che Topolino abbia salvato l'eredità di Minni da Lupo, che abbia affrontato Orango, la Spia Poeta, Doppioscherzo e Mister Vertigo, conosciuto Zenobia e Gancetto/Bruto, sia stato nell'Argaar e ad Anderville.

Credo che, se il piccolo Scrooge non avesse pulito gli stivali di quello scavafossi, non sarebbe diventato un miliardario, non avrebbe comprato la Ducklair Tower affidandola al nipote e oggi la banda Disney sarebbe composta da paperi e topi zombieschi con un'allegra fiamma azzurra in testa.

Credo che, se quel topo oggi così borghese non fosse stato un dispettoso scavezzacollo in gioventù che guidava vaporetti e aeroplani e che annodava le code di gattoni bulletti, non sarebbe riuscito a sopravvivere alla cattiveria di una città nelle mani di Henry J. Lasswell, Leopold Millighan e Gloria Gump, contrastandone la corruzione.

Credo che, se il vacuo John Quackett non avesse imparato l'umiltà a Paperbridge, non sarebbe diventato Fantomius e non avrebbe ispirato un piccolo, fragile papero meschino...e oggi buona parte di Paperopoli sarebbe esplosa nell'esperimento Sole Freddo, il Calisota sarebbe stato inondato per il progetto Pangea o il nostro secolo sarebbe stato cancellato dal grande nulla generato dai calcoli sbagliati del dottor Yamato.

A volte credo persino in Gedeone De’ Paperoni, ma sì dai, che se ci crede Artibani allora perché io non dovrei, e allora facciamo che è nato quando Paperone era già partito dalla Scozia, forse è per questo che i due fratelli non hanno mai legato tanto. O al peggio sarà stato adottato come Rumpus o altri parenti apocrifi o acquisiti.



Credo nelle generazioni di paperi più avventurosi del mondo, eredi dei Coot e dei McDuck, frutto dell’unione di due grandi dinastie. Capaci di scoprire antiche civiltà, andare a caccia di punte di freccia indiane, salvare la Terra dagli T'Zoook con le Giovani Marmotte o vincere la coppa del mondo con la nazionale di calcio del Calisota.

Credo in Brutopia, Cattivonia e Belgravia. Credo in Sheriduck e in Mary Ann Flagstarr. In Paperetta Yé-Yé e in Gorthan.

Credo che quel papero vestito alla marinara che fingeva di avere mal di pancia per non lavorare abbia sbaragliato il grande Impero di Evron. Ho letto shonen manga con evoluzioni più improbabili.

Credo che, se a Paperopoli non si vede la Ducklair Tower, è semplicemente perché è fuori dall'inquadratura, un po' più in là nel centro città. Insomma, se ormai è assodato che Ahsoka esiste canonicamente e che in Star Wars Episodio III c'era, ma entrava in campo solo nei cambi scena quando eravamo distratti, questo in confronto è una bazzecola.

Io ci credo. È tutto vero, come disse un simpatico e canagliesco contrabbandiere spaziale che avrebbe reso fiero il Colonnello Neopard, in una celebre trilogia sequel cinematografica. Un'unica grande chiesa, come diceva in maniera un po' paracula quel cantante lì, che va da Barks, Gottfredson, Taliaferro e Don Rosa a Sisti, Enna ed Artibani, passando per Don Rosa, Scarpa, Pezzin, Cimino e Martina, comprendendo Faraci e Gervasio, Casty e Nucci, Stabile e Vacca.



È una bugia, ma una bugia buona, di quelle che diventano una bella verità. George Lucas non pensava ad Ahsoka Tano quando ha inventato Darth Vader, checché ne dica oggi. È stata aggiunta dopo, ma è stata resa credibile e convincente. Ed oggi, prevalentemente accettata. Così come Toriyama non pensava alla razza aliena dei Saiyan e a Majin Bu quando raccontava le allegre scorribande del piccolo Son Goku contro Pilaf e il Red Ribbon. Eppure, oggi quell'inno all'incoerenza di generi e toni narrativi è considerata un grande affresco, un'unica saga. E pazienza se qualcuno ha la nostalgia del Goku con gli stivaletti a molla. Ok, ora mi sto confondendo.

E sì, ci saranno anche registri, toni, stili e generi narrativi diversi tra una storia e l’altra, ma d’altronde è così anche nelle produzioni USA, per esempio la Marvel, forse Deadpool non stona col resto? Eppure ne è parte integrante.

Insomma, è un qualcosa che mi alimenta la sospensione dell’incredulità. Che mi fa investire di più sui personaggi e sulle storie che leggo. Ovviamente non sono così folgorato da pensare a Evron quando vedo una storiella di Faccini, o viceversa a chiedermi di Ciccio e Dinamite Bla durante un’avventura a Time Zero. È un qualcosa che puoi spegnere o accendere, ma quando è acceso fa funzionare tutto meglio.

Questo il direttore Bertani lo sa e infatti nella sua gestione del Topo ha pigiato l’acceleratore sulla continuity, rendendo tutte le storie coese. Addirittura ha fatto esperimenti notevoli, dal numero natalizio dove ogni storia, malgrado autori e personaggi e generi fossero diversi, è collegata alle altre dello stesso albo. O la saga della nevicata sul Calisota di Macchia Nera: come fece Jim Shooter, altro grande fan della continuity, alla Marvel, quando in un albo di Thor fece aprire lo Scrigno degli Antichi Inverni e in tutte le testate Marvel di quel mese ne mostrò le conseguenze con New York preda della neve, così ha fatto Bertani, novello Shooter, con diverse settimane dove paperi e topi, persino nelle storielle ironiche mono-pagina o in quelle di Faccini, fronteggiavano la nevicata.



Il Bertaniverso, potremmo chiamarlo: un Topolino che ama sperimentare e osare. Ricorda qualcosa? E dove si cerca di approfondire anche personaggi storici e classici, di farli evolvere, affiancando a loro anche nuovi personaggi, subito entrati nel cast regolare. Bertani ha solo un difetto, da questo punto di vista: almeno in passato ha rifiutato di unire al suo puzzle di universo coeso e coerente, canonico e in continuity, l’unico tassello mancante. Ossia, la fase degli spillati Disney, l’era di PKNA e MM (e in parte di GM). L’era degli anni ’90. L’era di Paolo Cavaglione, uno dei suoi predecessori.

Eppure PKNA è sostanzialmente un proto-Bertaniverso. Cavaglione, Sisto, Stenti, Sisti, Artibani, Enna, il primo Cordara (quando citava Dawson invece di distruggere universi rebootandoli) e altri, furono Bertani prima di Bertani. Furono i primi a impostare un certo modo di vedere la continuity seriale in una produzione disneyana italiana. Gli andrebbe riconosciuto. O perlomeno, consapevoli della somiglianza, PK andrebbe riaccettato in casa come un figliol prodigo. Solo così Bertani e la redazione, ma anche Gervasio e altri scettici, potranno essere finalmente completi. Uno ha accettato una parte di Due dentro di sè per diventare integro. Loro dovrebbero accettare dentro di loro un qualcosa che è molto più simile a loro di quanto non credano. Nella strada che va Barks a Nucci, riempiamo il vuoto che andrebbe occupato di diritto dal PKTeam. Mancano solo loro. È l’ultimo scalino mancante, l’ultimo passo per diventare definitivamente credibili.



(continua...)

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Testate Speciali / Re:PK Omnibus - Discussione generale
« il: Mercoledì 15 Nov 2023, 16:32:51 »
Parte 3 di 5: Confezionamento & Contenuti

COSA CONTIENE IL VOLUME (1): L’ESTERNO. IL MESSAGGIO DI UN’UNICA SAGA COESA



Com’è fatto, concretamente, questo volume? Per cominciare, partiamo dalla sovracoperta, che riproduce la cover del numero Zero, “Evroniani”. Bei colori e bella consistenza al tatto, con l'evroniano e Paperinik in rilievo. Da notare una cosa: se sulla cover c'è il logo di PKNA, sulla costina c'è scritto solo "PK Omnibus" con il numero 1. Non "PKNA Omnibus", attenzione. È un dettaglio importante, perché vuol dire che la serie potrebbe proseguire anche con PK², storie di raccordo eventuali (penso ad esempio alle due storie artibaniche di DoubleDuck, che seminano elementi che torneranno importanti nelle storie pikappiche successive) e il PKNE nelle sue diverse fasi (Topo, Fuoriserie e di nuovo Topo). Immagino che, in tal caso, le copertine presenteranno i loghi delle due serie canoniche successive mentre sulla costina rimarrà la scritta "PK Omnibus" con il numero progressivo. Un modo per stabilire definitivamente che, aldilà dei cambiamenti di serie e formato, quella di PK è un'unica grande saga canonica.

Motivo per cui no, non troveremo "PK - Pikappa" alias Frittole, la "terza serie" che terza non è bensì è un reboot che oltretutto ha creato e tuttora crea grande confusione nei lettori. Idem per Universo PK e in generale per tutte le "apocrife" (tra le quali annovererei personalmente anche le tavole olandesi). Il tutto ammesso e non concesso che le vendite spingano la Panini a proseguire anche oltre PKNA. Qualcuno storcerà il naso per la mancanza di questi elseworlds, ma per quanto mi riguarda è una scelta giusta e necessaria per fare pulizia e chiarezza su cosa sia la saga di PK: un’unica grande storia “canon”, un racconto coerente, non una serie di versioni e interpretazioni alternative. Nulla vieta che dopo l'eventuale pubblicazione di tutta la saga non escano cofanetti o Omnibus ulteriori con chicche spurie e dedicati a Frittole e alle altre dimensioni parallele (che tra l'altro sono facilmente recuperabili in altri formati). Ma questo verrà casomai dopo la fine dell'eventuale pubblicazione del PKNE e di tutte le storie canoniche di PK sull'Omnibus: hanno la priorità.

Interessante anche il testo sulle alette della sovracoperta, che ribadisce l'importanza di Zio Paperone come motore involontario delle vicende della saga e che presenta in miniatura tutte le copertine delle storie presenti. Passiamo alla copertina rigida interna: uno sfondo nero col logo di PK, niente di che ma vabbè, non un grosso problema. Bello il risguardo, ossia la seconda di copertina unita alla prima pagina del volume (o l'ultima pagina del volume unita alla terza di copertina), con la riproposizione della suggestiva scena dell'incrociatore evroniano di "Ombre su Venere". Chissà se nei prossimi Omnibus sarà riproposta la stessa o se sarà sostituita da qualcos’altro.

COSA CONTIENE IL VOLUME (2): L’INTERNO. PK LIBRARY? UNA FANTAGRAPHICS TRAVESTITA DA OMNIBUS



Passiamo ora all’interno, ai contenuti veri e propri. Lo avevamo già accennato: questo è un finto Omnibus, in realtà è una Fantagraphics come quelle Panini/IDW (la Don Rosa Library, quelle su Barks, Taliaferro, Gottfredson), costruita su quella falsariga, quindi con storie precedute da analisi, tanti redazionali che analizzano l’opera, che è pure arricchita dai contributi degli autori stessi, dato che sono fortunatamente ancora viventi, con il loro commento storia per storia. Un’edizione critica in tutto e per tutto, cosa che finora avevano “meritato” solo i mostri sacri del fumetto Disney oltreoceano e a livello mondiale. Non male per un piccolo, fragile papero mascherato, eh?

Dopo il “mea culpa” bertaniano e il piano dell’opera con l’elenco dei contenuti, oltre al sommario con i credits degli autori delle storie, arrivano 8 pagine di introduzione. Se finora si utilizzava sempre la frase “Da Paperinik a PK”, in questo caso il titolo è “Da Paperino a PK” (sottotitolo “Storia di come un inguaribile scansafatiche divenne il paladino della Terra”). Perché sì, la risposta alla videoludica domanda “Chi è Pikappa?” è “Donald Fauntleroy Duck”. Quello vero, non una versione alternativa. Un modo per ribadire che PK è parte di un’evoluzione, di un processo.

Il lungo articolo parte dalla Gallinella Saggia, The Wise Little Hen, il corto animato delle Silly Symphony con la prima apparizione di Paperino, per poi raccontare l’evoluzione del personaggio, principalmente in ambito animato. Viene giustamente fatto notare che il lato eroico/avventuroso di Paperino era presente anche in Carl Barks, viene ricordata l’importanza per la lore della Saga di Don Rosa, tra i primi tentativi di introdurre una forma di continuity, poi viene narrata la genesi di Paperinik (di nuovo con Dorellik, Elisa Penna e blablabla)…e viene saggiamente citato il Fantomius di Marco Gervasio. Nel mio mondo ideale, un universo dove coesistono Fantomius nel passato e PK con Uno nel presente è semplicemente la normalità, una cosa così giusta e spontanea che vien da sé. Spero che prima o poi lo stesso Gervasio se ne renda conto. Ad ogni modo, dal Paperinik Vendicatore si passa al Paperinik eroico contro Spectrus e Inquinator, e infine a PK.



Allora, che dire su questa prima parte? Che è buona, ma forse Paccagnella si sofferma un po’ troppo sul Paperino animato: so che detto da me non è credibile una critica alle digressioni, ma magari – una volta fatto capire il concetto – avrei sintetizzato un po’ di più (di nuovo, parlo io che non sono sintetico affatto, ma un conto è qui e un altro è su un volume con un numero definito di pagine). Diciamo che forse c’è qualche riferimento di troppo al Topolino di Floyd Gottfredson (“Topolino sosia di Re Sorcio”? Seriously?) e il tutto a volte potrebbe risultare quasi un po’ pesante per un profano. Ma solo quasi, solo a volte, e solo un po’. Resta comunque una intro valida, ben scritta e necessaria.

Qualcuno potrebbe comprensibilmente obiettare che, nonostante l’ennesima citazione a Elisa Penna e Johnny Dorelli, non ci si soffermi troppo sui retroscena della nascita di PKNA in sé . Mi rendo conto che rispetto al Mito o in generale ad altri casi analoghi, questa serie di volumi ha scopi e obiettivi diversi, e da un lato concordo: non è pensata per limitarsi a celebrare il passato con il momento nostalgico da revival o grande reunion. Ma comunque, quella delle famose origini “carbonare” di PKNA, nato quasi di nascosto, senza che l’Accademia francese se ne accorgesse, per evitare censure eccetera eccetera, è una storia che è stata raccontata più volte e che ormai d’altronde conosciamo benissimo e in tutte le salse. Nei contributi successivi viene dato più spazio agli autori effettivi delle storie che alle “eminenze grigie” dietro le quinte, e gli approfondimenti sono più story-driven o story-oriented che legati all’ennesimo racconto della genesi pknaica o alla nostalgica evocazione di retroscena. Il che non vuol dire che non ci siano affatto.

Ciò nonostante, infatti, le basi ci sono: ecco quindi citato Ezio Sisto come uno dei fondamentali ideatori del progetto, e di cui vengono menzionati passi della sua introduzione sul primo numero di PK Il Mito (c’è anche un bel retroscena di Sisti che racconta come fu lui a suggerire al buon Alessandro di rendere Xadhoom femmina, da figura aliena maschile o asessuata che era prima); c’è uno spazietto anche per Simone Stenti, citato come coordinatore e come co-soggettista di Ombre su Venere…e viene citata la nascita dell’idea di PKNA, persino i gadget di “Paperinik Agente PK” dei primi anni ’90, le cover di “Paperinik e altri Supereroi” e il lavoro di Marco Ghiglione e Max Monteduro. Certo, mancano contributi nuovi di Cavaglione (ammesso che serva, o che voglia darli), Stenti (che immagino sarà presente nei prossimi numeri), Sisto (che per quanto ne so sta male al momento, ma che spero riesca comunque a dare un contributo nei futuri volumi e colgo l’occasione per fargli i miei personali migliori auguri: tieni duro, Ezio!) e Monteduro, che comunque non è detto che siano necessari. Manca anche il contributo di Francesco Artibani (è a tal punto in luna di fiele con PK da non voler lasciare contributi? Spero gli passi prima o poi) e di Alessandro Barbucci (che credo non sia in ottimi rapporti con la Disney da un bel po’).



So che c’è chi si aspettava un maggior riconoscimento per Monteduro, ma in realtà il suo ruolo di ispiratore del progetto per i colori delle copertine di Paperinik è citato eccome. Anzi, paradossalmente Monteduro è  menzionato PIÙ su questo primo numero dell’Omnibus (sia nella lunga intro che nei credits) che in PK Il Mito, che nel primo volume addirittura parlava del suo lavoro sperimentale sulla cover di Evroniani…senza mai nominarlo, come se il suo nome fosse stato censurato! Quindi, aldilà delle varie polemiche e dei dubbi, il minimo sindacale c’è. Si può fare di più? Senz’altro, ma ci sarà occasione di approfondire nei prossimi numeri dell’Omnibus, immagino: anche solo se si fermasse con PKNA senza andare oltre, sarebbero comunque 7 volumi…

Molto ma MOLTO più interessante e scorrevole è la parte successiva, ossia l’apparato critico vero e proprio, quello che precede ogni singola storia. Si vede che è un lavoro appassionato e competente. Qui Paccagnella ritrova la vitalità, la frizzantezza, la brillantezza, l’umorismo, sia nei titoli dei paragrafi sia nel testo vero e proprio.

Ma andiamo con ordine: prima ci sono le cover originali a doppia tavola di PKNA, in questo caso forse un po’ rimpicciolite rispetto a quelle originali e con bordi bianchi un po’ più grandi. Ok che era per mettere la dida coi credits degli autori della cover (che poteva essere inserita nel sommario insieme al resto), però secondo me poteva rientrare tutto anche mantenendo le dimensioni esatte delle copertine. Che in ogni caso sono ben visibili e gradevoli.

Poi arrivano due pagine con il sopracitato apparato critico di Paccagnella, che contengono anche ogni intro/editoriale di PKNA (sì, la mitica prima pagina con quei testi spesso filosofico-deliranti, ve la ricordate?). C’è da dire che ci si sguercia un po’ a leggere le didascalie delle foto in queste pagine (come anche nelle 8 pagine di intro, del resto) e gli editoriali rimpiccioliti di PKNA: sono scritti davvero in piccolo, roba da perderci diverse diottrie. Ma vabbè. Attenzione: questi “dietro le quinte” sono prima di ogni storia, ma la spoilerano. Perciò, leggeteli solo se avete già letto PKNA, altrimenti leggete prima la storia che li segue e solo poi tornate alle pagine precedenti.



Infine, prima della storia vera e propria, c’è una terza pagina con contributi assolutamente nuovi, originali e inediti, le “PK Voices”, con gli autori della storia (solitamente lo sceneggiatore e il disegnatore, talvolta insieme e talvolta solo uno dei due) che ci raccontano qualcosa in più della storia che stiamo per leggere, contributi e commenti davvero graditi. Da notare che anche stavolta, in questo caso quando parla di PKNA 5, Alessandro Sisti ci accenna alle sue idee per una storia futura su Odin Eidolon, che noi sappiamo essere legata alla genesi di Eldos Eidolon. È da anni che Sisti ci fa venire l’acquolina in bocca e non vediamo l’ora che gli venga concesso di raccontarci questa vicenda!

Poi c’è la storia vera e propria. I bordi bianchi possono trarre in inganno, ma le dimensioni mi sembrano esattamente quelle degli albi originali di PKNA. E quando ci sono immagini a tutta pagina, o quando la tavola originale di PKNA non presentava bordi, tranquilli: i bordi scompaiono. Non li vedrete a guastarvi la scena dell’incrociatore evroniano, per dire.

Alla fine di ogni storia ci sono i PK Archives, che comprendono i vari PKFiles dei personaggi e i PKProjects, rubriche “in universe” che erano parte fondamentale della storia, che aggiungevano particolari e dettagli importanti per capirla e apprezzarla appieno. E finalmente sono state reintegrate dopo tanti anni in cui erano scomparse. Nessuna ristampa, né Giant né Mito, le aveva pubblicate (e neanche l’arcaico PK Reloaded le aveva ripubblicate del tutto). Insomma, gli albi di PKNA sono riprodotti in versione semi-anastatica.



È presente anche la nuova copertina della storia nella versione variant di PK Giant, e le terze di copertina con l’anticipazione del numero successivo. Immagino che se dovesse proseguire fino al PKNE avremo anche la ristampa delle cover variant delle successive ristampe. Alla fine di tutte le storie ci sono infine i poster umoristici di Stefano Intini, sempre da PK Giant, la cover della versione ricolorata di “Evroniani” del Super Deluxe (la versione ricolorata in sé invece si è deciso di non metterla, per mantenere la fedeltà ed evitare uno stacco troppo brusco con la colorazione del resto del volume, poi chissà, magari sarà aggiunta in seguito).

Infine, gli Archivi Ducklair, che già dal nome citano gli “Archivi Gottfredson” della fantagraphics dedicata alle strisce di Topolino. Si parla della PK Mail (ancora non con estratti, in futuro chissà), della Pkard e della PK Action Hero, del PK Team, delle Angus Fangus News, con pubblicità ed estratti delle rubriche e dei redazionali dell’epoca. Infine, alcune delle interviste tratte dal Mito di Davide Catenacci ad Alessandro Sisti, Alberto Lavoradori, Claudio Sciarrone, Stefano Intini, Francesco Artibani.

E nel finale c’è un dietro le quinte su “Ridi Topolino” e le parodie di Faraci, seguito da una di esse, appunto: “PB – Paper Bat Niù Adventures”. L’idea è quella di concludere ogni volume con una chicca, una sorpresa, una pillola di PK fuori da PK. Vedremo cosa ci sarà nei prossimi numeri (nel successivo dovrebbe esserci la roba del Disney MEGAzine, credo).



(continua...)

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Testate Speciali / Re:PK Omnibus - Discussione generale
« il: Mercoledì 15 Nov 2023, 15:49:15 »
Parte 2 di 5: Il Mito e la mitologia, edizioni a confronto
 
SOSTIENE GRRODONI. LA LEZIONE WDAS



Può piacere o meno, essere condivisibile o meno, stare simpatico o meno, per campanilismi o motivi più o meno reali, ma Valerio Pikappagnella Paccagnella conosce PK. Di più, lo ama. Del resto, se è noto da decenni nelle community online col nickname di "Grrodon", per gli amici (?) Grrodoni, un motivo ci sarà. Ora, Paccagnella è anche un avido lettore di Topolino e delle produzioni Panini/Disney Italia in generale, nonché un fan all'ultimo stadio della Disney e della sua produzione animata, WDAS in testa. Era inevitabile che in un progetto simile unisse le sue passioni, evidenziandone i legami. E di legame tra PKNA e la Disney, italiana e americana, a fumetti e della produzione animata, il Grrodoni parla molto, nell’Omnibus.

Perché Paperinik New Adventures è figlio di tanti padri e tante madri, dalla tradizione italiana del fumetto Disney all’animazione dei Walt Disney Animation Studios, da manga e anime a fumetti americani di supereroi della Marvel, DC, Image ecc…PK infatti è la fusione di tante cose, l’unione virtuosa di opposti: registri, scenari, toni, stili molto diversi tra loro, talvolta agli antipodi (dagli edgysmi un po’ shonen un po’ underground all’umorismo rassicurante topolinesco), che genera un inaspettato equilibrio, un qualcosa che non è né l’una né l’altra delle sue diverse componenti, un tutto superiore alla somma delle parti che contiene dentro di sé il germe del suo contrario, come direbbero al monastero di Dhasam-Bul…e per un fumetto così ibrido, si è scelto un volume che presenta un approccio ibrido, un Omnibus solo di nome, ma che sostanzialmente è…altro. Ma ne parleremo poi.

Tra tutte queste ispirazioni, l’elemento Disney è quello che viene citato di meno, quando si parla solitamente di PK: sono buoni tutti a notare l’ispirazione da, che so, Akira o i comics di Rob Liefeld, ma se vi dicessero che PK, per quanto atipico, è un Disney a tutti gli effetti? Così Disney che i giovani “rivoluzionari” autori pikappici di testi e disegni, visti come dei sacrileghi blasfemi dagli austeri saggi dell’antica scuola della Tradizione Italiana Disney o come vogliamo chiamarla, studiavano e mettevano in pratica le lezioni della Disney americana animata, quella delle migliori produzioni WDAS…pensate all’ennesimo paradosso: da un lato i loro sperimentalismi erano visti di mal occhio dall’Accademia francese (e dai Maestri italiani) perché si discostavano troppo dal canone, dall’altro spesso e volentieri erano più fedeli ai canoni dell’animazione Disney di quanto non lo fossero i loro scettici Maestri italiani…del resto, si sa, per infrangere le regole bisogna conoscerle. PK è anche questo: un amalgama di fedeltà e tradimento. Ma ciò che spiega l’Omnibus è semplice: Pikappa non è un figlio illegittimo, è di famiglia. Ed è il caso di riaccoglierlo in casa con tutti gli onori.

“SÌ OK, MA CHEMMEFREGA A ME? C’HO IL MITO!” - PK IL MITO E PK OMNIBUS A CONFRONTO



Io di base non amo i doppioni e le infinite ristampe di roba che già possiedo in un’edizione, figuriamoci se ho proprio l’edizione originale. A meno che non abbiano un qualcosa di davvero valido.

Ecco, di ristampe ne possiedo due: la prima è PK Il Mito - e neanche tutto, solo alcuni numeri che ritenevo valessero particolarmente la pena - e la seconda è PK Omnibus…e neanche questa ce l’ho tutta, ma semplicemente perché ne è uscito solo un numero.

Io non penso esistano edizioni (o meglio ri-edizioni) perfette. Non lo è questa, ma non lo era neanche il Mito, anzi, che presentava diverse problematiche. Mi accontento di avere edizioni che possano darmi qualcosa, con uno scopo. Entrambe queste collane, secondo me, fanno bene il loro lavoro. E per questo ho deciso di promuoverle entrambe. Il mio motto, come forse ho già detto altrove, è “una cosa non esclude l’altra”. Il Mito e il PK Omnibus sono complementari, entrambi imprescindibili. Hanno scopi e obiettivi diversi, almeno in parte, ma validi allo stesso modo.

Il Mito ha fatto il suo, riattivando un discorso, riaccendendo la curiosità, soprattutto negli autori e negli addetti ai lavori, perché di pker “agenti dormienti” ce ne sono sempre stati tanti. Ed ha attirato i fan storici viziandoli con chicche, curiosità, roba inedita, tesori tirati fuori da vecchi cassetti, schizzi, tavole e prove. L’Omnibus ha un’impostazione diversa. Le “chicche” ci sono, ma il suo scopo principale non è quello di tirare fuori rarità dal cassetto, il suo punto di forza è l’apparato critico, un’assoluta rarità per produzioni così recenti di autori ancora in vita.

Ma soprattutto il Mito celebrava un qualcosa di finito ed è uscito in un’epoca in cui PK non era ancora tornato (e non dubito che quei volumi abbiano contribuito a ciò, se non altro per averlo riportato al centro del discorso), mentre il PK Omnibus esce nell’epoca del PKNE, in cui PK fa parte del nostro presente ma ancora arranca, fa fatica ad essere accettato e valorizzato. L’Omnibus è pensato per lasciare un segno, per restituire giustizia al nostro eroe bistrattato, una volta per tutte. Con un formato adeguato e una maggiore fedeltà all’edizione originale.



L’Omnibus ha cose che il Mito non ha e non ha cose che il Mito ha. E viceversa, ovvio. Le forze dell’uno sono la debolezza dell’altro. Aggiungiamo che è difficile fare un paragone non foss’altro perché il Mito è ormai concluso e dell’Omnibus è uscito solo un numero. Il Mito aveva, in particolare nel primo numero, una marea di schizzi inediti e tavole inedite di Lavoradori, Sciarrone, financo Sisti (!) e molti altri, stralci delle “bibbione” dedicati al mondo di PK, tra personaggi, eventi e ambienti. Aveva anche la PK Style Guide. E poi le interviste, certo. Oltre alle prime due serie canoniche di PK e all’impropriamente detta “terza” serie, il reboot. L’Omnibus nel primo numero sicuramente non ha (ancora?) tali schizzi, tavole e appunti. E non ha la Style Guide, per quanto alcune sue immagini sono riciclate ogni tanto tra le pagine del volumone.

Detto ciò, il PK Omnibus ha innanzitutto un formato più grande, carta più lucida/liscia/patinata rispetto al ruvido Mito. E comprende tutto ciò che PK Il Mito aveva omesso: non solo la pagina di editoriale/intro di ogni numero di PKNA (la ricordate?), ma anche le rubriche, i PKFiles dei personaggi (non quelle della Style Guide, proprio quelle presenti negli albi originali) e i PKProject con tecnobubbole ecc, roba che di fatto era parte integrante della storia, che la ampliava e approfondiva. C’è persino la preview del numero successivo, quella presente nella terza di copertina di ogni PKNA. Tutta roba che nelle ristampe precedenti, Mito o PK Giant che fossero, non avevamo mai più rivisto. E ovviamente c’è quel che nel Mito non poteva esserci perché ancora non era stato realizzato: le cover del PK Giant e i poster-cover sempre del Giant, che si aggiungono alle copertine originali dei PKNA. Già questo basta a farne un’edizione di gran lunga superiore innanzitutto al PkGiant, di cui ha tutti i lati positivi (o meglio, l’unico lato positivo del Giant: alcune cover) risolvendo quelli negativi.



Inoltre, il Mito (ma credo anche il Giant) aveva un problema con le stampe, che presentavano alcuni balloon privi delle pecettature che avevamo effettivamente trovato nei PKNA per correggere in extremis degli errori, presenti invece nell’edizione del Mito. L’Omnibus ha un approccio ibrido a riguardo: alcuni balloon li lascia nella versione Mito senza-pecetta (nei casi in cui la pecettatura “censurava”: si è pensato di mantenere le versioni più “crude” e meno edulcorate), altri li corregge (come i balloon di Sty e “Gordon” in una vignetta PKNA 5, che nel Mito erano erroneamente in ordine invertito). Immagino saranno quindi salve le correzioni dello speciale Zerobarrauno, dove PK aggiungeva che la 313 avrebbe ancora potuto volare, e Norman Bates Russel non si chiamerà più Russell Quaid, come faceva di punto in bianco in Silicio. Insomma, correggere dove va corretto, lasciare com’è quando si ritiene che i dialoghi scorrano meglio senza censura. E se dovesse andare avanti, dopo gli Omnibus di PK2 non ci sarebbe Frittole, bensì il PKNE. Forse addirittura preceduto da qualcos’altro (le due storie di raccordo di DoubleDuck? Altro? Vedremo). Si avrebbe finalmente l’intera saga CANONICA completa, ordinata. Con le storie finalmente leggibili nell’ordine cronologico corretto, senza andarsi a recuperare il volume tal dei tali o l’edizione vattelapesca, senza dover rincorrere Topolini, Deluxe, Superdeluxe e Fuoriserie. Ma questo vale solo se si riuscirà ad andare oltre PKNA. E anche solo per questo, spero che venda bene, convincendo i PaniniDisney a proseguire anche dopo la prima serie.

Io personalmente possiedo del Mito i numeri 1-5 13, 20, 21, 25, 28, 29 e 36. Un terzo, insomma. Per quanto mi riguarda, consiglio sicuramente il primissimo numero. In generale i primi numeri sono quelli con più sugna (il 3 contiene una bella bozza sulla storia degli evroniani, prima che decidessero di cambiarla a prodotto finito, il 4 contiene una buona selezione delle PkMail e le ineditissime schede di PK contro Zotnam della Style Guide, non potevo non comprarlo :P). Poi si perde un po’, emerge roba un po’ spuria, anche la roba della Style Guide è meno interessante. Sicuramente il numero 25, con un bel dossier con le schede sulle figlie di Everett Ducklair, merita.



Sul Mito c’è roba che sicuramente sarà anche nell’Omnibus, roba che forse lo sarà e che vorrei fosse nell’Omnibus…e anche roba che NON SO se vorrei fosse nell’Omnibus. Tipo ad esempio la roba scanon, i frittolismi vari. Il libricino Evron Attacks del volume 31 con la storia a fumetti mezza legata al videogioco di PK e mezza a Frittole? Gli schizzi del Pk Manga speciale mai fatto di PK Frittole, sul volume 29? La storia di prova (bocciata) “Incubo sul fondo” di Pezzin e Mastantuono, che intanto un motivo c’è se è stata bocciata e dopo averla letta sul 36 posso confermarlo (mamma mia, non me lo ricordavo così Pezzin, brrrr), e poi per oltre metà della storia non ci sono neanche i disegni ma solo la sceneggiatura coi dialoghi? Non so se riempirei un Omnibus di 79 € con roba simile o frittolature varie. E oh, anche una parte della Style Guide è superflua (o meglio, è piena di immagini-doppioni), diciamo.

Alcune chicche (le tavole del MEGAzine, ad esempio) e alcune interviste del Mito sono e saranno pubblicate sull’Omnibus, altre chissà. Per poter giudicare appieno dovremo capire come proseguirà. Ma per quanto mi riguarda, entrambe le serie di volumi dovrebbero stare sullo scaffale di un Pker. Poi, se non interessa è legittimo, così come è legittimo decidere di risparmiare, non voglio fare i conti in tasca a nessuno. Ma non ho capito quelli che dicono “Non voglio rivendere il Mito per comprare l’Omnibus”: perché bisogna sbarazzarsi della precedente edizione? Perché non tenerle tutte e due? Si completano a vicenda e sono imprescindibili entrambe, almeno per ora. Una cosa non esclude l’altra, again. Soprattutto, in entrambe le edizioni c’è amore, si vede che è stato infuso a profusione in queste opere. E l’amore si premia. O almeno, io lo faccio.



(continua...)

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Testate Speciali / PK Omnibus - Discussione generale
« il: Mercoledì 15 Nov 2023, 15:26:08 »
Preso il primo volumone a Lucca. Sono 696 pagine (o 700, dipende dai punti di vista) per 79 €.


Contiene i tre numeri Zero di PKNA e i numeri 1-5, oltre a "Paper Bat Niù Adventures - Nervoniani".

https://inducks.org/story.php?c=I+PKNA++0-1

https://inducks.org/story.php?c=I+PKNA+02-1

https://inducks.org/story.php?c=I+PKNA+03-1

https://inducks.org/story.php?c=I+PKNA++1-1

https://inducks.org/story.php?c=I+PKNA++2-1

https://inducks.org/story.php?c=I+PKNA++3-1

https://inducks.org/story.php?c=I+PKNA++4-1

https://inducks.org/story.php?c=I+PKNA++5-1

https://inducks.org/story.php?c=I+RT++++2-1

Contiene inoltre una pagina di Intro di Alex Bertani e una del curatore Valerio Paccagnella, il quale scrive la maggior parte delle rubriche e dei redazionali del volume: dall'articolo di 8 pagine "Da Paperino a PK" a tutti i dietro le quinte (due pagine per ogni storia del volume, una sola per Nervoniani), oltre agli Archivi Ducklair con cinque pagine di approfondimento su Pkers, PkMail. Pkard e Pkartoline, il PK Team e le Angus Fangus News. Presenti 8 pagine di interviste tratte da PK il Mito di Davide Catenacci ad Alessandro Sisti, Alberto Lavoradori, Claudio Sciarrone, Stefano Intini e Francesco Artibani.

Prima di ogni storia ci sono le PK Voices, contributi inediti e originali con il commento degli autori delle singole storie: Alessandro Sisti, Alberto Lavoradori, Claudio Sciarrone. Corrado Mastantuono e Francesco Guerrini.

Sono finalmente presenti tutti i PKFiles e PKProject dell'edizione originale, le copertine di ogni albo oltre alle cover variant di PK Giant e ai poster di Intini sempre sul Giant. Presente anche l'editoriale della prima pagina di ogni PKNA, seppur rimpicciolito, e a dimensione intera l'immagine preview dei prossimi numeri nelle terze di copertine dei PKNA originali.


Ho deciso di scrivere un commento in cinque parti a riguardo perché personalmente questa edizione mi ha spinto ad una luuuunga riflessione, non solo sul volume e sull'edizione in sé ma anche sul significato di questa pubblicazione. Lo dividerò in più commenti.

PK OMNIBUS: NON È IL WINNER TACO, RIMETTERE IL “NEW” NELLE PAPERINIK NEW ADVENTURES

Parte 1 di 5: i buoni propositi

DAI PKERS E PER I PKERS MA NON SOLO: UN’EDUCAZIONE PAPERINIKESE



Il PK Omnibus è un progetto ambizioso. E questo a prescindere se lo si ritenga condivisibile o meno. Di sicuro si pone obiettivi diversi da quelli delle precedenti ristampe di PKNA. E, se riuscirà a proseguire oltre la prima serie, potrebbe diventare qualcosa di mai visto prima, un qualcosa che metterà finalmente ordine nella grande saga di PK (quella canonica, quindi, escludendo “PK – Pikappa” a.k.a. Frittole, Universo PK e le altre opere apocrife), dando una collocazione unitaria a quella che finora è una serie di storie divise in due serie di albi spillati regolari e speciali, di storie su Topolino poi diventate volumi e volumetti, di una serie di brossurati da edicola e infine di nuovo con storie su Topolino e volumi DeLuxe. Ma questo riguarda il futuro, che è sempre incerto. Per ora, quindi, limitiamoci a giudicare quest’opera per ciò che è di sicuro, ossia la ristampa della prima serie.

Sicuramente è per i Pkers, ma soprattutto per chi Pker non è ancora. Certo, il prezzo è alto, quasi proibitivo, non per tutte le tasche o per lettori occasionali (che tuttavia hanno già avuto la loro occasione per recuperare perlomeno le storie, con PK Giant…diamine, ce l’avevano avuta persino con PK Reloaded, secoli fa, prima che chiudesse per scarse vendite!). Ma del resto questo è il prezzo sostanziale per ogni Omnibus. E d’altronde non è poi così diverso neanche da quello dei volumi con le edizioni critiche di Gottfredson, Barks, Taliaferro e Don Rosa. E cosa c’entrano col PK Omnibus? Più di quel che pensiate. Perché questa Omnibus è tale solo di nome, ma contiene molto più di una mera ristampa anastatica.

Intanto a lavorarci è stato messo un Pker vero. Ed è un qualcosa di epocale: è una delle rare volte che decidono di puntare su “uno di noi”, un’occasione quasi irripetibile. È la prima volta che un progetto simile viene dato a chi ama, conosce e soprattutto capisce il vecchio mantello tarlato, a chi sa cosa davvero ha significato. E che può spiegarlo, divulgarlo. In particolare a chi finora l’ha visto solo come fumo negli occhi, come un revival nostalgico, come una cosa anni ’90. A chi l’ha ritenuta un’eresia, una deviazione dal canone Disney italiano e internazionale. L’idea è quella di far accettare PK, dargli il posto che gli spetta, farlo vivere e nel presente. Il curatore dell’Omnibus ha una visione, che personalmente ritengo giusta e che potrebbe aiutare a far passare un segnale, un messaggio, che farebbe bene al papero mascherato anche per quanto riguarda le storie pikappiche di oggi e domani. Toglierlo dal passato, riportarlo al presente, dargli (forse) un futuro. Forse fallirà nell’intento, ma che mi prenda un colpo se non ne sarà valsa la pena!

Cercherò di descriverne il contenuto, di far risaltare le cose secondo me più importanti, di evidenziare l’importanza di alcune scelte…e farò anche un confronto con le ristampe precedenti, in particolare con PK Il Mito, spiegando perché Mito e Omnibus sono per me complementari ed entrambi, a modo loro, necessari.

Oh, poi tanto metto i titoletti in maiuscolo apposta: se volete proprio sapere cosa c’è dentro, skippate finché non trovate il titolo giusto.

IPSE DIXIT: IL MANIFESTO DEL CURATORE



«Immaginate un volume tipo le Omnibus dei comics americani. Enorme, completo di tutto, elegante, comodo da archiviare. Ci ho messo dentro tutto quello che in genere racchiudono questi tomi: storie, copertine, rubriche anastatiche.
Immaginate però di aggiungerci anche un apparato critico come quello delle integrali Fantagraphics, dedicate a Gottfredson, Barks e Don Rosa, in cui ogni storia viene smontata e riesaminata col senno di poi, con la partecipazione dei suoi stessi autori.
Ecco, questa è una cosa che Pk non aveva ancora ricevuto: una storicizzazione. Ho provato a mettere l’opera in prospettiva, usando a fondo gli strumenti critici forgiati in anni di lavoro sul Disney Compendium, cercando di ripulire Pk da quella retorica cyber hyper anni 90 che secondo me ne ha un po’ offuscato l’immagine. Ho cercato di fare una cosa un po’ più in stile J. B. Kaufman e Didier Ghez. Perché penso che in quel lontano 96 quei matti di Sisti, Artibani, Sciarrone e compagnia bella abbiano creato qualcosa di grosso, che non è stato ancora adeguatamente celebrato. Proviamoci stavolta.
»

Questo scriveva Valerio “Grrodon” Paccagnella, il curatore del PK Omnibus, l’11 agosto 2023. Ci sarà riuscito? Vediamo un po’.

PKNA FUORI DAGLI ANNI '90 E DENTRO IL PRESENTE, NEL CANONE DISNEY



Non chiamiamola operazione nostalgia. Basta con questo “noi che c’eravamo negli anni ‘90”, con il “ridateci il Winner Taco”, “ma che ne sanno i Duemila” e così via. Perché sì, ok, non sono cieco, PKNA nasce in quel periodo lì: PK è *anche* il ventesimo secolo, gli anni ’90, il Pippero di Elio e le Storie Tese (e Stefan Vladuck), la Gialappas coi suoi “Mai Dire” ecc ecc, i Jalisse, Lillo & Greg, le avventure grafiche LucasArts con Guybrush Threepwood di Monkey Island, Mauro Serio di Solletico, Sonia di Super Tre per chi vive nel Lazio, The Lion Trophy Show, gli 883 con Nessun Rimpianto, Gigi D’Agostino con l’Amour Toujours. Ma è anche molto di più.

Qualcosa che merita di più di semplici strizzatine d’occhio ed operazioni revival: molti di coloro su cui fanno presa queste cose in realtà sono fan di PK solo a parole, sono lettori occasionali e superficiali che magari hanno smesso di leggere PKNA a metà della prima serie, che neanche sanno dell’esistenza di PK², che nel 2023 ancora pensano che PK debba tornare malgrado sia tornato dall’estate 2014, ormai quasi 10 anni fa. E se non se ne sono accorti direi che è colpa loro, e forse anche basta col fargli i progettini su misura. Si è visto come si sono dimenticati subito del Winner Taco dopo tanto hype apparente. Basta con l’ingraziarsi capricciosi perditempo.



E il relegare PK agli anni ’90, all’essere una cosa “so Nineties”, gli ha fatto del male, nel tempo. È sempre stato visto come un qualcosa legato a una generazione in particolare (quella degli anni Novanta, appunto), visto con sospetto dalle generazioni che l’hanno preceduta…e seguita. Come un qualcosa di così legato al suo tempo che è invecchiato male, o un’esperienza irripetibile, una ricetta non replicabile. Forse è il caso di smetterla e rendersi conto di quanto fosse vitale e ancora attuale quella produzione. Anche perché siamo arrivati al paradosso per cui questa serie, così rivoluzionaria nel panorama della Disney Italia (e non solo), è oggi vista come “vecchia”, come roba da passatisti, nostalgici, in alcuni casi addirittura apocrifa, eretica e alternativa. Quando il problema è che semmai è stato il resto di quel mondo a non evolversi, a non stare al passo. Non sempre, almeno. PK all’epoca terminò (per molti anni) la sua corsa, ma non perché era restato indietro, anzi. Era andato così avanti che tutt’ora la produzione fumettistica disneyana italiana fatica spesso a raggiungerlo. E quindi si arriva all’ulteriore paradosso, che a chiamarlo “vecchio” o “versione alternativa” è chi in realtà è ancora meno nuovo e originale, ben più nostalgico, e di epoche ben precedenti agli anni ’90: gli anni ’80, gli anni ’70, anzi gli anni ’60, il 1969…

Perché  forse è il caso di chiarire cosa significa la sigla PKNA: Paperinik New Adventures. Le Nuove Avventure di Paperinik. Se qualcuno preferisce narrare o leggere le Paperinik Old Adventures col revival martiniano e gli stivaletti a molla, legittimo. E c’è chi le racconta in maniera molto efficace. Ma tentare di retconnare e cancellare la storia, specie una storia che ha dato così tanto, non è mai una buona idea.

Lo scopo di questo PK Omnibus, dichiarato in un’apposita conferenza a Lucca Comics 2023, sembra essere proprio questo: collocare la grande saga di PK all’interno della Storia, della storia Disney, del fumetto Disney, del fumetto in generale. Come si è ribadito anche lì, l’obiettivo è contestualizzare PK staccandolo finalmente da questa retorica nineties per riattualizzarlo, farlo capire anche a chi all’epoca non c’era, dargli gli strumenti. Potremmo dire che questo volume è sostanzialmente “PK spiegato a Bertani”, il Direttore di Topolino che ammette nel suo editoriale introduttivo di non essere mai stato un Pker e di aver deciso di fare ammenda. E già questo sarebbe un traguardo più che lodevole, per l’Omnibus.

(continua...)

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Topolino / Re:Topolino 3545 (+special variant)
« il: Mercoledì 8 Nov 2023, 09:49:24 »
Su Rinascita ci sarebbe tanto da dire, e lo dirò, ma al momento mi limito a dare la mia personale risposta a due quesiti:

Spoiler: mostra
1) non è detto che Gorthan non fosse il Saggio-tra-noi: sia perché, diciamolo, disegnatori diversi danno interpretazioni diverse, e così come Xari non era un coolflame nonostante l'aspetto in PKNA 35, così Gorthan potrebbe non essere stato un cyborg nonostante la "licenza poetica" di Mastantuono. Inoltre, Gorthan potrebbe essersi liberato degli impianti di Mekkano...o semplicemente li nasconde bene. Così come l'aspetto indebolito e derelitto era un trucco, potrebbe esserlo anche l'aspetto di Gorthan alla fine della storia, magari frutto di un travestimento olografico. Avete presente Thranduil, il re degli elfi padre di Legolas, quando toglie l'incanto e mostra per pochi secondi il suo vero volto sfigurato dai draghi nella Trilogia cinematografica de Lo Hobbit di Peter Jackson? Ecco.

2) il fatto che gli Evroniani non possano più coolflamizzare dopo la Trilogia di Xadhoom...eh, già all'epoca me lo chiedevo. In teoria i decoolflamizzati diventavano immuni a nuove coolflamizzazioni, ma che tale capacità venisse addirittura cancellata del tutto? Non so. In Potere & Potenza i coolflames esistono, perlomeno nel futuro scongiurato dell'imperatore Grrodon. Quindi potrebbero aver trovato il modo di recuperare tale capacità in futuro. Ma sia in quella storia sia in altre (non ultima, "Una leggendaria notte qualunque" col Grrodon del presente) sembra che gli Evroniani possano coolflamizzare eccome. Quello di Faraci potrebbe essere quindi un errore, ma di quelli risolvibili: semplicemente, gli Evroniani presenti su Evron durante la liberazione dei Coolfames con l'Onda di Sollievo potrebbero aver perso il potere di coolflamizzare. E quindi anche il gruppo di Gorthan, che evidentemente si trovava lì, magari proprio in veste di "Saggio tra noi". E quindi magari Gorthan potrebbe desiderare di tornare ad avere "potere e potenza" per poter affrontare ad armi pari gli altri superstiti evroniani, più potenti ed organizzati (ossia quelli menzionati precedentemente nella storia, che hanno reclutato/annesso o eliminato il gruppo di Nebula Faraday sul Pozzo). Magari comandati dal mio omonimo/omonickname... Ecco, una guerra civile evroniana, una War of Evrons/Game of Evrons per l'erede al trono imperiale (Heir to the Empire, per citare un'altra fortunata saga), magari con Porphyoloon ago della bilancia, sarebbe molto interessante...

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