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Topolino 3429 - Recensione di Guglielmo Nocera

Ed eccoci, finalmente: siamo al momento del grande rilancio di Macchia Nera. Gli editoriali del Direttore, una vera collana di perle che lega insieme tutti i numeri dell’annata del settimanale tramite anticipazioni e rimandi, lo aveva introdotto come qualcosa di profondo e deciso, affidato come sempre alla penna dello sceneggiatore di fiducia, Marco Nucci. Per risalire all’ultimo momento d’oro della vita del personaggio bisogna arrivare a Casty: vuoi con Darkenblot, vero e proprio “corso a parte” in cui l’incappucciato si faceva un poco più tecnologico e minaccioso, vuoi ancor prima con il ciclo di storie macchianeresche uscite negli anni Duemila, alcune delle quali raccolte nello splendido Classico curato, non a caso, proprio da Nucci. E quel Classico fa quasi da necessaria premessa alla nuova storia, ricordando ai lettori intorpiditi da anni di furterelli di cosa fosse capace il più diabolico degli avversari topolineschi. Ma soprattutto, ci ricorda il grande debito del personaggio verso Casty; autore che in questa storia iniziale del nuovo ciclo, Io sono Macchia Nera, non è chiamato a gestire in prima persona il rilancio, occupandosi però della parte grafica. Il suo lavoro in questa storia è, a tratti, di una dedizione assoluta: come se il decennio che ci separa dall’Incubo orbitale (l’ultimo Macchia Nera disegnato da Casty) si riversasse completamente nei dettagli finissimi delle tavole più belle. È un’arte facile a inquadrarsi in un classicismo scarpiano che non attira troppi commenti, complice una certa “funzionalità” narrativa che a volte prende il sopravvento sul virtuosismo artistico: ma le venature di inquietudine un po’… burattinesca e teatrale che abbiamo imparato a conoscere nel Casty “dark” sono tutte sue. È singolare, forse, che l’autore friulano avesse riservato questi toni per storie diverse da quelle di Macchia Nera: quasi come se per lui Macchia fosse anzitutto un genio del male, un uomo sotto un mantello, piuttosto che uno spettro. Del resto, anche Gottfredson aveva rappresentato Macchia Nera come un’ombra, più sfuggente che incombente, più micidiale che minacciosa: e tanto erano rimasti più efficaci, invece, i rapidi momenti in cui l’incombere immediato della minaccia si faceva concreto e mortale. Catabasi Ed eccolo invece, in questa copertina di Fabio Celoni, spettrale come non mai. Un Macchia Nera senz’altro più teatrale di quanto già non fosse (e a suo agio nell’esserlo), meno calcolatore e più tenebrosamente romantico del solito: un antagonista di cui leggiamo addirittura i nitidi e foschi pensieri in una raffinata sequenza proemiale. Un carattere forse più accostabile a tanti altri “cattivi” di cinema e fumetto, specie recenti, di quanto fosse il modello precedente, ma che di sicuro (ed è questo ciò che conta) funziona. Le atmosfere spettrali e beffarde in cui Nucci e Casty lo avvolgono per l’occasione richiamano alla lontana certa iconografia dello “spavento ridente” un po’ alla Nightmare Before Christmas, che molti epigoni ha avuto nel tempo: in questa direzione va l’inusuale sorriso che compare sopra il cappuccio di Macchia Nera. Nucci ricorre ad un godibile espediente per commentare (più che giustificare) il passaggio dal quasi umile ladruncolo degli ultimi anni, compare di Sgrinfia, allo spettro temibilissimo che si appresta a mettere in campo. Dopodiché la narrazione passa tutta dalla parte degli ignari topolinesi, in una prima parte di storia che ci ricorda una delle più vibranti storie di Casty, Topolino e la neve spazzastoria. Lo spirito, del resto, è abbastanza castyano (prova che la selezione del Classico fu fatta da Nucci con altissima cognizione di causa), nonostante le differenze sopra accennate. Non lo è il ritmo, che grazie alla maggiore libertà sul numero di tavole è molto meno compresso che nelle vecchie storie, e si concede tutta una serie di gag, alcune godibilissime (ad esempio una con Manetta), altre forse meritevoli di qualche trovata più audace (quella sul parcheggio è forse essenzialmente ripetuta). L’apprensione per ciò che succede a Topolinia, nel frattempo, monta con efficacia, e ci conduce dritti alla puntata successiva. Sorrisi da incubo Insomma, la prima parte di questa storia di rilancio può dirsi senz’altro riuscita. Merito di entrambi gli autori, che danno prova di una dedizione al personaggio che proviene forse da idee e concezioni diverse ma appare funzionare bene. Se mai queste energie dovessero mescolarsi, nelle prossime storie, già a livello di trama e di sceneggiatura, il piatto messoci a disposizione sarebbe se possibile ancora più intrigante. Un commento più generale: la stessa durata della storia fa capire come per Bertani, sempre più che coinvolto nella gestione delle storie, gli eventi portanti dell’annata topolinesca vogliano essere veri e propri archi narrativi che si sviluppano attraverso più storie tematiche, queste a loro volta divise in più puntate. Possiamo pensare alla recentemente conclusa saga di Vertigo come alla prova generale di questo formato. Un formato che va ancora una volta nella direzione di fornire collanti, anche piuttosto volitivi, ad una rivista di per sé altamente multifocale. Un esperimento interessantissimo, e che non a caso è affidato in parte preponderante a un autore, Nucci, vicino al mondo bonelliano e dunque più a suo agio con sceneggiature meno dense e più d’impatto, intrise di una intenzionalità forse inedita per il mondo Disney. Ed ecco emergere la grande alleata del Macchia Nera di Nucci e del Topolino di Bertani: la retorica (sia letto in senso neutro e non necessariamente dispregiativo). La retorica dei toni, delle atmosfere, dei sentimenti e delle trame, mai più lasciate ad alimentarsi dei meccanismi insiti nei personaggi, ma guidate e se necessario dipanate per entrare nella logica uniforme della rivista. Il Duckan-pensiero Ma veniamo al resto del numero: un quadro, ci si conceda, non altrettanto trascinante. Il momento più vivo è la prima puntata di una nuova storia di Marco Gervasio e Giuseppe Facciotto, Paperinik e la minaccia alla fattoria, che essenzialmente pone le basi emotive per l’azione: come di consueto, ci aspettiamo una diluizione in varie puntate, nell’attesa di vedere un Paperinik lanciato all’attacco dopo il trauma – di una profondità inaudita va detto, quasi difficile da valutare – che lo ha colpito. Il Paperino/Paperinik di Gervasio è un personaggio prodigo di aperture verso il lettore circa i propri pensieri e stati d’animo, così come lo stesso Fantomius. Ci pare questo un tratto tipico e forse non così spesso sottolineato, che va nella direzione da una parte di una caratterizzazione particolarmente chiara e aperta, e dall’altra di una ormai consueta diluizione della vicenda. La conclusione della storia di Tito Faraci e Libero Ermetti, Topolino e l’oscura finale, si articola attraverso un lungo inseguimento che non vede forse troppo ispirati né la sceneggiatura né il disegno: la ripetizione della stessa gag “a equivoco”, certamente molto faraciana, ci accompagna alla soluzione dell’enigma e all’identità del sabotatore-fautore. È un po’ strano vedere questo grande autore un poco schiacciato in storie brevi o dalla comicità rodata e ripetitiva, ma va anche detto che i suoi lasciti alla disneyanità, sebbene a volte misinterpretati, sono già cospicui. Degno di menzione il passaggio in cui scopriamo che Topolino usa gli iconici pantaloncini rossi come pigiama. Pantaloncini d’epoca e pantofole con l’effigie… Topolino vivrà nel culto della propria personalità? Segue Gastone e la spiaggia della (s)fortuna, dall’ispirazione abbastanza retrò, tanto da poterla facilmente ascrivere alla rivista di vent’anni fa: la sceneggiatura è di Marco Bosco e i disegni di Giulia Lomurno, una nuova autrice che appare ben lanciata anche se, come è normale, ancora assai saldamente ancorata agli schemi grafici più collaudati ed elementari del Topolino di oggi. Infine, in Battista, Filo e l’affare vacanze, di Giorgio Fontana e di un (come sempre) ottimo Carlo Limido, i due protagonisti si incontrano e si scontrano all’ombra delle ferie estorte inusualmente a Paperone. Una conclusione di numero forse un po’ lontana dalla direzione che la rivista appare voler tenere. Ma da che mondo è mondo (o meglio, da che Topolino è Topolino) quella delle storie brevi è forse la madre di tutte le battaglie editoriali. I grandi progetti narrativi e artistici si impalcano quasi sempre sulla gestione delle storie lunghe, concentrate o dipanate che siano; ma la carenza di una spinta motrice forte nell’ambito della produzione umoristica di breve o brevissimo respiro è un problema che si ripresenta ciclicamente, risolvendosi talvolta in maniera parziale sulle spalle di autori singoli e incapaci di sopperire da soli al fabbisogno settimanale: vuoi Enrico Faccini, il più grande autore di storie brevi dall’epoca dei fratelli Barosso, vuoi più di recente Marco Nucci con l’ottimo Newton. Cosa abbia in serbo su questo fronte la nuova gestione è ancora poco evidente all’occhio dei lettori; ma confidiamo che una volta consolidata la rotta possa, come di consueto, stupirci e intrattenerci. Buona lettura!

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Topolino 3429

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Atius
Gran Mogol

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    Topolino 3429
    Mercoledì 11 Ago 2021, 14:39:37
    INDICE

    Io sono Macchia Nera - Primo episodio
    Soggetto e sceneggiatura di Marco Nucci
    Disegni di Casty

    Paperinik e la minaccia alla fattoria - Primo episodio
    Soggetto e sceneggiatura di Marco Gervasio
    Disegni di Giuseppe Facciotto

    Topolino e l'oscura finale - Capitolo tre - Le stelle sono come puntini
    Soggetto e sceneggiatura di Tito Faraci
    Disegni di Libero Ermetti

    Gastone e la spiaggia della (s)fortuna
    Soggetto e sceneggiatura di Marco Bosco
    Disegni di Giulia Lomurno

    Battista, Filo e l'affare vacanze
    Soggetto e sceneggiatura di Giorgio Fontana
    Disegni di Carlo Limido

    Cover
    Concept e disegno di Fabio Celoni
    Colori di Luca Merli
    « Ultima modifica: Mercoledì 11 Ago 2021, 14:41:38 da Atius »
    O Patria, mia solleva il capo affranto / Sorridi ancora, o bella tra le belle / o madre delle madri asciuga il pianto! / Il ciel per te s'accenda di fiammelle / Splendenti a rischiarar ancor la via / Sì che tu possa riveder le stelle! / Dio ti protegga Italia, così sia.

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    Atius
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      Re:Topolino 3429
      Risposta #1: Mercoledì 11 Ago 2021, 18:37:40
      La prima parte di "Io sono Macchia Nera" è davvero suggestiva... Finalmente un Macchia Nera inafferabile, sfuggente, affascinante, inquietante, il cui modus operandi è incontrollabile da Topolino e soci. Disegni di Casty che si rivelano adattissimi per le atmosfere che la storia vuole trasmettere (per dire, un Cavazzano, autore dei disegni della precedente storia di Nucci con Macchia Nera, più comica e scanzonata, non sarebbe stato efficace allo stesso modo).
      O Patria, mia solleva il capo affranto / Sorridi ancora, o bella tra le belle / o madre delle madri asciuga il pianto! / Il ciel per te s'accenda di fiammelle / Splendenti a rischiarar ancor la via / Sì che tu possa riveder le stelle! / Dio ti protegga Italia, così sia.

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      Samu
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        Re:Topolino 3429
        Risposta #2: Mercoledì 11 Ago 2021, 21:53:39
        La prima parte di "Io sono Macchia Nera" è davvero suggestiva... Finalmente un Macchia Nera inafferabile, sfuggente, affascinante, inquietante, il cui modus operandi è incontrollabile da Topolino e soci. Disegni di Casty che si rivelano adattissimi per le atmosfere che la storia vuole trasmettere.
        Condivido il tuo pensiero, Atius.
        La prima puntata della storia di punta del numero di questa settimana è davvero bella, ben scritta, coinvolgente e mostra il Macchia Nera che ho da sempre amato come villain disneyano.
        Un nemico inafferrabile, inquietante, oscuro, la cui ombra aleggia sempre come un manto che avvolge tutto di nero e di mistero e che, con la sua "velata" presenza, riesce ad incutere timore, insicurezza, senso di destabilizzazione...
        Ed è proprio questa la sensazione che ha permeato la mia lettura di questa prima parte di Io sono Macchia Nera, soprattutto nella scena particolarmente suggestiva in cui Topolino si reca a casa di Minni sotto la pioggia battente e subito dopo appare un'ombra oscura che aleggia alle sue spalle.
        Davvero d'effetto quindi questa prima puntata, con un ritmo narrativo ottimo e serrato e che trova, a mio avviso, nelle didascalie sapientemente orchestrate da Nucci il compagno ideale di una sceneggiatura efficace, intensa e sicuramente d'impatto.

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        artoon
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          Re:Topolino 3429
          Risposta #3: Mercoledì 11 Ago 2021, 23:30:17
          Finalmente una storia di alto livello in cui la sceneggiatura di Nucci viene esaltata dallo straordinario talento di un Casty ispiratissimo.

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          Geronimo
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            Risposta #4: Giovedì 12 Ago 2021, 21:46:40
            La storia di Nucci e Casty per ora prosegue bene, ma il bello sarà lo scontro tra Topolino e Macchia che speriamo sarà all'altezza. Le atmosfere create dai due autori sono perfette finora.
            Bene anche la storia di Paperinik
            Luca Giacalone

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              Re:Topolino 3429
              Risposta #5: Venerdì 13 Ago 2021, 00:01:24
              Ho visto i disegni, mi è sembrato un Casty in grandissima forma

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              brigo
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                Re:Topolino 3429
                Risposta #6: Venerdì 13 Ago 2021, 11:40:57
                (per dire, un Cavazzano, autore dei disegni della precedente storia di Nucci con Macchia Nera, più comica e scanzonata, non sarebbe stato efficace allo stesso modo).

                Se parliamo dello stesso disegnatore che ha illustrato "Anderville" e i gialli di Mezzavilla, avrebbe potuto eccome! 
                La bravura dei Maestri sta anche nel sapersi adattare a registri differenti, e a Cavazzano questa abilità non difetta. ;)

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                Atius
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                  Re:Topolino 3429
                  Risposta #7: Venerdì 13 Ago 2021, 11:58:41
                  Certo, ovviamente non volevo mettere in dubbio le doti e la poliedricità di Cavazzano, che reputo ancora il miglior artista Disney in attività (il secondo di sempre dopo Scarpa). Topolino e la villa dei misteri, quando la lessi per la prima volta, mi rimase così impressa anche per i suoi disegni, così onirici, e nei polizieschi è sempre riuscito a cavarsela egregiamente, rendendo magistralmente l'azione e la dinamicità richiesta da storie di questo tipo. Però, resta il fatto che, almeno per come la vedo io, trovo il suo tratto più rassicurante di quanto non lo sia quello di Casty, ispirato dichiaratamente a Scarpa, grazie al quale riesci a percepire l'inquietudine che regna e l'inafferrabilità di Macchia Nera, e quindi un filino meno adatto per una storia come questa, che richiede atmosfere di un certo tipo. Poi, sicuramente anche Cavazzano avrebbe fatto un lavoro eccezionale, però, il risultato finale, secondo me, non sarebbe stato lo stesso.
                  « Ultima modifica: Venerdì 13 Ago 2021, 12:00:53 da Atius »
                  O Patria, mia solleva il capo affranto / Sorridi ancora, o bella tra le belle / o madre delle madri asciuga il pianto! / Il ciel per te s'accenda di fiammelle / Splendenti a rischiarar ancor la via / Sì che tu possa riveder le stelle! / Dio ti protegga Italia, così sia.

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                  Grande Tiranno
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                    Re:Topolino 3429
                    Risposta #8: Venerdì 13 Ago 2021, 12:14:51
                    Stupenda la storia di Nucci e Casty, finalmente una prova del nuovo sceneggiatore coi Topi che mi convince appieno! I disegni sono stupendi e adattissimi al contesto, ma perché è stata cancellata la cicatrice sull'occhio di Macchia (https://www.instagram.com/p/CSWNSsQj3AX/?hl=it)?

                    Ciao!

                    Il Grande Tiranno
                    « Ultima modifica: Venerdì 13 Ago 2021, 21:31:35 da Grande Tiranno »
                    Catturamento Catturamento!

                      Re:Topolino 3429
                      Risposta #9: Venerdì 13 Ago 2021, 12:29:42
                      Topolino 3429 è stupendo, l'argomento verrà trattato anche nel video di oggi-domani, Macchia Nera è il top, con i suoi toni cupi e tenebrosi, poi Paperinik, oooooooooooooooooooo uau bellissimo, bravo bravo Marco Gervasio, l'autore della storia, poi l'inserto di Paperbridge, dopo un'intero anno! :D
                      Topolino Fumetti & Disegni

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                        Re:Topolino 3429
                        Risposta #10: Venerdì 13 Ago 2021, 12:34:57
                        ma perché è stata "censurata" la cicatrice sull'occhio di Macchia (https://www.instagram.com/p/CSWNSsQj3AX/?hl=it)?
                        Non aveva proprio senso, quella cicatrice, hanno fatto bene a toglierla!
                        A me dà molto fastidio anche il "sorriso"! Spero che abbia qualche spiegazione...

                        Aggiungo che i disegni di Casty sono molto belli e adeguati! Se proprio doveva farla un altro disegnatore, io non avrei pensato a Cavazzano ma a Pastrovicchio... ma, comunque, va bene così!

                        Per il resto, vediamo come prosegue; per ora siamo al 50% di gradimento...
                        Io son nomato Pippo e son poeta
                        Or per l'Inferno ce ne andremo a spasso
                        Verso un'oscura e dolorosa meta

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                        Andy392
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                          Re:Topolino 3429
                          Risposta #11: Venerdì 13 Ago 2021, 12:42:08
                          Un mantello non può avere cicatrici e non può nemmeno sorridere...

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                          Giona
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                            Re:Topolino 3429
                            Risposta #12: Venerdì 13 Ago 2021, 17:33:36
                            ma perché è stata "censurata" la cicatrice sull'occhio di Macchia (https://www.instagram.com/p/CSWNSsQj3AX/?hl=it)?
                            Non aveva proprio senso, quella cicatrice, hanno fatto bene a toglierla!
                            Più che una "cicatrice", quello è uno "strappo" nel mantello malamente rattoppato!

                            Mi sembra che a pag. 53, nel primo episodio di Paperinik e la minaccia alla fattoria, a Rockerduck non siano state disegnate le consuete basette; l'effetto che mi fa è quello di un "Paperino con gli occhialoni". Se di errore si tratta, sono comunque dispostissimo a perdonarlo dopo aver visto le magnifiche decorazioni del grattacielo di Duckan alle pagine 55 e 64.
                            « Ultima modifica: Venerdì 13 Ago 2021, 17:35:13 da Giona »
                            "Coi dollari, coi dollari si compran le vallate / Così le mie ricchezze saran settuplicate" (da Paperino e l'eco dei dollari)

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                              Re:Topolino 3429
                              Risposta #13: Domenica 15 Ago 2021, 10:31:31
                              Questo dimostra come storie magistralmente sceneggiate e disegnate rimangano a lungo impresse nella mente di un lettore.
                              Figuriamoci se un sigaro,una pipa o una pistola possano avere lo stesso effetto. La mente di un lettore si concentra su altri aspetti,non su certe inezie banalmente (e spesso in maniera ridicola) censurate.

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                              Dominatore delle Nuvole
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                                Topolino 3429
                                Risposta #14: Domenica 15 Ago 2021, 13:01:40
                                Recensione Topolino 3429


                                 Ed eccoci, finalmente: siamo al momento del grande rilancio di Macchia Nera. Gli editoriali del Direttore, una vera collana di perle che lega insieme tutti i numeri dell’annata del settimanale tramite anticipazioni e rimandi, lo aveva introdotto come qualcosa di profondo e deciso, affidato come sempre alla penna dello sceneggiatore di fiducia, Marco Nucci. Per risalire all’ultimo momento d’oro della vita del personaggio bisogna arrivare a Casty: vuoi con Darkenblot, vero e proprio “corso a parte” in cui l’incappucciato si faceva un poco più tecnologico e minaccioso, vuoi ancor prima con il ciclo di storie macchianeresche uscite negli anni Duemila, alcune delle quali raccolte nello splendido Classico curato, non a caso, proprio da Nucci.

                                 E quel Classico fa quasi da necessaria premessa alla nuova storia, ricordando ai lettori intorpiditi da anni di furterelli di cosa fosse capace il più diabolico degli avversari topolineschi. Ma soprattutto, ci ricorda il grande debito del personaggio verso Casty; autore che in questa storia iniziale del nuovo ciclo, Io sono Macchia Nera, non è chiamato a gestire in prima persona il rilancio, occupandosi però della parte grafica.

                                 Il suo lavoro in questa storia è, a tratti, di una dedizione assoluta: come se il decennio che ci separa dall’Incubo orbitale (l’ultimo Macchia Nera disegnato da Casty) si riversasse completamente nei dettagli finissimi delle tavole più belle. È un’arte facile a inquadrarsi in un classicismo scarpiano che non attira troppi commenti, complice una certa “funzionalità” narrativa che a volte prende il sopravvento sul virtuosismo artistico: ma le venature di inquietudine un po’… burattinesca e teatrale che abbiamo imparato a conoscere nel Casty “dark” sono tutte sue.

                                 È singolare, forse, che l’autore friulano avesse riservato questi toni per storie diverse da quelle di Macchia Nera: quasi come se per lui Macchia fosse anzitutto un genio del male, un uomo sotto un mantello, piuttosto che uno spettro. Del resto, anche Gottfredson aveva rappresentato Macchia Nera come un’ombra, più sfuggente che incombente, più micidiale che minacciosa: e tanto erano rimasti più efficaci, invece, i rapidi momenti in cui l’incombere immediato della minaccia si faceva concreto e mortale.

                                 
                                Catabasi

                                 Ed eccolo invece, in questa copertina di Fabio Celoni, spettrale come non mai. Un Macchia Nera senz’altro più teatrale di quanto già non fosse (e a suo agio nell’esserlo), meno calcolatore e più tenebrosamente romantico del solito: un antagonista di cui leggiamo addirittura i nitidi e foschi pensieri in una raffinata sequenza proemiale. Un carattere forse più accostabile a tanti altri “cattivi” di cinema e fumetto, specie recenti, di quanto fosse il modello precedente, ma che di sicuro (ed è questo ciò che conta) funziona. Le atmosfere spettrali e beffarde in cui Nucci e Casty lo avvolgono per l’occasione richiamano alla lontana certa iconografia dello “spavento ridente” un po’ alla Nightmare Before Christmas, che molti epigoni ha avuto nel tempo: in questa direzione va l’inusuale sorriso che compare sopra il cappuccio di Macchia Nera.

                                 Nucci ricorre ad un godibile espediente per commentare (più che giustificare) il passaggio dal quasi umile ladruncolo degli ultimi anni, compare di Sgrinfia, allo spettro temibilissimo che si appresta a mettere in campo. Dopodiché la narrazione passa tutta dalla parte degli ignari topolinesi, in una prima parte di storia che ci ricorda una delle più vibranti storie di Casty, Topolino e la neve spazzastoria.

                                 Lo spirito, del resto, è abbastanza castyano (prova che la selezione del Classico fu fatta da Nucci con altissima cognizione di causa), nonostante le differenze sopra accennate. Non lo è il ritmo, che grazie alla maggiore libertà sul numero di tavole è molto meno compresso che nelle vecchie storie, e si concede tutta una serie di gag, alcune godibilissime (ad esempio una con Manetta), altre forse meritevoli di qualche trovata più audace (quella sul parcheggio è forse essenzialmente ripetuta). L’apprensione per ciò che succede a Topolinia, nel frattempo, monta con efficacia, e ci conduce dritti alla puntata successiva.

                                 
                                Sorrisi da incubo

                                 Insomma, la prima parte di questa storia di rilancio può dirsi senz’altro riuscita. Merito di entrambi gli autori, che danno prova di una dedizione al personaggio che proviene forse da idee e concezioni diverse ma appare funzionare bene. Se mai queste energie dovessero mescolarsi, nelle prossime storie, già a livello di trama e di sceneggiatura, il piatto messoci a disposizione sarebbe se possibile ancora più intrigante.

                                 Un commento più generale: la stessa durata della storia fa capire come per Bertani, sempre più che coinvolto nella gestione delle storie, gli eventi portanti dell’annata topolinesca vogliano essere veri e propri archi narrativi che si sviluppano attraverso più storie tematiche, queste a loro volta divise in più puntate. Possiamo pensare alla recentemente conclusa saga di Vertigo come alla prova generale di questo formato.

                                 Un formato che va ancora una volta nella direzione di fornire collanti, anche piuttosto volitivi, ad una rivista di per sé altamente multifocale. Un esperimento interessantissimo, e che non a caso è affidato in parte preponderante a un autore, Nucci, vicino al mondo bonelliano e dunque più a suo agio con sceneggiature meno dense e più d’impatto, intrise di una intenzionalità forse inedita per il mondo Disney. Ed ecco emergere la grande alleata del Macchia Nera di Nucci e del Topolino di Bertani: la retorica (sia letto in senso neutro e non necessariamente dispregiativo). La retorica dei toni, delle atmosfere, dei sentimenti e delle trame, mai più lasciate ad alimentarsi dei meccanismi insiti nei personaggi, ma guidate e se necessario dipanate per entrare nella logica uniforme della rivista.

                                 
                                Il Duckan-pensiero

                                Ma veniamo al resto del numero: un quadro, ci si conceda, non altrettanto trascinante. Il momento più vivo è la prima puntata di una nuova storia di Marco Gervasio e Giuseppe Facciotto, Paperinik e la minaccia alla fattoria, che essenzialmente pone le basi emotive per l’azione: come di consueto, ci aspettiamo una diluizione in varie puntate, nell’attesa di vedere un Paperinik lanciato all’attacco dopo il trauma – di una profondità inaudita va detto, quasi difficile da valutare – che lo ha colpito. Il Paperino/Paperinik di Gervasio è un personaggio prodigo di aperture verso il lettore circa i propri pensieri e stati d’animo, così come lo stesso Fantomius. Ci pare questo un tratto tipico e forse non così spesso sottolineato, che va nella direzione da una parte di una caratterizzazione particolarmente chiara e aperta, e dall’altra di una ormai consueta diluizione della vicenda.

                                 La conclusione della storia di Tito Faraci e Libero Ermetti, Topolino e l’oscura finale, si articola attraverso un lungo inseguimento che non vede forse troppo ispirati né la sceneggiatura né il disegno: la ripetizione della stessa gag “a equivoco”, certamente molto faraciana, ci accompagna alla soluzione dell’enigma e all’identità del sabotatore-fautore. È un po’ strano vedere questo grande autore un poco schiacciato in storie brevi o dalla comicità rodata e ripetitiva, ma va anche detto che i suoi lasciti alla disneyanità, sebbene a volte misinterpretati, sono già cospicui. Degno di menzione il passaggio in cui scopriamo che Topolino usa gli iconici pantaloncini rossi come pigiama.

                                 
                                Pantaloncini d’epoca e pantofole con l’effigie… Topolino vivrà nel culto della propria personalità?

                                Segue Gastone e la spiaggia della (s)fortuna, dall’ispirazione abbastanza retrò, tanto da poterla facilmente ascrivere alla rivista di vent’anni fa: la sceneggiatura è di Marco Bosco e i disegni di Giulia Lomurno, una nuova autrice che appare ben lanciata anche se, come è normale, ancora assai saldamente ancorata agli schemi grafici più collaudati ed elementari del Topolino di oggi. Infine, in Battista, Filo e l’affare vacanze, di Giorgio Fontana e di un (come sempre) ottimo Carlo Limido, i due protagonisti si incontrano e si scontrano all’ombra delle ferie estorte inusualmente a Paperone.

                                 Una conclusione di numero forse un po’ lontana dalla direzione che la rivista appare voler tenere. Ma da che mondo è mondo (o meglio, da che Topolino è Topolino) quella delle storie brevi è forse la madre di tutte le battaglie editoriali.

                                 I grandi progetti narrativi e artistici si impalcano quasi sempre sulla gestione delle storie lunghe, concentrate o dipanate che siano; ma la carenza di una spinta motrice forte nell’ambito della produzione umoristica di breve o brevissimo respiro è un problema che si ripresenta ciclicamente, risolvendosi talvolta in maniera parziale sulle spalle di autori singoli e incapaci di sopperire da soli al fabbisogno settimanale: vuoi Enrico Faccini, il più grande autore di storie brevi dall’epoca dei fratelli Barosso, vuoi più di recente Marco Nucci con l’ottimo Newton.

                                 Cosa abbia in serbo su questo fronte la nuova gestione è ancora poco evidente all’occhio dei lettori; ma confidiamo che una volta consolidata la rotta possa, come di consueto, stupirci e intrattenerci. Buona lettura!



                                Voto del recensore: 3/5
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                                https://www.papersera.net/wp/2021/08/15/topolino-3429/


                                Ora è possibile votare anche le singole storie del fascicolo, non fate mancare il vostro contributo!


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                                « Ultima modifica: Venerdì 20 Ago 2021, 21:36:20 da Paolo »

                                 

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