Recensione Topolino 3641
95 anni. Tanto tempo è passato da quando, nel cortometraggio diretto da Burt Gillett
The Chain Gang, debutta uno dei personaggi Disney più iconici, uno dei primissimi animali non antropomorfi.
Parliamo naturalmente di Pluto, il fedele e amichevole cane di Topolino che ricopre un ruolo di prim’ordine nel nuovo numero del settimanale.
Fin dalle primissime pagine, grazie alla scanzonata copertina firmata da Ivan Bigarella e Andrea Cagol e all’indovinata vignetta di Silvia Ziche, il simpatico meticcio viene omaggiato degnamente; ma il piatto forte arriva con la prima storia a fumetti,
Pluto e l’amico invisibile, nuova avventura in stile anni Trenta ad opera della premiata ditta Artibani/Pastrovicchio. I lettori di lunga data ricorderanno che, in occasione di importanti anniversari di Topolino, Paperino e Pippo i due autori realizzarono una memorabile trilogia
vintage,
raccolta in volume l'anno scorso. La notizia di un nuovo tuffo nel passato è stata dunque accolta con entusiasmo, e
il risultato non ha tradito le aspettative, configurandosi, per quel che mi riguarda, come il tassello migliore dell’esperimento.
Francesco Artibani, per l’ennesima volta, dimostra di essere all’altezza del difficilissimo compito di omaggiare lo spirito delle strisce gottfredsoniane senza risultare manierista. Al contrario, i suoi personaggi, pur incorporando appieno lo spirito dei tempi che furono, sono personali e riconoscibili.
Eccellente la trama, architettata con maestria e per nulla banale, così come la caratterizzazione di Pluto, che dimostra di essere non un semplice comprimario, ma un personaggio a tutto tondo.
Il comparto grafico, poi, non è da meno: Lorenzo Pastrovicchio realizza un lavoro straordinario e conferma la sua bravura con le ambientazioni in stile anni Trenta. E’ evidente che si diverte tantissimo e noi ci divertiamo con lui: il suo tratto, dinamico e guizzante, rappresenta una felice sintesi creativa tra le reminiscenze gottfredsoniane e il suo estro. Meravigliosa la tavola introduttiva della storia, ma anche le varie espressioni di Pluto sono sempre notevoli. Ciò vale anche per i comprimari, tratteggiati con precisione, e per gli sfondi, che strizzano sempre l’occhio al passato ma, al tempo stesso, non appaiono per nulla fossilizzati.
In alcune occasioni, Pastro infrange la gabbia tradizionale delle vignette e la scelta risulta particolarmente azzeccata, aiutando a conferire alla narrazione un ritmo dinamico e serrato. 
Meraviglie grafiche con i personaggi in stile anni Trenta
Infine, anche la gamma cromatica curata da Irene Fornari, accuratissima sia nei personaggi sia nelle ambientazioni, contribuisce ad elevare Pluto e l’amico invisibile dalle parti del capolavoro. I colori seppiati amplificano la sensazione di “viaggio nel tempo” e il lettore non può non rimanerne incantato.
In sintesi, la storia che apre Topolino 3641 lascia davvero tanta soddisfazione e sicuramente si candida per essere ricordata come una delle più memorabili del 2025. L’omaggio a Pluto, così come nel caso dei precedenti esperimenti
vintage di Artibani e Pastrovicchio, è espressione di grande talento artistico e speriamo davvero che questo filone abbia ancora qualcosa da darci anche in futuro.
L’
excursus su Pluto continua con un lungo e pregevole redazionale di Alessandro Sisti, che ne ripercorre l’evoluzione anche attraverso una carrellata di storie a fumetti che lo hanno visto protagonista. Infine, in coda all’albo si torna a parlare di cani
grazie a una piacevole intervista a Massimo Perla, autore dell’introduzione del TopoLibro
Pluto raccontato da Topolino, che raggiungerà le edicole la prossima settimana.
Ricordiamo invece che, in vendita opzionale con questo numero, è disponibile anche una
statuina 3D realizzata da Federico Butticé, che celebra l’eterna amicizia tra Topolino e Pluto.
Insomma, un compleanno festeggiato alla grandissima, con un assortimento di proposte vario e per tutti i gusti. Le celebrazioni per i 95 anni di Pluto risultano decisamente riuscite. Per quanto riguarda il resto del numero, invece, mi confesso decisamente meno soddisfatto.
Spicca sicuramente la presenza del Maestro Giorgio Cavazzano, che disegna
Le Giovani Marmotte e l'isola perduta, storia di produzione estera sceneggiata dai coniugi
Pat e Carol McGreal.

Il suggestivo paesaggio marino
La storia scorre liscia come l’olio, senza particolari intoppi, ma alla fine della lettura rimane comunque un po’ di amaro in bocca. A livello puramente ricreativo si tratta sicuramente di una buona prova ed è sempre interessante il focus sulle Giovani Marmotte, ma, a conti fatti,
è qualcosa che difficilmente si è invogliati a rileggere o che rimarrà a lungo nella memoria. Per quanto riguarda il tratto di Cavazzano, anche qui, nonostante le buone intenzioni, il risultato è a metà: i volti dei personaggi a volte appaiono un po’ ingessati, ma sono invece molto convincenti paesaggi e ambientazioni. In particolare,
la vignetta che raffigura il mare in tempesta spicca su tutte le altre, rappresentando alla perfezione l’intensità emotiva del momento. Filo e Amelia consulenti finanziari, di
Giovanni Eccher e
Marco Mazzarello, invece, purtroppo non mi ha convinto per nulla.
Nonostante le buone intenzioni iniziali, ovvero la volontà di focalizzarsi sull’insolita interazione tra i due characters del titolo, il risultato finale ha il sapore del colpo rimasto in canna e la trama è molto, forse un po’ troppo, ordinaria. Non aiutano i disegni, piuttosto grezzi e poco armonici nelle espressioni di alcuni personaggi, anche se si difendono bene alcune vignette. In particolare, è molto piacevole quella che raffigura l’ufficio di Filo Sganga, ben gestita e che riesce a creare un bel colpo d’occhio. Globalmente, però, si rileva ben poco di memorabile.
Un interessante snodo del numero è rappresentato dal nuovo frammento del ciclo In science We Trust, orchestrato da
Giovanni Barbieri e
Cristian Canfailla, che ci ha accompagnato durante il periodo estivo.
Destinazione Bosonia! risulta leggermente più ispirata dei precedenti episodi del ciclo grazie a una situazione tutto sommato ben congegnata, ma, nel complesso,
la sensazione generale è che alla base ci sia ancora qualcosa di acerbo e irrisolto. E’ doveroso sottolineare come sia lodevole l’intento di fare divulgazione scientifica attraverso il settimanale a fumetti più letto in Italia e, proprio per questo, varrebbe la pena di limare ancora un po’ alcune sbavature e incoerenze.

Atmosfere vittoriane per una breve capatina nel passato
L’idea di immaginare un’interazione tra Zapotec, Marlin, Enigm e Atomino è sicuramente stimolante. Dimostra la volontà di rendere protagonisti dei personaggi che spesso vengono relegati a ruolo di “spalla” o di comprimari ma che, grazie al loro retroterra scientifico, potrebbero rendere accattivante l’esperimento.
Ciò che fa storcere il naso è l’interazione tra di essi che appare spesso forzata e, a tratti, innaturale, come se fosse troppo ambizioso gestire questi personaggi con così poche pagine a disposizione. In particolare, Enigm conserva ben poco dello spirito della sua personalità originale e un tormentone come quello del “palesemente” che si è già ripetuto in altri episodi del ciclo rischia di estremizzare una caratterizzazione già ambigua.
Anche dal lato grafico ci sono delle riserve: se il tratto di Cristian Canfailla convince soprattutto quando si tratta di raffigurare Zapotec e Marlin, con cui sembra trovarsi più a suo agio, il lavoro su Enigm e Atomino sembra necessitare di un rodaggio molto più lungo.
Anche in questa storia, sembrano essere le ambientazioni la parte più riuscita che, anche grazie all’ottima colorazione gestita da Gaetano Gabriele d’Aprile, riescono perlomeno a creare la giusta atmosfera.
Al di là della godibilità di questa singola storia, In Science We Trust rappresenta la giusta opportunità per interrogarsi sul modo in cui Topolino può fare divulgazione scientifica. A tal proposito, dato che il settimanale si propone di valorizzare l’uso della lingua italiana,
anche il titolo in inglese rappresenta una magagna non da poco. Va precisato che ciò non vuol dire negarne l’importanza nel mondo contemporaneo (anche perché scrivo da studente di lingue straniere), ma credo che si tratti di uno dei principali difetti dell’iniziativa. Al netto di tutto ciò, va comunque riconosciuto un miglioramento qualitativo rispetto alle storie uscite nelle scorse settimane e, proprio per questo motivo,
sarebbe auspicabile lavorare ancora sul progetto. 
Quando un’ottima colorazione impreziosisce una storia molto ordinaria
Roberto Gagnor e
Francesco Guerrini ci riportano in terra paperopolese con la breve
Paperoga e il giorno degli aquiloni sbagliati. Il disegnatore bolognese si diverte a sperimentare spezzando la gabbia tradizionale delle vignette. Un esperimento giocoso, anche se il suo tratto potrebbe risultare ostico per questo tipo di avventura molto quotidiana.
La tavolozza di colori coordinata da Manuel Giarolli risulta invece deliziosa. In particolare, si segnala l’ultima tavola, particolarmente suggestiva.
Per quanto riguarda le storie a fumetti, sigilla il numero un’autoconclusiva di Alessio Coppola,
Inconfondibile P.d.P – Taglio…di spesa! che svolge egregiamente il suo compito strappando una sana risata.
Le rubriche del numero si mantengono su un livello molto buono. Nonostante si distinguano i già analizzati redazionali a tema canino, soddisfa anche la rubrica Fumettando in cui Vitale Mangiatordi, in modo molto chiaro e dettagliato, continua il suo excursus dedicato alle modalità per disegnare il Gran Mogol.
La “Parola della Settimana” è “calma” e, come sempre, viene sviscerata con precisione e competenza. Ottimo anche lo scorrevole servizio divulgativo sugli aquiloni. Si dedica un po’ di spazio alla nuova tappa del Topolino Tour e anche a pubblicizzare un’interessante promozione valida sul sito Panini per tutto il mese di settembre che consente, ad un prezzo molto conveniente, di recuperare i primi tre numeri della
Humour Collection dedicati a Silvia Ziche
. L’apparato redazionale continua ad apparire curatissimo. Un grande merito è la sua eterogeneità e il fatto di approfondire aspetti molto variegati della cultura. Difficilmente un lettore non troverà nemmeno un servizio che non possa interessarlo e questo rappresenta un grande pregio del
Topolino odierno.
Topolino 3641 merita sicuramente di essere acquistato per la bellissima storia vintage di Artibani e Pastrovicchio ma, complessivamente, dopo un agosto scoppiettante la qualità sembra essere un po’ scesa. Questo numero “di decompressione” appare comunque foriero di spunti interessanti perché consente di riflettere su come sia possibile confezionare un settimanale sempre più variegato e in grado di soddisfare una vasta platea di lettori. Il libretto, dopo 76 anni di vita editoriale, ha sicuramente ancora molto da offrire, ma una sola storia memorabile non basta a sostenere l’intero numero.
A fronte di ciò, nemmeno la cura dedicata a servizi e rubriche è sufficiente a migliorare uno standard che solleva più di qualche perplessità. Voto del recensore:
3/5Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
https://www.papersera.net/wp/2025/09/08/topolino-3641/Ora è possibile votare anche le singole storie del fascicolo, non fate mancare il vostro contributo!