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Messaggi - Topdetops

#1
Ormai non commento quasi più sul forum, ma ci tenevo a spendere due parole per la nuova collana su Gottfredson. Sono convinto che ci sia un grande bisogno di riportare in edicola la sua produzione a prezzi popolari, pertanto sono contentissimo che si stia andando in questa direzione. Come scrivevo l'anno scorso dopo l'uscita del Grandi Autori a lui dedicato, è chiaro per l'appassionato di lungo corso il b/n è il non plus ultra, ma credo che l'intento divulgativo sia importantissimo e pertanto approvo con convinzione questa mossa.

Prenderò sicuramente il primo numero, anche perché adoro le due storie che verranno riproposte.

Infine, una menzione va sicuramente fatta anche per il Grandi Autori su Luca Boschi: una scelta insolita ma decisamente interessante...sono proprio curioso di vedere come verrà gestita.
#2
Segnalo che, sul sito Panini, è scaricabile il nuovo numero di Anteprima:

https://www.panini.it/media/paniniFiles/A414.pdf
#3
Ho appena acquistato il nuovo volumetto dei Grandi Autori, di nuovo dedicato a Romano Scarpa.

Le storie proposte sono le seguenti:
Topolino e l'ultraghiaccio
Sgrizzo il più balzano papero del mondo
Gancio cormorano di fiducia
Zio Paperone e il casco d'oro
Zio Paperone e le palme da colla

A parte Topolino e l'ultraghiaccio che avrei sostituito con qualcos'altro di meno noto, mi sembra un ottimo indice.
Personalmente non stravedo per questo periodo della produzione scarpiana, che mi ha influenzato decisamente meno di quello rappresentato nel terzo numero della presente collana.
Comunque, sono proprio contento che finalmente venga valorizzato in modo autonomo rispetto alla stagione dei grandi capolavori, così da evitare l'effetto bignamino.

Inoltre, l'apparato critico forma ben 15 pagine: una quantità davvero perfetta per un volumetto da edicola. Avanti così!
#4
Topolino / Topolino 3656
Lunedì 22 Dic 2025, 12:37:52
Recensione Topolino 3656


 Si avvicina il periodo natalizio e, come ogni anno, i numeri del libretto pubblicati in prossimità delle feste vi sono dedicati interamente. Non fa eccezione Topolino 3656, che si presenta in edicola con una copertina che definire insolita sarebbe un eufemismo: accanto a un bel Paperino di stampo classico, fa capolino dal camino nientemeno che Stitch. Come spiegato nella pagina che sostituisce il consueto "Prima della copertina", questo insolito crossover ad opera di Marco Mazzarello e Andrea Cagol si inserisce nell'ambito della campagna "Libera la meraviglia".

 Un esperimento che, lo ammetto, all'inizio mi aveva fatto un po' storcere il naso. Tuttavia, una volta avuto il numero fra le mani, mi sono ricreduto: l'effetto complessivo è molto piacevole.

 Niente a che vedere, comunque, con la magnifica versione variant realizzata da Andrea Freccero. Si tratta di un omaggio alla terza cartolina postale emessa dallo studio Disney in occasione del Natale 1932 e l'interpretazione contemporanea, senza troppi giri di parole, lascia a bocca aperta.

 Per quanto riguarda le storie a fumetti, si registra un significativo cambiamento di approccio rispetto ai Natali più recenti. Gli scorsi anni, infatti, la redazione ha optato per alcune saghe di ampio respiro che, come in Zio Paperone e la lampada bisestile, recentemente ristampata, coinvolgevano tutto l'universo disneyano. In occasione di questo 2025, invece, viene confezionato un numero molto più tradizionale, con avventure completamente indipendenti l'una dall'altra.

 Si comincia con Siamo serie! Il film, Natale a Pollywood, appendice alla lunga saga estiva che vedeva alle matite Silvia Ziche. Mi trovo un po' in difficoltà a valutare in modo oggettivo la vicenda, avendo un po' di problemi con il tipo di ironia messa in campo da Sergio Badino. E' molto apprezzabile l'impegno nella ricerca di un umorismo non banale, nonché nel dare risalto a personaggi spesso considerati secondari, come Chiquita o Dinamite Bla; inoltre, si registra una diminuzione del citazionismo che era molto presente negli episodi pubblicati qualche mese fa. A livello di puro intrattenimento, ammetto però di ritenere questa come la storia meno efficace del numero.

 
Poliziotti 24 ore su 24

 Plaudo alle matite di Corrado Mastantuono, che è sempre un piacere rivedere sulle pagine del libretto. Ottima la sua interpretazione dei personaggi dell'universo dei paperi, grazie al suo tratto plastico e dinamico. I volti sono sempre molto comunicativi e, in questa occasione, spiccano anche le ambientazioni. Pur senza fuochi d'artificio, vengono raffigurate con grande eleganza, creando un effetto complessivo molto godibile. Tutte queste caratteristiche confermano una volta di più di essere al cospetto di uno dei migliori disegnatori in forza al settimanale. Una menzione d'onore va anche all'ottima colorazione di Manuel Giarolli.

 Esco soddisfatto dalla lettura di Topolino e il caso della slitta slittata, che vede il ripescaggio dell'ispettore Irk. Pur essendo maggiormente legato ad un'altra caratterizzazione di Topolino, ho trovato ispirata la sceneggiatura di Tito Faraci che, soprattutto nei dialoghi e nei tempi comici, recupera la freschezza di molte sue storie degli anni Novanta. Piacevole l'utilizzo di Manetta e Rock Sassi, segno del fatto che l'autore conosce ancora benissimo i due ispettori e sa farli recitare con abilità. La frizzante sceneggiatura è valorizzata dal tratto di Giuseppe Zironi che, ancora una volta, realizza un lavoro eccellente e dimostra di essere molto a suo agio con questi personaggi.

 
Una situazione davvero insolita

 E' però Paperino e la fortuna rubata di gran lunga la storia migliore del numero, a mio parere. Considero difficilissimo riuscire a parlare del Natale senza che assomigli alla classica fucina di buoni sentimenti relativi solo a un limitato periodo di tempo. Ecco, la sceneggiatura di Giovanni Eccher riesce ad andare in un'altra direzione, divulgando, senza falsi moralismi, un insegnamento prezioso, relativo però alla vita di tutti i giorni. Un ottimo esempio di storia natalizia contemporanea, che, in una trentina di pagine, intrattiene, coinvolge e trasmette dei valori. Anche i disegni di Blasco Pisapia risultano molto ispirati. Spiccano, in particolare, le vignette con il Gastone affranto, ricche di pathos.

 
Una invenzione di Archimede più strampalata del solito

 Il sommario prosegue con una capatina in Nord Europa, proponendo una pregevole storia breve. Archimede, Nonna Papera e l'aiutante robot è l'occasione per vedere un Arild Midthun autore completo che, in cinque pagine, riesce a lasciare molta soddisfazione nel lettore, utilizzando sapientemente il personaggio di Archimede Pitagorico, ispirandosi alla migliore tradizione barksiana ed esprimendosi egregiamente anche dal punto di vista grafico. Si tratta di un filone della produzione disneyana che trova molto spazio sull'ottimo Almanacco Topolino ma che, personalmente, mi piace ritrovare di tanto in tanto anche sulle pagine del settimanale, così da poterlo valorizzare in modo più efficace.

 Anche Gambadilegno e Sgrinfia in: ogni anno il 24 dicembre non sfigura. Ottima l'idea di Francesco Pelosi di focalizzarsi sul personaggio di Sgrinfia sviscerandone un aspetto inedito, anche grazie all'interessante lavoro svolto sulla sua raffigurazione da parte di Mario Ferracina. Simpatica, infine, la tavola autoconclusiva Natale a Paperopoli: Visite.

 Fa piacere, inoltre, continuare a trovare grande cura nell'apparato redazionale. Oltre ad un servizio volto a promuovere il terzo capitolo della saga Avatar, è eccellente anche il redazionaleI misteri di Babbo Natalecurato da Alessandro Sisti, scorrevole e molto ben documentato.

 Il focus sulle tradizioni natalizie prosegue anche grazie a Francesco Vacca che, in Natale, che fortuna, consente di apprendere qualcosa in più su alcuni aspetti del folklore legati a questa festività fin dalla notte dei tempi.

 In conclusione, Topolino 3656 è un buon numero natalizio. Personalmente, dopo anni di sperimentazioni non mi è dispiaciuto trovare un albo più tradizionale, in grado di offrire una lettura spensierata ed istruttiva. Considero anzi molto più difficile riuscire a stupire il lettore con delle storie più standard, poiché il rischio è quello di incorrere in topoi triti e ritriti. Non è il caso di questo numero, che non entrerà negli annali del settimanale, ma che ha saputo regalare spunti più che interessanti.

 E per finire, non resta che augurare a tutti i lettori del Papersera un Buon Natale da parte di tutta la nostra redazione!



Voto del recensore: 3.5/5
Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
https://www.papersera.net/wp/2025/12/22/topolino-3656/


Ora è possibile votare anche le singole storie del fascicolo, non fate mancare il vostro contributo!

#5
Citazione di: Gaetano De Marco il Sabato  6 Dic 2025, 19:03:00
Ottima recensione, però Kari Korhonen è finlandese, non norvegese.
Grazie mille per la segnalazione, ho corretto l'errore ma la modifica purtroppo è visibile solo nella pagina dell'edicola, non nel post di questo topic.
Mi scuso con tutti per l'imprecisione.
#6
Testate Regolari / Almanacco Topolino 24
Martedì 2 Dic 2025, 12:32:51
Recensione Almanacco Topolino 24


 La riscoperta di autori spesso poco considerati dalla critica ufficiale è uno degli aspetti in cui Almanacco Topolino ha sempre fatto centro. In quest’ottica, fa particolarmente piacere trovare in questo numero autunnale un focus incentrato su Guido Scala, talentuoso artista di cui, a inizio 2026, ricorreranno sia i novant’anni dalla nascita, sia i venticinque dalla prematura scomparsa.

 L’eclettico disegnatore piemontese è ricordato con affetto dai lettori per aver codificato uno stile molto particolare e riconoscibile. Negli anni della maturità artistica, è diventato l’emblema di un originale “barocco” disneyano. Per chi volesse approfondirne la vita e l’evoluzione, rimandiamo a un interessante articolo scritto dal compianto Francesco Gerbaldo, grande intenditore della sua produzione.

 Dopo il piacevole editoriale iniziale, in questa sede è Marco Travaglini a introdurne l’epopea. Seppur con una sola pagina a disposizione, il curatore riesce a centrare efficacemente il punto, rendendo chiaro anche ai neofiti quanto importante sia stato l’apporto di Scala al fumetto Disney.

 Per quanto riguarda le storie a fumetti, vengono selezionate due avventure, significative per motivi differenti. La prima, Zio Paperone e i cannoni dello "Smuggler", è la prima opera di Scala come autore completo. Oltre ad inaugurare il breve ciclo ambientato sull’isola di Tuba (finora mai ristampato in un volume unico), ha il merito di introdurre il gabbiano Acciuga, forse il più iconico e riconoscibile tra i personaggi ideati dal maestro. L’altra metà del cielo disneyano è invece rappresentata in un’avventura sceneggiata da Gian Giacomo Dalmasso, Topolino e la città assediata, che gode sicuramente di molta rilevanza dal punto di vista filologico: oltre ad essere assente dalle edicole da ben ventitré anni, è anche la storia che inaugura il primo Almanacco con numerazione progressiva (il 157 del gennaio 1970).

 Si registra una certa differenza qualitativa fra le due storie. Nel primo caso, è evidente che l’ambientazione marina stimola particolarmente la fantasia dell’autore. Fin da questo esordio, infatti, dimostra di avere tutte le carte in regola per cimentarsi anche come sceneggiatore, abbozzando una trama molto scorrevole che, pur senza fuochi d’artificio, riesce a lasciare una certa soddisfazione nel lettore. Piacevole l’uso dell’umorismo, mai stucchevole o forzato. Per quanto riguarda la storia di Topolino, invece, a livello di intrattenimento l’interesse si esaurisce ben prima: la trama cucita da Dalmasso risulta piuttosto sfilacciata e non desta particolare interesse. Fa storcere il naso anche l’abusato espediente del sogno volto a giustificare l’avventura in costume.

 
Il dettagliato relitto dello Smuggler nell’interpretazione di Guido Scala

 Il vero punto di forza di queste avventure, senza ombra di dubbio, si registra nei disegni. Nello “Smuggler” Scala, particolarmente ispirato dallo scenario marino, realizza delle vere e proprie meraviglie grafiche. Particolarmente evocative sono soprattutto le vignette che raffigurano il mare in tempesta (reperibili nell’articolo citato sopra): sono tavole di rara intensità emotiva. Merita una menzione anche il relitto della nave, tratteggiato nei minimi dettagli. In definitiva, si tratta di un’ottima prova, che personalmente considero una scelta azzeccata per omaggiare Guido Scala.

 La storia di Dalmasso costituisce perlomeno un’occasione per ammirare il grande lavoro svolto da Scala sui personaggi in stile verista (ottimo il suo Zorro), ma, per quanto riguarda Topolino e Pippo, ammetto di averlo trovato leggermente meno a fuoco rispetto all’universo di Paperopoli. Insomma, se dal punto di vista storico pare essere stata una scelta “obbligata”, per valorizzare la produzione dell’autore torinese ci sarebbero state opzioni decisamente più interessanti.

 Allargando un poco il discorso, credo che ci sia un grande bisogno, in questa fase della critica disneyana, di aprire anche ad autori meno noti al grande pubblico. Alla luce di ciò, mi sento abbastanza appagato da questo excursus su Guido Scala, a patto di considerarlo come un “punto di partenza”. La scelta più adeguata potrebbe essere la realizzazione di una monografia incentrata su di lui, che goda anche di un cospicuo apparato redazionale. Forse, un numero di Grandi Autori a lui dedicato potrebbe favorire il mio personale sogno di una sua valorizzazione completa.

 La sezione dedicata alle storie di produzione straniera si apre con un piacevole redazionale che, in due pagine, riesce efficacemente a fare il punto su quanto presentato. Il trittico di avventure inedite in Italia risulta piuttosto variegato, selezionando tre proposte che potranno soddisfare i lettori dai gusti più disparati.

 Partiamo da una delle chicche dell’Almanacco Topolino: l’avvincente serie I diari di Paperone, interamente realizzata dal norvegese Kari Korhonen. Questo nuovo episodio, Il Grande Elettore, risulta decisamente riuscito. L’artista riesce a portare a casa un ottimo risultato partendo da un tema già ampiamente trattato in ambito disneyano, ovvero quello dell’impressionante somiglianza tra due persone di estrazione sociale radicalmente differente.

 
Nuove avventure per il giovane Paperone

 Il lettore attento avrà sicuramente colto il riferimento a Topolino sosia di Re Sorcio, ma anche al mediometraggio Il principe e il povero, di cui ricordiamo anche un adattamento a fumetti. Al netto di queste reminiscenze, però, il lavoro del fumettista norvegese non risulta per nulla manierista. Lo spunto viene gestito in modo interessante. Ottimi i riferimenti storici, precisi ma mai pedanti. Menzione anche per il sapiente uso dell’ironia, che riesce a farne una storia Disney a tutti gli effetti. Un grande esempio di come, ai giorni nostri, sia possibile realizzare del fumetto a regola d’arte in appena dieci tavole. I disegni sono come sempre dinamici e riconoscibili, ma forse non si tratta della migliore prova di Kari Korhonen (anche se l’ambientazione mitteleuropea è molto suggestiva).

 Torna poi sulle pagine dell’Almanacco un altro nome di rilievo, lo statunitense Noel Van Horn, autore completo dell’onirica Topolino e le ombre nel monitor, risalente al 2002. L’atmosfera che riesce a creare in questa breve avventura è molto particolare e probabilmente intende strizzare l’occhio all’Internet che, all’epoca, muoveva i suoi primi passi. Un esperimento originale che dimostra come questa storia avesse qualcosa da dire e che, personalmente, mi ha convinto molto. Considero un grande punto di forza anche il Topolino disegnato in stile anni Trenta. Vederlo in azione in questo contesto così avveniristico è un vero piacere e la matita di Noel Van Horn riesce a rappresentare con dinamicità stati d’animo differenti.

 L’ultima inedita, Paperino e il calice di Paperide il Grande, è protagonista di una storia editoriale molto particolare. Nonostante risalga al 1979, per più di quarant’anni è rimasta inedita in Italia perché, casualmente, è sempre rimasta fuori dalle selezioni di testate che si occupavano di pubblicare la produzione nordeuropea. Disegnata da Daniel Branca, rappresenta anche un’occasione per omaggiare il fumettista argentino, a vent’anni dalla sua scomparsa. Anche in questo caso, il risultato finale si conferma all’altezza delle aspettative. La breve commedia è incentrata su una situazione umoristica piuttosto ordinaria, ma gestita in modo interessante. Spiccano naturalmente i plastici disegni di Branca, in quest’occasione molto in forma (ottima, in particolare, la vignetta iniziale che raffigura la Grecia).

 
Cosa succede, Topolino?

 Sono sempre disegnate dall’artista sudamericano due brevi storie in ristampa dal Mega Almanacco. Zio Paperone e il club degli snob è facilmente dimenticabile, anche a causa di un tratto più spigoloso e meno dinamico rispetto alla prova precedente. Zio Paperone e la febbre filatelica, invece, beneficia di un segno più morbido e aggraziato e si fa ricordare soprattutto per la curiosa presenza di Cuordipietra Famedoro. Lo spunto iniziale non è affatto malvagio, ma alcuni passaggi appaiono abbastanza affrettati; anche la soluzione finale sembra un po’ “appesa”. Non aiuta neanche la colorazione, piuttosto piatta. Comunque, al netto dei difetti di queste ultime due storie, l’omaggio a Daniel Branca risulta decisamente riuscito.

 Chiude l’albo un’interessante sezione relativa all’animazione disneyana, altro aspetto che l’Almanacco ha sempre trattato con precisione filologica e competenza. Vengono sfruttati i 70 anni dalla prima proiezione di Lilli e il Vagabondo e i 55 anni da quella de Gli Aristogatti per pubblicare un’insolita coppia di avventure firmate da Al Hubbard, specialista del genere.

 Romeo e la débàcle dell'accalappiagatti rappresenta una situazione non presente nel film, capace però di richiamarne degnamente lo spirito. Una prova abbastanza godibile, aggraziata anche dalle matite di Al Hubbard, bravissimo nel far recitare gli indimenticati Aristogatti. Lascia un po’ di amaro in bocca, invece, Lillo e lo stratagemma controproducente, in cui Al Hubbard appare meno a suo agio rispetto alla prova precedente.

 
L’attenzione all’animazione disneyana è uno dei grandi punti di forza dell’Almanacco

 Deliziosa, invece, la striscia di Walsh e Gottfredson che chiude l’albo.

 Un discorso a parte, infine, meritano i redazionali. Quelli di questo numero sono tutti piacevoli e va riconosciuta a Marco Travaglini la grande capacità di riuscire ad esprimere concetti molto articolati con poco spazio a disposizione, oltre che di saper architettare con armonia il dialogo tra approfondimenti e storie. Tuttavia, per un periodico che fa della filologia (o quanto meno della retrospettiva informata) il suo punto di forza, due o tre pagine in più per approfondire determinati aspetti sarebbero auspicabili e il risultato finale potrebbe davvero toccare punte di eccellenza.

 Assolutamente da elogiare, invece, le copertine di Emmanuele Baccinelli, sempre meravigliose. Quella di questo numero, poi, potrebbe essere una delle più piacevoli dell’intera serie.

 In definitiva, Almanacco Topolino 24 è un numero che conferma i punti di forza della testata, ancora oggi giustamente considerata come uno dei fari dell’edicola disneyana. Tuttavia, rispetto alle altre uscite pubblicate nel corso del 2025, si registra qualche sbavatura in più e il passo indietro è tangibile.



Voto del recensore: 3/5
Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
https://www.papersera.net/wp/2025/12/02/almanacco-topolino-24/
#7
Testate Regolari / Thriller Collection 10
Giovedì 9 Ott 2025, 14:27:16
Recensione Thriller Collection 10

Topolino e la Spectralia Antartica
 Tocca quota dieci l’imperdibile Thriller Collection, collana che si propone di pubblicare le storie più apprezzate di Casty accompagnandole con un succoso apparato redazionale. Questo volume, leggermente meno corposo dei precedenti e per questo con il prezzo ridotto di due euro, viene pubblicato con un mese di anticipo rispetto alla scansione a cui eravamo abituati. Molto probabilmente, dato che è interamente dedicato a Topolino e la Spectralia Antartica, parte del corposo “Ciclo di Atlantide”, si è preferito approfittare della recentissima uscita su Topolino de Le vestigia di Z (in netta continuità con la precedente).

 Dopo una piacevole e competente introduzione di Marco Travaglini, che fa il punto della situazione in merito alla ricerca di Atlantide da parte dell’affiatato trio di protagonisti, è il momento della prima ristampa di Topolino e la Spectralia Antarctica.

 Pubblicata nel 2024 su Topolino tra i numeri 3569 e 3572, rappresenta una parte importante della produzione castyana, per svariati motivi: non solo arriva ben sette anni e mezzo dopo Il raggio di Atlantide, precedente avventura incentrata sulla ricerca del continente perduto, ma è anche il primissimo kolossal dell’autore friulano dopo anni di assenza di questo genere. Inoltre, con le sue 116 tavole, è persino la più lunga storia da lui realizzata come autore completo, almeno fino ad ora.

 Casty, dopo anni di silenzio, torna in grandissima forma e realizza una storia riconosciuta da molti lettori come un capolavoro. Le ragioni della sua brillante riuscita sono numerose e, fin dalle tavole introduttive, è chiaro che ci si trova di fronte a qualcosa di memorabile. Per aggirare il problema del grande lasso di tempo intercorso tra la pubblicazione del Raggio di Atlantide e della Spectralia, Casty realizza un breve prologo in cui Topolino, Pippo ed Eurasia Tost ripercorrono le precedenti tappe verso la ricerca delle vestigia atlantidee. Il lettore si rende però presto conto che non si tratta di un prologo fine a sé stesso…

 
L’intrigante locandina pubblicata da Casty sui social nell’aprile 2024 per annunciare l’imminente pubblicazione della storia

 Al contrario, è parte integrante della storia stessa, che inizia così in medias res. Un espediente narrativo geniale, qualcosa di inedito per Topolino che però Casty dimostra di saper padroneggiare con sapienza, volgendolo a suo vantaggio.

 Anche quando si arriva alla prima puntata vera e propria, riceviamo la conferma del fatto che il fumettista è in stato di grazia: vengono subito introdotti nuovi personaggi, luoghi e situazioni ma, al tempo stesso, la sensazione generale è quella di un “ritorno a casa”, il riprendere un filo che si era interrotto troppo tempo prima. Chi legge questa storia senza sapere nulla della sua provenienza può capire immediatamente che è uscita dalla penna di Casty, grazie al suo stile personalissimo e riconoscibile. Al tempo stesso, però, anche per i lettori storici lo snodo della lunga vicenda è completamente originale: è davvero difficile capire in anticipo dove si voglia andare a parare, dal momento che i colpi di scena sono imprevedibili e appassionanti. Ne deriva un altissimo coinvolgimento emotivo e, soprattutto, la conferma che Casty ha ancora molto da da dire.

 Sono ravvisabili alcune suggestioni riconducibili a Le avventure di Gordon Pym di Edgar Allan Poe ma, al tempo stesso, l’angoscia viene bilanciata con l’umorismo. E l’umorismo castyano è sempre speciale: mai forzato o di cattivo gusto, si richiama invece alla miglior tradizione del fumetto Disney. In particolare, brilla il ruolo di Pippo: in questo contesto riesce sempre a stemperare la tensione con le sue tipiche battute, indizio di quanto Casty abbia compreso il personaggio nella sua essenza più pura. In generale, però, tutti gli attori in scena godono di un’ottima caratterizzazione.

 
L’apparizione del relitto della Inkombentz

 Il lato grafico testimonia il raggiungimento da parte di Casty di una notevole maturità artistica. Ciò è ancora più notevole se si ricorda che l’artista non nasce come autore completo, ma “solo” come sceneggiatore. Dopo anni di rodaggio e sperimentazioni, il tratto castyano è diventato molto personale e riconoscibile: sintetico e dinamico, riesce anche a richiamare con affetto il segno del suo grande ispiratore Romano Scarpa. La Spectralia trasuda dell’amore per il Mickey classico, rielaborando però il tutto alla luce degli anni di esperienza accumulati. Tutto ciò consente a Casty di raggiungere risultati straordinari, soprattutto per quanto riguarda le ambientazioni, che rendono con efficacia il pathos della lenta navigazione attraverso i ghiacci. Particolarmente grottesco risulta anche il relitto della Inkombentz, ma, dovendo scegliere una tavola su tutte, spicca la splash-page muta in cui Orbes sprofonda ad Aztlan (riportiamo comunque allegate all’articolo queste pregevolissime illustrazioni). Come Casty stesso ricorda nell’intervista finale, essendo un’avventura molto cupa, lo stile di disegno doveva essere più realistico del solito. Da qui la scelta di usare in abbondanza tratteggi e chiaroscuri.

 In sintesi, tutte queste meraviglie grafiche, amplificate anche dalla frequente rottura della gabbia tradizionale delle vignette, valorizzano una narrazione già di altissimo livello. Il disegno convince anche per quanto riguarda i nuovi comprimari: la loro fisicità non viene trascurata e, grazie ad alcune caratteristiche peculiari, fin da subito destano curiosità nel lettore.

 Il formato della Thriller Collection aiuta a conferire il giusto risalto alle tavole, permettendo di apprezzarne al meglio ogni particolare.

 
La suggestiva tavola muta subacquea

 Non va dimenticata l’importanza della colorazione, un altro ingrediente che va calibrato con sapienza per la buona riuscita di una storia. In questa storia è curata da Manuel Giarolli (che stranamente non viene mai citato nel volume). Riuscire a trasferire su carta le atmosfere inquietanti evocate dalla sceneggiatura non era certo un’impresa facile, ma anche in questa direzione la Spectralia Antarctica ha fatto centro. Le tinte cupe che accompagnano le scene d’ambiente più spaventose risultano davvero appropriate. Convince al 100% anche la gamma cromatica utilizzata nelle tavole ambientate nella colonia atlantidea, davvero evocativa. In generale, tutte le sfumature accompagnano con grazia la lettura.

 Come di consueto, chiude il volume una lunga intervista a Casty che, in sei ricche pagine, ci svela numerosi particolari legati alla storia. Le domande poste da Marco Travaglini, tutte di grande interesse, consentono di analizzare l’opera nel modo più completo possibile, considerando anche spunti insoliti. Le risposte dell’autore goriziano, sempre interessanti e precise, trasudano amore per il proprio lavoro e testimoniano la sua innata capacità di dialogare con i lettori. In sintesi, l’ottima intervista  rappresenta una perfetta appendice alla lettura della storia. Si fa notare anche la qualità dell’apparato iconografico che correda il testo: non manca infatti prezioso materiale inedito, seppur proposto in piccolo formato.

 Volendo trovare un difetto, sarebbe stato piacevole forse trovare anche un piccolo portfolio in coda al volume, dato che, in altri numeri della Thriller Collection, ha rappresentato un contenuto di punta.

 In conclusione, anche questa volta non possiamo che promuovere e consigliare a tutti questa nuova uscita della Thriller Collection. I contenuti inediti e il grande formato la rendono imperdibile anche per chi dovesse già conoscere la storia, oltre alla naturale praticità di avere tutte le puntate raccolte in un unico volume. Attendiamo con curiosità di sapere come proseguirà la collana e di poter leggere presto nuove avventure alla ricerca di Atlantide.

 



Voto del recensore: 4/5
Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
https://www.papersera.net/wp/2025/10/09/thriller-collection-10/
#8
Topolino / Topolino 3641
Lunedì 8 Set 2025, 12:00:52
Recensione Topolino 3641




 95 anni. Tanto tempo è passato da quando, nel cortometraggio diretto da Burt Gillett The Chain Gang, debutta uno dei personaggi Disney più iconici, uno dei primissimi animali non antropomorfi. Parliamo naturalmente di Pluto, il fedele e amichevole cane di Topolino che ricopre un ruolo di prim’ordine nel nuovo numero del settimanale.

 Fin dalle primissime pagine, grazie alla scanzonata copertina firmata da Ivan Bigarella e Andrea Cagol e all’indovinata vignetta di Silvia Ziche, il simpatico meticcio viene omaggiato degnamente; ma il piatto forte arriva con la prima storia a fumetti, Pluto e l’amico invisibile, nuova avventura in stile anni Trenta ad opera della premiata ditta Artibani/Pastrovicchio. I lettori di lunga data ricorderanno che, in occasione di importanti anniversari di Topolino, Paperino e Pippo i due autori realizzarono una memorabile trilogia vintage, raccolta in volume l'anno scorso. La notizia di un nuovo tuffo nel passato è stata dunque accolta con entusiasmo, e il risultato non ha tradito le aspettative, configurandosi, per quel che mi riguarda, come il tassello migliore dell’esperimento. Francesco Artibani, per l’ennesima volta, dimostra di essere all’altezza del difficilissimo compito di omaggiare lo spirito delle strisce gottfredsoniane senza risultare manierista. Al contrario, i suoi personaggi, pur incorporando appieno lo spirito dei tempi che furono, sono personali e riconoscibili. Eccellente la trama, architettata con maestria e per nulla banale, così come la caratterizzazione di Pluto, che dimostra di essere non un semplice comprimario, ma un personaggio a tutto tondo. 

 Il comparto grafico, poi, non è da meno: Lorenzo Pastrovicchio realizza un lavoro straordinario e conferma la sua bravura con le ambientazioni in stile anni Trenta. E’ evidente che si diverte tantissimo e noi ci divertiamo con lui: il suo tratto, dinamico e guizzante, rappresenta una felice sintesi creativa tra le reminiscenze gottfredsoniane e il suo estro. Meravigliosa la tavola introduttiva della storia, ma anche le varie espressioni di Pluto sono sempre notevoli. Ciò vale anche per i comprimari, tratteggiati con precisione, e per gli sfondi, che strizzano sempre l’occhio al passato ma, al tempo stesso, non appaiono per nulla fossilizzati. In alcune occasioni, Pastro infrange la gabbia tradizionale delle vignette e la scelta risulta particolarmente azzeccata, aiutando a conferire alla narrazione un ritmo dinamico e serrato.

 
Meraviglie grafiche con i personaggi in stile anni Trenta

 Infine, anche la gamma cromatica curata da Irene Fornari, accuratissima sia nei personaggi sia nelle ambientazioni, contribuisce ad elevare Pluto e l’amico invisibile dalle parti del capolavoro. I colori seppiati amplificano la sensazione di “viaggio nel tempo” e il lettore non può non rimanerne incantato.

 In sintesi, la storia che apre Topolino 3641 lascia davvero tanta soddisfazione e sicuramente si candida per essere ricordata come una delle più memorabili del 2025. L’omaggio a Pluto, così come nel caso dei precedenti esperimenti vintage di Artibani e Pastrovicchio, è espressione di grande talento artistico e speriamo davvero che questo filone abbia ancora qualcosa da darci anche in futuro.

 L’excursus su Pluto continua con un lungo e pregevole redazionale di Alessandro Sisti, che ne ripercorre l’evoluzione anche attraverso una carrellata di storie a fumetti che lo hanno visto protagonista. Infine, in coda all’albo  si torna a parlare di cani grazie a una piacevole intervista a Massimo Perla, autore dell’introduzione del TopoLibro Pluto raccontato da Topolino, che raggiungerà le edicole la prossima settimana.

 Ricordiamo invece che, in vendita opzionale con questo numero, è disponibile anche una statuina 3D realizzata da Federico Butticé, che celebra l’eterna amicizia tra Topolino e Pluto.

 Insomma, un compleanno festeggiato alla grandissima, con un assortimento di proposte vario e per tutti i gusti. Le celebrazioni per i 95 anni di Pluto risultano decisamente riuscite.

 Per quanto riguarda il resto del numero, invece, mi confesso decisamente meno soddisfatto.

 Spicca sicuramente la presenza del Maestro Giorgio Cavazzano, che disegna Le Giovani Marmotte e l'isola perduta, storia di produzione estera sceneggiata dai coniugi Pat e Carol McGreal.

 
Il suggestivo paesaggio marino

 La storia scorre liscia come l’olio, senza particolari intoppi, ma alla fine della lettura rimane comunque un po’ di amaro in bocca. A livello puramente ricreativo si tratta sicuramente di una buona prova ed è sempre interessante il focus sulle Giovani Marmotte, ma, a conti fatti, è qualcosa che difficilmente si è invogliati a rileggere o che rimarrà a lungo nella memoria.

 Per quanto riguarda il tratto di Cavazzano, anche qui, nonostante le buone intenzioni, il risultato è a metà: i volti dei personaggi a volte appaiono un po’ ingessati, ma sono invece molto convincenti paesaggi e ambientazioni. In particolare, la vignetta che raffigura il mare in tempesta spicca su tutte le altre, rappresentando alla perfezione l’intensità emotiva del momento.

 Filo e Amelia consulenti finanziari, di Giovanni Eccher e Marco Mazzarello, invece, purtroppo non mi ha convinto per nulla. Nonostante le buone intenzioni iniziali, ovvero la volontà di focalizzarsi sull’insolita interazione tra i due characters del titolo, il risultato finale ha il sapore del colpo rimasto in canna e la trama è molto, forse un po’ troppo, ordinaria. Non aiutano i disegni, piuttosto grezzi e poco armonici nelle espressioni di alcuni personaggi, anche se si difendono bene alcune vignette. In particolare, è molto piacevole quella che raffigura l’ufficio di Filo Sganga, ben gestita e che riesce a creare un bel colpo d’occhio. Globalmente, però, si rileva ben poco di memorabile.

 Un interessante snodo del numero è rappresentato dal nuovo frammento del ciclo In science We Trust, orchestrato da Giovanni Barbieri e Cristian Canfailla, che ci ha accompagnato durante il periodo estivo. Destinazione Bosonia! risulta leggermente più ispirata dei precedenti episodi del ciclo grazie a una situazione tutto sommato ben congegnata, ma, nel complesso, la sensazione generale è che alla base ci sia ancora qualcosa di acerbo e irrisolto. E’ doveroso sottolineare come sia lodevole l’intento di fare divulgazione scientifica attraverso il settimanale a fumetti più letto in Italia e, proprio per questo, varrebbe la pena di limare ancora un po’ alcune sbavature e incoerenze.

 
Atmosfere vittoriane per una breve capatina nel passato

 L’idea di immaginare un’interazione tra Zapotec, Marlin, Enigm e Atomino è sicuramente stimolante. Dimostra la volontà di rendere protagonisti dei personaggi che spesso vengono relegati a ruolo di “spalla” o di comprimari ma che, grazie al loro retroterra scientifico, potrebbero rendere accattivante l’esperimento. Ciò che fa storcere il naso è l’interazione tra di essi che appare spesso forzata e, a tratti, innaturale, come se fosse troppo ambizioso gestire questi personaggi con così poche pagine a disposizione. In particolare, Enigm conserva ben poco dello spirito della sua personalità originale e un tormentone come quello del “palesemente” che si è già ripetuto in altri episodi del ciclo rischia di estremizzare una caratterizzazione già ambigua. Anche dal lato grafico ci sono delle riserve: se il tratto di Cristian Canfailla convince soprattutto quando si tratta di raffigurare Zapotec e Marlin, con cui sembra trovarsi più a suo agio, il lavoro su Enigm e Atomino sembra necessitare di un rodaggio molto più lungo. Anche in questa storia, sembrano essere le ambientazioni la parte più riuscita che, anche grazie all’ottima colorazione gestita da Gaetano Gabriele d’Aprile, riescono perlomeno a creare la giusta atmosfera.

 Al di là della godibilità di questa singola storia, In Science We Trust rappresenta la giusta opportunità per interrogarsi sul modo in cui Topolino può fare divulgazione scientifica. A tal proposito, dato che il settimanale si propone di valorizzare l’uso della lingua italiana, anche il titolo in inglese rappresenta una magagna non da poco. Va precisato che ciò non vuol dire negarne l’importanza nel mondo contemporaneo (anche perché scrivo da studente di lingue straniere), ma credo che si tratti di uno dei principali difetti dell’iniziativa. Al netto di tutto ciò, va comunque riconosciuto un miglioramento qualitativo rispetto alle storie uscite nelle scorse settimane e, proprio per questo motivo, sarebbe auspicabile lavorare ancora sul progetto.

 
Quando un’ottima colorazione impreziosisce una storia molto ordinaria

 Roberto Gagnor e Francesco Guerrini ci riportano in terra paperopolese con la breve Paperoga e il giorno degli aquiloni sbagliati. Il disegnatore bolognese si diverte a sperimentare spezzando la gabbia tradizionale delle vignette. Un esperimento giocoso, anche se il suo tratto potrebbe risultare ostico per questo tipo di avventura molto quotidiana. La tavolozza di colori coordinata da Manuel Giarolli risulta invece deliziosa. In particolare, si segnala l’ultima tavola, particolarmente suggestiva.

 Per quanto riguarda le storie a fumetti, sigilla il numero un’autoconclusiva di Alessio Coppola, Inconfondibile P.d.P – Taglio…di spesa! che svolge egregiamente il suo compito strappando una sana risata.

 Le rubriche del numero si mantengono su un livello molto buono. Nonostante si distinguano i già analizzati redazionali a tema canino, soddisfa anche la rubrica Fumettando in cui Vitale Mangiatordi, in modo molto chiaro e dettagliato, continua il suo excursus dedicato alle modalità per disegnare il Gran Mogol. La “Parola della Settimana” è “calma” e, come sempre, viene sviscerata con precisione e competenza. Ottimo anche lo scorrevole servizio divulgativo sugli aquiloni. Si dedica un po’ di spazio alla nuova tappa del Topolino Tour e anche a pubblicizzare un’interessante promozione valida sul sito Panini per tutto il mese di settembre che consente, ad un prezzo molto conveniente, di recuperare i primi tre numeri della Humour Collection dedicati a Silvia Ziche. L’apparato redazionale continua ad apparire curatissimo. Un grande merito è la sua eterogeneità e il fatto di approfondire aspetti molto variegati della cultura. Difficilmente un lettore non troverà nemmeno un servizio che non possa interessarlo e questo rappresenta un grande pregio del Topolino odierno.

 Topolino 3641 merita sicuramente di essere acquistato per la bellissima storia vintage di Artibani e Pastrovicchio ma, complessivamente, dopo un agosto scoppiettante la qualità sembra essere un po’ scesa. Questo numero “di decompressione” appare comunque foriero di spunti interessanti perché consente di riflettere su come sia possibile confezionare un settimanale sempre più variegato e in grado di soddisfare una vasta platea di lettori. Il libretto, dopo 76 anni di vita editoriale, ha sicuramente ancora molto da offrire, ma una sola storia memorabile non basta a sostenere l’intero numero. A fronte di ciò, nemmeno la cura dedicata a servizi e rubriche è sufficiente a migliorare uno standard che solleva più di qualche perplessità.

 



Voto del recensore: 3/5
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https://www.papersera.net/wp/2025/09/08/topolino-3641/


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#9
Segnalo questa promozione, valida per tutto il mese di settembre e dedicata ai primi tre numeri della testata:  https://www.panini.it/shp_ita_it/silvia-ziche-bundle-bundleziche-it08.html
#10
Testate Speciali / Grandi Autori 108: Rodolfo Cimino
Sabato 9 Ago 2025, 12:51:29
Recensione Grandi Autori 108: Rodolfo Cimino

Grandi Autori torna ad occuparsi di uno sceneggiatore, un anno dopo il volume su Guido Martina. Nel volumetto in edicola da fine luglio i riflettori sono puntati su Rodolfo Cimino (1927-2012), affettuosamente ricordato come il più grande poeta romantico di casa Disney e insignito del Premio Papersera nel 2007

 


 Impossibile che a un appassionato Disney non sia mai capitato di leggere una sua opera: il leggendario cantastorie ci ha lasciato un patrimonio di circa 700 avventure, spesso tra le preferite dei lettori, che le considerano pilastri fondamentali del proprio bagaglio culturale. 

 Con una produzione così vasta, i filoni narrativi in cui si è cimentato il Maestro di Palmanova sono molteplici. In questo caso, il curatore Alberto Brambilla sceglie di concentrarsi sulle cacce al tesoro con Zio Paperone come protagonista. A nostro parere si tratta di una scelta azzeccata, dal momento che i cicli più conosciuti, come quello di Reginella o i suggestivi Racconti attorno al Fuoco, hanno già goduto di volumi monografici – alcuni peraltro ancora disponibili a catalogo.

 L’albo si apre con un piacevole articolo denominato “L’uomo della quadrupla”, in cui viene messo in evidenza come fosse possibile riconoscere le sceneggiature di Cimino grazie ad una serie di topoi ricorrenti, in modo particolare la mitica “vignettona quadrupla” che apriva le sue storie, offrendo così una deliziosa anticipazione del momento culminante della vicenda, e il linguaggio forbito, a tratti arcaico, spesso utilizzato, per contrasto, in situazioni comiche. Non mancano alcuni interessanti cenni biografici, anche se forse questa parte avrebbe giovato di maggiore spazio a disposizione.

 Un redazionale più breve introduce la prima sezione di storie, dedicate alle stravaganti popolazioni in cui spesso la famiglia dei Paperi si imbatteva durante i loro viaggi.

 Zio Paperone e la vite della ricchezza, disegnata da Luciano Capitanio, ci porta a esplorare una valle abitata dai singolari Uomini Tromba e Uomini Tamburo. Già in questa prima avventura sono ravvisabili molti stilemi della poetica ciminiana e la trama scorre davvero piacevolmente. Una storia vivace e dinamica, per nulla invecchiata nonostante risalga a oltre mezzo secolo fa. Un ottimo biglietto da visita per chi si avvicina adesso a Rodolfo Cimino.

 
I Piedi salati, una delle numerose popolazioni frutto della fervida fantasia di Rodolfo Cimino

 Segue Zio Paperone e lo scacco al... rubino, impreziosita dalle aggraziate matite di Giorgio Bordini e altro ottimo esempio del talento dell’autore, ancora più brillante de La vite della ricchezza. Lodevole è anche la presenza di Giulio Chierchini, bravissimo disegnatore cui, purtroppo, non sono mai stati dedicati volumi monografici. L’autore genovese illustra l’originale Zio Paperone e la tribù dei "Piedi Salati", a parere di chi scrive la storia migliore del volume, grazie all’amalgama tra una trama fresca e coinvolgente e un tratto sobrio ed elegante.

 Un nuovo redazionale ci introduce al tema dei bizzarri mezzi di trasporto utilizzati da Zio Paperone, altro motivo ricorrente nelle cacce al tesoro ciminiane. La corposa Zio Paperone e i guadagni fuori orario, suddivisa in due parti e disegnata da Roberto Vian, ha il fulcro della trama proprio attorno ad uno di essi e si fa ricordare soprattutto per il finale, di grande impatto e che spinge  il lettore a riflettere.

 Zio Paperone e il lampo giallo della nebulosa bianca, che Cimino realizza in tandem con il fidato Giorgio Cavazzano, non raggiunge forse il livello di altre storie contenute nel presente volume (probabilmente un maggior numero di tavole avrebbe giovato, consentendo di elaborare una storia più articolata) ma, presa a sé, è comunque un’altra piacevole lettura.

 
Vian modella uno dei numerosi saggi che Zio Paperone incontra

 In coda alla selezione troviamo due opere ideate da Cimino nell’ultima fase della sua produzione, precedute da un articolo in cui viene spiegato come spesso, nelle sue sceneggiature, l’autore riflettesse i suoi ideali e la sua visione del mondo. Molte di esse sono accomunate anche dalla presenza della paterna figura del vecchio saggio, una sorta di mentore, custode della saggezza popolare. 

 Zio Paperone e la lettera di credito di Re Mida, visualizzata dal prolifico Maurizio Amendola, offre una morale preziosa ed è ricca di graziose trovate. Zio Paperone, il cuore del mondo e la perfetta letizia, pur offrendo anch’essa un insegnamento non banale, brilla anche grazie alle matite di un Cavazzano in stato di grazia

 Concludendo, il volumetto offre una selezione di storie davvero accurata. Una grande nota di merito è il fatto di aver evitato sovrapposizioni con i precedenti volumi monografici dedicati a Cimino. Gli ingredienti per un eccellente assortimento ci sono tutti, grazie alla lodevole iniziativa di aver attinto a storie ristampate molto poco e spesso assenti dalle edicole da diversi anni, nonché la varietà del comparto grafico.

 Plaudo in particolare a quest’ultima, davvero elevatissima: nel numero trovano spazio disegnatori molto diversi per stile e formazione, ma tutti grandi interpreti della poetica ciminiana. Forse balza un po’ all’occhio l’assenza di Romano Scarpa, di cui magari sarebbe stato interessante inserire qualcosa al posto della prima storia, ristampata nel 2018. A seconda dei gusti personali le storie selezionate possono piacere o non piacere, ma è percepibile la presenza di una progettualità sensata e coerente, fondamentale in una collana di questo tipo. Così facendo, si riescono ad accontentare svariate tipologie di lettori offrendo un prodotto anche molto abbordabile dal punto di vista economico.

 
Un Cavazzano ispiratissimo raffigura un magnifico paesaggio marino

 In un excursus di questo tipo, è imprescindibile anche l’apparato redazionale, fondamentale per inquadrare con precisione l’itinerario proposto. Alberto Brambilla, in questa occasione, realizza un ottimo lavoro, tanto che non esiteremmo a definire questo come il miglior Grandi Autori da lui confezionato. Gli articoli proposti sono tutti piacevoli da leggere e, pur snocciolando informazioni  fondamentali per il neofita che si avvicina ora all’opera di Rodolfo Cimino, risultano comunque interessanti anche per l’appassionato più esperto e navigato, che può trovare in essi una piacevole “guida da viaggio”. Non tutto è perfetto e il fatto di essersi focalizzati su uno sceneggiatore fa inevitabilmente passare in secondo piano il focus sul disegno, una parte fondamentale del fumetto, ma l’impegno c’è e il risultato finale è comunque di altissimo livello.

 Premiamo questo Grandi Autori, da noi considerato come una delle migliori proposte Panini di questo 2025, e ne consigliamo a tutti l’acquisto, per avere sempre a portata di mano qualcosa di buono da leggere e da rileggere.

 



Voto del recensore: 4.5/5
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#11
Topolino / Topolino 3635
Sabato 2 Ago 2025, 12:10:06
Recensione Topolino 3635

Topolino 3635 presenta una vivace e variopinta copertina estiva disegnata da Francesco D’Ippolito e colorata da Mario Perrotta, perfetta per un numero in cui proprio il tema vacanziero è molto presente.

 
 

 Ad inaugurare la selezione delle storie troviamo un nuovo tassello del ciclo Topolino in giallo, ideato da Marco Bosco e ormai un classico del periodo dedicato alla villeggiatura. Weekend a Sunset Cliff, una lunga vicenda articolata in due episodi, vede alle matite Alessandro Perina ed è ambientata in un affascinante borgo in cui il tempo sembra essersi fermato. Dal punto di vista della sua ossatura, la storia funziona bene e scorre piacevolmente, anche se lo spunto di partenza non è forse dei più originali. Tuttavia, va detto che l’idea di dividere l’avventura in due parti è ottima, dato che consente alla sceneggiatura di dilatarsi il più possibile, senza dover condensare la soluzione del mistero in poche pagine. Il tratto di Alessandro Perina, pulito e molto aggraziato, dà vita a dei suggestivi e curati scorci del borgo teatro dell’azione.

 E’ interessante anche notare il fatto che le due puntate della storia vengono affidate a due coloristi differenti: Marco Di Grazia nella prima parte e Gaetano Gabriele D’Aprile nella seconda. Plaudo a quest’operazione, che consente di poter confrontare due approcci differenti relativi però alla medesima vicenda. A parere di chi scrive, si tratta di una scelta azzeccata ed entrambi gli stili si adattano bene alla narrazione.

 
Un borgo tratteggiato con sobrietà ed eleganza

 Weekend a Sunset Cliff, quindi, svolge egregiamente il suo compito: un giallo ben architettato ma non troppo impegnativo, ideale per il periodo estivo in cui si tende a prediligere questo tipo di letture.

 La parte centrale del numero ospita due storie di paperi accomunate dai toni molto leggeri: la nostrana Zio Paperone e l’arguta soluzione, scritta da Marco Bosco e disegnata da Ottavio Panaro, e la danese Paperino, Paperoga e la vacanza rilastressante, con ai testi Peter Snejbjerg e alle matite Francisco Rodriguez Peinado. Si tratta di due vicende perfettamente fruibili ma prive di elementi veramente capaci di impressionare. Comunque, rilevo una nota positiva per entrambe le avventure: nella breve italiana, il cui vero protagonista è in realtà Battista, è da premiare quest’aspetto, ovvero essersi focalizzato sul maggiordomo approfondendone alcuni lati del carattere. Nella spensierata breve straniera, invece, i disegni sono molto espressivi e vivaci e i personaggi sono tratteggiati in modo originale e riconoscibile.

 In chiusura troviamo infine il secondo episodio, dal titolo Classicamente mostri, della terza stagione di Siamo Serie. Le risate sono assicurate dalla prima all’ultima tavola! A quanto pare, la vena creativa della coppia Sergio Badino/Silvia Ziche è ancora ben lungi dall’affievolirsi: l’umorismo proposto è di alto livello, non risulta per nulla banale e il tratto della disegnatrice veneta è come di consueto molto dinamico. La raffinata colorazione di Elena Catini aggiunge un tocco di classe. L’unica critica imputabile alla storia è forse il citazionismo, molto presente. Comunque, niente di drammatico o che vada ad inficiare la validità dell’episodio, ma se in futuro si riuscisse anche ad aggiustare questo aspetto Siamo serie potrebbe veramente diventare ancora più memorabile. Al netto di questo difetto, la storia invita comunque ad essere riletta.

 
Espressioni cariche e ricche di energia

 La fortunata serie Battista Maggiordomo Esistenzialista si arricchisce di una nuova tavola autoconclusiva, denominata Trucchi (GagnorTempia/Limido), che, insieme alla storia nominata poco sopra, ha per l’appunto il merito di proseguire il focus sul personaggio.

 Le rubriche sono tutte molto interessanti: Passeggiando tra l’arte, a parere dello scrivente la migliore del numero, si riaggancia all’ambientazione del giallo di apertura, occupandosi di divulgare curiose informazioni su quattro borghi spesso sconosciuti ai più, ma memorabili dal punto di vista delle opere d’arte che possono vantare. La valorizzazione del nostro patrimonio storico-artistico è un tema attuale e molto importante. Ottimo, dunque, che il settimanale a fumetti più letto d’Italia se ne occupi.

 La parola della settimana è “lucrosissimo“, utilizzata nell’Arguta selezione. Contrastare l’impoverimento lessicale è uno degli aspetti della quotidianità in cui Topolino ha sempre fatto centro, pertanto incoraggiamo la presenza di questa piacevole rubrica.

 
E’ difficile per noi lettori rimanere seri di fronte all’umorismo di Badino e Ziche!

 Alessio Coppola spiega, con dovizia di particolari e con grande chiarezza, come realizzare il profilo di Clarabella e, nella parte finale del libretto, abbiamo l’opportunità di conoscere qualcosa in più in merito alle figure professionali che operano in una produzione cinematografica o televisiva. Infine, ci viene ricordato come il prossimo numero verrà dedicato alla Giornata Mondiale dell’Amicizia e per questo godrà di una doppia copertina firmata da Andrea Freccero.

 Topolino 3635 è complessivamente un numero ben confezionato, adatto al periodo estivo e per questo incentrato su storie dai toni prettamente umoristici, meno epici e solenni che in altre circostanze ma non per questo meno godibili. Nella stessa direzione vanno le rubriche, tutte davvero ben curate e che hanno il merito di approfondire aspetti culturali molto eterogenei.



Voto del recensore: 3.5/5
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#12
Recensione Humour Collection 9 - Fantastico Paperino


 Prosegue felicemente la riproposizione delle storie di Enrico Faccini, con il terzo (e per ora ultimo) volume che la Humour Collection dedica al talentuoso fumettista ligure.

 Spiace constatare come, purtroppo, questa volta la copertina non sia inedita. La simpatica illustrazione, infatti, è la medesima che introduceva Topolino 2621.

 Il ricco sommario è composto da nove storie e da una lunga carrellata di tavole autoconclusive. Inaugura la selezione Archimede e la macchina avvolgispaghetti, una delle numerose, brevi storie che Faccini dedica al bislacco inventore ideato da Carl Barks. Proprio come nelle avventure di quattro pagine in cui l’Uomo Dei Paperi metteva a confronto il pennuto con qualche strampalata invenzione, anche in questo caso ne viene fuori una vivace sequenza di gag, per nulla scontate. Successivamente, nel volume ritorna Gyro Gearloose anche nella brillante Archimede e l'applauso facile, a parere di chi scrive ancora più riuscita della precedente. Partendo da uno spunto forse non completamente verosimile (il fatto che applaudire può far male alle mani), Faccini si diverte a imbastire una trama intrigante, permeata di spassosissime situazioni umoristiche.

 Paperino e l'apparenza che inganna, una delle storie più apprezzate dell’autore, mette alla berlina alcune eccentriche tendenze sociali, e lo fa in modo davvero indimenticabile. In questa occasione Faccini è ispiratissimo e le gag proposte sono forse fra le più memorabili da lui concepite. Nota di merito anche ai disegni, particolarmente dinamici ed espressivi quando è il momento di raffigurare situazioni ai limiti dell’inverosimile.

 
Paperina esplora strampalate tendenze intellettualoidi….[/size][/i]

 Paperino e l'interpretazione ruggente è una deliziosa commedia degli equivoci basata su un improbabile scambio tra un Paperino travestito da leone e…un esemplare in carne e ossa! Non a caso, c’è di mezzo Paperoga. Nei volumi precedenti abbiamo già visto come lo stravagante papero fosse sinonimo di guai per il povero Donald e di come Faccini, proprio in queste occasioni, fosse riuscito a sceneggiare storie memorabili. Non è da meno anche questa imperdibile avventura. Il leone raffigurato, peraltro, strizza all’occhio a Floyd Gottfredson, omaggiando la Bella Lea protagonista dell'omonima storia a strisce.

 

 Un altro importante snodo tematico della commedia dei paperi facciniana è sicuramente la satira relativa all’arte moderna, da sempre presente nel fumetto Disney, fin dai suoi albori. In questo volume sono ben due le storie in cui l’autore ligure porta avanti questo filone narrativo. Paperino e Paperoga artisti d'avanguardia e Paperino e Paperoga modelli d'arte intrattengono efficacemente. Forse non sono i migliori esempi in assoluto di satira sociale ravvisabili nell’opera dell’autore ma entrambi, soprattutto il primo (in cui si fa ricordare la carrellata di stroncature da parte dell’arcigno critico) contengono delle graziose gag.

 
Siamo a Paperopoli, ma troviamo raffinate reminiscenze gottfredsoniane[/size][/i]

 Nonostante questo ciclo di volumi si proponga di valorizzare la produzione di Faccini come autore completo, in questo numero troviamo una gradita eccezione. Paperino e la minaccia punitiva, infatti, vede alle matite Andrea Freccero, disegnatore di spicco anche ai giorni nostri. Forse il lettore del 2025 potrebbe trovarsi un po’ spiazzato di fronte al tratto che caratterizzava Frex più di vent’anni fa, ma il motivo è legato al fatto che, in quel momento, il talentuoso autore era reduce dall’esperienza di PK. Tuttavia, a parere di chi scrive, i paperi disegnati in questa avventura più urbana e meno epica sono davvero espressivi e piacevoli. In questo caso, dunque, Faccini e Freccero hanno saputo dialogare con raro affiatamento. Bravissimi entrambi, per una storia capace di regalare dieci minuti di spensieratezza.

 Le ultime due storie del volume si collocano forse un gradino sotto quelle appena commentate, pur non potendo certamente essere definite brutte. Paperoga bigliettaio (quasi) automatico strappa molte risate ma, nel complesso, l’interazione fra i due cugini non è forse memorabile come ne L’interpretazione ruggente o in altre occasioni. 90° minuto...quando il pallone fa bum offre un’interpretazione del personaggio di Bum Bum Ghigno, creazione di Corrado Mastantuono. Onestamente, non brilla particolarmente e non lascia particolari ricordi (naturalmente, a parere di chi scrive).

 Si prosegue con un’eccellente intervista all’autore ligure, ottima “guida di viaggio” che svela dettagli davvero interessanti, anche per gli appassionati di lungo corso. Purtroppo, una sbavatura che ci sentiamo di segnalare è il fatto che, rispetto ai precedenti volumi, è più corta (soprattutto se confrontata con quella del brillante Le vacanze di Paperoga). Certamente, la qualità è sicuramente preferibile alla quantità, ma ricordiamo che ci troviamo di fronte ad un’edizione di pregio, dal prezzo non indifferente. Pertanto, un apparato critico corposo dovrebbe essere sempre presente.

 
Archimede Pitagorico alle prese con una sua eccentrica invenzione [/size][/i]

 In coda al volume troviamo una ricca e variegata selezione di tavole autoconclusive (ben 33!), forse la massima espressione della vena umoristica facciniana. In questa occasione troviamo dei veri e propri capolavori di comicità, come singolari esempi da seguire, disavventure balneari, improbabili confronti e inquietanti esperimenti di Paperoga. Ottima l’idea di aver dato dignità alle tavole autoconclusive riunendole in questa sede.

 In conclusione, ci troviamo sicuramente di fronte ad un altro pregevole volume, ben confezionato e che offre numerose storie memorabili. Forse, nel complesso si è rivelato un pelo meno entusiasmante dei due precedenti per via dei motivi segnalati. Alla luce di questi ultimi, ci sentiamo di consigliarne l’acquisto principalmente a chi non conoscesse la produzione di Enrico Faccini.

 Segnaliamo, infine, una nota negativa relativa al prosieguo della testata Humour Collection. Dall’Anteprima uscita lo scorso maggio, apprendiamo che il prossimo volume tornerà ad occuparsi di Silvia Ziche, prendendo in considerazione le storie che l’hanno vista nella veste di sola disegnatrice. Si tratta di una scelta che fa un po’ storcere il naso, dal momento che sarebbe stato logico aspettarsi una continuazione della cronologica di Faccini. Soprattutto, dispiace per chi aveva dato fiducia a questo nuovo ciclo di volumi sperando di poter avere una omnia di Faccini come autore completo. Confidiamo nel fatto che ci sia un piano editoriale preciso alla base di questo cambio di rotta che lascia un po’ interdetti.

 

 



Voto del recensore: 3.5/5
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#13
Testate Speciali / Re:Grandi Autori - Discussione Generale
Mercoledì 25 Giu 2025, 16:07:30
Dopo molti mesi, ritorno anch'io a scrivere sul forum dal momento che ci tenevo ad esprimere il mio grande apprezzamento per il volumetto su Gottfredson.
Si tratta di un'uscita un po' superflua per chi, come il sottoscritto, è cresciuto con quelle storie, ma sarebbe proprio l'ideale per un neofita o per una persona che desiderasse semplicemente avere del buon fumetto a portata di mano.
Plaudo alla selezione, che ha saputo pescare fra avventure meno note al grande pubblico ma ben rappresentative del genio di Gottfredson.
Volendo trovare un difetto, sarebbe sicuramente la colorazione (in particolare, Il Mostro Bianco in questo modo perde purtroppo molto del suo fascino), ma credo anche che vada premiato e incoraggiato l'intento divulgativo.
Davvero ottimi anche gli articoli, ben scritti ed esaustivi.
Confesso che i numeri di Rota ed Asteriti, per vari motivi, mi avevano lasciato un po' l'amaro in bocca, mentre quest'ultimo è davvero eccellente e mi fa ben sperare per il futuro della testata.
Un grazie a Brambilla per la cura!
#14
Testate Speciali / Il Dottor Paperus - Disney Deluxe 50
Domenica 16 Feb 2025, 12:06:25
Recensione Il Dottor Paperus - Disney Deluxe 50


 Luciano Bottaro è stato uno dei più grandi fumettisti umoristici italiani, attivo tanto nell’ambito Disney quanto in altri filoni, spesso riguardanti personaggi da lui stesso inventati. Proprio per questo motivo, spiace constatare come, a differenza di altri suoi illustri colleghi, nonostante abbia consegnato ai lettori un patrimonio inestimabile di storie, non abbia mai goduto della considerazione che avrebbe meritato da parte del grande pubblico.

 Una mancanza di attenzioni che non riguarda comunque queste pagine, tanto è vero che proprio Bottaro è stato il destinatario del I Premio Papersera, ricevuto nel 2006, anno in cui poi ci avrebbe purtroppo lasciati. Per chi volesse conoscerlo meglio, inoltre, segnaliamo un approfondito e vivace sito internet curato dalla figlia Annabella.

 Il 2024 ha segnato però una felice inversione di tendenza: per la prima volta dai tempi dei Tesori Disney, il compianto disegnatore ha goduto di ben due volumi monografici a lui dedicati! Il primo, eccellente, curato da Davide Del Gusto per la collana Grandi Autori; il secondo, quello che ci accingiamo a commentare, confezionato invece da Alberto Brambilla.

 Questa Deluxe Edition gode di una copertina inedita meravigliosa, realizzata da Andrea Freccero. Facciamo davvero i complimenti al disegnatore per come ha interpretato questo classico, omaggiandolo con grande rispetto ma al contempo rendendolo personale e riconoscibile.

 Per l’extra-Disney, inoltre, segnaliamo l’uscita di un’interessante riproposizione della versione di Pinocchio uscita per Il Giornalino e edita da Rizzoli Lizard.

 
Il malvagio Mefistofele, graficamente molto simile a quello immaginato da Bertarelli, cerca di corrompere l’anziano Dottor Paperus[/size][/i]

 Insomma, finalmente pare che si stiano facendo dei grandi passi in avanti nella valorizzazione dell’opera bottariana. E lo si fa davvero in grande, con la riproposizione di una delle storie più apprezzate di tutti i tempi mai pubblicate su Topolino. Parliamo de Il Dottor Paperus, uscita in due puntate nel lontano 1958 sui numeri 188 e 189 del periodico e che si avvale del contributo ai testi di Carlo Chendi, sceneggiatore che intraprese un felice sodalizio con Bottaro.

 
L’ispirazione del Paperus: il Faust disegnato da Bertarelli

 Si tratta della prima volta in cui il fumettista ligure realizza una parodia disneyana, filone in cui si rivelerà uno degli autori più presenti, ed è infatti un’efficace trasposizione in chiave disneyana del Faust di Johann Wolfgang von Goethe, capolavoro della letteratura tedesca.

 Vale la pena ricordare come nel fumetto siano ravvisabili molte suggestioni derivanti dalla lettura del Faust di Federico Pedrocchi ed Enrico Bertarelli, che tanto colpì il giovane Bottaro, avido lettore del Topolino Giornale dove questa rivisitazione vide la luce a partire dal 1941. Ad esempio, la raffigurazione di Mefistofele è molto simile a quella proposta da Albertarelli anni addietro.

 Non racconteremo nel dettaglio la trama per evitare di guastare il piacere della lettura a chi la dovesse conoscere per la prima volta, ma, per approfondire, rimandiamo ad un interessante articolo di Andrea Bramini per lo Spazio Disney, che analizza nel dettaglio la complessa costruzione delle tavole della storia.

 
Magie grafiche bottariane nel sequel

 Benché non si tratti della prima volta che Il Dottor Paperus viene riproposto in volume, questa è invece la prima edizione filologicamente curata rispettando l’originale scansione a tre strisce, e il grande formato permette di apprezzare al massimo i disegni mozzafiato realizzati da Bottaro.

 Non è tutto, però: accanto al celebre fumetto, viene pubblicata anche Paperino e il seguito della storia, sequel realizzato dal solo Bottaro nel 2000. Prima di allora, i due fumetti erano stati riproposti insieme solo un’unica volta, ovvero nel mensile I Grandi Classici Disney nel 2015, grazie al lavoro del compianto Luca Boschi. In tale occasione, benché fosse lodevole l’intento divulgativo, il formato tascabile del mensile non permetteva di apprezzare appieno la cura estrema della composizione portata avanti da Bottaro. Di conseguenza, si perdeva un po’ della magnificenza del suo stile che, nel frattempo, era diventato ancora più geometrico e caratterizzato da affascinanti “deformazioni” grafiche, a lungo ricordate come uno dei marchi di fabbrica dell’autore ligure.

 
Il Dottor Paperus da Donald Story, l’album di figurine Panini curato da Bottaro nel 1983

 A corredo delle due storie ristampate, sono presenti alcuni redazionali firmati dal bravo Alberto Brambilla. La prefazione iniziale svolge egregiamente il suo compito, ma la vera chicca sono le quattro pagine poste in chiusura che, oltre ad offrire un’ottima analisi delle opere, sono ricche di ghiotto materiale iconografico, in alcuni casi addirittura riproposto per la prima volta, come le magnifiche illustrazioni dedicate a Il Dottor Paperus pubblicate in un portfolio della Galleria dell'Arco di Rapallo poco prima della dipartita dell’autore. Nonostante lo spazio riservato all’apparato critico non sia moltissimo, unica critica che si possa fare al volume, l’encomiabile competenza di Brambilla sopperisce a tale restrizione.

 Il Seguito della Storia è un’avventura piacevole, caratterizzata da un tono più scanzonato e meno solenne rispetto all’illustre predecessore, ma non per questo degna di minore attenzione. Una valida appendice di una Grande Parodia che tanto ha significato per i lettori disneyani.

 La cura editoriale fa di questo volume un prodotto di grande pregio, probabilmente uno dei migliori proposti in questo 2024 dalla Panini. Augurandoci che la valorizzazione dell’opera di Bottaro prosegua nel tempo e non sia stata solo una felice parentesi, ne consigliamo senza indugio l’acquisto a tutti gli appassionati di fumetto Disney.



Voto del recensore: 5/5
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#15
Recensione Paperino e il ventino fatale - Deluxe Edition


 Sulla scia di quanto accaduto in passato con altre celebri storie dell’universo disneyano, approfittando delle celebrazioni per i 90 anni di Paperino, Panini Comics ha proposto una riedizione in formato gigante di uno dei più grandi capolavori di Carl Barks: Paperino e il ventino fatale.

 Per chi non la conoscesse e volesse saperne di più, invitiamo a leggere un nostro articolo a riguardo, inserito nel calendario dell'avvento dello scorso anno. Si tratta di una storia tra le più famose dell’universo Disney, essendo stata pubblicata moltissime volte ed è possibile reperirla nel mercato dell’usato per pochissimi euro. Ha avuto anche l’onore di un (per la verità non riuscitissimo) remake, all’epoca introdotto su Topolino da un articolo del compianto Francesco Gerbaldo, che cogliamo l’occasione di ricordare in questo terzo Natale senza di lui.

 La considerazione di cui questa storia gode presso gli appassionati è davvero enorme, equiparabile solo a pochissimi altri “colossi” dei grandi Maestri. Nel seguente pezzo non commenteremo pertanto la qualità della storia in sé, che è naturalmente indiscussa, ma ci soffermeremo invece su tutte le caratteristiche “tecniche” di questa recente riedizione.

 Il volume, numerato a mano, gode di una magnifica copertina inedita firmata da Federico Bertolucci, che viene riprodotta anche in formato più piccolo in una cartolina allegata al prodotto: un ottimo biglietto da visita.

 
Traduzioni diverse negli anni

 La storia viene riproposta in una doppia veste: a sinistra è collocata la versione originale americana in bianco e nero, a destra vi è invece una nuova versione, ricolorata proprio da Bertolucci, che nei redazionali spiega i criteri utilizzati in questa edizione. La nuova colorazione proposta ai lettori vuole essere calda e accogliente, ma senza andare a interferire eccessivamente sui disegni del Maestro dell’Oregon. E’ basata molto sul sapiente uso delle luci e di pennellate fresche. Bertolucci specifica che la storia l’aveva colpito moltissimo nella sua versione originale in bianco e nero e pertanto non è stato affatto immediato scegliere un criterio efficace per ricolorarla. Una sfida non certo semplice, che però il disegnatore toscano ha affrontato con grande maestria e competenza. A parere di chi scrive, la nuova colorazione è molto suggestiva e dimostra come una storia concepita oltre settant’anni fa possa conoscere nuova linfa anche nel 2024.

 
Lo stupendo omaggio inedito di Arild Midthun.

 Fino a qui, dunque, sembra che il volume non presenti difetti evidenti. Se riconosciamo il grande sforzo editoriale nel rielaborare un classico di questo calibro, ricordiamo però al contempo che siamo in presenza di un prodotto non economico. Per questo motivo, sarebbe lecito aspettarsi anche una quantità molto corposa di apparato critico. Non è il caso del volume in questione: in totale i redazionali ammontano a 9 pagine “scarse” (nel senso che alcune di esse sono comunque occupate per la maggior parte da disegni). Non che siano di scarsa qualità, anzi: la prefazione di Silver, dal tono leggero e basata su un aneddoto personale, è molto simpatica. In un redazionale di due pagine, Bertolucci racconta, in modo molto coinvolgente, l’importanza che la storia ha avuto per la sua formazione, oltre ai criteri già menzionati che lo hanno portato a scegliere un determinato tipo di colorazione. Seguono due pagine incentrate sui vari passaggi di lavorazione che hanno interessato quest’ultima e che mostrano anche una tavola nelle varie fasi di elaborazione. Il documento è molto interessante dal punto di vista iconografico, anche se, in fin dei conti, si tratta di un approfondimento molto tecnico, che potrebbe risultare di grande interesse solo per una “nicchia” di lettori.

 L’ultimo redazionale è decisamente il migliore di tutto il “pacchetto” ed è curato da Pier Luigi Gaspa, che si sofferma, seppur con poco spazio a disposizione, sulle varie differenze nella traduzione italiana della storia, spiegando come ogni lingua sia uno strumento dinamico in grado di riflettere i cambiamenti nella società. Premettendo che lo scrivente è uno studente di lingue, pertanto il giudizio ampiamente positivo potrebbe comunque essere condizionato da un interesse personale, rimane un notevole lavoro, e sarebbe stato interessante svilupparlo con più spazio a disposizione.

 Si chiude la carrellata con un bell’omaggio di Arild Midthun alla storia, osservabile nelle immagini a corredo di questo pezzo.

 
Le fasi della colorazione

 In conclusione, non possiamo certamente dire di trovarci davanti ad un volume confezionato male, anzi. Il difetto principale dell’operazione, a nostro parere, sta nel prezzo richiesto: ben 70 €, per un volume che sfiora a malapena le 80 pagine di foliazione. Simili cifre sono state raggiunte in passato in pochissime occasioni, tra cui ricordiamo la riedizione dell’Inferno di Topolino nel 2021. Nel caso appena citato, però, si trattava di un’operazione più unica che rara, in cui il grande sacrificio economico poteva essere compensato da un volume eccezionale sotto tutti i punti di vista. Vale la pena ricordare che, in passate occasioni, come nel caso del sopracitato Inferno di Topolino, alla versione superdeluxe ne era stata affiancata una più economica, proposta al prezzo di 25 €, lasciando quindi al lettore la possibilità di poter godere della nuova proposta senza doversi imbarcare in una spesa per molti del tutto insostenibile.

 Ci sentiamo di aggiungere che la cultura deve rimanere alla portata di tutti e non deve assolutamente diventare qualcosa riservato ad una élite. Resta naturalmente alla sensibilità e alle tasche di ognuno decidere se acquistare o meno questo volume, ma ci sentiamo di dire che il gioco non vale la candela e che è il caso di dare un segnale concreto dell’insostenibilità di operazioni come questa.



Voto del recensore: 3/5
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