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Grandi Autori 93 - Topolino Metal Edition: Sio - Recensione di Manuel Crispo

La Metal Edition dedicata a Simone Albrigi riporta in copertina (subito sotto una splendida composizione di Stefano Intini) la dicitura Le storie più divertenti di Sio, ma avrebbe potuto esserci scritto anche, e più precisamente, “Tutte le storie Disney edite di Sio tranne una di quattro pagine, ché non ci bastava lo spazio”. Forse l’autore avrebbe apprezzato, essendo in un certo senso nelle sue corde. E forse i problemi di questo volume cominciano proprio da qui: dallo stile. La questione se esista o meno un qualcosa che potremmo chiamare “stile disneyano” è spaventosamente complessa, forse impossibile da dirimere. Nei suoi novant’anni di vita, l’incarnazione cartacea dell’immaginario più importante al mondo ha attraversato epoche e paesi, sapendo modificarsi per andare incontro a sensibilità autoriali e mutate istanze estetiche, ideologiche e semantiche. Dalle strisce sindacate al nostro Topolino, passando per Le Journal de Mickey, le innumerevoli testate Egmont e le pubblicazioni di Editora Abril, il fumetto Disney, mutageno e al tempo stesso riconoscibile, si è trasformato senza mai perdere il proprio nucleo identitario, contaminandosi con tutto, contaminando tutto. Ritroviamo un certo afflato Disney in opere apparentemente lontane nel tempo e nello spazio come la saga di Harry Potter o le prime opere di Osamu Tezuka. Ritroviamo molto dello stile cartoon americano e orientale in molti prodotti disneyani. L’albetto speciale dedicato a Sio in occasione del suo debutto su Topolino Forse nessuno è in grado di rispondere alla domanda “cos’è (o cosa non è) il fumetto Disney?”. Forse non ce n’è bisogno, ed è invece qualcosa che si deve avvertire con l’epidermide più che con gli strumenti della critica. Quando ho letto la prima storia targata Disney di Sio, fumettista e youtuber, ho pensato: «C’è qualcosa che non funziona». Cosa, di preciso, non saprei dirlo. C’è un che di eccentrico nella sua maniera di usare i personaggi che conosciamo, nel mettere in scena i loro rapporti; come una cisti, un corpo estraneo, qualcosa che c’è ma non dovrebbe essere lì. Fuori posto. “Non disneyano” non è un giudizio di valore: i miei fumetti preferiti sono quanto di più distante potrebbe esserci dai personaggi e dalle atmosfere creati a Hollywood dal 1928 in poi. Eppure, c’è un che di stridente nelle avventure raccolte in questo volume, ufficialmente Grandi Autori 93, di fatto il terzo della nuova serie Special dedicata agli sceneggiatori umoristici. Spesso a cominciare da dettagli apparentemente minori, come i titoli scelti o i nomi dei personaggi secondari. Nella prima avventura proposta, Super Pippo e il fraintendibile suono vocalico, troviamo il più scombiccherato supereroe Disney alle prese con una serie di equivoci e situazioni farsesche. In sé non ci sarebbe nulla di strano: fedele alla propria indole, Super Pippo è sempre apparso come un personaggio outré e demenziale. Ma vedere Pippo annaffiare annaffiatoi come uno schizofrenico e imbatterci in bambini chiamati Roborbio e Brosdocimo ci precipita immediatamente nell’immaginario di Sio, con il risultato di una commistione stilistica poco riuscita, e a poco valgono i meravigliosi disegni di Intini. Il leggendario intuito di Topolino La situazione precipita nelle successive brevi Zio Paperone e non mi ricordo più come finiva il titolo (per i disegni di Silvia Ziche) e Topolino e l’inseguimento a incastro (disegnata da un Corrado Mastantuono più espressivo che mai), nelle quali tutti i personaggi, principali e secondari, appaiono come dei perfetti imbecilli – con l’aggravante, per quanto riguarda la prima, di essere sostanzialmente derivativa nei confronti di Zio Paperone e la stella del Polo di Carl Barks, seppure con esiti diversi. Dopo questo inizio non esaltante, il fumettista veronese si è dedicato alla scrittura di alcune storie avventurose. Zio Paperone e la monetona nella terra dei Talpuri presenta qualche elemento interessante, al netto di molte lungaggini. Altra prova notevole di Intini, molto a proprio agio nella recitazione dei personaggi; da rimarcare la presenza di Paperina – al posto del consueto nipotastro – e di Cuordipietra Famedoro, all’epoca non ancora inflazionato come oggi. Tuttavia, anche qui Sio non rinuncia alla demenzialità, come nella gag ricorrente sui nomi dei nipotini, nell’insostenibile tormentone sui cellulari, nell’acrostico Pdtctdsgamisladn o in alcuni passaggi inspiegabili (la superforza di Paperina). Si fanno notare, anche per la goffaggine con cui sono portate allo scoperto, alcune citazioni barksiane e donrosiane, poco utili ai fini della trama. Qualcosa di totalmente inaspettato Si torna alle brevi umoristiche con Pippo e la pentacicletta illustrata da Luca Usai, quasi classica nella propria impostazione, mentre la successiva Topolino e la spada di ghiacciolo con Silvia Ziche rappresenta una delle operazioni più incomprensibili e detestabili nella mia esperienza di lettore Disney: un seguito-parodia del celebrato capolavoro Topolino e la spada di ghiaccio del 1982, tra gag viste e riviste e una generale mancanza di ispirazione, che ha fra i propri pochi pregi quello di non aver, almeno, coinvolto Massimo De Vita ai disegni. La successiva storia, senza dubbio la migliore del volume se non dell’intera carriera di Albrigi, vede protagonista Nonna Papera in una curiosa parodia. L’opera di primo grado è riconoscibilmente la serie TV Breaking Bad di Vince Gilligan, di cui richiama in parte la parabola shakespeariana con Elvira Coot al posto del professore di chimica Walter White. Le citazioni sono molteplici, e vanno dalla presenza del colore blu al camper-cucina, per finire con il titolo originale della storia (Baking Bread), poi sostituito con il definitivo Nonna Papera in Operazione Bluguette. La nonna che nessuno si aspettava di leggere L’elemento di maggiore interesse è rappresentato dalla scalata al successo di Nonna Papera, che si conclude con il suo prevedibile ravvedimento, sebbene ci troviamo di fronte a un problema di sceneggiatura noto come “gioco di prestigio”: la redenzione della protagonista avviene senza che sia chiaro al lettore cosa abbia portato alla sua crisi di coscienza; la demenziale e innecessaria sottotrama di Ciccio alle prese con il docufilm di Paperetta è una violazione del principio di conservazione del dettaglio, secondo cui ogni elemento di una storia deve essere inserito all’interno della stessa in modo da occuparvi uno spazio che abbia senso. La storia guadagna molti punti in più grazie alla splendida prova del disegnatore Nicola Tosolini. Della successiva, Molti personaggi in: La scatola misteriosa nel luogo misteriosissimo, basterà dire che si tratta di una sequela di gag portata avanti per otto episodi. La storia, priva di una vera e propria trama, presenta qualche somiglianza con un episodio di Futurama mentre il tono generale vuole ricordare le grandi saghe di Silvia Ziche. Tra pinguini e dinosauri, improbabili alleanze e l’inspiegabile abbassamento del QI di tutti i personaggi (soprattutto Paperino e Minni), nonostante qualche singola situazione possa strappare un sorriso, questa storia presenta quale unico indubbio pregio la parte grafica, curata da Nico Picone e il solito Intini, ed è più di quanto si possa dire di Archimede e la macchina aggiustatutto, una breve che non riesce a trovare redenzione neppure tramite i buoni disegni di Emanuele Virzì. Cosa diavolo sta succedendo? In un tragico attimo di consapevolezza, l’autore ci parla dell’importanza della ridondanza nella storia in tre parti Gambadilegno e la rapina abbastanza remunerativa ma non troppo, nelle cui trenta pagine effettivamente non accade nulla. Qui, il tentativo di evocare il riso nel lettore si regge su una serie di gag fisiche e piani complicatissimi; molto ritmata è anche l’altra storia con protagonista il vecchio Pietro, Gambadilegno e Trudy in: La giornata della cactacea; nella prima i disegni di Emmanuele Baccinelli sono ancora un po’ acerbi, mentre nella successiva discreta è la prova di Andrea Malgeri. Parlando di disegni ci si può solo inchinare al lavoro di Massimo De Vita, coinvolto nella realizzazione di una simpatica avventura “fra cugini” con protagonisti Pippo e Indiana, Indiana Pipps e la leggenda di Uentshukumishiteu. Dimenticandosi dell’impronunciabile titolo (anche se la storia non ci permette mai di dimenticarlo) e dei numerosi tormentoni a base di pizze e gazze la sceneggiatura scorre abbastanza piacevolmente: i protagonisti non sono del tutto fuori parte e la dinamica fra i due pippidi appare alquanto divertente. Tutto il buono viene però nullificato dal velocissimo finale, con tanto di diabolus ex machina rappresentato dalla villain Kanissim. Chiude l’albo l’insipida e confusa Paperino e il fortunato ritrovamento di un milione di dollari in spiaggia, trionfo del nonsense appesantito dai disegni di un Andrea Lucci fuori fuoco. Una pizza leggera La lettura di questa “quasi omnia” di Sio è stata, per il sottoscritto, affaticante al punto da aver bisogno di frammentarla in più giorni. Ridere, direi che ho riso poco. Forse per nulla. Il grosso problema alla base dell’opera disneyana di Albrigi è nell’impossibilità di mettere in campo un filtro trasformativo che gli permettesse di mediare fra il proprio stile autoriale e quello richiesto sulle pagine di Topolino. Molto spesso i personaggi da lui mossi sembrano affetti da gravi turbe cognitive, avendo in comune con gli eroi del nostro settimanale preferito solo le fattezze, mirabilmente rese da alcuni dei migliori disegnatori umoristici della storia di Topolino. L’impressione finale è di un semplice travestimento grafico dei fumetti-meme di Sio che possiamo trovare su Instagram: la bravura di grandi sceneggiatori umoristici come Enrico Faccini, Francesco Artibani e Tito Faraci sta nell’aver portato la propria cifra autoriale all’interno del fumetto Disney senza snaturarne lo spirito, bensì aggiungendo la freschezza della propria visione a una formula riconoscibile. È questa una operazione difficile, e decisamente non alla portata di tutti.

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Topolino Special Edition - Discussione Generale

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    Re:Topolino Special Edition - Discussione Generale
    Risposta #75: Venerdì 26 Nov 2021, 11:18:48
    Ad esempio, questa (https://inducks.org/story.php?c=I+TL+2277-4), questa (https://inducks.org/story.php?c=I+TL+2279-4), questa (https://inducks.org/story.php?c=I+TL+2315-4), e questa (https://inducks.org/story.php?c=I+TL+2277-4) per complessive 34 tavole.
    Hai segnalato 2 volte "I Bassotti e l'effetto catapulta".
    Indice interessante, comunque.

    Grazie mille corretto :)

    Speriamo la redazione ci legga. Questo indice pubblica tutte le storie di ridi paperoga insieme e la serie dei trovatori mai raccolta tutta insieme. Sarebbe interessante.
    Quando hai capito che è tutto uno scherzo, essere Il Comico è l'unica cosa sensata.
    Watchmen, Alan Moore and Dave Gibbons

    Disney Compendium Floyd Gottfredson: http://www.ilsollazzo.com/c/disney/lista/fumetti-gottfredson

    Il mio mercatino: https://www.papersera.net/forum/index.php/topic,6635.0.html

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      Re:Topolino Special Edition - Discussione Generale
      Risposta #76: Venerdì 26 Nov 2021, 15:24:06

      In merito alle uscite future, mi fa piacere che tu sia d'accordo con me in merito ad un omaggio nei confronti di due grandi artisti come la Salvatori e Guido Scala.
      Piacerebbe poi anche a me un volume di questa serie dedicato alle storie di Silvano Mezzavilla però penso che gradirei ancora di più se vi fosse una proposta pressoché integrale dei suoi gialli con protagonista Topolino inseriti all'interno di una miniserie di albi come l'attuale TopoNoir dedicato proprio allo stesso Tito Faraci.

      Su Mezzavilla avere tre volumi sarebbe ottimo, ma non so se ci sia lo spazio per un'operazione simile.

      Ecco qui il mio indice per Claudia Salvatori :) (Per Scala ci vorra un po' di tempo ;)  Vorrei fare anche un indice per Guerrini e Zironi)

      La carriera dell'autrice non e stata molto prolifica, ma sicuramente di alta qualita con poche ottime storie. Priviligerei alcuni suoi gialli e qualche storia papera sagace.
      Considero sempre 288 pagine come foliazione.

      Ad esempio, per i paperi: partiamo dalla deliziosa bilogia vampiresca, con un De Vita in stato di grazia: https://inducks.org/story.php?c=I+TL+1603-B e https://inducks.org/story.php?c=I+TL+1973-C: 65 tavole totali, mai pubblicate insieme. MI piacerebbe inserire la gradevole serie dai diari delle antenate, ma non e possibile metterle tutte, quindi meglio altro, come questa: https://inducks.org/story.php?c=I+TL+2127-3, per 34 tavole. Infine, per i paperi, la bella da grande: https://inducks.org/story.php?c=I+TL+2032-3 (33 tavole). Quindi, in totale 132 tavole papere.

      Il resto per i topi, a dalla bella storia su un personaggio emarginato come Mister Bum: https://inducks.org/story.php?c=I+TL+2101-1 (34 tavole). La piacevole storia su tip e tap (https://inducks.org/story.php?c=I+TL+2129-2): 36 tavole. UN bel giallo come la scomparsa di Tip (https://inducks.org/story.php?c=I+TM+++48-1): 46 tavole. La realistica vicenda delle leggende metropolitane: https://inducks.org/story.php?c=I+TL+2124-4 (37 tavole). In questo modo sono 153 tavole di storie di topi, per un totale di 285 pagine a fumetti.

      Ma per l'autrice si potrebbero fare diversi percorsi, da storie dedicate a personaggi femminili, a tutti i diari delle antenate (https://inducks.org/subseries.php?c=DA+Ancestors), fino ai gialli memorabili come la sachertorte e rattinger (entrambi pero parecchio ristampati anche insieme, per cui li eviterei).

      Insomma, c'e solo l'imbarazzo, e pesa la riduzione della foliazione da 380 a 288 pagine, un vero peccato...
      « Ultima modifica: Sabato 4 Dic 2021, 10:06:49 da V »
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      Manuel Crispo
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        Grandi Autori 93 - Topolino Metal Edition: Sio
        Risposta #77: Martedì 21 Dic 2021, 17:43:03
        Recensione Grandi Autori 93 - Topolino Metal Edition: Sio


         La Metal Edition dedicata a Simone Albrigi riporta in copertina (subito sotto una splendida composizione di Stefano Intini) la dicitura Le storie più divertenti di Sio, ma avrebbe potuto esserci scritto anche, e più precisamente, “Tutte le storie Disney edite di Sio tranne una di quattro pagine, ché non ci bastava lo spazio”. Forse l’autore avrebbe apprezzato, essendo in un certo senso nelle sue corde.

         E forse i problemi di questo volume cominciano proprio da qui: dallo stile.

         La questione se esista o meno un qualcosa che potremmo chiamare “stile disneyano” è spaventosamente complessa, forse impossibile da dirimere.

         Nei suoi novant’anni di vita, l’incarnazione cartacea dell’immaginario più importante al mondo ha attraversato epoche e paesi, sapendo modificarsi per andare incontro a sensibilità autoriali e mutate istanze estetiche, ideologiche e semantiche.

         Dalle strisce sindacate al nostro Topolino, passando per Le Journal de Mickey, le innumerevoli testate Egmont e le pubblicazioni di Editora Abril, il fumetto Disney, mutageno e al tempo stesso riconoscibile, si è trasformato senza mai perdere il proprio nucleo identitario, contaminandosi con tutto, contaminando tutto.

         Ritroviamo un certo afflato Disney in opere apparentemente lontane nel tempo e nello spazio come la saga di Harry Potter o le prime opere di Osamu Tezuka. Ritroviamo molto dello stile cartoon americano e orientale in molti prodotti disneyani.

         
        L’albetto speciale dedicato a Sio in occasione del suo debutto su Topolino

        Forse nessuno è in grado di rispondere alla domanda “cos’è (o cosa non è) il fumetto Disney?”. Forse non ce n’è bisogno, ed è invece qualcosa che si deve avvertire con l’epidermide più che con gli strumenti della critica. Quando ho letto la prima storia targata Disney di Sio, fumettista e youtuber, ho pensato: «C’è qualcosa che non funziona».

         Cosa, di preciso, non saprei dirlo. C’è un che di eccentrico nella sua maniera di usare i personaggi che conosciamo, nel mettere in scena i loro rapporti; come una cisti, un corpo estraneo, qualcosa che c’è ma non dovrebbe essere lì. Fuori posto.

         “Non disneyano” non è un giudizio di valore: i miei fumetti preferiti sono quanto di più distante potrebbe esserci dai personaggi e dalle atmosfere creati a Hollywood dal 1928 in poi. Eppure, c’è un che di stridente nelle avventure raccolte in questo volume, ufficialmente Grandi Autori 93, di fatto il terzo della nuova serie Special dedicata agli sceneggiatori umoristici. Spesso a cominciare da dettagli apparentemente minori, come i titoli scelti o i nomi dei personaggi secondari.

         Nella prima avventura proposta, Super Pippo e il fraintendibile suono vocalico, troviamo il più scombiccherato supereroe Disney alle prese con una serie di equivoci e situazioni farsesche. In sé non ci sarebbe nulla di strano: fedele alla propria indole, Super Pippo è sempre apparso come un personaggio outré e demenziale.

         Ma vedere Pippo annaffiare annaffiatoi come uno schizofrenico e imbatterci in bambini chiamati Roborbio e Brosdocimo ci precipita immediatamente nell’immaginario di Sio, con il risultato di una commistione stilistica poco riuscita, e a poco valgono i meravigliosi disegni di Intini.

         
        Il leggendario intuito di Topolino

         La situazione precipita nelle successive brevi Zio Paperone e non mi ricordo più come finiva il titolo (per i disegni di Silvia Ziche) e Topolino e l’inseguimento a incastro (disegnata da un Corrado Mastantuono più espressivo che mai), nelle quali tutti i personaggi, principali e secondari, appaiono come dei perfetti imbecilli – con l’aggravante, per quanto riguarda la prima, di essere sostanzialmente derivativa nei confronti di Zio Paperone e la stella del Polo di Carl Barks, seppure con esiti diversi.

         Dopo questo inizio non esaltante, il fumettista veronese si è dedicato alla scrittura di alcune storie avventurose.

         Zio Paperone e la monetona nella terra dei Talpuri presenta qualche elemento interessante, al netto di molte lungaggini. Altra prova notevole di Intini, molto a proprio agio nella recitazione dei personaggi; da rimarcare la presenza di Paperina – al posto del consueto nipotastro – e di Cuordipietra Famedoro, all’epoca non ancora inflazionato come oggi.

         Tuttavia, anche qui Sio non rinuncia alla demenzialità, come nella gag ricorrente sui nomi dei nipotini, nell’insostenibile tormentone sui cellulari, nell’acrostico Pdtctdsgamisladn o in alcuni passaggi inspiegabili (la superforza di Paperina). Si fanno notare, anche per la goffaggine con cui sono portate allo scoperto, alcune citazioni barksiane e donrosiane, poco utili ai fini della trama.

         
        Qualcosa di totalmente inaspettato

         Si torna alle brevi umoristiche con Pippo e la pentacicletta illustrata da Luca Usai, quasi classica nella propria impostazione, mentre la successiva Topolino e la spada di ghiacciolo con Silvia Ziche rappresenta una delle operazioni più incomprensibili e detestabili nella mia esperienza di lettore Disney: un seguito-parodia del celebrato capolavoro Topolino e la spada di ghiaccio del 1982, tra gag viste e riviste e una generale mancanza di ispirazione, che ha fra i propri pochi pregi quello di non aver, almeno, coinvolto Massimo De Vita ai disegni.

         La successiva storia, senza dubbio la migliore del volume se non dell’intera carriera di Albrigi, vede protagonista Nonna Papera in una curiosa parodia. L’opera di primo grado è riconoscibilmente la serie TV Breaking Bad di Vince Gilligan, di cui richiama in parte la parabola shakespeariana con Elvira Coot al posto del professore di chimica Walter White. Le citazioni sono molteplici, e vanno dalla presenza del colore blu al camper-cucina, per finire con il titolo originale della storia (Baking Bread), poi sostituito con il definitivo Nonna Papera in Operazione Bluguette.

         
        La nonna che nessuno si aspettava di leggere

         L’elemento di maggiore interesse è rappresentato dalla scalata al successo di Nonna Papera, che si conclude con il suo prevedibile ravvedimento, sebbene ci troviamo di fronte a un problema di sceneggiatura noto come “gioco di prestigio”: la redenzione della protagonista avviene senza che sia chiaro al lettore cosa abbia portato alla sua crisi di coscienza; la demenziale e innecessaria sottotrama di Ciccio alle prese con il docufilm di Paperetta è una violazione del principio di conservazione del dettaglio, secondo cui ogni elemento di una storia deve essere inserito all’interno della stessa in modo da occuparvi uno spazio che abbia senso.

         La storia guadagna molti punti in più grazie alla splendida prova del disegnatore Nicola Tosolini.

         Della successiva, Molti personaggi in: La scatola misteriosa nel luogo misteriosissimo, basterà dire che si tratta di una sequela di gag portata avanti per otto episodi. La storia, priva di una vera e propria trama, presenta qualche somiglianza con un episodio di Futurama mentre il tono generale vuole ricordare le grandi saghe di Silvia Ziche.

         Tra pinguini e dinosauri, improbabili alleanze e l’inspiegabile abbassamento del QI di tutti i personaggi (soprattutto Paperino e Minni), nonostante qualche singola situazione possa strappare un sorriso, questa storia presenta quale unico indubbio pregio la parte grafica, curata da Nico Picone e il solito Intini, ed è più di quanto si possa dire di Archimede e la macchina aggiustatutto, una breve che non riesce a trovare redenzione neppure tramite i buoni disegni di Emanuele Virzì.

         
        Cosa diavolo sta succedendo?

         In un tragico attimo di consapevolezza, l’autore ci parla dell’importanza della ridondanza nella storia in tre parti Gambadilegno e la rapina abbastanza remunerativa ma non troppo, nelle cui trenta pagine effettivamente non accade nulla.

         Qui, il tentativo di evocare il riso nel lettore si regge su una serie di gag fisiche e piani complicatissimi; molto ritmata è anche l’altra storia con protagonista il vecchio Pietro, Gambadilegno e Trudy in: La giornata della cactacea; nella prima i disegni di Emmanuele Baccinelli sono ancora un po’ acerbi, mentre nella successiva discreta è la prova di Andrea Malgeri.

         Parlando di disegni ci si può solo inchinare al lavoro di Massimo De Vita, coinvolto nella realizzazione di una simpatica avventura “fra cugini” con protagonisti Pippo e Indiana, Indiana Pipps e la leggenda di Uentshukumishiteu.

         Dimenticandosi dell’impronunciabile titolo (anche se la storia non ci permette mai di dimenticarlo) e dei numerosi tormentoni a base di pizze e gazze la sceneggiatura scorre abbastanza piacevolmente: i protagonisti non sono del tutto fuori parte e la dinamica fra i due pippidi appare alquanto divertente. Tutto il buono viene però nullificato dal velocissimo finale, con tanto di diabolus ex machina rappresentato dalla villain Kanissim.

         Chiude l’albo l’insipida e confusa Paperino e il fortunato ritrovamento di un milione di dollari in spiaggia, trionfo del nonsense appesantito dai disegni di un Andrea Lucci fuori fuoco.

         
        Una pizza leggera

         La lettura di questa “quasi omnia” di Sio è stata, per il sottoscritto, affaticante al punto da aver bisogno di frammentarla in più giorni. Ridere, direi che ho riso poco. Forse per nulla. Il grosso problema alla base dell’opera disneyana di Albrigi è nell’impossibilità di mettere in campo un filtro trasformativo che gli permettesse di mediare fra il proprio stile autoriale e quello richiesto sulle pagine di Topolino.

         Molto spesso i personaggi da lui mossi sembrano affetti da gravi turbe cognitive, avendo in comune con gli eroi del nostro settimanale preferito solo le fattezze, mirabilmente rese da alcuni dei migliori disegnatori umoristici della storia di Topolino.

         L’impressione finale è di un semplice travestimento grafico dei fumetti-meme di Sio che possiamo trovare su Instagram: la bravura di grandi sceneggiatori umoristici come Enrico Faccini, Francesco Artibani e Tito Faraci sta nell’aver portato la propria cifra autoriale all’interno del fumetto Disney senza snaturarne lo spirito, bensì aggiungendo la freschezza della propria visione a una formula riconoscibile.

         È questa una operazione difficile, e decisamente non alla portata di tutti.



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        “O con amore o con odio, ma sempre con plutocratica sicumera”.

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          Re:Topolino Special Edition - Discussione Generale
          Risposta #78: Martedì 21 Dic 2021, 21:58:03
          Bene, direi che dopo 7 anni e 26 volumi il perché questo sia l'unico che io abbia lasciato in edicola forse ora mi è un po' più chiaro...

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            Re:Topolino Special Edition - Discussione Generale
            Risposta #79: Mercoledì 22 Dic 2021, 11:07:26
            Concordo sulla recensione, davvero ben fatta, complimenti!
            Io di Sio salvo solamente l'operazione Bluguette, storia che per quanto non esente da difetti mi piacque molto. Per il resto Sio tra gli autori Disney è davvero una piccola parentesi trascurabile e spero non sia più all'attivo nel Topo. Al massimo forse potrebbe funzionare per i ciak finali. Il topo secondo me ha bisogno di ben altre sceneggiature: insomma più Artibani, Nucci, Mastantuono, Zemelo.

            *

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              Re:Topolino Special Edition - Discussione Generale
              Risposta #80: Mercoledì 22 Dic 2021, 14:19:59
              La "Operazione Sio" è stata forse l'ultima carta spesa dalla De Poli per frenare il lento ma inesorabile calo di vendite del settimanale, iniziato alla fine dei '90. L'autore all'epoca (e credo anche oggi) era un idolo dei ragazzi per cui il progetto di trasportare una parte di loro verso le pagine del Topo poteva essere buona, almeno in teoria. Non so quanto i lettori di Sio abbiano apprezzato il loro autore nei mondi di Paperopoli e Topolinia (credo poco, visto che non sono state sbandierate risalite dello 0,...% riguardo le vendite di quegli anni) mentre quelli di Topolino hanno, in genere, storto il naso. Forse solo quelli che leggevano entrambi i fumetti hanno potuto apprezzare qualche cosa.

              Credo che la "Operazione Sio" abbia concluso il suo percorso (2015-2019) e che l'attuale direttore Bertani includesse alcune sue storie nel gruppo di quelle da 'smaltire' della precedente direzione. Questa Special Edition è comunque un omaggio ad un incontro fra mondi diversi alla cui base c'era comunque l'amore del giovane autore per il fumetto disneyano che ben conosceva. Da non rinnegare e da considerare un 'arricchimento'  (se vogliamo) per il fumetto Disney e per lo stesso Sio: la loro sinergia ha prodotto delle storie che non tutti hanno apprezzato, che pochi hanno convinto ma che all'epoca sembrava poter essere positiva per entrambi, se non per qualche lettore che avrà comunque gradito.
              « Ultima modifica: Mercoledì 22 Dic 2021, 14:25:27 da Cornelius Coot »

                Re:Topolino Special Edition - Discussione Generale
                Risposta #81: Mercoledì 22 Dic 2021, 21:54:46
                in queste storie i personaggi sono fuori dalla loro caratterizzazione e dai canoni 'prestabiliti', per cui non mi entusiasmano, ma comunque si deve dare atto di una capacità dell'autore di rendere una comicità completa in poche vignette che è rara da trovare (pera toons ad esempio).

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                  Re:Topolino Special Edition - Discussione Generale
                  Risposta #82: Mercoledì 22 Dic 2021, 22:00:34
                  Sio lo vedrei bene nelle One Page o nelle strips  che ultimamente son scomparse..fin qualche anno fa ci pensava Faccini a farci ridere in un quarto di tavola


                   

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