Grandi Autori 93 – Topolino Metal Edition: Sio

21 DIC 2021
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Metal Sio

La Metal Edition dedicata a Simone Albrigi riporta in copertina (subito sotto una splendida composizione di Stefano Intini) la dicitura Le storie più divertenti di Sio, ma avrebbe potuto esserci scritto anche, e più precisamente, “Tutte le storie Disney edite di Sio tranne una di quattro pagine, ché non ci bastava lo spazio”. Forse l’autore avrebbe apprezzato, essendo in un certo senso nelle sue corde.

E forse i problemi di questo volume cominciano proprio da qui: dallo stile.

La questione se esista o meno un qualcosa che potremmo chiamare “stile disneyano” è spaventosamente complessa, forse impossibile da dirimere.

Nei suoi novant’anni di vita, l’incarnazione cartacea dell’immaginario più importante al mondo ha attraversato epoche e paesi, sapendo modificarsi per andare incontro a sensibilità autoriali e mutate istanze estetiche, ideologiche e semantiche.

Dalle strisce sindacate al nostro Topolino, passando per Le Journal de Mickey, le innumerevoli testate Egmont e le pubblicazioni di Editora Abril, il fumetto Disney, mutageno e al tempo stesso riconoscibile, si è trasformato senza mai perdere il proprio nucleo identitario, contaminandosi con tutto, contaminando tutto.

Ritroviamo un certo afflato Disney in opere apparentemente lontane nel tempo e nello spazio come la saga di Harry Potter o le prime opere di Osamu Tezuka. Ritroviamo molto dello stile cartoon americano e orientale in molti prodotti disneyani.

Sio

L’albetto speciale dedicato a Sio in occasione del suo debutto su Topolino

Forse nessuno è in grado di rispondere alla domanda “cos’è (o cosa non è) il fumetto Disney?”. Forse non ce n’è bisogno, ed è invece qualcosa che si deve avvertire con l’epidermide più che con gli strumenti della critica. Quando ho letto la prima storia targata Disney di Sio, fumettista e youtuber, ho pensato: «C’è qualcosa che non funziona».

Cosa, di preciso, non saprei dirlo. C’è un che di eccentrico nella sua maniera di usare i personaggi che conosciamo, nel mettere in scena i loro rapporti; come una cisti, un corpo estraneo, qualcosa che c’è ma non dovrebbe essere lì. Fuori posto.

“Non disneyano” non è un giudizio di valore: i miei fumetti preferiti sono quanto di più distante potrebbe esserci dai personaggi e dalle atmosfere creati a Hollywood dal 1928 in poi. Eppure, c’è un che di stridente nelle avventure raccolte in questo volume, ufficialmente Grandi Autori 93, di fatto il terzo della nuova serie Special dedicata agli sceneggiatori umoristici. Spesso a cominciare da dettagli apparentemente minori, come i titoli scelti o i nomi dei personaggi secondari.

Nella prima avventura proposta, Super Pippo e il fraintendibile suono vocalico, troviamo il più scombiccherato supereroe Disney alle prese con una serie di equivoci e situazioni farsesche. In sé non ci sarebbe nulla di strano: fedele alla propria indole, Super Pippo è sempre apparso come un personaggio outré e demenziale.

Ma vedere Pippo annaffiare annaffiatoi come uno schizofrenico e imbatterci in bambini chiamati Roborbio e Brosdocimo ci precipita immediatamente nell’immaginario di Sio, con il risultato di una commistione stilistica poco riuscita, e a poco valgono i meravigliosi disegni di Intini.

Pluto

Il leggendario intuito di Topolino

La situazione precipita nelle successive brevi Zio Paperone e non mi ricordo più come finiva il titolo (per i disegni di Silvia Ziche) e Topolino e l’inseguimento a incastro (disegnata da un Corrado Mastantuono più espressivo che mai), nelle quali tutti i personaggi, principali e secondari, appaiono come dei perfetti imbecilli – con l’aggravante, per quanto riguarda la prima, di essere sostanzialmente derivativa nei confronti di Zio Paperone e la stella del Polo di Carl Barks, seppure con esiti diversi.

Dopo questo inizio non esaltante, il fumettista veronese si è dedicato alla scrittura di alcune storie avventurose.

Zio Paperone e la monetona nella terra dei Talpuri presenta qualche elemento interessante, al netto di molte lungaggini. Altra prova notevole di Intini, molto a proprio agio nella recitazione dei personaggi; da rimarcare la presenza di Paperina – al posto del consueto nipotastro – e di Cuordipietra Famedoro, all’epoca non ancora inflazionato come oggi.

Tuttavia, anche qui Sio non rinuncia alla demenzialità, come nella gag ricorrente sui nomi dei nipotini, nell’insostenibile tormentone sui cellulari, nell’acrostico Pdtctdsgamisladn o in alcuni passaggi inspiegabili (la superforza di Paperina). Si fanno notare, anche per la goffaggine con cui sono portate allo scoperto, alcune citazioni barksiane e donrosiane, poco utili ai fini della trama.

Qualcosa di totalmente inaspettato

Si torna alle brevi umoristiche con Pippo e la pentacicletta illustrata da Luca Usai, quasi classica nella propria impostazione, mentre la successiva Topolino e la spada di ghiacciolo con Silvia Ziche rappresenta una delle operazioni più incomprensibili e detestabili nella mia esperienza di lettore Disney: un seguito-parodia del celebrato capolavoro Topolino e la spada di ghiaccio del 1982, tra gag viste e riviste e una generale mancanza di ispirazione, che ha fra i propri pochi pregi quello di non aver, almeno, coinvolto Massimo De Vita ai disegni.

La successiva storia, senza dubbio la migliore del volume se non dell’intera carriera di Albrigi, vede protagonista Nonna Papera in una curiosa parodia. L’opera di primo grado è riconoscibilmente la serie TV Breaking Bad di Vince Gilligan, di cui richiama in parte la parabola shakespeariana con Elvira Coot al posto del professore di chimica Walter White. Le citazioni sono molteplici, e vanno dalla presenza del colore blu al camper-cucina, per finire con il titolo originale della storia (Baking Bread), poi sostituito con il definitivo Nonna Papera in Operazione Bluguette.

Pluto

La nonna che nessuno si aspettava di leggere

L’elemento di maggiore interesse è rappresentato dalla scalata al successo di Nonna Papera, che si conclude con il suo prevedibile ravvedimento, sebbene ci troviamo di fronte a un problema di sceneggiatura noto come “gioco di prestigio”: la redenzione della protagonista avviene senza che sia chiaro al lettore cosa abbia portato alla sua crisi di coscienza; la demenziale e innecessaria sottotrama di Ciccio alle prese con il docufilm di Paperetta è una violazione del principio di conservazione del dettaglio, secondo cui ogni elemento di una storia deve essere inserito all’interno della stessa in modo da occuparvi uno spazio che abbia senso.

La storia guadagna molti punti in più grazie alla splendida prova del disegnatore Nicola Tosolini.

Della successiva, Molti personaggi in: La scatola misteriosa nel luogo misteriosissimo, basterà dire che si tratta di una sequela di gag portata avanti per otto episodi. La storia, priva di una vera e propria trama, presenta qualche somiglianza con un episodio di Futurama mentre il tono generale vuole ricordare le grandi saghe di Silvia Ziche.

Tra pinguini e dinosauri, improbabili alleanze e l’inspiegabile abbassamento del QI di tutti i personaggi (soprattutto Paperino e Minni), nonostante qualche singola situazione possa strappare un sorriso, questa storia presenta quale unico indubbio pregio la parte grafica, curata da Nico Picone e il solito Intini, ed è più di quanto si possa dire di Archimede e la macchina aggiustatutto, una breve che non riesce a trovare redenzione neppure tramite i buoni disegni di Emanuele Virzì.

WTF

Cosa diavolo sta succedendo?

In un tragico attimo di consapevolezza, l’autore ci parla dell’importanza della ridondanza nella storia in tre parti Gambadilegno e la rapina abbastanza remunerativa ma non troppo, nelle cui trenta pagine effettivamente non accade nulla.

Qui, il tentativo di evocare il riso nel lettore si regge su una serie di gag fisiche e piani complicatissimi; molto ritmata è anche l’altra storia con protagonista il vecchio Pietro, Gambadilegno e Trudy in: La giornata della cactacea; nella prima i disegni di Emmanuele Baccinelli sono ancora un po’ acerbi, mentre nella successiva discreta è la prova di Andrea Malgeri.

Parlando di disegni ci si può solo inchinare al lavoro di Massimo De Vita, coinvolto nella realizzazione di una simpatica avventura “fra cugini” con protagonisti Pippo e Indiana, Indiana Pipps e la leggenda di Uentshukumishiteu.

Dimenticandosi dell’impronunciabile titolo (anche se la storia non ci permette mai di dimenticarlo) e dei numerosi tormentoni a base di pizze e gazze la sceneggiatura scorre abbastanza piacevolmente: i protagonisti non sono del tutto fuori parte e la dinamica fra i due pippidi appare alquanto divertente. Tutto il buono viene però nullificato dal velocissimo finale, con tanto di diabolus ex machina rappresentato dalla villain Kanissim.

Chiude l’albo l’insipida e confusa Paperino e il fortunato ritrovamento di un milione di dollari in spiaggia, trionfo del nonsense appesantito dai disegni di un Andrea Lucci fuori fuoco.

Una pizza leggera

La lettura di questa “quasi omnia” di Sio è stata, per il sottoscritto, affaticante al punto da aver bisogno di frammentarla in più giorni. Ridere, direi che ho riso poco. Forse per nulla. Il grosso problema alla base dell’opera disneyana di Albrigi è nell’impossibilità di mettere in campo un filtro trasformativo che gli permettesse di mediare fra il proprio stile autoriale e quello richiesto sulle pagine di Topolino.

Molto spesso i personaggi da lui mossi sembrano affetti da gravi turbe cognitive, avendo in comune con gli eroi del nostro settimanale preferito solo le fattezze, mirabilmente rese da alcuni dei migliori disegnatori umoristici della storia di Topolino.

L’impressione finale è di un semplice travestimento grafico dei fumetti-meme di Sio che possiamo trovare su Instagram: la bravura di grandi sceneggiatori umoristici come Enrico Faccini, Francesco Artibani e Tito Faraci sta nell’aver portato la propria cifra autoriale all’interno del fumetto Disney senza snaturarne lo spirito, bensì aggiungendo la freschezza della propria visione a una formula riconoscibile.

È questa una operazione difficile, e decisamente non alla portata di tutti.

Autore dell'articolo: Manuel Crispo

Medico con la passione per la scrittura, pker di vecchia data, come tanti ho iniziato a leggere con Topolino. Col tempo ho divorato voracemente manga, manhwa, historietas, BD e tutto ciò che è targato Sergio Bonelli, ma l'incredibile mondo Disney resta il mio primo amore.