Recensione I Grandi Classici Disney 129
I Grandi Classici Disney 129, in uscita a settembre, si aprono con una frizzante vicenda ad opera di
Romano Scarpa in veste di
autore completo (coadiuvato da
Giorgio Cavazzano alle chine):
Qui Quo Qua e il pesce commodoro. La storia prende il titolo da una varietà di
pesce pregiato trattata in esclusiva da zio Paperone, almeno finché i Bassotti non si mettono in mezzo. La trama è molto
movimentata e risulta
appassionante da seguire, senz’altro anche grazie ai
disegni dinamici e puliti del duo Scarpa-Cavazzano.
Troviamo poi
Topolino e l'operazione karatè, scritta da
Guido Martina e disegnata da
Marco Rota, in cui Topolino e Pippo si imbattono loro malgrado in una
banda di falsari. Si tratta di un
giallo mediocre, che non brilla né per la caratterizzazione dei personaggi, con un Topolino un po’ saccente e un Pippo troppo sciocco,
né per gli sviluppi narrativi piuttosto dimenticabili.
Segue un
redazionale, dedicato al
Nautilus e ad altri sottomarini tra letteratura e fumetti,
senz’altro interessante ma totalmente slegato dal resto del numero.
Passando alla storia successiva,
Topolino e la spedizione antartica, può stupire la sua presenza in questa testata, essendo stata presentata per la prima volta nel “recente” 1997. In realtà, nonostante l’evidente
contrasto stilistico con la maggior parte del numero, a mio avviso si tratta di una
buona scelta: la sceneggiatura di
Diego Fasano è ben congegnata, e Topolino in mezzo ad intrighi di vario genere nelle terre polari è
piacevole da seguire. Sono molto
gradevoli anche i disegni di
Giorgio Di Vita, il quale però viene
erroneamente chiamato “De Vita” nel redazionale d’apertura. Da segnalare inoltre che questa storia è solo alla sua
terza pubblicazione, dopo la finora unica ristampa del 2014.

Il dinamismo scarpiano
Con
Topolino forzuto per forza torniamo comunque agli anni Sessanta, con
Abramo e Giampaolo Barosso ai testi e
Sergio Asteriti ai disegni. La vicenda, che racconta una giornata di lavoro di Topolino e Pippo in un’impresa di traslochi, presenta
qualche gag divertente, malgrado i
disegni decisamente sottotono per gli standard di Asteriti.
La
Sezione Superstar presenta il filo conduttore della
scuola e dell’
insegnamento, in occasione del mese del ritorno sui banchi. Ed è qua che troviamo il vero piatto forte del numero:
Paperino e la scuola modello, un’autentica
gemma di umorismo tagliente.
Guido Martina crea una storia che vede Paperino improvvisarsi insegnante, prima per i nipoti e poi per l’intera classe della scuola privata di Paperone, piena di discoli di prim’ordine. Tra le
gag più ricorrenti vi sono le
citazioni sbagliate di Paperino, condite da tanti altri
inconvenienti e disastri. Mai come in questa occasione risalta la caratterizzazione martiniana dei Paperi come “maschere”, operata con una tale maestria da rendere questa
già ottima storia davvero memorabile.

Un infervoratissimo Paperino
I disegni di
Giuseppe Perego, ancora acerbi, accompagnano bene il tono farsesco della sceneggiatura. Seppur funestata dalle censure apportate all’epoca delle ristampe avvenute su
I Classici di Walt Disney, si tratta di un recupero importantissimo di una storia che aveva visto solamente tre riproposizioni in oltre 70 anni dalla prima pubblicazione e che mancava in un periodico disneyano dal
2006.
Le due avventure successive, scritte entrambe da
Carlo Chendi ed
entrambe alla sola seconda riproposta, vedono protagonista Paperino in diverse occupazioni.
Nella prima, ovvero
Paperino e la scuola per piazzisti, disegnata da
Pier Lorenzo De Vita, Donald tiene corsi per
insegnare tecniche varie ai venditori porta-a-porta. Ogni caso ha uno sviluppo diverso e l’idea di base è
originale: la storia
non annoia, anzi si fa ricordare piacevolmente.

L’espressione di Paperone dice tutto…
La seconda,
Paperino maestro di gastronomia, vede invece Paperino alle prese con
disastrose creazioni culinarie. Anche in questo caso lo sviluppo è
frizzante e, per quanto breve,
assai divertente. I disegni di
Luciano Capitanio illustrano le
gag senza guizzi particolari.
Chiude l’albo
Paperino e le "pitto-pareti" boom,
l’ultima storia disegnata da
Romano Scarpa per il
mercato italiano. Proprio per questo motivo acquisisce un certo valore
filologico e, pur essendo abbastanza recente, non sfigura dunque nella testata. La sceneggiatura di
Fabio Michelini descrive una
classica parabola fallimentare tipica dei lavori di Paperino, con tratti finanche
surreali. I disegni sono impeccabili, con le matite di Scarpa e le chine di
Lucio Michieli.
Tutte le Superstar sono notevoli ed almeno altre due storie sono davvero piacevoli: è per questo che assegno al numero
quattro stelle.
Voto del recensore:
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