Topolino 3699

Settant’anni di presenza discreta e laboriosa, sempre pronto a supportare in ogni maniera colui che gli ha dato vita. Topolino 3699 è dedicato all’insostituibile Edi e possiamo affermare, senza tema di smentita, che queste celebrazioni sono più che meritate.
Impossibile, infatti, non nutrire simpatia verso il minuto assistente robotico di Archimede. Il libretto della settimana, venduto in possibile abbinamento con una sua statuetta 3D, lo pone al centro della scena fin dalla copertina di Corrado Mastantuono. Si prosegue con il Che aria tira di Silvia Ziche, l’ottimo pezzo di Alessandro Sisti che traccia un azzeccato parallelismo con Thomas Edison (in cui onore Guido Martina ribattezzò quello che nel 1956 Carl Barks aveva denominato semplicemente “piccolo aiutante”) e la rubrica Fumettando, con Giulia La Torre che ci insegna a disegnarlo.
Su tutto spicca Archimede e l’amico geniale, storia di sedici pagine in cui, da autore completo, Enrico Faccini ne ripercorre le origini, già delineate nel 2002 da Don Rosa ne La prima invenzione di Archimede. L’artista ligure realizza un omaggio sincero e affettuoso a un personaggio umile, avvezzo a restare in secondo piano, ma fondamentale perché la vita all’interno del laboratorio scorra in modo armonioso e ben organizzato. Una volta di più emerge come il legame tra Edi e Archi sia ben saldo, e viste le tante esperienze condivise non potrebbe essere altrimenti. Assai validi i colori di Marco Di Grazia, abile nel rimarcare ulteriormente le differenze di stile ed età dei personaggi tra passato e presente.

Nascita di un piccolo aiutante
Faccini è grande protagonista nella prima metà del numero, considerato che sono sue anche le matite di Topolino e il ricordo ritornante. Ai testi, un ispirato Giuseppe Zironi lascia sciolte le briglie dell’immaginazione, elaborando un’avventura poetica, nella quale le fantasie infantili, sedimentate nella psiche, si concretizzano, irrompendo nel quotidiano. Almeno per un giorno.
In questo caso è il bizzarro e multicolore supercagnolone Bart a materializzarsi d’improvviso nella cucina di Topolino, scombinandogli piacevolmente la vita e, per di più, apportando un contributo sostanziale nella risoluzione di un caso.
Tutto parte da una notte di tempesta e da un fulmine che si abbatte sulla città nel momento sbagliato, come nella formidabile Topolino e il mistero della voce spezzata. I flashback con il piccolo Mickey nel lettino a casa di zia Topolinda, invece, non possono che riportare alla mente il capolavoro scarpiano Topolino e la collana Chirikawa. Le citazioni si inseriscono alla perfezione nel contesto, impreziosendo il racconto senza sovrastarlo.
È veramente un lavoro riuscito, frutto di una sensibilità non comune, capace di creare una profonda empatia con il protagonista. Lungo l’intero corso degli eventi, e specie nel finale, il lettore prova le stesse emozioni di Topolino, rappresentate con magnifica espressività nelle ultime due tavole da un Faccini che si conferma pienamente a proprio agio nel dipingere atmosfere sospese tra sogno e realtà.

Arriva il supercagnolone!
Paperino e il segreto dei fratelli Grimm mostra i consueti pregi e difetti della serie Travel Around Europe. I disegni di Umberto Sacchelli e Stefano Porcu sono curatissimi, anche per merito della colorazione di Debora Grazia: monumenti e architetture delle varie città visitate vengono resi splendidamente a partire dalla quadrupla d’apertura, con la porta di Brandeburgo in bella evidenza. D’altro canto, la sceneggiatura di Alessandro Ferrari, delimitata da rigidi paletti, risulta un po’ forzata nel dover inserire spostamenti rapidi e ben precise informazioni su luoghi e cucine. In questo caso, poi, è necessaria una forte sospensione dell’incredulità, dato che, di volta in volta, i foglietti utilizzati dai fratelli Grimm vengono ritrovati perfettamente conservati a distanza di quasi due secoli. La storia è comunque utile a farci riscoprire l’opera dei due linguisti e filologi tedeschi, che viene sviscerata nel successivo articolo di Antonella Murolo (noi ne approfittiamo per ricordare invece l’approfondimento filatelico sul Sarto ammazzasette, ndr).
Un terzo episodio diviso in due parti (?) costituisce l’epilogo di Quo, vita da gamer – Il videogioco perduto. Claudio Sciarrone, nelle vesti di autore completo, seguita a manifestare la propria passione per il mondo videoludico nell’ambito di una vicenda che, in più passi, appare congegnata sulla falsariga di un gioco elettronico: ad esempio, stavolta, le peripezie di Paperino sulla montagna ricalcano classiche situazioni arcade.
Se le prime due puntate avevano trasmesso un po’ di curiosità sullo sviluppo degli eventi anche a chi non è particolarmente appassionato della tematica, la risoluzione non convince appieno. La carne al fuoco era fin troppa e, se le questioni principali vengono dipanate in qualche maniera, senza peraltro coinvolgere granché, alcune linee narrative potenzialmente interessanti restano solo abbozzate: su tutte, il rapporto tra Paperone e l’anziano Quickett, che, chissà, potrebbe essere ripreso in futuro.

Paperino in stile Super Mario
La sceneggiatura abbonda di locuzioni del gergo giovanile, che, alla lunga, quanto meno ai lettori più attempati, risultano piuttosto indigeste: d’altronde, va sottolineato come il target di riferimento non siano certo i cosiddetti over. A ogni modo, i caratteristici disegni di Sciarrone sono ben valorizzati dai colori di Gaetano Gabriele D’Aprile.
Si chiude con la simpatica one page L’incentivo, per la serie Un deposito per quattro, scritta da Marco Bosco e disegnata da Gabriele Giovannacci, che svolge con efficacia la funzione, comunque mai semplice, di strapparci un sorriso.
Termina così un numero dall’andamento discontinuo, che, dopo un avvio promettente, stenta a consolidarsi sulle altezze iniziali, rientrando infine, più o meno, nello standard medio del settimanale. Rimarrà, comunque, nella memoria per l’idea, luminosa, di festeggiare Edi. Bzzz!*
*Auguri!

