Recensione Topolino 3697
Con questo fascicolo finisce, finalmente, l’operazione
dialetti. Cominciata con il numero
3608 del 15 gennaio 2025,
in meno di due anni ha proposto ben 20 numeri variant di Topolino, ognuno contenente una storia tradotta in un dialetto diverso: si completa in questa occasione il giro delle 20 regioni italiane.
Personalmente, penso che la valorizzazione dei dialetti sia un’operazione un po’ arcaica e di retroguardia. Ma sono
contento per il flusso di cassa che ha raggiunto l’editore, che ha venduto quattro volte lo stesso identico materiale, con una brillante operazione di minima spesa e massima resa.
Speriamo che i ricavi vengano ben reinvestiti. In cuor mio, confido in futuro in una iniziativa analoga ma capace di guardare al futuro, con storie tradotte nelle principali lingue d’Europa,
un modo per aprire la mente e conoscere le sfide che ci attendono, invece di leggere lingue che, nel giro di alcuni decenni, paiono destinate ad essere
sempre meno usate negli anni a venire.
Tornando alle storie del numero, abbiamo una media che non propone picchi e che viaggia nel solito bilancio tra gag, didattica e mode contemporanee.

L’importanza della catalogazione
Topolino e l’intralcio (in)volontario di
Marco Bosco e
Luca Usai propone un mistero senza troppe pretese, in una ambientazione inevitabilmente ingessata nel mondo dell’archivistica.
Apprezzo però la spiegazione di questo settore, poco noto, discreto ma molto importante, specialmente in un periodo in cui le fonti si fanno sfuggenti e l’Intelligenza Artificiale, invece di spiegare, può mischiare le carte e filtrare le informazioni, adulando il committente.
Il pezzo forte del numero sarebbe
Paperino e la blusa stregata, sceneggiata da
Michele Medda e disegnata da
Giorgio Cavazzano. Si tratta della
seconda storia omaggio a Dino Buzzati, dopo quella dedicata ai
Sette Piani. Per chi non conoscesse l’autore, consigliamo una sua qualunque raccolta di racconti (personalmente sono un fan de
La boutique del mistero e del racconto
I topi), oppure il suo celebre romanzo
Il deserto dei tartari, di cui lo stesso Medda ha recentemente sceneggiato una
versione a fumetti per Sergio Bonelli Editore con i disegni di Pasquale Frisenda.

Una blusa pericolosa
Questa vicenda è invece una parodia de
La giacca stregata, gustosa satira del capitalismo e apologo sull’ambizione umana (
fumettata anche da Vittorio Giardino nel 1996). Medda riporta i concetti principali adeguandoli alla figura di Paperino, e l’idea funziona. Il povero papero non crede ai suoi occhi quando riempie la vignetta di banconote, d’altronde, non si può permettere tante cose (con una efficace e amara citazione a
Caparezza). Forse delude un poco lo scioglimento del dilemma morale che avviene maniera un po’ semplicistica, oltre ad essere poco credibile.
Apprezzo comunque l’operazione, dato che il racconto di Buzzati è eccellente (per restare in ambito tessile e letterario, ricordo anche
Il Cappotto dello scrittore Nikolaj Gogol’) e queste storie possono essere un veicolo ideale per far conoscere le opere dell’autore.
Dal punto di vista grafico, invece,
Cavazzano risulta in forma migliore rispetto alle sue
due zoppicanti precedenti storie). Purtroppo, riscontro alcuni problemi già visti anche nelle copertine dei
Grandi Classici Disney negli ultimi due anni; lascio comunque ad ogni lettore la propria opinione a riguardo.

Il mondo del retrogaming
Le successive due storie brevi –
Galaxy Quack – Niente di seru (
Barbieri/Preziosi) e
Amelia e l’ametista antiallergica (
Stabile/O. Panaro) – fanno il loro nello strappare una risata.
La prima, in special modo, mostra dei buoni scambi comici e delle azzeccate sequenze slapstick. Quo, vita da gamer – Il videogioco perduto chiude il numero: tutta curata da
Claudio Sciarrone, la vicenda si ricollega alla
combo perfetta (stranamente non citata in didascalia). L’autore milanese si diverte a proporre il mondo del
retrogaming, con le dinamiche da videogioco e la presenza dei
cosplayer.
L’episodio appare comunque introduttivo; i dialoghi, con alcuni stilemi retorici, risultano un poco affettati e non molto naturali. Vedremo come si svilupperanno i prossimi due episodi.
Non resta molto da dire sulle rubriche, che risultano nella norma. Sottolineiamo la breve intervista a
Ivan Bigarella, per presentare i suoi disegni per le nuove carte trevigiane, sempre parte delle
carte d'autore. Chiudendo il cerchio, ritorniamo quindi nuovamente a celebrare una nicchia locale che, in questo caso, ci consegna senza dubbio un bel risultato grafico.
Voto del recensore:
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