Etna Comics 2026

03 LUG 2026

Impressioni generali

Alle porte dell’estate catanese, si è conclusa come da consuetudine Etna Comics 2026, tenutasi dal 30 maggio al 2 giugno. Una XIV edizione per nulla scontata, considerando l’incendio che lo scorso novembre ha danneggiato le Ciminiere, il centro fieristico dove ogni anno si svolge l’evento. A dispetto delle aspettative più negative, la fiera si è svolta regolarmente e la gestione degli spazi e degli ambienti si è rivelata come una delle migliori di sempre, se non altro dal periodo post Covid. In maniera del tutto inusuale, l’evento è iniziato sabato e terminato martedì per includere la festività del 2 giugno e il suo relativo ponte. Come inviati del Papersera, eravamo presenti sabato e domenica per partecipare alla fiera e documentare la nostra esperienza.

Il cuore di ogni manifestazione sul fumetto è rappresentato, però, dagli autori che è possibile incontrare. Si fa sempre un torto a non poter citare tutti, ma tra i nomi di punta presenti quest’anno vanno almeno ricordati Leo Ortolani, Sio e il poliedrico Caparezza, reduce dal suo progetto multimediale Orbit Orbit. Yoichi Takahashi è stato invitato come autore a rappresentanza del fumetto giapponese. Al suo lavoro più celebre, Capitan Tsubasa (da noi conosciuto anche come Holly e Benji, titolo italiano dell’adattamento animato), è stata anche dedicata una delle mostre presenti nell’apposita area.

Persiste, comunque, la sensazione che si possa fare di più per portare ulteriori nomi che non siano solamente i soliti noti. Senza voler peccare di ingenuità, si possono facilmente immaginare le esigenze organizzative, sia logistiche che di budget, che spingono a puntare al bacino degli autori locali o di quelli molto attivi nell’ambito delle fiere. Allo stesso tempo è importante continuare a ricordare come un ricambio di nomi sia fondamentale per mantenere in salute questo tipo di eventi, che nel momento nel quale vengono percepiti come stanchi e ripetitivi non riescono più a sostenere attivo l’interesse anno dopo anno.

La fiera disneyana

Naturalmente la nostra attenzione si è concentrata sugli autori disneyani e sulle loro conferenze: da questo punto di vista, Etna Comics ha sempre qualcosa da offrire per gli appassionati del fumetto Disney. Mentre è diventato facile prevedere la presenza di Fabio Celoni e Paolo Mottura, dato il lungo sodalizio tra i due artisti e la kermesse, bisognerebbe soffermarsi a ragionare sulla fortuna di poter incontrare con questa facilità due autori di questo livello. Per un territorio come quello siciliano, dove organizzare eventi non è così semplice, una manciata di decenni fa sarebbe stato utopico poter fissare un tale standard.

Certo, la fiera catanese è ormai diventata una realtà affermata e questo tipo di situazione oggi è decisamente molto più comune. Senza bisogno di idealizzare, va semplicemente detto che poter vedere all’opera Celoni e Mottura è un’opportunità che meriterebbe di non essere data poi così per scontata. Non va inoltre dimenticato che era possibile anche incontrare Tito Faraci che, seppure non nelle vesti Disney, si aggirava per i corridoi del padiglione Comics.

Tuttavia, senza alcuna ipocrisia, l’autore che attendevamo di più era Casty. Incontrarlo in Sicilia è un evento più unico che raro e non vedevamo l’ora di poterci interagire e osservarlo al lavoro. In particolar modo, io non avevo ancora avuto occasione di conoscerlo, ma fa piacere che abbia immediatamente riconosciuto Roberto. Accompagnato da Michela Frare, la sua inchiostratrice oltre che disegnatrice disneyana per Egmont, era presente alla fiera solamente con il suo stand personale nell’area Artist Alley. Curiosamente non è stato organizzato nessun firmacopie da Panini e la sua presenza e il suo panel non sono stati pubblicizzati tramite i canali ufficiali di Topolino. Una scelta alquanto bizzarra. Senza fare congetture, rimane a mio parere comunque un errore comunicativo ed è perlomeno controintuitivo non pubblicizzare un nome di punta che è tra i motivi principali di acquisto del settimanale.

Fortunatamente, l’autore goriziano era sempre al suo banchetto, disponibile a firmare suoi volumi o a fare quattro chiacchiere mentre con una facilità disarmante disegnava in pochi minuti Topolino o Eurasia, per nulla distratto. Sentendolo parlare, tanto allo stand quanto al panel, traspare una persona al contempo umile e sagace. Soprattutto quando parla delle strutture delle sue storie, diventa chiaro con quanta consapevolezza costruisce la narrazione e quanto abbia fatto sua la lezione degli autori del passato (citando principalmente Romano Scarpa e Floyd Gottfredson).

Il suo panel è stato pieno di aneddoti interessanti e c’è stato spazio anche per raccontare alcuni aspetti della produzione fumettistica di Michela Frare. Ha fatto molto piacere vedere dare spazio a un’autrice di cui si parla poco nonostante la sua produzione non sia indifferente. Un’occasione per approfondire la sua carriera e (ri)scoprire alcuni dei suoi lavori, dalle sue prime collaborazioni con Disney Italia dei primi anni Duemila a quelle più recenti per Egmont e per la divisione internazionale.

Il panel di Panini

Ivan Bigarella è stato invece l’ospite ufficialmente portato da Panini, avendogli affidato la realizzazione della consueta variant dedicata alla manifestazione, che omaggia Pippo Baudo attraverso un gioco di accostamento tra il presentatore e il (Super)Pippo disneyano. Mentre c’è poco da ridire sulla qualità della doppia illustrazione di Bigarella, non sono altrettanto sicuro che il concept sia particolarmente riuscito per raccontare la Sicilia.

Benché l’omaggio si agganci a quello della locandina ufficiale di Etna Comics, personalmente non sono un grande fan di questo uso celebrativo dei personaggi dello spettacolo. Ho decisamente preferito come sia stato integrato il tema l’anno scorso con la reinterpretazione della cover dell’album di Franco Battiato, La voce del padrone. Ma questa critica va estesa all’organizzazione della kermesse. Pippo Baudo è davvero un omaggio adatto a far incontrare cultura nerd e Sicilia?

A ogni modo, per Bigarella sono state assicurate, com’era prevedibile, delle sessioni ufficiali di firmacopie, così come anche per Celoni e Mottura. Va anche detto che era altrettanto facile poterlo incontrare al suo stand personale. Anche lui si è dimostrato molto disponibile e molto gentile in più occasioni. Penso sia importante far conoscere questa nuova generazione di autori Disney che ha già ampiamente dimostrato il proprio valore artistico.

Il panel ufficiale pubblicizzato e presenziato da Panini Disney ha avuto come tematica la televisione raccontata dalle storie e copertine di Topolino. Infatti, agganciandosi ulteriormente all’omaggio della fiera e della variant a Pippo Baudo, è stato pensato un volume a tema che raccogliesse alcune di queste storie, curato da Marco Grasso, a sua volta parte dello staff di Etna Comics, e pubblicizzato durante la conferenza. Al panel erano presenti Ivan Bigarella, Serena Colombo e lo stesso Grasso in funzione di moderatore.

Al di là della scelta del tema televisivo, forse un poco anacronistico nel panorama mediale moderno per una manifestazione che guarda principalmente a un pubblico giovane, l’evento è risultato fin troppo impostato e fin troppo poco spontaneo. Per quanto in questi incontri non ci si aspettino quasi mai domande scomode, men che meno in una collaborazione tra l’editore Disney e un componente dello staff della fiera, sarebbe comunque stato preferibile aggiungere un moderatore esterno che non si fosse occupato della realizzazione del volume.

Questo non significa che non ci siano stati alcuni spunti piacevoli in questa conversazione a tre. In particolare è stato molto gradevole ascoltare Marco Grasso, le cui conoscenze e competenze espositive sono evidenti. Avrei preferito invece ascoltare qualche dettaglio in più da parte di Serena Colombo, che non suonasse necessariamente da linguaggio aziendale. Anche un paio di anni fa, proprio durante Etna Comics, la coordinatrice editoriale per Panini Disney aveva dimostrato di voler essere una figura con un taglio molto professionale, ma ricordo si fosse aperta un po’ di più e avesse raccontato alcuni aspetti produttivi e aziendali non scontati e interessanti.

Considerazioni finali

Due parole vanno spese anche sull’aspetto organizzativo e la gestione degli spazi, come già accennato nell’introduzione. Innanzitutto, è stata un’ottima scelta la decisione di riportare il padiglione comics nella sua collocazione storica. Inoltre sono stati nuovamente riaperti ad altre sezioni della fiera i piani superiori di questa struttura, che negli anni passati erano stati tenuti chiusi. Tutto ciò ha contribuito a eliminare l’effetto dispersivo che era presente l’anno scorso. Dalle ultime edizioni, però, è stata anche mantenuta la struttura aperta che ha permesso di non dover rifare l’intero percorso per rientrare nel padiglione comics una volta usciti.

In poche parole si sono uniti i pregi delle diverse impostazioni sperimentate nel tempo per non ingolfare nessuna area. Nonostante fossimo lì la domenica, giorno in cui si è raggiunto il sold out tramite le sole prevendite online, non ho mai avuto un momento in cui mi sia sentito minimamente soffocato. Da questo punto di vista, per me, ci troviamo davanti a un successo organizzativo.

Tuttavia, mi sento più combattuto a dare un giudizio netto sulla nuova strategia scelta per la vendita dei biglietti. Da un lato si è scelto di ridurre il prezzo del biglietto giornaliero, acquistabile tramite piattaforma online a 15 euro per qualsiasi giorno (che salgono però a 17,50 con i diritti di prevendita), dall’altra parte il biglietto in presenza ha raggiunto il costo di 20 euro. Se questo ha permesso un controllo sui numeri di ingresso e un incentivo per i visitatori provenienti da fuori città, il prezzo ai botteghini è diventato un forte disincentivo per i cittadini catanesi e per chi ha difficoltà a organizzarsi in anticipo.

La spesa è sicuramente appropriata agli adeguamenti inflazionistici, ma la soglia psicologica dei 20 euro ha un suo peso che non è in linea con la situazione economica generale della popolazione siciliana. Sono prezzi che fanno ipotizzare che sia sempre più comune la scelta di entrare in fiera solamente un giorno e sarebbe interessante vedere, numeri alla mano, se esiste effettivamente questo trend. Una questione per nulla superflua perché bisognerebbe domandarsi quanto e come queste manifestazioni siano sostenibili nel lungo periodo.

Sarebbe altrettanto utile riflettere sull’identità sempre più confusa di queste fiere e quale ruolo possano avere per un medium in crisi come il fumetto, in particolar modo quello cartaceo. C’è spazio per promuovere il fumetto e appassionare le nuove generazioni o è un lungo cammino destinato a trasformare questi eventi in celebrazioni della cultura pop internettiana sempre più avulsa dai supporti cartacei e in parte perfino dalla narrativa?

Personalmente non ho aspettative particolarmente ottimistiche al riguardo. Nonostante l’esperienza di un’edizione molto piacevole, l’impressione è quella di visitare un museo che celebra il passato di un qualcosa che ha smesso da un po’ di essere allineato allo spirito del tempo.


NdA: si segnala che questo resoconto è stato realizzato in seguito alla partecipazione degli autori come rappresentanti del Papersera a mezzo di accredito stampa. Testo a cura di Filippo Francesco Montalbano, fotoreportage a cura di Roberto Fabbricatore.

Autore dell'articolo: Filippo Francesco Montalbano

Interessato all’analisi del fumetto e della narrativa in tutte le sue forme mediali, ho studiato prima Design Grafico e poi Cinema e Video all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Il mio approccio è multidisciplinare e il mio ambito di ricerca spazia dai mass media alla semiotica arrivando al mondo nipponico a 360 gradi. Mi interessa approfondire in particolare il tema dei meccanismi intersoggettivi nell’arte e nella comunicazione.

Autore dell'articolo: Roberto Fabbricatore

Sulla carta di identità figuro come Roberto, ma per tutti "Pacuvio" è il mio vero nome. Il pallino per Topolino e il fumetto Disney mi accompagna sin dalla tenera età, al punto tale da farmi stilare con costanza, già dai 10 anni, un archivio delle mie storie preferite su un quadernetto, accantonato dopo la scoperta del Papersera nel 2005. Nel tempo libero guardo film e serie tv, oltre a parteciparvi direttamente come comparsa sui set, mi diletto con la grafica e gestisco la "rassegna stampa" deI profili Facebook e Instagram del Papersera, per tenere sempre informato chi ci segue.