Intervista a Francesco Vacca e Vito Stabile
Dopo avervi proposto una lunga e piacevolissima chiacchierata con Casty, è giunto il momento di intervistare gli sceneggiatori in grado di conquistare il successo in una delle categorie previste dal ondaggio popolare del Papersera, il TopoOscar 2025: lasciamo quindi la parola a Francesco Vacca e Vito Stabile. Buona lettura!
TopoOscar 2025 – Miglior storia fino a 15 pagine
Francesco Vacca

Ciao Francesco! Paperino e la multa ricorsiva ottiene il premio di miglior “storia breve” ai TopoOscar del Papersera. Ti aspettavi di vincere questo premio?
Ciao, Papersera! Onestamente? No, non me l’aspettavo! C’erano un sacco di bellissime storie in concorso e la “concorrenza” era agguerritissima. Ero già soddisfatto di averne ben due tra le nomination, questa e Paperino e Paperoga in: Prendiamo il bus! Vedere La multa ricorsiva vincere è stata davvero una piacevole sorpresa.
A noi la storia ha piacevolmente richiamato alcuni classici del fumetto Disney con protagonista Paperino. Il tratto di Rota ha poi contribuito a renderla ancora più “classica”. Che giudizio daresti dei disegni del Maestro per la tua storia?
Credo di non avere neppure il diritto di parola sul Maestro Rota! Parliamo di un’istituzione, uno degli autori su cui ho imparato a leggere, già ai vertici prima che io nascessi. Vedere una mia storia disegnata da lui è stata un’autentica emozione e qualcosa che mai avrei sperato nella mia carriera… la prima sorpresa che mi ha regalato questa storia, prima dei TopoOscar!

Ci potresti raccontare quali sono state le fonti di ispirazione per questa avventura? E perché proprio le ten-pages di Barks?
Nella domanda precedente si faceva riferimento ai richiamo ai classici: sì, esatto, le ten-pages barksiane sono sempre il mio modello nell’approcciare questo tipo di storie, ci sono tra di esse alcuni incredibili capolavori della comicità! Paperino allevatore di polli (Omelet, 1952): vogliamo mettere? Potrebbe farmi ridere alla centesima lettura! Circa l’argomento, invece, l’ispirazione è, semplicemente, la vita quotidiana! Come lo stesso Paperino, nel cortometraggio Sogni d’oro, Paperino (Early to bed, 1941), afferma “I’m just a duck but I’m human”. È il più umano dei personaggi Disney e quello più adatto a vivere le piccole disavventure quotidiane che capitano a tutti noi. Come le peripezie con i mezzi pubblici, con le quali mi sono divertito in Prendiamo il bus! o, appunto, gli uffici postali, il traffico cittadino e il rischio multe.
Come ti è venuta l’idea della struttura ricorsiva? E’ stata difficile da gestire?
Amo la circolarità e le strutture ricorsive. Quindi, no, anzi, mi diverto molto a cimentarmi con questo tipo di storie. Sul settimanale non è neppure la prima volta che lo faccio, visto che avevo già giocato in modo simile con Paperino, Newton e l’effetto fisarmonica, provando però a buttarmi su uno spunto, quasi, da hard sci-fi rispetto agli scenari di vita quotidiana de La multa ricorsiva.
Paperino è uno dei più grandi personaggi Disney, ma negli anni le grandi storie di Paperino si fanno sempre più rare e Paperino risulta spesso comprimario e non protagonista. Come ti rapporti al personaggio?
Per me è e rimane un personaggio centralissimo: è quello di cui ho scritto di più e molto spesso usandolo in qualità di protagonista. Come tutti i personaggi con una lunga storia editoriale e migliaia di pagine alle spalle, è normale che in alcuni momenti venga parzialmente eclissato. Ricordo una vecchia intervista a Giorgio Cavazzano, a memoria dei primi anni 2000, dove parlava del personaggio di Topolino che, secondo lui, aveva ancora un enorme potenziale inespresso. E aveva ovviamente ragione: quante storie assolutamente memorabili con protagonista Topolino sono uscite negli ultimi due decenni e mezzo? Penso che la stessa cosa si possa dire per Paperino: se al momento è leggermente defilato, non dubito che arriverà presto un’altra grande stagione che lo vedrà come protagonista.

Concludendo, ci puoi anticipare cosa hai in serbo per il prossimo futuro?
È sempre difficile rispondere a questo tipo di domande senza… sbottonarsi troppo! Diciamo che c’è qualcosa di “mitico” in arrivo e poi, per tornare alle atmosfere barksiane, diverse storie per il Donald Duck olandese, per il quale ho iniziato a scrivere da qualche tempo.
TopoOscar 2025 – Miglior storia da 16 a 50 pagine
Vito Stabile

Ciao Vito e congratulazioni! Zio Paperone e la Maschera di Sberleff ha vinto il TopoOscar come miglior “storia standard” del 2025. Ti eri reso conto di aver confezionato con Casty una storia tanto apprezzata?
Onestamente? Ero quasi certo che non sarebbe passata inosservata ma non mi aspettavo tutto questo clamore. Un po’ perché i lettori (comprensibilmente) vogliono vedere Casty sempre all’opera su testi suoi, un po’ perché temevo che la mia sceneggiatura non sarebbe forse stata all’altezza delle aspettative. Con il senno di poi posso dire che è andata bene: è uno dei pochissimi casi in cui oltre a quelli dei lettori ho ricevuto apprezzamenti e complimenti anche dai colleghi. “Casty effect”? Può darsi, ma per una volta ritengo di potermi prendere dei meriti anch’io!
Possiamo azzardare nel definirla un instant classic? Sia per l’eco di unanime approvazione, sia per il fatto che ripercorre uno stile tipico del fumetto Disney? Come ti è venuta in mente l’idea di scrivere una avventura come questa? È stata difficile da sceneggiare?
Non posso dire se sia un instant classic, però posso augurarmi che regga nel tempo. Penso sia il massimo a cui possa ambire un autore. L’idea mi è venuta… da parecchi anni, in realtà. Avevo da sempre il desiderio di vedere Casty all’opera sui paperi. Glielo chiedevo anche in tempi non sospetti, quando non ero ancora uno sceneggiatore, e lui diceva sempre le stesse cose: “eh, ma non so farli, eh ma i topi, ecc“. Poi, quando ho visto che aveva cominciato a disegnarli molto più spesso (qualche copertina, storie corali insieme ai topi e così via) ho pensato: “oh, sai che c’è? Gliela scrivo io, una storia di paperi!” Gli ho buttato l’idea della collaborazione tra il serio e il faceto e lui si è dimostrato da subito molto bendisposto, a patto che la storia avesse avuto i giusti requisiti. Che fosse, insomma, incline ai suoi gusti e alla sua poetica. Per il resto non ho avuto nessuna indicazione specifica e ho cercato di scriverla come scrivo da sempre le mie storie con Paperone, quindi non c’è stata nessuna difficoltà particolare. Mi sono forse divertito un po’ di più, questo devo ammetterlo.
Quali sono gli elementi di ispirazione a cui hai attinto? E in cosa secondo te assomiglia e in cosa si differenzia rispetto alle avventure classiche di zio Paperone degli anni passati?
Ho provato a ispirarmi a certe avventure classiche, da Barks a Cimino passando per Siegel e Scarpa, ma cercando di non scimmiottare nessuna storia in particolare. Ciò che volevo era anzitutto realizzare una buona storia di Zio Paperone, una che Casty avesse il piacere di illustrare. Ci sono ovviamente anche le mie amate DuckTales, soprattutto nelle sequenze action come le trappole nel tempio, tra frecce scagliate ovunque e pareti che si avvicinano inesorabilmente ai nostri eroi per schiacciarli. Sono elementi che di solito funzionano meglio in animazione perché si basano sul movimento, ma quando posso li inserisco sempre perché rendono una storia meno statica.

Qualcuno ha scritto che la storia, oltre ai disegni, si rifà a quelle del passato anche per la sua narrazione e io non sono d’accordo: a mio avviso si tratta di una sceneggiatura attuale come giusto che sia. Se prendete un Topolino degli anni Settanta noterete che ci sono didascalie ovunque per evidenziare ogni cambio di scena, di luogo ecc. Se dal giorno si passa alla notte, una dida dice: “quella notte…”. Oggi mi basta mostrare una vignetta muta con il Deposito sotto il cielo stellato. Oppure, per “congedarsi” da una scena in modo cinematografico, posso mettere un elicottero che si allontana al tramonto senza nessun dialogo, cosa che nelle storie “di una volta” accade molto raramente. Insomma, credo si tratti di una storia che richiama certe epoche e atmosfere senza ricalcarle in maniera pedissequa. A parte la “quadruplona ciminiana”, ovviamente: l’adoro da sempre e, se posso, cerco di inserirla anche in altre occasioni. Cimino si è inventato un modo superbo di presentare una storia e credo sia un peccato che questa trovata sparisca con lui.
In generale per te che caratteristiche dovrebbe avere una storia con protagonista il Vecchio Cilindro?
L’importante è che lo Zione sia sempre alle prese con un guaio di qualche tipo, meglio se legato al suo patrimonio. Sono cresciuto con DuckTales, una serie che (non mi stancherò mai di ripeterlo!) ha fatto un lavoro meraviglioso col personaggio di Paperone, mettendo il suo denaro al centro di gran parte degli episodi. Che siano i continui attacchi dei Bassotti o di Cuordipietra, oppure che il denaro sprofondi sottoterra o nel mare, o che il Deposito venga “prelevato” dagli alieni, quando lo Zione deve lottare per difendere la sua fortuna per me hai già realizzato una storia giusta per lui. Nella Maschera di Sberleff, Paperone subisce degli apparenti guai legati al suo denaro: affari in fumo, le sue banconote disperse sulla città e così via. Se questo accadesse a miliardari come Tony Stark o Bruce Wayne ci importerebbe qualcosa? Ovviamente zero. Ma con Paperone è diverso, perché Barks ce lo ha mostrato così legato ai suoi soldi che, quando vengono messi in pericolo, è come se a rischiare fosse lo Zione stesso. Un personaggio straordinario!
Sicuramente i disegni sono stati fondamentali per ricreare una ambientazione retro: com’è stato lavorare con Casty su questa storia? Già all’inizio siete partiti con l’idea definitiva o si è costruita mano a mano? E la palandrana blu quando è arrivata?
Casty possiede una qualità che forse si tende a dare per scontata, ma che reputo fondamentale per collaborazioni di questo tipo: è un appassionato genuino. Non soltanto di fumetto ma anche di come si fanno i fumetti, e questa sua passione è contagiosa e finisce che ti diverti davvero. Io ho proposto il soggetto che gli è subito piaciuto e poi è passato a darmi i suoi suggerimenti (sì, sì, mettici più di questo! E più di quello!), e così facendo l’idea della palandrana è venuta da sé: e se la facessimo azzurra? Ok, e allora magari i guanti gialli! Sì, vabbè, allora pure le pareti multicolore come una volta… e così via, fino a trasformarla in una storia davvero “sentita”. È bello lavorare così, fuor di retorica.

Cosa possiamo aspettarci nel futuro? Altre storie di questo filone? E in generale?
Sicuramente a entrambi piacerebbe una nuova storia su questa scia, sempre con Paperone. Ci sto già lavorando (anche perché Casty mi “tampina” periodicamente!), solo che mi piacerebbe alzare l’asticella e sicuramente va trovata una storia degna.
In generale, sono in arrivo varie cose su cui non posso sbilanciarmi per ovvi motivi. Posso anticipare il ritorno de Il Corsaro e dirvi che, insieme a un disegnatore bravissimo con cui sono molto in sintonia, sto progettando una storia dello Zione che, se andasse in porto, potrebbe far parlare di sé. Ma siamo in una fase ancora embrionale (la redazione non ha letto ancora nulla!) e il futuro è tutto da scrivere, letteralmente.
14 MAG 2026
