Topolino 3683

Per una volta, cominciamo dicendo subito quel che pensiamo del nuovo numero del settimanale: Topolino 3683 è una di quelle uscite che verranno ricordate negli anni a venire, in particolare per la storia in apertura, cui è anche dedicata la copertina di Andrea Freccero.
Non esiste infatti altro termine se non “capolavoro” per definire Pippo Holmes e la penultima avventura. Bruno Enna ai testi riesce a fare proprio tutto lo spirito degli scontri tra Sherlock Holmes e la sua nemesi James Moriarty e a trasferirlo perfettamente in salsa disneyana, azzeccando totalmente la suddivisione dei ruoli. Avere Pippo nel ruolo del celebre investigatore poteva sembrare un azzardo, ma questa sua terza apparizione conferma quanto il personaggio, uscito dal ruolo di ingenuo ma non da quello di strampalato, sia centrato su questa parte. Le pagine di entrambe le puntate scorrono via lisce, tra gag, vero e proprio dramma (seppur edulcorato) e un estremo rispetto della trama originale.
Venendo al comparto grafico, rileviamo subito che Mario Ferracina ha compiuto un ottimo lavoro, mettendoci davvero del suo e dando alla trama e ai personaggi espressività e dinamismo in ogni scena. Per questo, sarebbe ingeneroso paragonare la sua opera con quella del predecessore Mottura: quest’ultimo ha ben altra esperienza con il mondo Disney, e sarebbe troppo facile affermare che il suo tratto, arzigogolato e dettagliatissimo, avrebbe reso meglio ambientazioni e dinamiche.

Dramma e suspense in casa Disney!
Se l’artista piemontese era riuscito a conferire alla Londra vittoriana un caratteristico alone di fumoso e quasi di deformato, che sarebbe stato del tutto confacente a un’avventura gialla di questo stampo, anche i disegni di Ferracina ben s’attagliano al genere, pur con le loro maggiori classicità e pulizia. Non si tratta quindi di raffrontare uno stile caricaturale con uno più drammatico, ma di mettere a paragone un tratto più pulito con uno più elaborato, e, a nostro parere, il bersaglio è stato sicuramente centrato.
Le brevi Paperino e l’introvabile frammentosauro (di Niccolò Testi e Alessio Coppola) e Galaxy Quack – Buzzato! (di Giovanni Barbieri e Giovanni Preziosi) svolgono bene il loro compito, narrandoci gli aspetti più divertenti e farseschi di Paperino, calato in due contesti del tutto diversi, ma comunque regalandoci grasse risate: pur con qualche estremismo, sfidiamo qualsiasi collezionista maniacale a non riconoscersi nel Donald cocciuto e imbranato della prima storia, o qualsiasi corriere a non ammettere di avere perso più volte tempo e pazienza in trafile burocratiche infinite!

Ecco come fare un tiro davvero potente!
Chiude il numero la terza puntata di Paperino in: Fifa World Cup. Marco Nucci è abile ad uscire dal mero resoconto calcistico e a creare divertenti gag inserendo però un elemento di disturbo, ai confini del vero e proprio mistero da risolvere, che rende la saga ben diversa da quelle che ne sembravano le premesse.
Ovviamente, per dare un parere definitivo occorrerà vedere dove si andrà a parare, ma lo storytelling è per ora gestito al meglio, e la voglia di conoscere come si continuerà è notevolmente aumentata, dimostrando una volta di più quanto Nucci sia un abile sceneggiatore. Lo applaudiamo quindi, come applaudiamo Corrado Mastantuono, il cui tratto smaccatamente caricaturale è perfetto per questa storia sia quando vi sono gag spassose che vedono i personaggi in pose accentuate e buffe, sia quando in alcune scene un po’ più di serietà è dovuta, conferendo ai vari characters toni sapientemente meno macchiettistici.
Divertenti sono anche il classico Che aria tira a… Topolinia di Silvia Ziche, e la conclusiva, a suo modo geniale, Sapore d’estate – Geometria solida di Carlo Panaro e Ottavio Panaro. Sul fronte rubriche, ancora Mario Ferracina ci insegna come disegnare Pippo Holmes, e ci vengono poi rivelate alcune curiosità sul mondo dei puzzle, in connessione con la storia di Testi/Coppola.
Questo numero è dunque sopra ogni media: soddisferà davvero qualsiasi palato, e il fatto che contenga solo la terza parte di una storia in cinque puntate non ci impedisce di attribuirgli il dovuto voto massimo possibile: Pippo Holmes da solo varrebbe tutto il numero, ma il contorno non sfigura affatto, anzi.

