Pk Early Days Adventures -2. Tutta un’altra storia

Dopo il successo di Meno uno all’alba, le celebrazioni del trentennale di PK proseguono con questo secondo prequel, sempre nel formato spillato delle prime serie e sempre a opera del duo creativo Alessandro Sisti/Claudio Sciarrone.
Già dal titolo, Tutta un’altra storia, s’intuisce che la direzione intrapresa dallo sceneggiatore di Broni sia completamente diversa da quella del #-1, distaccandosi dalle atmosfere leggere e umoristiche che lo caratterizzavano per virare su toni più canonici, in un’avventura che coniuga molto efficacemente l’ambientazione precedente a PKNA con la prosecuzione di una delle trame lasciate in sospeso dalle ultime storie della PKNE.
Sisti, infatti, adopera la sua solita abilità nel mettere in moto e unire avvenimenti tratti da diversi setting della serie (pensiamo all’interazione fra Leonard Vertighel e Tyrrel Duckard in Droidi, o al primo incontro tra Lyla e Xadhoom ne Il principio di Voyda), scegliendo qui di riportare in campo Axel Alpha. Il personaggio, ex superspia creata da Francesco Artibani nella serie di DoubleDuck, era stato ripreso poi in TimeCrime come fondatore dell’Organizzazione e usato nuovamente proprio da Sisti in Zona franca e Il principio di Voyda, al termine della quale riusciva finalmente a ritornare nel XXIII secolo.
È proprio da qui che prende le mosse questa storia, con Axel nel 2276 al cospetto di un’inedita triade dell’Organizzazione che decide di tornare indietro nel tempo per eliminare PK… prima che diventi tale, in un momento poco precedente al suo incontro con Uno (e quindi al Numero Zero!). Lo spunto non è originalissimo, ma a funzionare davvero bene sono le motivazioni del villain, più sfumate di come appaiono: lo sceneggiatore è molto bravo a infondere finalmente una nota di umanità a un personaggio caratterizzato finora in modo piuttosto piatto. I suoi reali scopi, infatti, per quanto semplici, non cadono nello stereotipo del piano malvagio da cattivo dei fumetti, e anzi se ne discostano parecchio offrendo una prospettiva che non era mai stata messa in scena nella serie, nonostante non venga particolarmente approfondita.

La nuova triade
Ad aggiungersi all’ottima caratterizzazione di Axel, nella storia sono presenti una serie di situazioni piuttosto riuscite: anche questo #-2 vede il ritorno di alcuni nemici di Paperinik, in questo caso il classico Spectrus e l’“anacronistico” (essendo stato creato solo nel 2009!) Cavaliere analogico. La loro comparsa è molto efficace, e i due supercriminali risultano ben più inseriti nella trama rispetto al cameo di Inquinator nel #-1. Più inserito nella trama è anche Paperinik, che stavolta ha un ruolo importante, seppur inconsapevole, nelle vicende narrate: proprio attorno a lui si viene a creare un divertente capovolgimento di ruoli, con l’Organizzazione che cerca di proteggerlo da Alpha e la Tempolizia che invece spera di non trovarsi costretta a intervenire per salvarlo; ciascuno, come al solito, agisce soltanto secondo i propri interessi.

Arma del passato, nemico del futuro
Qualche difetto, comunque, rimane. Le trentotto pagine a disposizione restano sempre troppo poche, e alcuni passaggi narrativi ne risentono risultando un po’ congestionati e affrettati. Tutto il finale, per esempio, avrebbe beneficiato di qualche tavola in più, così come risulta abbastanza sacrificato il personaggio di Angus, al quale viene comunque riservato dello spazio all’interno di una narrazione che svela brillantemente l’origine del suo astio nei confronti di PK. Inoltre, la nuova triade dell’Organizzazione è piuttosto anonima, per quanto sia intrigante e meritevole di essere approfondita l’idea che il cartello di cronocriminali abbia ogni volta una leadership diversa da dover contrastare, rendendolo di fatto – e molto realisticamente – impossibile da smantellare. Per l’occasione però sarebbe stato più funzionale recuperare la storica triade di PKNA, molto più carismatica e già con una sua caratterizzazione ben definita.
Sicuramente non aiuta nemmeno il character design di Claudio Sciarrone, autore di una delle sue prove meno riuscite alle prese con la serie. Dispiace constatare questo calo qualitativo, ma spesso le vignette sono praticamente vuote, con sfondi solo abbozzati e quasi completamente privi di dettagli; a risaltare, alla fine, è solo qualche primo piano di Paperinik o Lyla. Se nel #-1 avevamo lodato quella che sembrava una volontaria stilizzazione e semplificazione del suo segno, qui non si può fare a meno di chiedersi se si tratti di un’estremizzazione dello stesso concetto o soltanto di un lavoro eseguito di fretta. In ogni caso è davvero un peccato, viste le indubbie capacità del disegnatore che sono tra l’altro evidenti anche nella splendida copertina, quella sì degna del miglior Sciarrone. C’è anche qualche piccolo errore proprio nella rappresentazione di Axel Alpha, a cui è stato invertito l’occhio bionico (dovrebbe essere il sinistro, mentre nella storia è il destro) e del quale non sono stati disegnati gli innesti cyborg visibili che aveva già da Zona franca.

Un easter egg numerico
I redazionali, scritti da Alessandro Sisti e Valerio Paccagnella e illustrati ottimamente da Giovanni Preziosi rimangono, come nel numero precedente, prevalentemente sul registro umoristico; in coda a una storia come questa si sente un po’ la mancanza delle cosiddette tecnobubbole, quelle serie spiegazioni pseudoscientifiche così tanto curate nella serie originale. Va però detto che sia il Pk Quiz a inizio albo (pieno tra l’altro di citazioni e riferimenti ad altre storie Disney) sia il doppio Pk Travel (due stralci di pseudobiblia, uno sulla storia delle triadi dell’Organizzazione e uno sull’arruolamento nella Tempolizia) riescono a essere decisamente divertenti, nella loro demenzialità assoluta. L’unica concessione alla serietà si ha con le Angus Fangus News, nelle quali è stata compiuta un’operazione apprezzabilissima, riportando un articolo scritto dallo stesso Fangus che risolve – non senza qualche pikappicissima contorsione, s’intende – possibili contraddizioni fra le vicende di Tutta un’altra storia e il passato del giornalista raccontato in Underground.
In fin dei conti, il numero -2 di PK Early Days Adventures prosegue sulla scia del #-1 così come lo #0/2 di PKNA faceva con lo #0: passando al filone dei viaggi temporali da quello evroniano. Il risultato è valido sia come operazione nostalgia, grazie all’ottima fattura dell’albo, sia dal punto di vista strettamente narrativo, con una storia magari poco accessibile per i neofiti ma che soddisferà certamente il palato dei pker e che ha purtroppo nella parte grafica il suo punto debole.
Il #-3, come da tradizionale teaser nell’ultima pagina, dovrebbe uscire per Lucca Comics a fine ottobre, e vedrà un avvicendamento ai disegni: sarà l’altro habitué pikappico Lorenzo Pastrovicchio a raccogliere il testimone. Apprendiamo con un certo sollievo che chiuderà questa breve serie di prequel, che pure finora sono stati riusciti. Il rischio sarebbe stato di trascinarsi troppo a lungo con trame poco interessanti, mentre personalmente sono invece dell’idea che l’esperienza di PK in spillato debba proseguire, ma con storie ambientate nel presente che portino avanti le storyline lasciate in sospeso, magari affidate proprio allo stesso Sisti. Ma questa, come si suol dire, è tutta un’altra storia.
P.S.: Ci teniamo a segnalare anche in questa sede che sul nostro forum è intervenuto Alessandro Sisti in persona, rispondendo molto gentilmente a varie perplessità dei lettori. Qui il link alla discussione.

