Paperolimpiadi

23 APR 2020
La doppia splash-page con cui si aprono le Paperolimpiadi
Io e Romano Scarpa

Sono convinto di avere sempre letto fumetti, fin da piccolissimo. Il che vuol dire non avere ricordi nitidi della mia “prima volta”: nessun primo numero di Topolino, nessuna prima storia che mi ha catturato, nessun momento cruciale. I fumetti ci sono sempre stati.

L’uomo di Ula Ula, Paperin Hood, Le sorgenti mongole…

C’è però un ricordo che si staglia chiaro. Ogni anno, in primavera, mio papà mi portava a Expocartoon, la grande fiera di Roma negli anni Novanta. Arrivarci era un viaggio, ma che soddisfazione poi aggirarsi fra i padiglioni e gli stand… in particolare, uno di questi era una tappa fissa: quello dell’allora gloriosa Comic Art. Mentre mio papà acquistava non so che cosa, io rimanevo in contemplazione dei volumi gialli, cartonati, dei Capolavori Disney. Ogni anno avevo infatti l’occasione di portarne a casa uno, a causa del prezzo elevato (40.000 lire); così dovevo scegliere accuratamente quale, per non sprecare quella meravigliosa opportunità.

Dopo un paio di anni di assestamento, riuscii a individuare il nome che più di ogni altro mi aveva regalato con le sue bellissime storie ore e ore di lettura e rilettura di quelle tavole in bianco e nero: Romano Scarpa. E ricordo quindi il me bimbetto che punta dritto lo stand e, rispondendo alla domanda dell’addetta, la incalza deciso: “ha qualcosa di Romano Scarpa?” La determinazione fu tale che la commessa, dopo un attimo di sbigottimento, ci fece uno sconto di 10.000 lire per premiare me, giovanissimo appassionato, che non vedeva l’ora di divorare nuove meravigliose avventure di quello che considererò sempre il più grande autore Disney.

Io e le Paperolimpiadi
Un vattelapesca non come tutti gli altri

Come i fumetti, anche lo sport è una mia grandissima passione dalla più tenera età. Non solo il calcio, ho sempre seguito ogni competizione possibile: i trionfi pallavolistici della “Generazione di fenomeni”, le sfide tennistiche di Coppa Davis, le finals NBA con i Chicago Bulls di “Air” Jordan… e quale momento più simbolico delle Olimpiadi? La Disney sapeva bene di avere tanti giovani lettori appassionati di sport e nell’estate dei Giochi preparava puntuali albi a tema.

Come primo nacque Topo Olimpiadi, realizzato per Barcellona 1992 con un curioso taroccamento della storia ideata in occasione di Los Angeles 1984; poi, contemporaneo ad Atlanta 1996 arrivò Disney Olimpiadi, che rispolverava nuovamente un’avventura di 8 anni prima, nata quindi per Seul 1988. Un albo dedicato a un’unica lunga storia, ambientata durante la più grande manifestazione sportiva mondiale: imperdibile. Lo comprai e lo divorai, lo lessi e lo rilessi, e ancora oggi sono qui a parlare delle Paperolimpiadi.

Una storia sportiva (?)

Già, ma quanto compaiono o vengono citate le Olimpiadi nel corso delle 250* tavole? Poco, pochissimo. Si dice che Scarpa non amasse le storie sportive e per certi versi ne abbiamo qui una perfetta rappresentazione. Eppure, come già era accaduto per i Mondiali di calcio del 1974, anche questa avventura diventa altamente identificativa dell’evento che celebra, pur terminando proprio quando i Giochi Olimpici, finalmente, stanno per iniziare.

Pronti alla sfida contro gli alieni!

È pur vero che lo sport attraversa tutta la storia, rimanendo però soltanto di sfondo rispetto alla trama principale. Scarpa preferisce mostrarcelo nella sua versione più pura, quella in cui è ancora un divertimento per i ragazzi; quanto di più lontano, quindi, dalle competizioni che si svolgono sotto i riflettori dei massimi palcoscenici. Anzi, l’unica vera gara a cui assistiamo avviene in segreto, fra alcune impervie rocce coreane: una sfida che resterà sconosciuta al pubblico, ma dal valore molto più rilevante rispetto alla kermesse olimpica.

C’è piuttosto, seminascosto fra le pieghe della storia, uno sguardo disincantato sulla grande esposizione mediatica a cui gli sportivi sono sottoposti, sul crescente interesse di televisioni e sponsor per un evento nato in origine come riservato ai dilettanti, e sulla frenesia degli spettatori di avere in anteprima più che mai notizie, immagini e risultati delle competizioni. Un’osservazione tanto corretta quanto anticipatrice dell’evoluzione della società contemporanea, in cui Internet e gli smartphone ci interconnettono tenendoci informati costantemente, minuto per minuto: uno scenario invero difficile da immaginare in un’epoca così vicina eppure così diversa, come quella di trent’anni fa.

Più sportivo, ma non esattamente disinteressato…

Ancora una volta dunque Scarpa si conferma autore in grado di vedere lontano, quasi avesse il dono della premonizione – e quale storia avrebbe potuto essere più appropriata per dimostrare questa sua qualità?

Una storia romantica
Il primo sguardo fra Kim e Chen

Le Paperolimpiadi, insomma, si caratterizzano come un’avventura molto più elaborata di una tipica storia sportiva. Sono molti i generi che si intrecciano nel corso della narrazione: accanto a spunti classici come l’indagine investigativa, l’invasione aliena, la sfida affaristica, se ne affianca uno sicuramente meno comune, ovvero la storia d’amore.

Spesso precluso dalle sceneggiature a causa dell’intoccabile status quo a cui sono sottoposti gli standard characters disneyani, Scarpa affida a due personaggi – creati ex novo – il lato romantico della vicenda. È una storia semplice, ma commovente, quella che lega la nordcoreana Chen Dai-Lem e il sudcoreano Kim Don-Ling: innamorati fin da bambini, separati da una ottusa divisione politica, ritrovatisi miracolosamente in un’emozionante lieto fine.

L’efficace rappresentazione della divisione al 38° Parallelo

Kim e Chen sono però molto più di due fidanzati. Sono loro infatti i legittimi rappresentanti della terra che ospita i Giochi Olimpici nel 1988, la Corea. In poche, ma significative vignette, Scarpa ci mostra gli scontri armati che hanno insanguinato la penisola nel XX secolo e che hanno portato alla creazione di due nazioni, da un solo popolo. Il loro ricongiungimento diventa quindi simbolo di speranza per una riunificazione più importante per cui però, a tutt’oggi, non si intravedono concreti passi avanti.

Una storia “scarpiana”
Due fra le numerose creature scarpiane in scena

È quest’ultimo un tratto tipico delle storie scarpiane: lo sviluppo narrativo di un ideale in cui i buoni sentimenti non siano solo fini a stessi, ma prevalgano e riescano a risolvere i conflitti presenti nel mondo che ci circonda. Forse un atteggiamento ingenuo, ma sicuramente nobile e di cui apprezzare l’inserimento in una storia destinata a intrattenere ed educare i giovani lettori di Topolino.

Non è comunque l’unico elemento caratteristico scarpiano che ritroviamo nelle Paperolimpiadi. Innanzitutto, nel corso degli otto episodi che compongono la storia, incontriamo praticamente l’intero cast di personaggi creati dall’autore veneziano: Brigitta, Filo Sganga, Bruto, Trudy, Plottigat, Sgrizzo*, perfino l’avvocato Cavillo Busillis, in una sorta di grande autocelebrazione della propria instancabile inventiva. Ma non finisce qui. Come antagonisti, tornano infatti in scena gli alieni già visti in Storie stellari: Paperobot contro i Paperoidi, indovinate scritta da chi.

È un modo in cui Scarpa porta avanti la sua personale continuity. Citerebbe anche la sua Topolino e il ferro d’oro, ma la redazione, ritenendo questa nota troppo autoreferenziale, sbianchetta la battuta in cui Topolino e Paperone, ritrovandosi, ricordano la loro precedente avventura veneziana affrontata insieme.

L’ultima volta fu a Venezia!

Già, perché oltre ad essere tutto quanto finora esposto, Paperolimpiadi è una grande storia corale, in cui trovano spazio topi e paperi, parte dello stesso universo disneyano, abitanti sì di due città diverse ma per nulla separati in compartimenti stagni: un altro principio cardine della narrativa scarpiana.

Una storia incompleta*
Su questo volume, finalmente, la versione integrale delle Paperolimpiadi

Per due volte ho inserito l’asterisco poco sopra, perché le vicissitudini editoriali di questa avventura meritano comunque di essere ricordate. Sull’albo di cui parlavo all’inizio del pezzo, la storia comparve monca di 6 tavole rispetto alla pubblicazione sulle pagine di Topolino, quelle nelle quali il duo Sgrizzo-Paperoga dà sfogo alla propria indole più distruttiva.

Quello che allora in pochi sapevano era l’esistenza di una tavola, per la precisione l’ultima del terzo episodio, mai apparsa sul libretto ma presente nelle versioni estere. Una rivelazione di cui venni a conoscenza grazie all’amico Sprea e che, dopo una dimenticabile edizione “di pregio”, in cui veniva reintegrata questa tavola ma non 4 delle 6 già mancanti nel 1996, ha portato finalmente in edicola, all’interno della collana dedicata alla opera omnia di Romano Scarpa, la versione originale e completa della storia nelle sue 250 tavole.

Io, Kim Don-Ling

Era il 3 novembre 2014, e così scrivevo pochi giorni dopo sulle pagine del forum:

Cogliendo l’occasione offertami dalla tanto attesa pubblicazione integrale delle “Paperolimpiadi“, a oltre 25 anni dalla prima apparizione su Topolino, ho deciso di abbandonare il mio storico ma provvisorio nickname. […] se mai qualcuno se lo domandasse… perché Kim Don-Ling?

[…] Perché è un personaggio allegro, sportivo, ingenuo, romantico, coraggioso, onesto: non credo di possedere tutte queste doti, ma mi piacerebbe averle.
Perché è un personaggio creato da Romano Scarpa, da me considerato il più grande Maestro disneyano (più di Barks e Gottfredson dai quali discende).

Insomma, non è solo un dato oggettivo come l’inarrivabile qualità delle sue avventure a legarmi a Romano Scarpa, ma anche un fattore soggettivo, quello di un autore che mi ha accompagnato fin da quando ero bambino, e continua a farlo anche oggi che utilizzo – forse impropriamente – il nome di un suo personaggio minore, che però mi è rimasto dentro fin dalla prima volta che l’ho incontrato.

E che mi ha anche portato fortuna: proprio come lui, infatti, anche io ho trovato la mia Chen Dai-Lem, per non lasciarla più.

E vissero felici e contenti!

Autore dell'articolo: Federico Pavan

Sabaudo di nascita, romano d'adozione e veneto per amore, leggo fumetti da quando ero bambino e non ho ancora smesso! I miei preferiti: Tex, Asterix, Lucky Luke, Corto Maltese, Mafalda… ma Topolino resta il compagno di viaggio più fedele, una passione che mi ha portato a conoscere il Papersera (e a incontrare tanti amici e una splendida sposa) lungo tutto lo stivale italiano. Il mio idolo disneyano di sempre è Romano Scarpa, ma non posso dimenticare l'emozione del mio primo raduno, nel quale ho avuto la fortuna di incontrare due miti come Don Rosa e Carlo Chendi.