Topolino 3480

08 AGO 2022
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Topolino 3480

Non è semplice recensire un numero del genere, comunque piacevole, visto il livello dei contenuti: Marco Nucci, nella storia di maggior rilievo del fascicolo, e cioè la conclusione di Topolino e l’incubo dell’Isola di Corallo, mette in gioco talmente tante chiavi interpretative, citazioni e riferimenti che è davvero molto difficile analizzarla a fondo come meriterebbe (probabilmente quest’opera sarà oggetto di un articolo dedicato nel prossimo futuro).

Di certo è divertente notare qua e là i riferimenti ai film di genere carcerario, da Le ali della libertà (a sua volta derivante dal racconto di Steven King, Rita Hayworth and Shawshank Redemption) a Papillon, così come le strizzate d’occhio agli appassionati di cinema: i due coniugi Alfred e Alma, dirimpettai di Minni, sono una citazione esplicita ad Alfred Hitchcock e Alma Reville.

Nucci riesce a creare una trama basata sulla costante atmosfera di tensione, sul pericolo, sull’imprevedibilità e sull’effetto di straniamento, di perdita dell’identità personale e di alienazione del sé che riesce ad arrivare al lettore grazie ai disegni di Casty, il quale, al pari dello sceneggiatore, si concede alcune citazioni di ambito fumettistico, a partire dalla figura di Niven il sovrintendente che si “diverte” a fare il secondino: il suo sguardo è tipico dei tanti personaggi secondari realizzati da Romano Scarpa all’inizio degli anni Settanta.

Molto interessante anche la sua interpretazione dell’incontro tra Topolino e Minni, con un alternanza di piani tra i due che inquadra Minni in primo piano per poi passarla in piano americano, cambiare lato con Topolino a figura intera e tornare infine al primissimo piano su Topolino con un ruolo molto ambiguo.

The hero's return

Il ritorno dell’eroe?

Noi sappiamo che è Topolino, ma per Minni lui è a tutti gli effetti Macchia Nera. Ciò che per noi è una versione di “ricongiungimento” tra i due è vissuto da Minni come una terribile minaccia e da Topolino come l’affrontare una profonda crisi di identità negata.

Il primissimo piano, quindi, serve a noi per empatizzare con Topolino, a quest’ultimo per riuscire a comunicare i suoi veri sentimenti oltre l’apparenza e a Minni per vedere al di là dell’aspetto esteriore.

Come detto, la scelta stilistica di Nucci è quella di costruire una storia basata prevalentemente sulla suggestione, sulla creazione di atmosfere, di impressioni e di condivisione delle sensazioni dei protagonisti, rinunciando al consueto piano dell’azione, degli inseguimenti, delle rapine e del dinamismo.

Non è semplice trovare filoni narrativi nuovi dopo quasi 100 anni di storie a fumetti con Topolino, ma credo che, per lo meno nella forma, il filone avviato da Nucci abbia preso un interessante andamento innovativo e al passo con i tempi.

Certo, la sceneggiatura va letta più volte per poterne goderne appieno (e questo per chi scrive è un pregio, sia chiaro), con scelte che spesso mi hanno sorpreso… anche in negativo, come quando le didascalie che scandiscono il tempo rimasto per la fuga dall’isola infrangono all’improvviso la quarta parete con uno stridente “cari lettori”, che rimette al proprio posto il protagonista e il lettore stesso, distanziandoli così bruscamente dopo aver costruito per quattro pagine un ottimo climax.

Macchia Nera

Il suggestivo rientro al covo

Molto più affascinante e coinvolgente la sequenza muta a pagina 39, dove Macchia Nera procede in silenzio verso un suo covo, appunto come un fantasma, riacquistando in sole cinque vignette tutto il carisma perso in decenni di storielle balorde.

Casty realizza l’ennesima tavola memorabile di questa storia, dopo quelle delle due puntate precedenti, facendoci percepire chiaramente come Macchia non sia un funny animal, ma una persona reale; una minaccia tanto più forte quanto più è credibile il personaggio/persona che la porta avanti. Una nota di apprezzamento particolare per l’egregio lavoro fatto da Michela Frare agli inchiostri e Manuel Giarolli ai colori.

La storia si conclude – come fosse un finale di stagione di una serie TV – con la risoluzione della vicenda che però lascia comunque aperte moltissime possibilità di sviluppo al nuovo tipo di scontro Topolino-Macchia Nera, avviatosi giusto un anno fa con Io sono Macchia Nera. Tutto promette di proseguire per un po’ con questo nuovo ruolo di Macchia Nera, che non potrà non influenzare anche eventuali altri autori che dovessero decidere di realizzare storie con questo personaggio.

La seconda puntata di Paperinik e la torre d’oro porta avanti la vicenda imbastita da Marco Gervasio che di certo non manca di incuriosire i lettori per vedere come il finale riuscirà a mantenere le promesse costruite sinora. L’autore di certo conosce a menadito l’opera originale di Martina, riproponendo anche piccoli dettagli come il camioncino dei gelati che riprende i tre carretti affidati a Qui Quo e Qua nella storia del 1972.

Quello che vi consiglio soprattutto di fare è di prendervi qualche minuto per godere dei disegni, delle espressioni dei personaggi, delle prospettive e delle ambientazioni realizzate da Emmanuele Baccinelli. Il disegnatore diventa più bravo ad ogni nuova pubblicazione, e i suoi echi carpiani credo verrebbero apprezzati anche da Carpi stesso.

L'interno del castello

L’interno del castello, dettagliatissimo!

Le storie centrali non mantengono lo stesso livello delle due precedenti. Deludente, e molto, la storia danese: a fronte di una trama fatta di gag dinamiche, slapstick e disastri che si susseguono a ritmi velocissimi, abbiamo dei disegni rigidi, a volte incerti e con inchiostrazioni più pesanti del necessario, quasi a sembrare interventi messi in opera in un secondo tempo per correggere ed adattare le espressioni dei protagonisti.

Meglio, ma senza sprazzi particolari, Zio Paperone e la vacanza di convenienza di Giulio d’Antona e Ottavio Panaro: una trama lineare e già vista, che viene comunque impreziosita da qualche battuta divertente ma con un incomprensione di base sulle regole che guidano il calcolo delle tasse a Paperopoli.

Se Paperone è a credito, significa che ha già pagato più del dovuto, se deve interrompere il flusso di cassa, deve evitare sì di incassare, ma anche di spendere… e altre incoerenze matematico-fiscali che ovviamente non penalizzano le gag della storia, ma comunque non ne agevolano la fruizione.

Don't Look Up

La situazione si mette male…

Chiude l’albo Topolino e il pianeta ramingo, prologo di una prossima storia che sembra già in questa prima parte profondamente debitrice al (bel) film Don’t Look Up, opera che basa la sua forza sull’ironia, il sarcasmo e la denuncia sociale.

Tutte tematiche non facilmente trasportabili sul “nostro” settimanale, e che quindi rischiano di disinnescare il punto forte della trama già dall’inizio. Vedremo, restiamo in fiduciosa attesa, con un sincero in bocca al lupo a Francesco Vacca (sceneggiatore) e Marco Mazzarello (disegnatore)

Ultime note per il mazzo di carte disegnato da Silvia Ziche ed acquistabile con un sovrapprezzo di 3,70 euro, e per le rubriche interne, questa volta meno interessanti delle ultime, con ben otto pagine dedicate ad Alice Antonelli, ingegnere che ha realizzato in casa un aereo ultraleggero, e due ad un giocatore con “ben” 16 presenza in serie A, proclamato da Licari (ma senza alcun riscontro sui vari siti, compreso quello ufficiale della serie A) “miglior giovane dell’ultimo campionato”… bah!



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Autore dell'articolo: Paolo Castagno

Sono appassionato lettore e collezionista di fumetti Disney sin da quando ho imparato a... guardare le figure. Il Papersera - sia il sito sia l'associazione - sono per me motivo d'orgoglio!