Topolino 3550

11 DIC 2023
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Topolino 3550

E se il Natale non fosse mai esistito?

Topolino non è nuovo alla messa in scena del meccanismo “attento a ciò che desideri”. Quest’anno, però, si è deciso di portarlo a un superiore livello di ambizione, coinvolgendo tutte le storie del numero in edicola, ma anche quelle dei numeri successivi, in una magniloquente “operazione Natale”.

Progetto riuscito? Per quel che concerne questa settimana, ci sentiamo di dire “sì”. Ma con riserve, peraltro tutt’altro che sorprendenti. Andiamo con ordine.

A desiderare che il Natale non sia mai esistito è stavolta Paperon de’ Paperoni in persona, nella storia Zio Paperone e la lampada bisestile (Marco Nucci/Stefano Intini) che apre il numero. Il suo rapporto di insofferenza e diffidenza verso il Natale è cosa nota, ma qui la goccia che fa traboccare il vaso è il rifiuto, da parte dell’eterna Doretta Doremì, di passare il Natale con lui a Paperopoli.

Una goccia che agli occhi di chi scrive (forse troppo puristi) è parsa evitabile: la forza del rapporto fra Paperone e Doretta sta nella sua rarefazione, quasi inesistenza; pensare che il primo abbia voluto scriverle una lettera per invitarla, sua sponte, a Paperopoli un po’ infrange la magia del non detto, del non fatto, e del non vissuto.

Ad ogni modo, è il Dottor Piuma, il nuovo e riuscito personaggio-passepartout di Nucci, a fornire a Paperone lo strumento per realizzare il desiderio: una lampada magica. Le conseguenze non si fanno attendere: tutto ciò che è accaduto a Natale, in un qualunque Natale, svanisce retroattivamente dalla Storia, compresa una sera memorabile in cui, ci viene spiegato, il piccolo Paperone ricevette quel suo famoso kit da lustrascarpe.

Ed ecco che l’ambizione del giovane basettone di Glasgow perde l’innesco, sfuma, e basta appena per portarlo fino in Calisota, sì, ma nel ruolo di pacioso e timido zio. Magia della lampada, però, l’utilizzatore del desiderio ricorda ancora tutto, e ha la possibilità di cambiare questo nuovo corso entro Natale. Si chiude così la prima storia del numero, a parere di chi scrive la più riuscita. Ma che Nucci si trovi più a suo agio con le storie umoristiche, in cui incanala una vigorosa geometria di coincidenze e rimandi verbali, non è cosa nuova.

Tutto è cambiato, Paperone!

L’ultima storia del numero, Topolino nel mondo senza Macchia, riprende il tema sull’altro lato del mondo Disney: per motivi ancora non spiegati (ma che si ha l’impressione netta che giocheranno un ruolo nelle storie dei prossimi numeri), è Topolino l’unico custode della memoria del Natale nella sua città. La ragione sembra avere a che fare con la sua connessione mentale-onirica con Macchia Nera, a sua volta intimo a sufficienza del Dottor Piuma.

Ed è proprio Macchia Nera a sparire completamente dal reale mondo topolinese (restando, appunto, solo negli incubi del suo peggior nemico). Il motivo? Un vago antenato venuto alla luce, in origine, proprio il giorno di Natale. Escamotage un po’ abborracciato, verrebbe da dire, ma il risultato di per sé lo ripagherebbe: l’assetto del sistema dei personaggi è completamente stravolto, con Basettoni che, ad esempio, non conosce più Topolino, e una carriera di detective che non è mai decollata.

Tuttavia, lo stesso escamotage (il bis-bis nato a Natale) è usato per cancellare dall’esistenza anche Pippo, con l’idea di precipitare Topolino in una condizione in cui non solo il suo peggior nemico, ma anche il suo migliore amico, sono completamente eradicati dalla sua vita. E se un’istanza di questo espediente era funzionale, due forse “stroppiano”. Ma tant’è.

I toni della storia, sempre volti a un riflessivo inquieto e preoccupato, sono ottimi e serviti alla perfezione dai disegni di Casty. E la chiosa, il rimando alle bizzarrie messe in mostra da Paperone nel tentativo di convincere i paperopolesi dell’esistenza del Natale, ispira una risata.

Paperoga in versione depressa

È nel mezzo che il meccanismo si inceppa. Le tre storie centrali hanno il compito di approfondire alcuni aspetti della sparizione del Natale: il mancato fidanzamento di Paperina e Paperino sviscerato con esiti comici meno soddisfacenti di quelli che ci si poteva aspettare in Paperina, ti presento Paperino di Sergio Badino e Silvia Ziche; la sparizione del 25 dicembre dal calendario (e il conseguente allungamento del mese di dicembre di un trentaduesimo giorno – ossia trentunesimo) spiegata con una certa prolissità (non imputabile alla sola presenza di Pico) in 32 ne fa dicembre di Giorgio Fontana e Donald Soffritti; il fatto che Paperoga non indossi più il suo maglioncino rosso, regalatogli a Natale, e abbia perso l’allegria che ne conseguiva, spiegatoci da Gaja Arrighini ed Enrico Faccini in Paperoga in nero.

Storia quest’ultima dai presupposti ottimi, che si regge su un’ipotesi molto audace (appunto, un Paperoga sempre chiuso e in casa e in odore di depressione clinica, a leggerla con gli occhi dell’adulto). Peccato che lo sviluppo si consumi con una serie di botte e risposte un po’ sterili con vari personaggi (perlopiù Brigitta), perché i presupposti per un revival degli estremismi paperogheschi ma su basi rovesciate ci sarebbero stati tutti.

In conclusione, un albo in cui l’impostazione “corale” e “in continuity” mostra le sue migliori virtù, acciaccata solo dall’incapacità di alcuni tasselli del progetto a reggere il rimbalzo di voci necessario alla riuscita. Cosa ci attende nei prossimi numeri? Probabilmente altre inattese conseguenze della sparizione del Natale e, sperabilmente, il progressivo approfondirsi dei nodi irrisolti come, ad esempio, il ruolo di Macchia Nera.



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Autore dell'articolo: Guglielmo Nocera

Oggi espatriato nel paese di Astérix, mi sono formato su I Grandi Classici Disney, che acquisto tuttora, e Topolino Story prima serie. Venero la scuola Disney classica, dagli ineguagliabili vertici come Carl Barks e Guido Martina ai suoi meandri più riposti come Attilio Mazzanti e Roberto Catalano (l'inventore della macchina talassaurigena). Dallo sconfinato affetto per le storie di Casty sin dagli esordi (quando lo confondevo con Giorgio Pezzin) deriva il mio antico nome d'arte, Dominatore delle Nuvole. Scarso fan della rete, resto però affezionato al mondo del Papersera, nella convinzione che la distinzione tra esegesi e nerdismo sia salutare e perseguibile. Attendo sempre con imperterrita fiducia la nomina di Andrea Fanton a senatore a vita.