Topolino 3468

16 MAG 2022
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Topolino 3468

È una copertina in qualche modo fuorviante quella del numero di questa settimana. E meno male, perché forse le storie che rivangano il rapporto fra Paperone e Doretta hanno fatto il loro tempo. Area 15: Sipario! di Marco Nucci e Libero Ermetti va su un’altra strada, sebbene i due personaggi in questione facciano capolino nelle pieghe emotive della storia.

Al centro dell’attenzione, ovviamente, i ragazzini del lanciassimo gruppo di Area 15. Ma il protagonista vero è ben più antico e appassionante: il teatro. La scrittura calca da subito la mano, tramite le didascalie, su un tono avvolgente, quasi paterno, che è divenuto ormai un marchio di fabbrica di Nucci e che si carica qui di un necessario ruolo di guida in una storia di fatto corale, tanto nella gestione pratica dei personaggi quanto nell’intento di celebrare l’arte teatrale.

Il risultato è eccellente, e i disegni di Ermetti veleggiano da par loro con eleganza. Forse, va detto, alcune inquadrature sono eccessivamente omologate alla media dei disegni di vari autori negli ultimi mesi. Il tratto più minuto e dinamico dell’Ermetti originario dovrà venir fuori con più prepotenza per dar vita a qualcosa di nuovo, ma per ora quantomeno l’alchimia con la materia narrata e, soprattutto, la cura dei dettagli fisionomico-espressivi funziona.

Una certa linearità, un tono ovattato, una mancanza a tratti di movimento narrativo, in fondo, sono il prezzo da pagare per una trama incentrata su un gruppo di ragazzini che prepara un’interpretazione teatrale: una scelta fuori dai canoni dell’avventura disneyana e difficile da realizzare, che si spera possa aprire la strada a ulteriori puntate nel mondo delle arti vissute in prima persona.

Tutt’altro tono per PippoSpot: Corso di pubblicità e Sopravvivi con Indiana: Nel deserto, rispettivamente di Roberto Gagnor/Mattia Surroz e Marco Bosco/Lucio Leoni. Le citiamo insieme perché la prima sembra un vero e proprio (riuscito) esercizio di stile sul modello della seconda e, in generale, delle brevi “elencative” di Bosco.

Càpita

La storia di Pippo è una ricerca dell’iperbole nel tentativo di far vestire al personaggio i panni del consulente di marketing per un malcapitato cliente, laddove quella di Indiana è un prontuario surreale su come sopravvivere nel deserto. Entrambe le storie soffrono la loro formula, difficile da ripetersi dopo decenni di uso, ma quella di Gagnor strappa qualche sorriso in più complici i disegni di un Surroz non trascendente ma birbone a sufficienza.

Per nulla riuscita la storia successiva, Archimede e il profumo di guai, di Gorm Transgaard e Marco Rota, che si esaurisce improvvisamente nella propria stessa introduzione. Un peccato, perché i disegni di Rota, sebbene mostrino il segno degli anni, regalano sempre quella peculiare morbidezza e cura dei personaggi che non è facile trovare in altri.

Ed eccoci finalmente al quarto episodio de Gli urbani paperi: Annus confusionis. La serie si pone come una sorta capitolo di una Storia e gloria della dinastia dei paperi allargata: se il ciclo marinano poneva sempre una corrispondenza fra episodio ed epoca storica, qui si fanno le cose in grande e si imbastiscono trame articolate in più tempi per ogni incarnazione storica dei paperi: prima i popoli italici, e ora Roma.

Viene lecito domandarsi se gli eventuali successivi capitoli saranno ambientati a loro volta in Italia: se così fosse, sarà molto interessante conoscere i momenti e i luoghi della storia della Penisola presi in considerazione di volta in volta come teatro dell’azione.

Le tortuose vie della congiura

Certo è che il grande spazio di pagine a disposizione permette allo sceneggiatore, Matteo Venerus, di alzare il tiro rispetto alla media delle avventure “storiche” e imbastire una trama corposa che va assomigliando a una di quelle serie televisive ultracospirative (storiche o fantastiche) in voga negli ultimi anni: una scelta forse non molto disneyana, ma che ha il potenziale per portare aria fresca e buon intrattenimento.

Il risultato, in termini di soggetto, è piuttosto valido: i rivolgimenti di trama sono non scontati, ben preparati, anche montati in maniera non superficiale sui passaggi istituzionali romani, e si organizzano molto attorno a personaggi alieni al cast dei paperi, come l’infido e pauroso Faberio Flaviano: altro fattore inusuale ma tutt’altro che fuori luogo.

In termini di sceneggiatura, invece, il panorama a nostro parere peggiora: la lunghezza e l’insistenza di alcuni snodi, la pedanteria di alcuni lunghi monologhi interiori dei personaggi, l’ingenuità delle scelte lessicali “romanesche”, sono tutti fattori che allontanano il lettore da una fruizione convinta e dinamica della storia. Peccato, perché il progetto avrebbe invece lo spazio e il potenziale per rinverdire i fasti di perle del passato come l’indimenticabile La storia vista da Topolino.

Venendo ai disegni, così come era stato ne Gli italici paperi Emmanuele Baccinelli si scatena. I risultati sono in linea con la sua esperienza, ancora poca, e il suo entusiasmo, intensissimo. Mille influenze si affiancano in questa prova, dalla (ancora pesante) egida frecceriana ai tocchi uderziani (soprattutto nei dettagli di postura e abbigliamento dei Romani). Molti scorci sono da antologia, alcuni passaggi (soprattutto nella rappresentazione dei personaggi secondari) pagano forse un debito alla tradizione topolinesca di omologazione delle comparse.

Concludiamo quindi questa recensione con una tavola di Roma in notturna, perché un omaggio alla Città Eterna è sempre dovuto e perché verosimilmente saranno momenti come questo, memori della grande affezione romana alla congiura e alla raffinata macchinazione, che rimarranno nella memoria di questo ciclo.



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Autore dell'articolo: Guglielmo Nocera

Studente di dottorato in matematica (e incallito lettore di tutto il resto), mi sono formato su I Grandi Classici Disney, che acquisto tuttora, e Topolino Story prima serie. Venero la scuola Disney classica, dagli ineguagliabili vertici come Carl Barks e Guido Martina ai suoi meandri più riposti come Attilio Mazzanti e Roberto Catalano (l'inventore della macchina talassaurigena). Dallo sconfinato affetto per le storie di Casty sin dagli esordi (quando lo confondevo con Giorgio Pezzin) deriva il mio antico nome d'arte, Dominatore delle Nuvole. Scarso fan della rete, resto però affezionato al mondo del Papersera, nella convinzione che la distinzione tra esegesi e nerdismo sia salutare e perseguibile. Attendo sempre con imperterrita fiducia la nomina di Andrea Fanton a senatore a vita.