Topolino 3561

17 MAR 2024
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Topolino 3561 sembra essere costruito per raccogliere un po’ tutti quei motivi ricorrenti che, da qualche anno a questa parte, sembrano costituire il perno attorno a cui costruire gli sviluppi delle storie. Espedienti ciclici, quasi “mode” narrative, che hanno da sempre caratterizzato le epoche del giornale.

Il periodo corrente sembra per lo più essersi specializzato nel conflitto emotivo e introspettivo, nonché nell’ormai onnipresente nostalgia “klondikiana” di Paperone, non dissimile da qualsiasi anziano che nella tarda età si ritrova a argomentare sempre nella stessa giovanile direzione.

Area 15 rientra nel primo motivo, ma ingloba anche un tema personale: la vena professionalmente autoreferenziale affrontata a più riprese nelle precedenti istanze, e che torna ancora una volta in La Signora della Scogliera. Dopo alcuni episodi dedicati al lavoro del fumettista, dei videogiochi e del teatro, a catturare i riflettori di Marco Nucci è più in generale la professione scrittura, anch’essa affrontata da un misto di punti di vista tecnici e narrativi. La trama, infatti, serve più da veicolo esplicativo, in maniera non dissimile dalle centinaia di storie istruttive messe in scena sulla rivista in passato.

La qualità altalenante di queste, dove spesso la narrazione si piega – e si spezza – pur di trasmettere un’informazione, ne ha reso molte non particolarmente memorabili. La Signora della Scogliera, come il resto della serie, non ricade nella congerie di questa prevalenza, eppure non riesce neanche a svettare. L’intera struttura tradisce un sentore di già visto: si parte con una situazione di esaurimento di uno dei componenti del gruppo e si arriva a una soluzione esterna. A questo giro la “geniale Agatha Woolf”: scrittrice dal nome macedonico e citazionista, austera vivente di un’isolata villa, non assolve quasi ad alcuna funzione se non quella di manuale tecnico per aspiranti scrittori.

L’osso della vicenda è nel dramma personale di Vanessa e nel suo conflitto con la mentore, che mantiene una certa originalità e solidità fino a prima del colpo di scena finale, che richiama quello di Area 15: Sipario!. A margine, viene da chiedersi se sia proprio necessaria questa presenza familiare importante in ogni storia della serie, spingendo quasi al confronto con l’altra serie infantile per eccellenza del Topo, quella di Paperino Paperotto, dove le figure parentali dei ragazzini protagonisti erano sì presenti ma non invadenti. Insomma, queste storie di ragazzini sembrano girare troppo attorno all’adulto di turno e la propria passione piuttosto che ai bambini stessi.

I mastini dell’universo, di Alessandro Nucci e Marco Sisti

I disegni di Mattia Surroz sono molto solidi, forse anche troppo nelle ambientazioni, spingendo a chiedersi dove siano finite quelle forme cartoonesche che hanno da sempre popolato Topolino.

Fa seguito Le gallette predilette, della serie Pianeta Paperone interamente scritta da Vito Stabile e disegnata da Marco Rota. Il racconto, semplice ed efficace, gira attorno all’ennesimo feticcio del papero più ricco del mondo, una delle tante gag occasionali entrate poi nell’ossatura del personaggio: l’alimentazione a base di gallette. Simbolo della frugalità del riccastro, è il loro turno di rivelare quale altra memoria dei tempi della caccia all’oro popola la routine quotidiana di Paperone.

Altrettanto immediata la storia estera di Terje Nordberg e Arild Midthun che nella sua essenzialità ruota attorno ad un conflitto tra cugini e all’apparente soluzione data da Archimede.

Chiude l’albo Pippo e il primo valzer, di Danilo Deninotti e Luca Usai. Appartenente al ciclo della  macchina del tempo di Zapotec e Marlin, vede Topolino avventurarsi alla ricerca del pezzo mancante dell'”Um-Pa-Pa dell’Imperatrice”, ironica rivisitazione del reale Valzer dell’Imperatore di Johann Strauss figlio, qui Giovannino Strasse. Dal ritmo frizzantino, la storia ha il pregio di riportare in scena il debole di Pippo per il genere femminile, qui rappresentato da  una dama che resta anonima nonostante il potenziale colpo di scena che l’avrebbe potuta identificare nell’imperatrice del valzer. Un finale romantico che guadagna anche dall’aver evitato una svolta così prevedibile.

Inaspettato romanticismo che trascende il tempo e il sogno


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Autore dell'articolo: Andrea Pasti

Andrea Pasti cresce leggendo Topolino per tutta la vita. All'età di diciotto anni appende i fumetti al chiodo, per poi riprendere nel 2019 dopo aver conseguito la laurea in Scienze Geologiche. Come Leo Ortolani non ha ancora trovato una concreta applicazione del suo indirizzo.