Topolino 3634

Estate, tempo di spostarsi in montagna, al mare, al lago… lontano dalla consueta routine e dall’amata coppia divano & TV! Come fare quindi per battere la nostalgia del binge watching delle nostre serie preferite? Come supplire all’indispensabile dose di adrenalina fornita dagli schermi? Sergio Badino e Silvia Ziche propongono la loro soluzione al problema: la terza stagione di Siamo Serie, che sposta il mondo delle serie TV tra le pagine di Topolino 3634!
Supportata dall’uscita di un numero dedicato nella serie I Classici Disney, la storia ha una trama di base molto semplice e facilmente immaginabile, ma non è certo raccontare la volontà di Paperone di supportare gli ascolti del suo canale lo scopo dei due autori: questa prima puntata è infarcita di giochi di parole, citazioni, battute, cenni di metafumetto, e – come sempre quando alle matite c’è Silvia Ziche – espressioni impagabili dei protagonisti! A volte si ha la sensazione che ci sia troppa carne al fuoco, che l’amor di battuta vada a detrimento dello svolgimento della storia, ma secondo me è una scelta stilistica precisa di Badino: l’obiettivo (centrato) è quello di divertire il lettore.
Cuordipietra Famedoro e il salvadanaio di Creso, di Vito Stabile e Graziano Barbaro, è decisamente meno incentrata sul divertimento, è anzi venata dal consueto sottile filo di inquietudine legato alla presenza del dottor Piuma, trovata narrativa utile per introdurre atmosfere insolite che riescono a mescolare le carte dello status quo Disney senza per questo dover ricorrere a espedienti abusati come il sogno o il grande incantesimo one-shot di Amelia.

Il Dottor Piuma
Le trenta pagine della storia avrebbero potuto essere ancora più “potenti” se si fosse approfondito il tema dell’identità (e della negazione della stessa) più profonda di Cuordipietra, trovatosi ad essere nei panni del suo rivale: quali differenze avrebbe percepito nel suo essere, quali scelte avrebbe fatto al suo posto, come avrebbe reagito ad ottenere quello che desiderava (il titolo del più ricco) rinunciando però a sé stesso? Mi rendo conto che è un po’ spoiler quello che ho scritto, ma sono talmente in ritardo con questa recensione che spero ormai abbiate già avuto modo di leggere il numero in questione!
Vita da Pluto – A casa da solo, scritta da Francesco Pelosi e disegnata da Mattia Surroz, è una vicenda più leggera, che si fa ricordare soprattutto per le belle vignette che illustrano la “vita alternativa” che avrebbe avuto l’amico quattro zampe di Topolino andandosene da casa.

Direttamente da… dove?
Rudy Salvagnini tira fuori invece, assieme a Federico Franzò che ne realizza i disegni, una storia “semplice” con Archimede e i Bassotti che scorre via veloce ma che potenzialmente ha uno spunto narrativo, quello della bolla, molto interessante: un luogo non-luogo (“non in città, né fuori città” vorrei citare) per certi versi simile alla Dimensione Delta, che anche in questo caso si sarebbe potuto sfruttare diversamente, facendo di Archimede, i Bassotti e il rifugio sicuro qualcosa in più di un “riempitivo” divertente ma leggero.
Gambadilegno maggiordomo imperfetto chiude il fascicolo, nuova fatica da autore completo di Giuseppe Zironi. Anche qui lo scambio di personalità, come nella storia di Stabile, è il tema portante, ma su binari più classici: botta in testa, amnesia, generazione di situazioni comiche, riacquisto della memoria, fine.
Descritta così la storia sembra peggio di quello che invece è: ha momenti divertenti, l’inversione di ruoli non si limita a Gambadilegno, ma coinvolge loro malgrado anche Basettoni, Manetta e altri agenti costretti a recitare un ruolo diverso dal loro per assecondare il convalescente Gamba; i disegni di Zironi sono sempre dinamici e “nervosi” il giusto per dare credibilità alla messa in scena, soprattutto nelle scene notturne.

Stavolta non è stato lui!
Tre stelle e mezzo possono sembrare un voto troppo severo per il fascicolo, ma credo siano adeguate per un numero che fa vedere le capacità degli autori coinvolti, senza però raggiungere picchi di eccellenza o di memorabilità.
Un’ultima nota fuori dalla recensione, giusto per ridere e scherzare sui numerosi “test della personalità”, che specialmente nel periodo estivo imperversano ovunque: a pagina 94 il test per “indovinare” in quale città vorresti vivere propone una domanda che elenca il monumento più famoso delle quattro città possibili – se ti piace di più la Sfinge vorresti vivere a Il Cairo, se ti piace La torre di Tokyo a Tokyo, se preferisci la cattedrale di São Paulo a São Paulo e infine se scegli il Taj Mahal a Delhi – incredibile, vero?

