Topolino 3659

In questo secondo numero del nuovo anno, Topolino 3659 ci presenta una serie di storie dal sapore quasi completamente autoconclusivo e, dopo più di un mese, il ritorno della miniserie Marvel/Disney su Zio Paperone, il cui sviluppo è previsto in quattro parti.
A dispetto della copertina, la storia di apertura è ambientata a Paperopoli. In Newton Pitagorico e il propulsore Pim-pum-pam, il giovane genio viene coinvolto in un progetto scolastico dove potrà dare sfogo a tutto il suo estro e la sua competitività. Cercherà di rendersi degno agli occhi dello zio, perfezionando una sua invenzione (un tema tipico del personaggio dal suo rilancio), ma la sua hybris lo porterà, però, a causare seri problemi addirittura nel tessuto spazio-temporale, che dovrà risolvere con l’aiuto dei suoi coetanei Qui, Quo e Qua.
Niccolò Testi idea una vicenda insolitamente lineare, per il tema trattato, giocando col principio di autoconsistenza di Novikov e con un gergo forbito, assistito dai disegni di Carlo Limido, che sa sempre come esaltare la dinamicità delle figure e delle azioni dei personaggi.

La ricerca di validazione di Newton colpisce ancora!
In 500 piedi e 1 zampa – Pluto e l’amico senza nome, tornano in scena per la terza volta i personaggi della saga, assieme a Pluto, attraverso dei team-up che approfondiscono un po’ il mondo dei 500 piedi. Si continua a vedere Pluto affidato ad un diverso membro del cast della storia originale: in questa occasione si tratta di Minni e Clarabella. Se da un lato le avventure hanno chiaramente una portata inferiore, dall’altro questo non induce gli autori a limitarsi al compitino, riuscendo anzi nel non semplice risultato di confezionare una piacevole avventura.
Bruno Enna decide di esplorare il passato dell’indagatore del paranormale John Smith, scrivendo una storia con genuini momenti di tensione. Davide Cesarello, d’altro canto, ci regala un Pluto protagonista: ogni sua espressione è utile a rappresentare con precisione uno stato d’animo, ogni sua azione ci restituisce una chiara intenzione. Le ambientazioni sono altresì curate, sia nell’illustrare scene madri potenti che inquadrature inquietanti. Non posso evitare di sottolineare, poi, la cura posta nelle scelte di stile e di abbigliamento dei personaggi, grazie alla quale questi elementi si rivelano complementari alla recitazione degli stessi. Alla fine lo status quo non viene drammaticamente rivisto e le atmosfere reggono bene questa nuova avventura.

L’espressività di Pluto
La longeva serie dei mestieri di Paperino, scritta da Tito Faraci e disegnata da Enrico Faccini, in questo numero introduce un nuovo spin-off, che trasporta il nostro operoso e scalognato protagonista in una vicenda in maschera, fra le pagine di Gli antichi mestieri di Paperino – In una selva. Paperino si trova in un’ambientazione lontana dalla sua quotidianità, non solo cronologicamente, ma anche per il ruolo che si trova a ricoprire, ovvero il praticante in una Banda Bassotti medievale.
La frustrazione, la precarietà e la scarsa motivazione per un posto che non sente essere neanche lontanamente nelle proprie corde vengono trasportate in un contesto anacronistico. Si gioca su un Paperino piatto nelle sue interazioni, per sottolinearne l’alienazione verso un mondo che non gli appartiene, ma nel quale è costretto ad adattarsi per le necessità della vita. Inoltre, gli autori non si esimono dal presentare ripetuti riferimenti all’universo classico, a volte ripercorrendo gli stilemi attesi, a volte mescolando le carte, per ingenerare un effetto comico legato a ciò che è atteso dal lettore o meno.

La formazione lavorativa ha i suoi problemi, in ogni tempo
In occasione del raduno aerostatico dell’Epifania, organizzato a Mondovì, abbiamo modo di leggere la particolare storia seguente, la quale, nonostante la brevità, regala la copertina al numero (ad opera di Ivan Bigarella). Francesco Pelosi e Giampaolo Soldati, in Topolino e Pippo con la testa fra le nuvole, sfruttano la logica laterale del pippide per ribaltare ogni inconveniente in un’opportunità, grazie ad un cambio di prospettiva, metaforico e letterale allo stesso tempo. Per una storia che non si prefigge di essere puramente umoristica, le dieci tavole risultano strette, riducendo quasi il tutto ad un uso alquanto convenzionale di Pippo e poco più. Soldati fa una buona prova, classica ed espressiva.
Pico de Paperis e le reciproche risorse, di Carlo Panaro e Ottavio Panaro, presenta una base di partenza che certamente non si può dire innovativa: si ritorna all’incapacità di Pico di coinvolgere produttivamente un uditorio e di come poter risolvere la situazione, tramite un incontro con un esponente di un mondo che all’apparenza può sembrare fra i più distanti da quello dello studioso. La risoluzione della crisi avviene in modo anche troppo lineare, con intoppi appena accennati. Certo, è pur sempre una breve, ma considerata la struttura così tradizionale, la mancanza di un vero conflitto si sente.
In ultimo, ma non per importanza, ruotando il settimanale, possiamo leggere il nuovo episodio di Zio Paperone – Il papero più potente della Terra, scritto sempre da Jason Aaron e presentato da una eccellente cover pittorica di Gabriele Dell’Otto. Proporre questo capitolo a distanza di cinque settimane dall’uscita del primo non aiuta certo a tenere le fila delle vicende che in questa miniserie vengono raccontate, confermandosi una scelta non certo ideale. Lo sceneggiatore americano trasporta Paperone in un viaggio mentale fra le tappe più di rilievo della sua vita, prendendo a piene mani dalla mitologia donrosiana – in pratica esclusivamente da quella – e miscelando quelle atmosfere con quelle supereroistiche marveliane. Il narratore continua a sottolineare, infatti, la natura eccezionale del personaggio di Scrooge, in una costante generazione di hype per i vari Paperoni incontrati. Perché questo viaggio mentale è alla fine un viaggio nei ricordi ed un confronto del protagonista con i “se stesso” del passato, in modalità che possono far dubitare il lettore. A quale scopo questa carrellata di incontri? Paperone deve recuperare i propri ricordi o fare ciò rischia solo di esporli alla furia dei lacchè cibernetici degli Intenditori?

Esaltazione dell’eroismo e paperi non troppo canonici
Dal punto di vista dei disegni c’è una certa varietà. Se Ario Anindito, pur proponendo un’interpretazione poco disneyana, riesce ad essere sufficientemente convincente anche con i personaggi paperi, Esad Ribic e Pete Woods non riescono ad adattare il loro stile ai funny animals senza ridurre queste figure a sembrare quasi dei pupazzi poco espressivi. Nick Bradshaw, a mio parere, fa un lavoro intermedio fra questi due approcci; si vede invece come Mirka Andolfo, pur nella sua specificità, probabilmente grazie anche alle sue passate collaborazioni, fornisca la rappresentazione dei characters più vicina a ciò che possiamo abitualmente vedere sulle pagine del settimanale.
Nel complesso, quindi, ci troviamo di fronte ad un numero vario che, seppur non presentando una vera storia evento, riesce a reggersi su un equilibrio tra proposte diverse, non tutte ugualmente incisive, ma in grado di offrire una lettura soddisfacente per diversi tipi di lettori.

