Definitive Collection 26 – Le storie delle PIA 1

15 MAR 2018
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Definitive Collection 26

Nata come contenitore delle migliori serie d’autore apparse su Topolino nell’ultimo decennio, con il susseguirsi delle uscite la Definitive Collection ha allargato il suo raggio d’azione, riproponendo anche saghe un poco più datate, con grande soddisfazione degli appassionati.

Stupisce però trovare sulle pagine del numero di marzo Le Storie della PIA, per un albo dedicato alle avventure vissute da Paperino e Paperoga come agenti segreti al servizio del loro zio Paperone. Stupisce anzitutto perché la nascita della Private Intelligence Agency risale addirittura agli anni Sessanta, come parodia dell’intramontabile ciclo di film con protagonista la spia britannica James Bond. Stupisce inoltre perché si è scelto di ristampare una “serie/non-serie”, che si compone al momento di circa 80 storie del tutto slegate le une dalle altre, sia appunto come continuity, sia come impronta autoriale, dato che a questo filone hanno attinto non meno di dieci sceneggiatori, prevalentemente dagli anni Novanta in avanti. Stupisce infine perché sono state ristampate la prima, la seconda e la settima (!?) avventura di questa teorica saga, senza che d’altronde un redazionale giustifichi in qualche modo tale selezione, lasciando il dubbio che si tratti di un “Best of” o di una composizione casuale e privando quindi il lettore di un chiaro motivo per proseguire nell’acquisto dei volumi ad essa intitolati.

Archiviate queste premesse, merita segnalare come Paperino Missione Bob Fingher, grazie ai disegni di Carpi e ai testi di Chendi, sia una storia che coniuga alla perfezione elementi umoristici e spionistici, parodiando la pellicola forse più famosa di 007, Missione Goldfinger. L’eco di questa avventura giunse fino alla casa madre Disney americana, fruttando alla redazione il plauso per la sua ideazione e realizzazione. Sempre Chendi, stavolta con Bottaro, confeziona Paperino Missione Zantaf (qui riproposta, curiosamente, nell’alternanza di pagine a colori e in bianco e nero tipica dell’Almanacco Topolino da cui proviene, in un inaspettato eccesso di zelo filologico), in cui vengono ripresi fondamentalmente tutti gli elementi vincenti della storia d’esordio dell’agente QQ7, per un risultato altrettanto divertente e coinvolgente.

Naturale conclusione dell’albo sarebbe stata Paperino e il ritorno del dottor Zantaf, seguito della precedente avventura, forse però scartata in quanto la PIA non viene espressamente nominata. Chiude quindi il volume Paperino e l’insidia in trasferta, di ben 26 anni successiva alla fondazione dell’agenzia incaricata di proteggere il patrimonio del papero più ricco del mondo. Figus e un giovane e quasi irriconoscibile Faccini mettono in scena una storia che presenta tutte le caratteristiche che avrà la serie dagli anni Novanta in poi: Paperino e Paperoga (alias agente ME-SE 12, la cui storia di arruolamento viene però saltata), una volta risposto rocambolescamente alla convocazione dello zione, dovranno fronteggiare un criminale, spesso protetto da una facciata rispettabile, disinnescandone in qualche modo i loschi piani, grazie a improbabili gadget forniti loro da Archimede.

Uno schema di per sé in grado di fornire buoni spunti ma purtroppo logoratosi a lungo andare, salvo qualche eccezione che ci si augura a questo punto di ritrovare nelle prossime uscite della testata dedicate al ciclo.

Autore dell'articolo: Kim Don-Ling

Sabaudo di nascita, romano d'adozione e veneto per amore, leggo fumetti da quando ero bambino e non ho ancora smesso! I miei preferiti: Tex, Asterix, Lucky Luke, Corto Maltese, Mafalda… ma Topolino resta il compagno di viaggio più fedele, una passione che mi ha portato a conoscere il Papersera e con esso tanti amici (e una splendida sposa) lungo tutto lo stivale italiano. Il mio idolo disneyano di sempre è Romano Scarpa, ma non posso dimenticare l'emozione del mio primo raduno, nel quale ho avuto la fortuna di incontrare due miti come Don Rosa e Carlo Chendi.