Topolino 3482

25 AGO 2022
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Come spesso accade anche in questo numero di Topolino abbondano le storie a puntate. A fare la parte del leone sono Francesco Vacca, con le due storie di apertura, e Tito Faraci che chiude il numero con l’epilogo di Mickey 2.0. Ed è proprio da quest’ultima fatica dell’autore milanese che cominciamo questa recensione ritardataria.

Alex Bertani, da quando è diventato direttore ha impresso un indirizzo nuovo e riconoscibile ai contenuti presenti sul settimanale, e questo è cosa nota, ma non solo. Anche dal punto di vista organizzativo e “di gestione” si è impegnato affinché tutto ciò che in passato era stato prodotto e pagato potesse trovare modo di venire pubblicato.

Il cosiddetto “magazzino” ereditato dalla direzione precedente consisteva in alcune centinaia di storie che Bertani ha via via inserito nei “suoi” numeri. Sin dall’inizio del cambio di guardia, nelle occasioni di incontro era stata chiesta pazienza ai lettori, che avrebbero potuto notare dei cambiamenti solo in seguito, in quanto fino a quel momento e per alcuni mesi ancora sarebbero state le storie immagazzinate a farla da padrone sul giornale.

In questo ambito sono state pubblicate molte storie di una qualità abbastanza scadente, che erano rimaste sul groppone di Topolino perché avevano avuto dei problemi o perché si era (giustamente, in molti casi) ritenuto che non fossero abbastanza soddisfacenti per il lettore. Ma in una ottica di riduzione degli sprechi era necessario che tali investimenti fossero confortati da un utilizzo sul settimanale, in compagnia delle prime saghe che nel mentre il direttore andava commissionando. Insieme a storie di poco conto però erano rimaste immagazzinate perle nascoste, o inconcluse, che Bertani aveva avuto modo di far recuperare o riabilitare.

Tra queste c’era certamente Mickey 2.0, una saga pensata da Faraci che, nelle intenzioni iniziali dell’autore, doveva procedere per un totale di sette o otto puntate, ma dopo che le prime tre erano state sceneggiate da Faraci e Alessandro Ferrari e disegnate da Claudio Sciarrone, la pubblicazione venne fermata e la saga rimase monca. Una dozzina di anni dopo, ecco il recupero: Bertani si rende conto che si tratta di un prodotto di qualità e, benché incompiuta, decide per la sua pubblicazione sui numeri 3385, 3386 e 3387 del settimanale, risalenti ad ottobre 2020.

La serie, ambientata in un futuro non troppo lontano, aveva come protagonisti i nipoti dei personaggi che siamo abituati a conoscere, in particolare un giovane Topolino combattuto tra la celebrità e la necessità di sentirsi all’altezza del nome che porta. Particolarmente riusciti erano stati considerati i personaggi di Tip e Tap, che da giovani nipoti del protagonista passavano ad essere gli zii, un pochino svampiti e giocherelloni.

Qui si ride

Risate a volontà

Il responso dei lettori era stato molto positivo, e le maggiori critiche consistevano proprio nel fatto che la saga non aveva avuto una sua conclusione. Dopo poco meno di due anni ecco che si è deciso di correre ai ripari, con Faraci che ha pensato e sceneggiato un finale per la serie. I disegni in questo caso non sono stati affidati a Sciarrone, evidentemente impegnato in altri progetti, ma a Luca Usai.

Che il finale non sia completamente quello immaginato dallo sceneggiatore milanese una quindicina di anni fa si evince sin dal fatto che l’epopea del giovane Topolino si interrompe dopo cinque episodi e non più dopo sette o otto. In più, manca quella freschezza del Faraci di fine anni Novanta e di inizio anni Duemila, che invece era stata una risorsa importante nelle prime tre puntate.

Aggiungendo che probabilmente è stato impossibile riprendere alcuni concetti alla luce delle nuove disposizioni che stiamo man mano scoprendo sulle pagine del settimanale (vedasi in questo senso l’oblio in cui sono precipitati Tip e Tap nel finale di Mickey 2.0, uno dei punti di forza nella prima parte) il risultato finale non è poi così positivo, al di là degli sviluppi di trama che pure hanno destato qualche perplessità.

Non manca in ogni caso quel citazionismo che oggigiorno sembra essere immancabile, in particolare colpisce la citazione un po’ gratuita a The Killing Joke di Alan Moore. Rimangono dunque cose in sospeso e, in aggiunta a ciò, il finale è troppo simile a quello di Ducktopia, che nel frattempo l’anno scorso ha sdoganato il genere isekai sulle pagine del Topo.

Usai fa un lavoro molto buono per ciò che riguarda il comparto grafico, tuttavia si è comunque avvertita la differenza con uno Sciarrone che ha dettato lo stile della saga e che in contesti fantascientifici di questo genere è difficilmente superabile.

Per quanto riguarda le altre storie presenti sul numero, troviamo in apertura la prima parte di Minaccia dallo spazio che, per i testi di Francesco Vacca e con i disegni di Casty, al suo inaspettato esordio con i paperi, ci farà compagnia per altre quattro puntate. La storia si è già rivelata essere una grande avventura corale con Paperi e Topi che, in presenza di una minaccia globale, non esitano a collaborare tutti assieme per salvare il nostro pianeta dal pericolo che incombe.

I due prologhi disegnati da Marco Mazzarello hanno introdotto il lettore alla situazione (particolarmente riuscito il secondo, che sembra partire come una classica storia qualunque e poi si rivela essere, solo alla fine, parte di questa saga fantascientifica) e da questa prima puntata in teoria dovrebbe cominciare l’azione vera e propria.

Casty, proprio tu??

“Dovrebbe”, condizionale, in quanto la prima parte si è rivelata essere un episodio introduttivo dove succede ben poco, solo la “chiamata alle armi” di altri personaggi (alcuni anche a sorpresa) che non erano stati compresi nei prologhi. È ancora troppo presto per dare un giudizio ma le premesse per una storia interessante ci sono tutte.

Certamente la notizia più clamorosa che riguarda questa saga e il numero in generale è l’esordio da parte di Casty come disegnatore di Paperi, oltre che di Topi. Paperino, Paperone e gli altri diventano via via più convincenti col procedere delle tavole: se i personaggi canonici sono molto buoni per un “quasi esordiente”, meno riusciti risultano essere alcuni comprimari evidentemente non ancora ben noti al disegnatore, che deve ancora giustamente prendere la mano e le misure col nuovo mondo che gli si palesa davanti; non si può non sottolineare il lavoro fatto su Amelia, veramente ben riuscita. Le piccole incertezze presenti in questo episodio andranno certamente a ridursi man mano che si andrà avanti.

Vacca torna in auge anche con la prima puntata de Le Giovani Marmotte e il bislacco coacervo faunistico, per i disegni di Simona Capovilla. La storia sembrerebbe rientrare nello stesso universo di Minaccia dallo spazio, ma al momento appare solo come una classica storia delle GM di questi ultimi tempi che, depurate delle istanze di satira sociale ed ecologiste, al momento risultano seguire un canovaccio abbastanza consolidato: Newton causa danni e tutto il corpo di piccoli esploratori dovrà cercare di porre rimedio. Capovilla si districa bene tra le numerose creature selvatiche rappresentate, ben figurando in una storia certamente non semplice da disegnare.

In conclusione, non resta che analizzare la nuova “fatica” in costume di Paperogate di Creta: L’invasione vacanziera è un’avventura che fa affidamento sull’utilizzo a scopo comico degli anacronismi. La trama può essere velocemente riassunta come il tentativo da parte di Paperogate & Co. di rintuzzare l’invasione degli Spartani: nel farlo troveranno modo di far loro conoscere le delizie (odierne) delle vacanze al mare. La problematica da riscontrare in questa storia è di tipo strutturale: l’unico autore in grado di rendere eccezionale questo tipo di escamotage comico è stato René Goscinny. Per ciò che riguarda il comparto grafico, Usai fa anche in questo caso un ottimo lavoro

In ogni caso quella che state leggendo è l’opinione di un recensore semplice, di una persona a cui basta leggere una citazione a Boris e così, de botto, senza senso, una risata se la fa.



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Autore dell'articolo: Matteo Gumiero

Costretto a scrivere qualcosa in questo spazio, sono ingegnere, non amo scrivere ma in compenso mi piace leggere. Fumetti, soprattutto.