Topolino 3419

09 GIU 2021
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L’onore della copertina spetta a Paperinik e la minaccia dal passato, scritta da Riccardo Pesce e disegnata con una discreta verve da Giuseppe Facciotto. È la prima parte di una storia che si riallaccia blandamente a una vecchia avventura di Guido Martina, una di quelle in cui il Professore non si curava troppo dei caratteri e dei personaggi, partorendo dei ritratti piuttosto discutibili e vicende che non stavano in piedi.

Questa potrebbe essere l’occasione per “riabilitare” il Paperinik di quella storia, scrivendo un finale diverso o mostrando alcuni degli eventi di allora sotto una luce differente. Comunque sia, l’avventura appare promettente e, pur essendo piena di accadimenti, non scopre subito tutte le carte lasciando con il desiderio di sapere come proseguirà.

Posso solo augurarmi che la seconda parte sia all’altezza di questa prima, avremmo una buona avventura con protagonista il papero mascherato avulsa per una volta dal nuovo “cosmo” che si sta ridisegnando intorno al personaggio e che rischia forse di “soffocarlo”.

Quello delle protagoniste femminili è uno dei punti dolenti del fumetto Disney italiano. Raramente protagoniste, Minni, Paperina e le altre sono da sempre relegate in secondo piano. Saltuariamente però vengono fuori dei progetti che mirano a valorizzarle anche se, ogni volta che questo accade, si tratta sempre di avventure di sole donne in cui agli uomini sono riservati ruoli minori e ingrati. Per qualche motivo sembra che le eroine non possano condividere la scena alla pari con i maschi: o nelle retrovie o in primo piano da sole. È successo con le storie di Bosco e Ziche, con Ducks on the road e succede ora con Minni prêt-à-porter di Valentina Camerini e Marco Mazzarello.

A parte questa considerazione, è comunque lodevole l’intento di creare un universo definito in cui far muovere ed evolvere i personaggi. Sta accadendo con Qui, Quo e Qua da un lato, con Tip e Tap dall’altro, ora potrebbe essere la volta di Minni e in qualche modo anche il crossover con la serie PippoSpot è indice di questa volontà.

Alla ricerca di un universo narrativo coerente e condiviso

A destare perplessità è piuttosto la struttura del singolo episodio: anche in questo caso non abbiamo una sceneggiatura particolarmente brillante, tutto viene “apparecchiato” doviziosamente (l’esperto di marketing stereotipato, l’entrata in scena di Pippo…) per condurre il lettore a un finale che non solo non sorprende affatto ma che, anzi, è proprio quello che ci si aspetta. Bene quindi rivolgere le attenzioni all’altra metà del cielo ma si può fare di molto meglio.

scuola

Compagni di scuola

È praticamente lo stesso commento che si può fare per il nuovo episodio di Topolino le origini, di Giorgio Fontana e Carlo Limido: il classico spunto della rimpatriata tra studenti serve da tramite per parlare di amicizie messe a dura prova, di amori e di piccole meschinità.

È come questi argomenti vengono trattati a lasciare non del tutto soddisfatti: i caratteri vengono rappresentati in maniera smodatamente esasperata, facendo venir meno la credibilità degli stessi, che in questi frangenti sarebbe invece necessaria. Un Topolino che parla per frasi fatte, l’amico che si redime di colpo e conquista pure la sua amata, c’è un’eccessiva voglia di enfatizzare determinati passaggi a scapito della naturalezza della narrazione e anche della caratterizzazione dei personaggi. Il Topolino tutto d’un pezzo, sempre dalla parte della ragione, sempre col ditino alzato, paga già un pesante pegno nella percezione dei lettori. È il caso ritrarlo così pedante anche in una serie che dovrebbe ricostruirne l’immagine?

Fatte salve le riempitive, l’unica altra storia degna di nota è la conclusiva, Zio Paperone e le ricchezze del Serenbir, realizzata da Bruno Sarda e Marco Palazzi. Storia dall’impianto molto classico, si capisce subito dove vuole andare a parare, per il lettore navigato è difficile cadere nel debole tranello teso dallo sceneggiatore. Insomma, non è nulla di memorabile e appare francamente anche un po’ fuori posto nel Topolino odierno. Da uno come Sarda, autore di molte belle storie negli anni Novanta e Duemila, è lecito aspettarsi qualcosa di più.

Completano il numero l’intervista a un freestyler già noto ai lettori del settimanale, un articolo dedicato allo scudetto vinto dall’Inter e il lancio dell’album degli Europei di calcio allegato al numero della settimana prossima



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Autore dell'articolo: Gianni Santarelli

Abruzzese, ingegnere elettronico riconvertito in quel che serve al momento. Il mio rapporto con i fumetti segue tutta la trafila: comincio a cinque anni con le buste risparmio della Bianconi (sovvenzionato da mia zia), poi Disney, i supereroi Corno, i Bonelli (praticamente tutti, anche se abbandonati man mano). Verso i 18 anni scopro le riviste della Comic Art, leggo "Stray toaster" di Sienkiewicz e inizio un giro del mondo fumettistico che ancora non termina. Fumetto franco-belga, argentino, americano, autori celebri e sconosciuti, tutto finisce nella mia biblioteca, molto aspetta ancora di essere letto, nel frattempo dilapido una fortuna. Su due cose sono profondamente ignorante: i supereroi "classici" (ad eccezione di Batman, per cui ho una venerazione, non leggo una storia dell'uomo ragno & c. dagli anni 80) e il fumetto giapponese. Per il Papersera, con il nick "piccolobush", collaboro all'annuale premio, scrivo qualche articolo quando necessario e mi occupo, con puntuale ritardo, del settimanale "Topolino"