Topolino Fuoriserie 5 – PK: Obsidian

08 DIC 2021
Voti del fascicolo: Recensore: Medio: (9 voti) Esegui il login per votare!

Obsidian

Il travagliato cammino iniziato ormai nel lontano novembre 2019 con Un nuovo eroe si avvia alle battute finali. Dopo due anni e oltre 160 tavole la storia arriva quasi alla conclusione. Questo quinto volume – Obsidian – vede il ritorno di Roberto Gagnor alla sceneggiatura, dopo la pausa de I giorni di Evron, mentre ai disegni si conferma Lorenzo Pastrovicchio con gli ottimi colori di Andrea Stracchi.

Questo penultimo capitolo è una specie di sosta ambientata nel pianeta cassaforte di Obsidian, in cui Paperinik, il Razziatore e i sedicenti PkCorps cercano di impossessarsi dell’ultimo Galaxy-Gate, perenne McGuffin di questa saga.

La pausa viene usata in maniera corretta per spiegare parecchie cose – il piano di Tuiroon, le mosse dei vari personaggi – che permettono di capire meglio i misteriosi o poco chiari avvenimenti capitati nei volumi precedenti. Si tratta in certi casi di spiegazioni coerenti, in altri di aggiustamenti in corsa per sistemare tutto e dare una parvenza logica all’impianto narrativo.

Da qui in poi SPOILER.

La trama mostra tutti i componenti della squadra cadere, uno dopo l’altro, in uno schema che in ambito disneyano poggia le radici addirittura nel 1959, con I Sette Nani e la fata incatenata. In quel caso il lirismo del Professore e una minor propensione censoria permettevano di assistere a melanconiche e struggenti dipartite dei nani, con un gusto del macabro e dell’orrore perfettamente coerente con lo spirito della fiaba.

Questa idea, trasposta in ambito fantascientifico, poteva essere molto interessante ma deve giocare di sottrazione. Per cui i personaggi abbandonano la scena in maniera mai del tutto esplicita e, anche quando accade, non vi è nessun afflato. Nulla ci appare vero e coinvolgente, nessun fatto, neanche il più sensazionale, appare credibile in questa sventurata saga.

Efficace paginone riassuntivo ma realizzato in maniera coinvolgente e chiara

La conclusione, con il sacrificio supremo di un personaggio modesto e mai del tutto stimato, appare liberatoria per chi non lo amava e risulta piuttosto beffarda per chi invece si era affezionato. Apprezziamo però l’esplicito atto di autocritica nei confronti di una delle innovazioni di questa saga – i PkCorps – nati in maniera sguaiata e mai andati oltre il ruolo di pallide figurine monodimensionali.

Lo spiegone finale è affidato a Tuiroon, il villain della saga che, numero dopo numero, diventa sempre meno interessante, oltre a ricevere un mutamento grafico continuo.

Non è ben chiaro che cosa i suoi traumi infantili mostrati con dei flashback dovrebbero scatenare nel lettore – compassione? comprensione? – ma aggiungono poco ad un cattivo di caratura modesta, il cui piano arzigogolato e abbastanza senza senso non porta credibilità.

Ciò che funziona davvero nella storia è un alleggerimento nelle didascalie introspettive e nei dialoghi, oltre a un andamento chiaro, ordinato e quasi avvincente.

A valorizzare questo aspetto è sicuramente il disegno di Pastrovicchio, totalmente a suo agio negli scenari spaziali, tra esplosioni, armature e muscoli a profusione. Molto interessante anche il suo uso della splash page, che spazza via le singole vignette per racchiudere tutti i dialoghi in un affresco chiaro e convincente, capace di affascinare il lettore senza confonderlo.

Infine, va dato ampio merito a Stracchi come vera rivelazione dell’albo. L’impressionante uso del colore e delle luci nelle varie tavole dona nuova profondità ai personaggi, che si muovono in un’ambientazione credibile e appassionante. Interessante come questo aspetto venga ottenuto utilizzando dei toni pastello che, con livelli di ombreggiature e chiaroscuri, raggiungono nuove vette.

A dicembre 2021 dovrebbe uscire il sesto episodio di una saga travagliata e contorta. Il condizionale è d’obbligo, vista l’attuale situazione editoriale che, tra penuria di carta e aumento delle materie prime, ha visto numerosi ritardi. Gagnor tornerà coadiuvato da Sisti e con i disegni inediti di Vitale Mangiatordi. A quel punto potremo tirare le somme di questo esperimento anche se, con un solo albo, è ben difficile risollevare una serie zoppicante e mal gestita fin dall’inizio.

Autore dell'articolo: Amedeo Badini

Il fumetto è sempre stato una mia grande passione, sotto forma prima di un rassicurante Topolino a cadenza settimanale, per poi inoltrarsi nel terreno filologico-collezionistico. Questo aspetto critico mi ha permesso di apprezzare altri autori, da Alan Moore a Jeff Smith, e soprattutto di affinare la curiosità verso tutta la nona arte del fumetto. Disney è il mio primo campo, ma non disdegno sortite e passeggiate in territori vicini. Per il Papersera ho scritto più di 100 recensioni, oltre ad aver curato una parte degli articoli sulle testate disney del passato. Inoltre, ho realizzato il Don Rosa Compendium, un'analisi dettagliata di tutte le storie del grande autore del Kentucky. Scrivo di fumetto e di cinema anche per il settimanale Tempi, per Lo Spazio Bianco e per la Tana del Sollazzo.